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La battaglia di Verdun

Lo svolgimento della battaglia

 

La prima guerra mondiale era iniziata, nell'agosto del 1914, con il tentativo tedesco di realizzare una guerra-lampo: un veloce attacco attraverso il Belgio neutrale per accerchiare in un colpo solo tutto l'esercito francese. Questa audace mossa si era infranta sul fiume Marna (settembre 1914) nei pressi di Parigi, dove i tedeschi erano stati prima bloccati e poi respinti. In una serie di inutili tentativi di aggirarsi reciprocamente, i due schieramenti erano quindi arrivati alle rive della Manica: a quel punto l'esercito tedesco da un lato e quelli francese e inglese dall'altro si erano trovati schierati uno contro l'altro per oltre 400 km, bloccati nelle trincee che chissà chi (nessuno lo ha mai stabilito con certezza) aveva cominciato a scavare. La potenza di fuoco delle mitragliatrici, insieme ai campi di filo spinato, avevano reso impossibile qualsiasi avanzata: la situazione sembrava bloccata in uno stallo destinato a proseguire indefinitamente e infatti i tedeschi per tutto il 1915 non avevano mai tentato nessuna vera offensiva.

In queste condizioni il loro comandante in capo generale Erich von Falkenhayn concepì un piano apparentemente semplice: se l'esercito francese non poteva essere sconfitto con una manovra aggirante, si sarebbe dovuto attirarlo in una trappola. I tedeschi avrebbero finto di attaccare in forze una posizione che i francesi non potevano permettersi di perdere, e essi in risposta avrebbero concentrato in quel punto il massimo numero possibile di soldati. Ma von Falkenhayn, dopo aver ammassato di nascosto in quel punto del fronte la più grande concentrazione di cannoni di tutta la storia, avrebbe rovesciato sui nemici un diluvio tale di fuoco che l'esercito francese ne sarebbe stato massacrato. A quel punto le forze germaniche avrebbero potuto agevolmente riprendere l'offensiva e vincere la guerra. Il punto scelto per attuare questo piano strategico fu la piazzaforte di Verdun, una città di frontiera attraversata dal fiume Mosa: essa infatti aveva un grande valore simbolico per la Francia e si trovava proprio nel punto in cui il fronte formava una specie di spigolo tra il tratto orientale e quello occidentale. 

 

dove è verdun?

 

Da punto di vista francese, Verdun era considerato uno dei punti più sicuri di tutto il fronte. La città infatti era protetta da 20 forti maggiori e 40 fortificazioni minori; inoltre era circondata da chilometri di trincee. I suoi difensori erano certi che i tedeschi non li avrebbero mai attaccati: ma si sbagliavano.

Le fasi della battaglia
Von Falkenhayn già dagli ultimi giorni del 1915 cominciò a radunare di fronte alla città un imponente parco di artiglieria:

  • 542 pezzi di artiglieria pesante,
  • 306 cannoni da campo,
  • centinaia di pezzi minori.

È stato calcolato che su un fronte di appena 14 km c'era un cannone ogni 12 metri. Per far affluire tutte queste armi, che rappresentavano la concentrazione di artiglieria di gran lunga maggiore di tutta la storia fino a quel momento, e per garantire il rifornimento di munizioni furono costruite in tutta segretezza 10 linee ferroviarie a scartamento ridotto e 24 stazioni.

I cannoni più potenti erano i 13 mortai da 420 mm noti come «Grande Bertha»; i pezzi da 380 mm, che in realtà erano cannoni navali modificati, dovevano interrompere le vie di comunicazione grazie alla loro lunga gittata; infine i pezzi da 210 mm avrebbero dovuto martellare senza soste le trincee dove si riparavano i francesi. Quando le prince trincee francesi sarebbero state conquistate, vi si sarebbero trasferite le batterie dei pezzi campali, mentre i cannoni di calibro maggiore (e quindi con la gittata più lunga) avrebbero continuato a battere le strade di accesso. Per sostenere questo inaudito volume di fuoco i tedeschi accumularono una riserva di 2milioni e mezzo di proiettili, trasportati dal oltre 1300 treni. Venne raccolta anche una imponente (per l'epoca) armata aerea di 168 aerei, 14 palloni per l'osservazione d'artiglieria e 4 dirigibili Zeppelin. Infine si scavarono centinaia di tunnel attraverso i quali le truppe tedesche avrebbero potuto avvicinarsi alla prima linea senza mettere in allarme le vedette e senza subire perdite.


Tuttavia già nella preparazione dell'attacco von Falkenhayn commise un errore di valutazione, decidendo di tenere segreto a tutti (tranne che al Kaiser) il vero scopo dell'attacco, ossia il dissanguamento dell'esercito francese: i comandanti al fronte rimasero convinti per mesi di dover occupare davvero Verdun, e questo li portò a commettere una serie di errori decisivi per l'esito della battaglia.


Alle ore 8.21 del 21 febbraio 1916 ebbe inizio il bombardamento di Verdun, che crebbe di intensità per tutto il giorno: la massima concentrazione di fuoco si abbatté sul Bois di Caures (il Bosco dei Noccioli, in dialetto locale), dove si calcola che su un'area di un 1300m x 800 caddero 80.000 proiettili. Nei primissimi giorni i tedeschi avanzarono più facilmente del previsto, perché i francesi erano stati colti del tutto di sorpresa e, tra l'altro, avevano sguarnito di cannoni i forti di Verdun per rafforzare altre posizioni. Ben presto si trovarono nelle condizioni di poter attaccare il forte di Douaumont, uno dei punti nevralgici della difesa.

 

 

forte prima batttaglia

 

Il forte di Douamont prima della battaglia...

dopo battaglia

 

... e dopo la battaglia

 

 

Teoricamente il forte sarebbe dovuto essere imprendibile, con i suoi tre cannoni principali montati su torrette retrattili, le sue mitragliatrici e le sue torrette corazzate per l'osservazione. In realtà i generali francesi non avevano fiducia nelle sue possibilità di resistere e lo avevano praticamente svuotato della sua guarnigione: al momento dell'attacco era difeso da appena 56 soldati, il 10% della guarnigione teorica. Il 25 febbraio un gruppetto di 9 soldati tedeschi del 24° Genio Brandeburghese, agli ordini del sergente Kunze, arrivò nei pressi del forte senza incontrare resistenza. Trovarono una finestrella aperta, vi si intrufolarono formando una piramide umana e presero di sorpresa i francesi, che si arresero senza sparare un colpo: Verdun era a 5 km.


I comandi supremi francesi caddero a quel punto nella trappola di von Falkenhayn e ordinarono una serie di attacchi a testa bassa per riconquistare le posizioni perdute. Ma anche il comando tedesco commise a questo punto il suo errore decisivo, insistendo nel mantenere il piano originario di dissanguare l'esercito francese, senza rendersi conto che l'attacco aveva avuto un successo di gran lunga superiore alle previsioni e che il fronte francese poteva essere sfondato con un'azione di massa e coordinata. Invece Falkenhayn rifiutò per settimane i rinforzi e quando infine li concedette, a marzo, era troppo tardi per una vittoria decisiva: Verdun si era trasformata nell'ennesima battaglia di trincea.


Fortunatamente per i francesi il comandante dell'armata inviata in soccorso, il generale Philippe Pétain, era invece contrario agli attacchi indiscriminati e si preoccupò di organizzare la difesa raccogliendo prima di tutto una sufficiente artiglieria da contrapporre a quella tedesca e poi preparandosi a sostenere un lungo assedio organizzando i rifornimenti lungo l'unica strada rimasta libera, quella che univa Verdun alla città di Bar-le-Duc, strada che sarebbe stata ribattezzata presto Voie Sacrée, la «via sacra». Inoltre si preoccupò di sollevare il morale delle truppe (celebre la frase con cui chiudeva i suoi bollettini di guerra: «On les aura!», «Li avremo in pugno!») e organizzò una sorta di turn over per limitare il più possibile la permanenza dei reparti sotto il fuoco nemico (alla fine della battaglia il 70% dei soldati francesi avrebbe trascorso almeno un periodo a Verdun).

 

I tedeschi continuarono l'attacco, questa volta sulla riva sinistra della Mosa (cosa che fino a quel momento non avevano fatto) e a maggio occuparono a carissimo prezzo l'altura di Mort-Homme, stringendo la morsa sulla città. Ormai la strategia del dissanguamento funzionava nei due sensi: le perdite tedesche cominciavano ad avvicinarsi a quelle francesi.

 

distruzioni

La cosiddetta Collina 304 dopo i bombardamenti

Ai primi di giugno Falkenhayn organizzò una violenta offensiva di nuovo sulla riva destra della Mosa, per conquistare il forte di Vaux che cadde effettivamente il 7 giugno dopo sofferenze indicibili da una parte e dall'altra. Ai primi di luglio i tedeschi ripeterono l'assalto, dirigendosi questa volta contro il forte Souville, l'ultimo prima di Verdun. Fu usato un nuovo gas, il fosgene, che le maschere francesi non filtravano: 1600 soldati morirono quasi all'istante e i tedeschi avanzarono per due km senza incontrare ostacoli. Ma il gas si disperse prima del previsto, molte batterie francesi continuarono a sparare e l'attacco venne rintuzzato. Il 10 luglio i tedeschi fecero ancora uno sforzo ma cominciò improvvisamente a piovere e la pioggia disperse il fosgene.

Fu l'ultimo tentativo: ormai quasi nessuno nello Stato maggiore tedesco credeva più nella vittoria. I pochi chilometri occupati nell'avanzata di quei mesi non vennero evacuati solo per ragioni psicologiche, e le truppe germaniche, ormai sulla difensiva, dovettero subire nei mesi successivi gli stessi bombardamenti che avevano inflitto ai francesi fino a quel momento.


Fino a settembre i tedeschi mantennero le posizioni e i contrattacchi francesi si risolsero sempre in tremendi bagni di sangue. A ottobre però divennero disponibili i mortai Schneider-Creuzot da 400 mm, capaci di devastare le difese dei forti francesi occupati dai tedeschi e le perdite di questi ultimi cominciarono a crescere vertiginosamente. Il 24 ottobre, al comando adesso del generale Robert Nivelle, i francesi scattarono all'offensiva e nel giro di pochi giorni riconquistarono tutto il terreno perduto da febbraio. Dopo otto mesi di lotta e centinaia di migliaia di morti, i due contendenti erano tornati al punto di partenza.

 

Infografica

 

verdun infografica

 

 

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