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Intervista a Giorgio Farè

Intervista di Andrea Bruognolo

Il Cavalier Giorgio Farè, milanese, 90 anni a dicembre, operaio dall’età di 14 anni nell’Alfa Romeo, ove effettuava le rettifiche e dalla cui organizzazione di dopo-lavoro1 del fascio nacque la sua passione per lo sport (“mio padre, omone sergente maggiore dei bersaglieri, non voleva che facessi il calcio Ades ta curet, ta ve denter nell’atletica, allora per 4-5 anni 5-6 km corse campestri e su pista tutte le domeniche, inverno2 e estate, canottiera e foglio di giornale... Ho corso all’arena col famoso Ottavio Missoni“) racconta la sua avventura da motorista sui M.A.S. nel 1942 in Crimea.

Destinato al raggruppamento Mas di La Spezia nella primavera del 1942, ricorda con nostalgia il primo viaggio (La Spezia-Genova) sul M.A.S. effettuato a Maggio, assieme a due motoristi e al sottoufficiale al comando, appoggiato ad ammirare il panorama sul parapetto dell’imbarcazione. Queste le parole del comandante Russo, colpito poi a morte da una mitragliatrice nemica nel mar Mediterraneo mentre tornava da una missione in collaborazione con la X: Vai su, milanese, vedrai quanto è bello qui, altro che le vostre industrie. E così fu’. Del periodo a La Spezia ricorda ancora con gioia la gara di atletica La Spezia-Lerici disputata a 10 giorni dal suo arrivo in competizione con i tedeschi, ove venne premiato terzo su 35, ma il premio più bello furono senz’altro le 48 ore di licenza regalategli per il merito. Ma il tempo dei giochi era finito.
La Crimea, attaccata dai tedeschi, era sul punto di cedere: i Russi infatti resistevano solo con fatica a Sebastopoli e in poche altre posizioni. Il Mar Nero però, privo di unità tedesche, permetteva rifornimenti russi alle città assediate. Informatori ucraini (i quali odiavano i russi per la storia del grano e collaboravano attivamente con l’Asse, che per i servigi da loro forniti aveva promesso loro a fine guerra la creazione di un regno ucraino) riferirono ai comandi tedeschi riguardo ai continui rinforzi che giungevano al nemico via mare. L’ammiraglio tedesco Erich Raeder3, che aveva assistito nel 1938 alla sfilata di mezzi della Marina Militare Italiana sul lungomare di Napoli, decise allora di chiedere all’alleato l’invio di questi mezzi per bloccare i rifornimenti nemici.
Giunse dunque a Jalta nei primi di Giugno la 19a squadriglia M.A.S. (poi raggiunta dalla 18a che diede vita alla IV flottiglia), di cui pure Farè faceva parte, imbarcato sul M.A.S. 572, assieme a due sommergibili tascabili C.B. e alcuni mezzi d’assalto, operando fin da subito e affondando diverse imbarcazioni fino alla caduta di Sebastopoli, privata di rifornimenti.


Yalta

 Arrivando i M.A.S. la costa fu occupata facilmente ma la flotta russa che era molto forte nel Mar Nero noi non l’abbiamo mai vista, non si è mai mossa, abbiamo solo visto i M.A.S acquistati dai russi nel ’30-‘314, una decina, modificati e anche di maggior velocità dei nostri e l’incrociatore che l’ ammiraglio (poi) Legnani affondò.
La Crimea, specialmente Jalta, è una zona che somiglia alla nostra Liguria, con un clima buono, poiché le colline la preservano dal freddo proveniente dall’interno in inverno e il mare porta fresco in estate. Sento ancora il forte odore delle famose e numerose piante di eucalyptuys, tanto salutare che Checov e altri si recarono a Jalta per curarsi.
Poi i tedeschi volevano andare nel Caspio e allora noi da Jalta e Feodosia veniamo trasferiti a Mariupol, nel mare d’Azov, dove i russi avevano parecchia marina e che apriva ai pozzi di petrolio. Però purtroppo i tedeschi iniziavano ad essere in crisi e quindi i russi fecero una controffensiva che costrinse i tedeschi a tornare dal Caspio a Mariupol e noi tornammo indietro.
Infine i M.A.S. nel maggio del ’43 sono ceduti ai tedeschi ( loro avevano degli specie di M.A.S., ma più grossi), che li volevano, perchè noi, già in rotta, rientravamo; i sommergibili tascabili vengono invece acquistati dai rumeni; i tedeschi vengono mandati 15 giorni a scuola all’Isotta-Fraschini, poi a Pola per imparare a effettuare le manovre e infine vengono in mano a loro. Ma non era un’imbarcazione per tedeschi: nun avevam di truc. Mi ricordo che un M.A.S. provato dai tedeschi arrivava forte verso la costa e per fortuna il timoniere era italiano, se no finiva contro la banchina.. Prima della guerra anche agli inglesi vengono venduti i motori Isotta-Fraschini e poi il sistema di guida dei M.A.S..ma i M.A.S. erano prettamente per italiani, un po’ sportivi, molto adatti a giovani ufficiali che avevano i motoscafi e li portavano che era una meraviglia.


La vita in Crimea

Mostrandomi una foto: Ecco il sommergibile tascabile della Caproni C.B., su cui c’era un silurista, motorista, radarista, il comandante…4-5 persone in tutto, era molto operativo. Ha affondato due sommergibili russi. Uno i russi navigavano in superfice, forse non andavano o non avevano gli idrofoni..e c’era un marinaio che fumava e l’han preso, l’altro era in navigazione e li han pescati, tanto che il Corriere di Informazione disse: Davide ha colpito Golia.
Personale: eravamo 150-160 italiani a Jalta. Il M.A.S. usciva di solito al pomeriggio e rientrava al mattino. L’ equipaggio era fisso, portato dall’Italia, c’era il personale da terra, marinaio e 2 operai militarizzati specializzati Alfa-Romeo e Isotta Fraschini, che operavano nei complessi più difficili.
Alloggi: a Jalta eravamo all’hotel Marino, mentre a Mariupol nelle baracche di legno dei tedeschi, ma molto alloggiabili, non c’è da dire niente.
Viveri ed extra: sempre mai mancato niente, sempre mensa varia e importante. I viveri dall’Italia in realtà erano pochi, ma sia tedeschi sia rumeni ce ne davano in abbondanza. In più i marinai ricevevano un pacchetto sigarette da 20, sempre le migliori, ogni giorno: le Alfa e le Nazionali.
Contatto col pubblico e aiuto alla popolazione: questo è interessante… sia a Jalta che a Mariupol i Russi si accostarono subito a noi per gli aiuti che venivano dati loro, come cibi e soprattutto l’infermeria, che era sempre piena di russi ai quali venivano date medicine e a volte operate anche dal nostro tenente medico Cardini. Tant’è che l’infermeria tutti i giorni era piena di cittadini che accorrevano: i Russi non avevano più niente, e i tedeschi non ne volevano sapere di curarli. Ecco quindi che, questo è da dire in onore della memoria di Mimbell5i, il Corpo Sanitario Italiano dietro ordine del Comandante Mimbelli si impiegò a dare medicine alla popolazione, tanto che da Roma Maripers6 alle continue richieste di medicinali chiese come facessimo ad uscire in mare con così tanti ammalati; quando furono finite Mimbelli, benestante, chiese a Cardini quali medicine servivano, scrisse al suo procuratore in Italia e fece mandare due cartoni di medicine per potere curare i russi, a sue spese. Contatto con la popolazione quindi più che ottimo: i serventi nell’hotel erano tutti russi invece di italiani, per salvarli dalla Germania: infatti un tenore dell’opera di Mosca che era stato in Italia e si trovava a Jalta va dal Comandante e dice: “ Vi conosco e so quanto siete buoni, stanno spedendo in Germania circa 150-170 nostri giovani, non può fare niente (per evitarlo)?”Allora lui va dal comandante tedesco e dice “Abbiamo bisogno di personale, usciamo infatti al pomeriggio e rientriamo alla mattina, abbiamo quindi anche bisogno di personale in caserma a curare”. Vengono assunte donne e uomini ai quali veniva dato da mangiare a mezzogiorno e sera e paga. La sera quando rientravano il pasto veniva dato dal Fritz, cuoco d’ordinanza di Mimbelli, tanto che quando il comandante ritornò in Italia lo prese con se e lo ebbe fino alla sua morte a Roma7, da un gran caldaione.
La popolazione russa con noi era affabile.. noi quando c’era un russo non facevamo come tedeschi che lo buttavano giù dal marciapiede.. l’italiano non è tagliato per fare quelle cose li. Popolazione sempre vicina.. gli Italiani alla sera si dividevano nella varie famiglie e vicino alla mia porta c’era il calzolaio Ivan di 75 anni e la moglie Irina, andavo su da loro la sera e cantavamo, gli piacevano tanto le canzoni italiane..
E poi c’era Ljuba: Una ragazza che conoscevo, bella..molto intelligente, laureata in francese e tedesco. Le piaceva sentire cantare, Giorgio chant chant..tragedia a capiss, però ci capivamo. Scriveva in italiano le canzoni e poi le traduceva in russo, e poi imparava. Ero con lei quando un russo si avvicina e mi dice “sigaretta”, e allora noi avevamo le migliori sigarette, ma io fumavo la pipa e di sigarette ne avevo una valigia piena, non potevo dire di no. Due giorni dopo ancora la stessa storia e penso: “sensa mangià e fumen”. Ma no, Ljuba mi spiega che per un pacchetto di sigarette i contadini davano in cambio a questi poveretti 3-4 kg patate o dell’orzo. E allora un po’ anche per l’affetto che nutrivo per lei li ho aiutati. Ma solo compagnia eh, mi son trovato bene anche con quel russo li..cantavum insèmà..anche se pu se’ con la Ljuba8.
..Li abbiamo aiutati..tanto che a Lerici, dopo la guerra, durante una manifestazione dei M.A.S. il sindaco, comunista, dice: “Sono contento che siate qui, anche se però voi siete andati in Russia a conquistare”. Allora ho risposto: “Lei ha detto giusto, siamo stati mandati li’, ma l’italiano in Russia è stato rispettato e loro si ricordano ancora di noi per tutto quello che abbiamo fatto dal punto di vista umano!”


Attività militare

Riuscita: La spedizione italiana nel mar Nero è stata un successo, abbiamo troncato i rifornimenti russi alle varie città e dopo tre mesi nel si poteva navigare tranquilli..non abbiamo quasi mai trovato niente. Un’ unica volta avevamo dei M.A.S. accodati (D.3) e il nostro mitragliere chiede al comandante “Ma ci sono altri M.A.S. dietro di noi?”, ma noi 4 M.A.S. eravamo tutti lì vicini: erano russi, con cui c’è stato un intenso scambio di colpi ma poi ci siamo stancati e ognuno è andato per suo conto..ma erano più veloci di noi, avevano migliorato il rapporto di velocità…Per quanto riguarda l’incrociatore Crimea Rosso9 fu avvistato dal comandante Freschi e prima ancora da Legnani, che diede la posizione giusta del nemico e lo colpì affondandolo. Affondato l’incrociatore ci attivammo per il recupero dei naufraghi e il soccorso ai feriti; il direttore di macchina, che era una bella donna serba, era tutto bagnato e seguendo l’idea del capo motorista la portiamo davanti alla prua, vicino al motore, e le diamo una coperta e dei vestiti. L’aiuto dato ai feriti, raccolti con lo spirito italiano..non perché parlo da italiano, ma ho avuto contatto con tedeschi, russi, francesi..ma l’italiano è diverso, non è adatto a far la guerra perché a un certo momento bisogna lasciare da parte il lato umano..
Ho detto che ero sul M.A.S. 572, e poi anche sul 568, ma poi sono stato anche a terra. Da Mariupol infatti si doveva andare nel Caspio e dall’Italia era arrivato giù tutto il materiale di rinforzi, e quando dovevamo tornare indietro dovevamo cercare di reimbarcare il tutto. Un giorno il Comandante mi dice “Farè vai nei magazzini con Capotenca (milanès, brava persona) a prendere i nostri motori”. Li’dentro c’era anche tutta la roba catturata ai russi (di proprietà tedesca): robb de ramm, acciaio, motori..”Comandante, ci sarebbe da fare un furto..autorizzato?” “No..” Ma dentro i cassoni grandi con dentro i motori dei M.A.S. mettiamo comunque dentro il rame e l’acciaio e li sigilliamo. Passati i tedeschi, loro volevano sapere dov’era finita la loro roba, e noi “Non sappiamo, qua dentro abbiamo solo i nostri motori, volete vedere?” “Nono passate”..E allora quando arriviamo Mimbelli ci chiede: “Allora, cosa avete fatto?” “Tanto rame comandante, tanto tanto rame”..”Avete rischiato..se aprivano i cassoni?” “No, li avevamo sigillati”..a La Spezia (base della flottiglia M.A.S. dove vennero inviati) ci han fatto un monumento..

 


A Mariupol

Mariupol era un porto notorio, specialmente al mio comandante Mimbelli. Livornese (classe 1886) benestante, un suo ziò sposo una ricca donna greca e portò in dote 800 milioni di lire (1906-1907). I Mimbelli10 avevano navi che andavano a Mariupol per caricare il grano, perché l’Ucraina era il granaio d’Europa. Loro portavano giù stoffe, olio e portavano in Italia il grano. Li a Mariupol, andavo spesso con un mio amico in un posto trasformato in sala da ballo dai tedeschi. Un giorno, mentre fumavo la pipa, sento una donna parlare genovese. Mi fermo. Sem andà visin a lè e tra il milanes e il genuves saltava fora il bergamasc. Ci ha detto che era qui da tanto tempo, dai tempi dei suoi nonni. Allora Mimbelli, che mi teneva sotto tutela perchè ero il più giovane e non voleva che andassi troppo in giro, alla sera mi dice “Allora come va milanese?”. Allora il Farè gli racconta del curioso episodio della donna genovese incontrata e il comandante risponde annuendo “Sisi facile facile” senza però raccontare niente della sua storia di commercio con i discendenti genovesi e ride. Farè lo scoprirà solo dopo nella autobiografia del Comandante da lui regalatagli al centenario della Marina. Era una grande persona, ricorda.
Con Mimbelli si “contese” anche la famosa attrice dell’epoca Alida Valli. Prima della marina Andavo ad allenarmi al circolo ferrovieri di Milano; c’era una partita di tennis e mi arriva unna palla nell’occhio. Era la Alida Valli, a Milano dalla zia sei mesi per perfezionare lingua inglese. “Ti ho fatto male?” Nono..un po’ di acqua e passa.. Allora avevo 17-18 anni e lei non ancora venti. Io vado a cambiarmi..a me piaceva cantare (non che sia Tito Schipa ma mi arrangio), lei passa vicino e mi dice :”Canti bene, come mai?” Allora siamo andati verso casa assieme, io stavo vicino corso Sempione, lei li in una vietta lì vicino in attesa di poter andare a Roma, in bicicletta. Passiamo davanti ad un gelataio, lei va’ dentro, prende il gelato, mi dice di aspettarla e facciamo amicizia. Ogni tanto la andavo a trovare; siamo andati avanti un mese così,ma solo a parlare, perché la sua cultura era troppo avanti per qualsiasi cosa rispetto alla mia. Quando ero nel Mar Nero, lei aveva il mio numero di telefono di casa e chiama, e mia madre le da’ il mio indirizzo a Jalta. Arriva quindi una sua lettera e il postino stupito mi dice: “Alida Valli?!” Allora glielo dice a Mimbelli, che era amico di lei (forse la sua “fiamma”), che mi fa chiamare e a cui spiego la storia..”Ci siam trovati al tennis, è una brava ragazza”..però dopo non ho saputo più niente…
Un giorno il comandante Mimbelli, a conoscenza del fatto che tenevo un diario, capolavoro per dati e tutto, e che poi mi fu ritirato dai tedeschi, mi invitò a visitare la famosa villa di Livadia, splendida residenza di campagna degli zar e futuro luogo dove nel ’46 si riunirono Stalin, Roosevelt e Churchill (la sala bianca) per la spartizione d’Europa, perché ne scrivessi sul diario. Ci faceva da guida un accompagnatore che aveva lavorato all’ambasciata russa a Roma (che comunque parlava molto bene italiano) e Ljuba da interprete. La guida trasse da un cassetto una grossa busta, che conteneva una fotografia in cui era ritratta la famiglia dello Zar e il comandante disse: “Sono stati uccisi a Ekaterinburg..”, “No” disse la guida “trucidati”. Saputo ciò, vedendo la fotografia, con due bei tusann de 19-20 ann e in fund un ciciutin de undes ann mi son sentito male.. sudavo e Mimbelli mi stringe la mano e mi porta fuori, porgendomi del te’ offerto dal custode. “Ma comandante che colpa ne avevano i familiari dello Zar delle sue “colpe”?” “Caro Fare’ quando l’odio si scatena chi agisce varca per soddisfarlo. Ti raccomando di non scrivere dell’eccidio, ma soffermati solo sulla visita e sulle bellezze della vita”.
Quando sono ritornato sono stato 15 giorni in campo contumaciale in Italia e poi ho avuto un mese di licenza. Sono rientrato a luglio, quando è caduto Mussolini. A fine agosto mi han chiamato a Lerici e mi han detto che dovevo andare nell’Egeo, a Lero, alla IV flottiglia motosiluranti. Ma io ero appena tornato dal Mar Nero e il comandante Mimbelli aveva assicurato che noi non saremmo partiti più..ma allora eravamo in rotta e mi dissero che se mi rifiutavo mi mandavano al fresco, e allora ho accettato. Prendo il treno in direzione Venezia e mi fermo qualche giorno a Milano, a casa. Ma per il bombardamento alcune linee erano state soppresse e allora rientro a casa grazie ad un camionista incontrato a un bar. Raggiunsi poi Venezia alla fine di agosto e avevo il treno ai primi di settembre, e si vociferava di un armistizio. I partigiani ci invitano a scappare, ma noi dove andavamo?! Allora partiamo e arriviamo a Salonicco il 9, dove scendendo dal treno c’erano i tedeschi ad aspettarci. Di qui quelli col mitra, di là i carri armati. “Vi ritiriamo le armi e vi riportiamo a Venezia e poi andate a Milano..tornate a casa”..Io ero novello e ci sono cascato, non pensavo ai campi di prigionia, altri sospettavano qualcosa.. Arrivati a Venezia ci fermiamo e ci fanno scendere dai nostri vagoni di 3a classe. “Scendete, bisogna far salire gli ammalati e i feriti”, dicevano. Ci danno quindi un piatto di minestra e del pane con la margarina. Penso “Mi trattano bene, sperèm”. Siamo sulla banchina ad aspettare e arriva una serie di vagoni merci: “Per tornare adesso dovete salire su quei carri li, 50 per vagone, sopportate un po’”. E li sorgono altri dubbi. Alla fine chiudono i vagoni e ci portano in Germania del Nord. Arriviamo a Beetzendorf, gia’campo di concentramento durante la prima guerra mondiale (i muri erano tutti pieni di scritte italiane), tant’è che un capitano degli alpini, che fece già allora un anno di prigionia lì, si mise a urlare dalla disperazione. La mattina dopo ci chiamano e i più esperti ci avevano avvisato del fatto che ci avrebbero ritirato tutto. Allora ho messo sotta la divisa de pan, sopra quella di tela,(la Marina forniva ben 5-6 tenute) e in tasca tutto il possibile: calzette, fazzoletti..e nello zaino e nel sacchetto solo la roba per la barba, le altre tenute di lavoro e poco altro.
“Cosa faceva?” mi chiedono all’ispezione, “Lavoravo all’Alfa Romeo, sulle rettifiche. Poi ho fatto il corso da motorista navale, ero nel Mar Nero.. abbiam salvato i tedeschi..” “Cosa vuol dire che avete salvato i tedeschi?!””I russi rifornivano via mare le loro forze e noi coi M.A.S. abbiamo troncato i loro rifornimenti e i russi han dovuto cedere”..e diciamo che questo commento non è stato tanto gradito. Il giorno dopo mi mandano a lavorare in fabbrica ad Hannover. Nei letti dove dormivamo c’erano prima dei serbi ed erano pieni di pidocchi. Infatti la mattina ero pieno zeppo e un alpino che aveva il Mom me l’ha messo su per disinfestarmi. In ditta lavoravo dalla 7 di mattina alle 7 di sera e nel tragitto i tedeschi ci tiravano anche i sassi e ce ne dicevano di tutti i colori i. La mattina ci davano una fettina di pane con su la margarina, la sera un pentolino d’acqua con pezzi di rava. Così è stato da settembre del ’43 fino ad aprile del ’45. L’8 aprile del ’45 eravamo in un paese per sfollati, in una fabbrica. I tedeschi stavano scappando e allora noi siamo andati in un campo di patate, e la sera organizziamo per la mattina di rubare le patate stordendo il custode con una botta in testa. La mattina eravamo vicini ad un magazzino con dentro la frutta secca proveniente dalla Grecia quando sentiamo il rumore di un carro armato in arrivo e, spaventati, decidiamo di far finta di niente. In realtà era un’avanguardia degli americani della Colonna Patton. Non ci capivamo fino a quando spunta fuori il tipico paesano di Salerno che ci dice di non girare troppo, “per la maronna”, perché ci sono in giro i tedeschi che qua vicino hanno mitragliato tutti. Ci da’ un cartone con dentro il cibo vista la nostra fame ma ci invita “per la maronna” a tornare al nostro campo e a non muoverci da lì. Due ore dopo è arrivata infatti la colonna e c’erano tanti italo-americani. Siamo stati lì fino alla fine di agosto; gli americani non volevano riportarci in Italia perche c’era la rotta e tanto casino e allora siamo rimasti lì che c’era sempre da mangiare e ci hanno rifocillati. A fine agosto mi han riportato indietro, e siamo arrivati ai primi di settembre.
Quando mi han fatto la visita dopo la liberazione tremavo, pesavo 55 chili, dieci in meno del normale, se adesso non cammino quasi più è per colpa di quei maledetti due anni, ma a parte il deperimento organico, la pressione andata e un principio di colite il cuore e i polmoni erano come nuovi, sani, grazie allo sport. Dai 14-15 anni ai 19 ho fatto sempre sport, quello mi ha salvato la vita in Germania.. Lo sport preserva un domani, per questo invito sempre i giovani che incontro a farlo..
Ho ricevuto l’ encomio solenne, tre decorazioni, il titolo di cittadino emerito dal comune e poi mi han fatto cavaliere. Ricorda: “Adesso sono nei guai maresciallo, ho letto che nel medioevo ai novelli cavalieri davano una spada, un collare e un cavallo bianco, ma mi duva l’è che lo metti il cavall?”
E con una risata finale si conclude questo interessante pomeriggio di storia passato con un simpatico quasi novantenne, che, alle mie richieste di “intervista”, ha risposto immediatamente con un orgoglioso “Dovere!”.


I MAS

I dati  su i M.A.S. di quarta serie dei 500 che usati nel Mar Nero-
Lunghezza 18,70 fuori fuori, prua-poppa. Larghezza 4,70 metri
2 motori Isotta Fraschini da 12 cilindri (Asso 1000: Motore usato dall’aviazione col quale De Bernardi nel ’30 fece la Roma-Tokio). Con i motori Isotta-Fraschini era difficile che succedessero guasti.
2 motori Alfa Romeo da 6 cilindri. Quando andava scarico di motori silenziosi, non facevan gran velocità, serviva per andare sotto. Solo 10 nodi, piu per avvicinare, non farlo sentire.
Compressore Garelli a 9 atmosfere da accendere per far partire il motore.
Velocità massima 43-45 nodi. Autonomia 350 miglia navali a 43 nodi
2 siluri del silurificio di Napoli. Tenuti da un gancetto, che si sganciava e i siluri andavano giù e partivano.
Mitragliatrice Breda 20/60, bombe profondità dietro, a poppa, regolate a seconda della profondità in numero di 10, però pronte sulla rampa sempre 3.
2 idrofoni: messo giù, cuffia messa su in cima, si sentivano i rumori se viaggiavano le navi.
Davanti, a prua, c’era l’RT, apparecchio radio ricetrasmittente, poi sotto una serie di banchi dove l’equipaggio veniva ricoverato durante l’ascolto mediante idrofoni, a motore spento
Il M.A.S. aveva lo scafo sotto fatto a scala (carena a gradini), fino a metà ci sono i motori cosicchè le eliche posteriori…quando andava il M.A.S. non incontrava l’onda, partiva sollevato e ciò lo favoriva. Vantaggio di avere una curva/sterzo molto stretta, non si rovesciava.

 

 

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