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La battaglia navale dello Jutland

Nei primi due anni dallo scoppio della prima guerra mondiale la flotta inglese e quella tedesca rimasero quasi inattive nelle proprie basi, a parte qualche scontro minore e alle azioni dei sommergibili. All'inizio del 1916 però venne nominato comandante in capo della Hochseeflotte (Flotta d'Alto Mare) germanica l'ammiraglio Reinhard Karl Friedrich Scheer, fautore di una strategia più dinamica. Il suo piano sulla carta era semplice: attirare in un agguato una piccola porzione della flotta inglese per distruggerla con l'impiego di tutta la flotta tedesca.


La trappola

Scheer preparò quindi una grande trappola: il 31 maggio 1916 fece uscire la squadra degli incrociatori da battaglia, cinque unità agli ordini dell'ammiraglio Franz Hipper, e qualche ora dopo prese il mare con tutto il resto della flotta (22 corazzate, 11 incrociatori leggeri, una sessantina di torpediniere). Hipper, dirigendo verso le coste della Norvegia, doveva farsi avvistare e inseguire dagli incrociatori da battaglia inglesi, che sarebbero stati però attaccati e distrutti dal resto della flotta tedesca prima che le corazzate britanniche, alla fonda nella baia scozzese di Scapa Flow, potessero intervenire. Ma gli inglesi, messi in allarme da un messaggio radio tedesco che il servizio segreto aveva decrittato, avevano segretamente già fatto uscire da qualche ora 24 corazzate e 9 incrociatori da battaglia, ossia praticamente tutta la Home Fleet britannica agli ordini dell'ammiraglio in capo John Rushworth Jellicoe. Jellicoe aveva distaccato una settantina di miglia (130 km circa) davanti al grosso della flotta sei incrociatori da battaglia agli ordini dell'ammiraglio David Beatty, e le quattro supercorazzate agli ordini dell'ammiraglio Hugh Evan-Thomas. Inglesi e tedeschi, perciò, ignorando completamente i rispettivi movimenti, si erano mossi secondo uno schema identico.


Lo scontro degli incrociatori

Lo scontro iniziò per caso, per uno strano gioco del destino. Alle due del pomeriggio infatti un mercantile neutrale si trovò a passare tra la squadra di Hipper, in rotta verso nord, e a quella di Beatty, in rotta verso est e lontana ancora 45 miglia dal nemico. Il mercantile fu intercettato dalle unità di scorta delle due flotte che si avvicinarono per riconoscerlo, e così facendo si avvistarono reciprocamente. Beatty e Hipper allora cambiarono rotta per avvicinarsi all'avversario, cercando però insieme di attirarlo verso il resto della propria flotta: alle 15.48 gli incrociatori da battaglia dei rispettivi schieramenti aprirono il fuoco.
Spararono per primi i tedeschi, a una distanza di 18.000 metri, e le loro salve furono subito sul bersaglio. I tiri inglesi all'inizio invece cadevano a quasi due km dalle navi tedesche e ci vollero ben sette minuti prima che riuscissero a colpire qualcosa. Invece, mentre la distanza scendeva gradualmente fino a 12.000 metri, i tedeschi mettevano a segno colpo su colpo: il Lyon, nave ammiraglia di Beatty, fu colpito da sei salve consecutive e dovette ritirarsi momentaneamente dallo schieramento, il Princess Royal ebbe la torre poppiera messa fuori combattimento, l'Indefatigable fu colpito alle 16.05 da due salve consecutive che penetrano nei depositi di munizioni principali della nave e la fecero letteralmente saltare per aria.

Indefatigable affonda

L'Indefatigable affonda


A questo punto arrivarono alla riscossa le quattro super corazzate di Evan-Thomas, che erano rimaste indietro nella fase di avvicinamento. Dimostrarono una mira molto migliore di quella degli incrociatori, ma i loro proietti da 380 mm erano difettosi ed esplodevano sulle corazze invece di perforarle: nessuna nave germanica venne affondata. I tedeschi invece riuscirono a colpire quasi contemporaneamente con cinque colpi l'incrociatore da battaglia Queen Mary che saltò in aria lasciando appena otto superstiti su un equipaggio di 1274 marinai.
Gli inglesi però erano ancora in otto contro cinque e Hipper si trovava in difficoltà: tuttavia doveva tener duro costi per permettere alla Hochseeflotte, lontana ancora una cinquantina di miglia (circa 90 km), di prendere in trappola Beatty. Per guadagnare tempo spedì all'attacco le siluranti di scorta: i caccia britannici contrattaccarono e ne nacque una mischia terribile, durante la quale furono affondate due siluranti per parte. Ma alle 16.43 Beatty richiamò tutte le sue navi ordinando la ritirata: un incrociatore leggero aveva avvistato la squadra tedesca. Con questa ritirata si concludeva la prima fase dalla battaglia, con i tedeschi che sembravano sul punto di cogliere una schiacciante vittoria.


Lo scontro principale

Ma Jellicoe stava per piombare da nord ovest sul campo di battaglia con le sue 24 corazzate. Queste unità navigavano ancora in una formazione compatta su sei colonne, assolutamente inadatta al combattimento. Jellicoe in quel momento infatti sapeva solo che il contatto era stato stabilito e non conoscendo né posizione né rotta né velocità del nemico non poteva decidere come schierare le sue navi. Alle 18.16, quasi d'istinto, prese la decisione che avrebbe risolto la battaglia, ordinando alle corazzate di schierarsi in linea di fila con rotta verso est.


Ma Beatty, che ormai era vicino al grosso della flotta, interpretò in modo rigido le disposizioni tattiche in vigore presso la Home Fleet e si intestardì a portarsi in testa alla flotta, passando tra le navi da battaglia tedesche e quelle inglesi: il risultato fu che le corazzate britanniche non poterono aprire il fuoco fin quando l'ultimo incrociatore da battaglia non fu transitato. Anche i tedeschi erano stati colti di sorpresa dall'arrivo della Home Fleet, ma riuscirono ancora a mettere a segno dei colpi: gli incrociatori da battaglia inglesi Defence e Invincible, colpiti in pieno, esplosero rispettivamente alle 18.20 e 18.23.

Ma a questo punto la flotta inglese aveva ormai completato il suo spiegamento, realizzando quella manovra che in linguaggio tecnico si chiama "taglio del T": le navi inglesi, passando in linea di fila davanti alle prua delle navi tedesche, potevano ora sparare con tutti i loro cannoni mentre i loro avversari potevano rispondere solo con le torri di prua.

Fu solo a questo punto che l'ammiraglio Scheer si rese conto di essere caduto nella trappola che aveva preparato per gli avversari e ordinò la ritirata. Alle 18.35 le sue unità ricevettero l'ordine di compiere una "virata a un tempo sulla dritta" (cioè, in sostanza, si girarono tutte insieme di 180°). La visibilità sul campo di battaglia era pessima: Jellicoe non si rese conto della manovra (che gli inglesi ritenevano impossibile da effettuare in battaglia) e i tedeschi riuscirono a sganciarsi verso sud ovest. Ma alle 18.55, forse temendo di venir tagliato fuori dalle sue basi, Scheer ordinò un'altra accostata a un tempo verso est, dritto nelle fauci della flotta inglese che gli "tagliarono il T" per la seconda volta. Furono gli incrociatori tedeschi a subire questo nuovo diluvio di fuoco, a distanza ravvicinatissima (circa 3000 metri, una distanza quasi da suicidio): ne uscirono molto malconci, ma nessuna nave affondò, a riprova dell'ottima qualità delle costruzioni tedesche. Alle 19.15, comprendendo di non poter insistere in quella direzione, Scheer ordinò un'altra ritirata, coperta da un attacco di siluranti. Fu il momento decisivo della battaglia: Jellicoe aveva la possibilità di scaricare tutta la potenza di fuoco della sua flotta sulle navi tedesche, già in trappola, ma si fermò un attimo prima di cogliere il successo completo. Infatti, quando gli inglesi avvistarono i 28 siluri lanciati contro di loro, per evitarli virarono dalla parte opposta a quella del nemico. Siccome i tedeschi avevano compiuto la stessa manovra nello stesso momento e senza che gli inglesi se ne fossero accorti, le flotte si allontanarono molto rapidamente, e gli inglesi persero di nuovo il contatto.


La battaglia notturna

Stava scendendo la sera: molte navi tedesche erano danneggiate, ma nessuna era affondata. Sul piano tattico quindi si profilava una brillante vittoria tedesca. Bisognava però riuscire a rientrare alle basi, anche se Jellicoe e Beatty erano tra i tedeschi e la costa, tagliando loro la ritirata. E la flotta tedesca ci riuscì. I dettagli di quella notte restano confusi, perché nessuno sapeva con precisione né la propria posizione né quella degli altri. Grossomodo, le due flotte si incrociarono verso mezzanotte formando una gigantesca X sul mare, mancandosi per una decina di km. Si susseguirono brevi e micidiali scontri, in cui i tedeschi persero la corazzata Pommern, l'incrociatore da battaglia Lützow e diverse unità minori, mentre riuscirono ad affondare l'incrociatore corazzato Black Prince e alcuni cacciatorpediniere. Il Warrior, un altro incrociatore corazzato inglese, affondò sulla via del rientro.


Raramente nella storia i risultati di una battaglia sono stati così controversi. Sul piano tattico, cioè dal punto di vista della condotta dello scontro, i tedeschi risultano certamente vincitori: combattendo in cinque contro otto inflissero perdite di gran lunga superiori, sia in navi che in uomini. Da un punto di vista strategico, cioè considerando le conseguenze della battaglia, i vincitori furono gli inglesi: Scheer non prese mai più il mare fino alla fine della guerra, e il compito di attaccare le navi inglesi venne affidato esclusivamente ai sommergibili.

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Diagrammatic study of the battle of Jutland  Testo del 1921 della Biblioteca del Congresso degli Sati Uniti. Presente sul sito Archive.org
 Mappe battaglia Jutalnd  Serie di mappe nonmolto convincenti sui  movimenti alla battaglia dello Jutland
 Indefatigable
 Battlecruiser Lyon  Analisi molto completa su Wikipedia di questo incrociatore da battaglia
 Animazione della  battaglia  Sito di non grande qualità

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