In questo mondo difficile che ci troviamo a vivere non dobbiamo perdere la speranza di un cambiamento positivo basato sulle libere scelte delle persone comuni (e poi delle amministrazioni pubbliche, trascinate o spinte dalle persone comuni). Nel campo informatico la supremazia delle grandi aziende (Meta – che sarebbe Facebook + Instagram + WhatsApp – Microsoft, Apple, Google). Tutti noi abbiamo usato e usiamo questi strumenti perché sono comodi e perché siamo abituati a usarli. Ma deve essere ben chiaro che nessuno in realtà ci obbliga a farlo. Ci sono alternative assolutamente praticabili già ora: basta scegliarle in modo consapevole e coordinato, costringendo le amministrazioni (a partire dalla scuola) a fare altrettanto. Io suggerisco questo schema: Linux come sistema operativo, LibreOffice come suite di produttività base, Mastodon come social, Bluesky come messaggistica veloce stile Twitter, Vivaldi o Firefox o Tor come browser (sono scelte che rispecchiano impostazioni politiche diverse: Vivaldi è l’unico browser credible europeo, nato come fork da Opera quando questa è stata comprata dai cinesi, ma si basa su Chromium, che è la base di Chrome; Firefox è l’unico browser che NON usa Chromium, è l’unico rivale di Chrome ad avere una certa penetrazione di mercato – 7% circa – ma è basato negli Stati Uniti; Tor è il broswer “clandestino” per eccellenza, quello usato quando non si vuole assolutamente essere rintracciati). Già una scelta simile, se resa sistematica in Europa, priverebbe le Big Tech, attualmente del tutto allineate a Trump, che lascia fare loro tutto quello che vogliono (vedi al capitolo AI) , di una bella fetta dei loro guadagni. Checché ne pensi Trump, non si può perdere il mercato europeo. Come cantava Alexa vent’anni fa: “tu non sai cos’è il rispetto se non provi dolore”, e quella gente prova dolore solo nel portafoglio. Schierarsi con forza a favore dei software open source non sarebbe solo un “romantico” ritorno alle origini di Internet, sarebbe una scelta apolitica ed economica di tutto rilievo, non a caso appoggiata apertamente dall’Europa. (https://edge9.hwupgrade.it/…/l-unione-europea-scommette…). Ma come si potrebbe fare concretamente?
1) rispettare integralmente gli articoli 68 e 69 del CAD – codice amministrazione digitale del 2005- che impone di usare e giustificare la scelta di usare software a pagamento invece di usare software proprietari o appunto open source
2) imponendo alle aziende produttrici di pc di venderli SENZA sistema operativo, che verrebbe scelto dall’utente finale e installato – a pagamento – dal negozio venditore. Questo avrebbe un impatto diretto soprattutto sui PC di fascia bassa e media: se un computer costa 300 euro nudo, costerebbe 330 euro con Linux e 475 con Windows 11. Quale soluzione credete che la gente comune sceglierebbe? Stesso discorso per la scuola: se noi educassimo i ragazzi a usare Linux, lo userebbero anche per conto loro. Certo, questa soluzione ha un costo: bisogna studiare, informarsi, aggiornarsi… tutte cose che peraltro rientrano nella mission della scuola. O no? Voi che ne dite? (ps,: questo messaggio è pubblicato anche su Mastodon, Substack e il sito Il filo di Arianna)
