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L’influenza di Mahan sulla strategia marittima cinese

 
L’attuale strategia marittima della Cina deriva in gran parte la sua ispirazione da una fonte pressoché impensata: l’ormai defunto ufficiale della Marina statunitense Alfred Thayer Mahan. La sua crescente popolarità fra gli strateghi cinesi spiega lo spinoso atteggiamento di Pechino verso i movimenti della flotta americana. Contenute in opere come The Influence of Sea Power upon History e The Problem of Asia1,  le teorie di Mahan, promotrici dell’espansione statunitense in Asia nell’ultimo decennio del diciannovesimo secolo, potrebbero venire utilizzate contro gli stessi USA, specialmente ora che è divenuto chiaro che il monopolio della dominio americano dei mari non ha alcuna intenzione di offrire a breve termine spazio alla supremazia cinese nell’Asia dell’est. L’influenza della dottrina mahaniana sul pensiero strategico cinese era palpabile infatti durante il simposio sulla sicurezza delle rotte, tenutosi a Pechino nella primavera del 2004, quando molti studiosi, quasi senza eccezione, non fecero che citare i principi di Mahan, non escludendo quelli dal contenuto maggiormente bellicoso.
Essi osservarono che per Mahan “controllo del mare” significa avere un potere autoritario sul mare che tenga lontano le bandiere nemiche e che controlli le principali vie commerciali altrui. È presente un aspetto di circolarità nel pensiero di Mahan: il commercio estero è necessario per assicurare la vitalità economica americana, le basi d’oltremare sono necessarie per supportare il commercio, una flotta da combattimento è indispensabile per difendere le basi e il flusso del commercio, il quale fornisce complessivamente il guadagno necessario per finanziare la Marina. Potenti flotte devono in tal modo essere utilizzate per strappare alle nazioni rivali il controllo delle vie marittime strategiche, assicurandosi così l’accesso nonché il dominio delle rotte e il controllo del commercio che esse veicolano. Dunque il dominio sul mare è indissolubilmente legato a considerazioni di tipo commerciale, geografico e militare: la prosperità nazionale dipende dal potere sul mare, a sua volta legato alla navigazione commerciale e militare, come al controllo dei punti geografici critici.
Pur insistendo sul fatto che la Marina debba difendere le flotte mercantili contro le navi straniere, Mahan nega di essere guidato dalla sete di sangue: poiché il commercio prospera grazie alla pace e viene danneggiato dalla guerra, la pace è l’interesse primario e supremo della grandi nazioni, dunque lo sviluppo della Marina è semplicemente la logica conseguenza di un pacifico commercio marittimo. In tale ottica le basi strategiche, poste lungo le linee marittime di comunicazione, sono necessarie per permettere alle navi da guerra di operare anche lontano dalle proprie rive.
Dunque potere navale, salute economica ed espansione geografica sono fusi all’interno dell’ampio concetto di sea power. Ma molti seguaci di Mahan si sono però spinti oltre il suo sostegno di un commercio pacifico concentrandosi su quelle parti dei suoi scritti dal contenuto decisamente più bellicoso, scostandosi in tal modo dal significato originario della dottrina.
Giudicando dai passaggi che essi citano da Mahan, molti strateghi cinesi ricadono esattamente sotto questa categoria. L’interesse di Mahan verso l’economia risuona prepotentemente nella Cina di oggi, preoccupata per lo sviluppo economico e sempre più dipendente dal commercio via mare, soprattutto di petrolio. Così l’incitamento mahaniano alla costruzione di una Marina molto potente porta la strategia marittima cinese ad assumere toni militari sempre più forti. Pur avendo sempre negato di aspirare ad un conflitto armato, totalmente nocivo per il commercio via mare, gli scritti mahaniani lasciano intravedere un certo fatalismo sull’eventualità di una guerra navale, tanto che alcuni esperti fanno coincidere il fulcro della teoria del sea power con l’aspettativa del conflitto: quando la prosperità di una nazione dipende dal commercio marittimo e la quantità di merce disponibile è limitata, la competizione che ne deriva conduce inevitabilmente ad un conflitto navale per proteggere il commercio.
L’imperativo mahaniano del sea power ebbe un impatto a vasto raggio sulle marine dell’era precedente la prima guerra mondiale. Gli scritti di Mahan spinsero infatti le grandi potenze navali della sua epoca a costruire flotte simmetriche, composte da navi da combattimento corazzate capaci di ricevere ed inferire duri colpi in duello, in uno stile che ricorda da vicino la famosa battaglia di Trafalgar2.
Nel suo famoso memorandum di valutazione sulle relazioni dell’Inghilterra con la Francia e l’Impero tedesco il diplomatico britannico Eyre Crowe3, pagando tributo alle più classiche pagine mahaniane, affermò che non poteva essere assolutamente messa in discussione la grandissima influenza della preminenza navale di una nazione4.
Mentre la Germania del periodo, in particolare, costituisce un intrigante caso di studio sull’influenza di Mahan, soprattutto a causa dei parallelismi con la Cina di oggi. Avendo acquisito un modesto impero coloniale con il supporto della Gran Bretagna, la Germania aveva interesse nel costruire incrociatori a lungo raggio per difendere le rotte ed il Kaiser, con un entusiasmo acceso da Mahan, confessò in un’occasione non solo di aver letto ma di aver cercato di imparare a memoria i libri del Capitano Mahan, e di averli messi a bordo di tutte le sue navi. Su di essi si basò anche la visione dell’Ammiraglio Alfred von Tirpitz riuguardo la flotta da combattimento, una flotta che fu chiaramente designata a contrastare la supremazia britannica nel Mare del Nord. La teoria del sea power poté allo stesso modo avere una potente influenza sulla struttura della flotta cinese nei successivi decenni, quando la Marina dell’Impero di mezzo conobbe sviluppo. La Cina dunque, come la Germania Imperiale, ha deciso di costruire la sua marina basandosi sulla teoria di Mahan, imbarcandosi presto in un massiccio impegno di modernizzazione navale finalizzato a mettere in mare una forza capace di confrontarsi con la Marina Statunitense nelle acque asiatiche, flotta dotata di portaerei, sottomarini e vascelli logistici da combattimento.
Le affermazioni degli strateghi cinesi suggeriscono che, come fecero il Kaiser e i suoi ufficiali, la Cina andrà assumendo senza dubbio un atteggiamento marittimo offensivo. Ad esempio Zhongguo Junshi Kexue, l’influente rivista della PLA Accademy of Military Science e della China Military Science Association, accredita a Mahan la paternità delle teorie della “dominazione” militare e, evocando Mahan, sostiene che si possa garantire un traffico marittimo pacifico e alla fine guadagnare il dominio sul mare solo ed esclusivamente annientando il nemico, attraverso l’impiego di flotte su larga scala6. Un altro commentatore7, che scrive su Military Digest, ha sintetizzato la dottrina di Mahan con l’esaustiva espressione “chi controlla i mari controlla il mondo” e allo stesso tempo ha invitato la Cina a rompere con la propria tradizione di difesa costale in favore dell’offensivo e mahaniano sea power. In tale ottica la marina cinese sarà senza dubbio modernizzata contro la marina statunitense, che al momento rimane la “signora” della acque dell’Asia dell’est.
Per la Cina, come per Mahan, il controllo dei punti geografici strategici è indispensabile per una politica fondata sul sea power. I discepoli di Mahan, come già detto ben più predisposti alla guerra rispetto al maestro, le comunicazioni della Marina devono essere assicurate ad ogni costo, se necessario assumendo il controllo del mare, rendendo il mare un territorio proprio, o anche  attraverso una ben costruita linea di postazioni sistemata ad intervalli studiati lungo le coste. Navi mercantili e militari che mancano di adeguate basi sul mare vengono paragonate dai mahaniani ad “uccelli di terra”, incapaci di volare lontano dalle proprie rive. La Cina dunque, basandosi su tale teoria, sta già cercando di posizionare basi da cui proteggere il commercio e progettare una potente forza marina, basi che costituisco le splendenti perle della sua collana.
Per stabilire la localizzazione fisica di tali basi gli strateghi pechinesi si basano nuovamente sugli scritti di Mahan, concentrandosi sulle indicazioni contenute nella sua analisi degli interessi statunitensi nel Mare dei Caraibi. Egli definì questo mare come il più importante ambito del sea power, una sorta di “Mediterraneo” statunitense, canale principale per collegare la East Coast al commercio asiatico. Mahan spinse gli USA ad acquisire degli avamposti nel Mar dei Caraibi per salvaguardare l’avvicinamento al Canale di Panama e per essere in grado di costruire una Marina nettamente predominante, tale da scoraggiare le flotte europee, tra cui la fiorente Marina tedesca, dall’acquisire basi proprie da cui poter minacciare il commercio statunitense. Dopo aver delineato le rotte marine attraverso il Mar dei Caraibi e il Golfo del Messico, Mahan concluse che la Jamaica offriva il miglior luogo per una base navale, poiché per la sua posizione strategica andava a fiancheggiare tutte le linee di comunicazione.
Un simile fermento intellettuale è ora in corso nell’esercito cinese. In Zhongguo Junshi Kexue, un ufficiale8  cita esplicitamente Mahan per giustificare il controllo cinese delle vie di comunicazione, osservando che gli sforzi tesi ad assicurare un siffatto controllo si stanno trasformando giorno dopo giorno in un fattore indispensabile ed essenziale per assicurare la realizzazione degli interessi nazionali. Lo sviluppo economico è infatti indissolubilmente legato al controllo delle comunicazioni via mare, che diviene perciò vitale per il futuro e il destino di una nazione, trasformando la Marina Militare nel fattore determinante per la prosperità e la grandezza nazionale. Allo stesso modo, un articolo del 20039  sulla sicurezza energetica in Shijie Jingji Yu Zhengzhi, la rivista dell’Institute of Modern International Relations, punta sull’incremento della dipendenza cinese dalle linee di comunicazione marittime per rifornire la sua economia di materie prime. L’autore, citando il pensiero di Mahan sulla dipendenza della prosperità economica di una nazione dallo sviluppo della sua Marina e dalla dislocazione di essa in posizioni strategiche, sostiene che è estremamente rischioso per una grande potenza come la Cina dipendere dall’importazione estera senza un’adeguata protezione, perciò la Cina ha bisogno di costruire il più velocemente possibile una Marina potente ed in grado di confrontarsi con le altre nazioni, in preparazione ad una guerra navale intesa quale “ultima via” per risolvere le dispute economiche fra le maggiori potenze. Ancora, scrivendo su Nanfang Ribao, un quotidiano comunista, un esperto10  disapprova la tendenza delle mappe cinesi a escludere le acque reclamate sotto il controllo cinese. Egli basa la sua tesi sulla teoria mahaniana che la supremazia dei mari determina il destino di una nazione, la sua crescita e il suo declino, sottolineando che Mahan ha spronato gli Stati Uniti alla costruzione di una potente Marina che è detiene ancora la supremazia globale. Includendo nelle mappe le aree marine reclamate dalla Cina, la nazione assumerà una forma piacevole sulle carte, quella di una torcia. Se la terraferma cinese presa isolatamente ricorda un gallo, immagine non di certo all’altezza della statura della nazione, includendo le acque circostanti si avrà una rappresentazione gradevole, in cui il manico della torcia è l’oceano blu, simbolo del fatto che il mare provvede al combustibile per la torcia luminosa, un’appropriata caratterizzazione del rapporto di dipendenza, in futuro sempre più stretto, fra la terra cinese e le risorse naturali dei mari cinesi.
L’Ammiraglio Liu Huaqing11  ricorda che l’encomio profuso oggi su Mahan è un fenomeno relativamente nuovo nel pensiero strategico cinese, in quanto durante l’era di Mao, il pensiero ufficiale denunciò Mahan per avere fornito una giustificazione al colonialismo imperialista nell’Asia dell’est. Di fatto gli Stati Uniti, in parte sospinti dalla teoria mahaniana, conquistarono le Filippine, con Porto Rico e Guam, in occasione della guerra con la Spagna nel 189812 , guadagnando un punto d’appoggio da cui proiettare la propria potenza verso il territorio cinese. Un senso di malcontento e di rimostranza nei confronti dell’America ne fu il risultato. Ma i pensatori cinesi continuarono a condannare gli insegnamenti di Mahan anche durante gli anni ’70, dopo la morte di Mao, accusando Mahan di aver fornito agli imperialisti statunitensi un progetto dettagliato per riorganizzare le colonie e mirare all’egemonia mondiale, rappresentando gli interessi e le mire egemoniche capitaliste.
Nei primi anni ’80 Liu inaugurò una rottura con questa visione maoista, nel momento in cui fu nominato comandante della PLA Navy. Liu ha elaborato una strategia di “difesa internazionale attiva” che diverge nettamente dall’enfasi passiva della nazione, ispirata alla dottrina di Mao. Egli ha lasciato la definizione di “internazionale” volutamente vaga, così come Mahan evitò di definire quanto lontano la Marina statunitense doveva posizionare le sue navi per difendere le rotte marine. Nella prima fase della strategia di “difesa internazionale” di Liu, la Cina doveva stabilire il dominio sulle acque all’interno della prima collana di isole, ossia una linea che corre da nord a sud dalle Isole Curili, attraverso il Giappone, le Isole Bonin, le Isole Marianne e le Isole Caroline, per poter così ottenere la supremazia sulle acque dell’Asia dell’est. Di questo passo in un futuro più lontano, secondo Liu, la Marina cinese sarebbe potuta divenire una forza globale con caratteristiche pari a quelle della Marina statunitense. Per Liu infatti, come per Mahan, le ambizioni marittime sono strettamente dipendenti dallo sviluppo della Marina Militare, perciò la Cina deve perseguire il mahaniano sea power ma con caratteristiche cinesi.
Ma il controllo delle acque nella prima catena di isole potrebbe portare molto più in là rispetto a quanto Liu Huaqing ha prospettato: il Mare Cinese del Sud e il Mar Giallo si qualificano come il Mare dei Caraibi in senso mahaniano e così, quando lo sviluppo della PLA Navy sarà giunto a maturazione, potrebbero diventare teatro di un duro scontro fra flotte. Come la Marina statunitense ai tempi di Mahan, la PLA Navy necessita di assicurarsi il controllo dei mari lungo le via marittime attraverso cui transitano le vitali linee di comunicazione, pertanto utilizzando la strategia militare di Liu, e quindi di Mahan, la Cina nei prossimi decenni diverrà in grado di assumere un controllo offensivo del mare in queste acque, anche se la contesa per la supremazia sul mare è una prospettiva molto remota, come Liu stesso conviene.
Pechino può procedere con il suo progetto ad un’andatura abbastanza tranquilla, anche nel Mar Cinese del Sud, dove i rapporti con gli stati del litorale, se pur talvolta irritanti, hanno avuto esiti positivi per la Cina, dato l’atteggiamento spesso arrendevole dei contendenti. Ma Taiwan è un fattore di complicazione. Sentir parlare la leadership taiwanese di “relazioni speciali stato-a-stato”13  e di indipendenza14  ha chiaramente messo in allarme Pechino, la quale può sentirsi costretta ad agire contro l’isola prima che essa possa mettere in mare una potente flotta, ad esempio adottando una strategia di sea denial (blocco navale) nello stretto di Taiwan e nelle acque adiacenti l’isola. Gli ufficiali cinesi potrebbero utilizzare le navi che possono essere messe in campo in breve tempo per chiudere lo stretto e tenere lontano la marina statunitense il tempo necessario, affinché la Cina possa trovare nel  governo di Taiwan un sicuro alleato.


Bibliografia:
J.R. Holmes e T. Yoshibara, Comparative Strategy, Taylor & Francis, 2005, pp. 23-28.




 1 Opere rispettivamente del 1890 e del 1900.
 2 Secondo Mahan navi di questo tipo erano la condizione sine qua non della potenza navale, mentre ha sempre denigrato la tecnologie emergenti come i sottomarini e i torpedo.
 3 Eyre Crowe (1864–1925) fu un diplomatico inglese, che dal 1920 al 1925 ricoprì la carica di sotto-segretario permanente dell’Ufficio Affari Esteri. 
4 Eyre Crowe, Memorandum on the Present State of British Relations with France and Germany, January 1, 1907, in G.P. Gooch e H. Temperley, British Documents on the Origins of the War 1898-1914, His Majesty’s Stationery Office, London 1927, p. 402. 
  5 Alfred von Tirpitz (1849 –1930) fu un ammiraglio tedesco, segretario di stato per il Ministero della Marina imperiale, la potente branca amministrativa della Kaiserliche Marine, dal 1897 al 1916.
  6 Wang Xingwang, Views on Theory of Dominant Operations-On Domination of Information and Traffic,  “Zhongguo Junshi Kexue”, 20 giugno 2002, pp. 129-132.
  7 Xie Zhijun, Asian Seas in the XXI Century:With So MAny Rival NAvies, How Will China Manage?, “Junshi Wenzhai”, 1 febbraio 2001, pp. 20-22.
  8 Jiang Shiliang, The Command of Communications, “Zhongguo Junshi Kexue”, 2 ottobre 2002, pp.106-114.
  9 Zhang Wenmu, China’s Energy Security and Policy Choice, “Shijie Jingji Yu Zhengzhi”, 14 maggio 2003, pp. 11-16.
  10 Xu Zhiliang, Clearly Delineate PRC Territorial Waters in Map Making, “Nanfang Ribao”, 26 aprile 2001.
  11 Liu Huaqing  (nato nel 1916) fu il comandante della PLA Navy dal 1982 al 1988, ed è considerato il responsabile degli sforzi di modernizzazione della Marina. Successivamente entrò nella Commissione Militare Centrale e nel Politburo Standing Committee, diventando non solo l’ufficiale più anziano dell’esercito, ma anche l’unico ufficiale nella leadership politica cinese.
  12 Il dominio statunitense fu mantenuto fino al 1946.
  13 Definizione del presidente taiwanese Lee Teng-hui, in carica dal 1988 al 2000, pronunciata nel 1999. Cfr. paragrafo 2.3.2 del presente lavoro.
  14 Il successivo presidente taiwanese Chen Shui-bian (in carica da maggio 2000 a maggio 2008) ha parlato di indipendenza in modo più marcato del suo predecessore. Cfr. paragrafo 2.3.2 del presente lavoro.

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