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Le 5 Giornate di Milano

I fatti

L’insurrezione di Milano contro gli Austriaci inizia un sabato, il 18 marzo 1848. Già da tempo la situazione era tesa per l’intensa crisi economica che attanagliava il Lombardo-Veneto, le rivolte spontanee che erano scoppiate nelle campagne, le dure repressioni che ne erano seguite. Dall’inizio dell’anno poi il clima si era fatto incandescente per le insurrezioni a Palermo prima, a Parigi e nel resto d’Europa poi. La goccia che fa traboccare il vaso è la notizia, giunta a Milano il 17 marzo, dell’insurrezione di Vienna e della fuga di Metternich, il potente e temuto cancelliere austriaco.

Immediatamente i democratici, che fanno riferimento a Cesare Correnti e Carlo Cattaneo, organizzano una manifestazione per il giorno successivo, appunto il 18 marzo. Il podestà cittadino, conte Gabrio Casati, viene coinvolto nella manifestazione che si spinge fino al palazzo del Governo, in via Monforte, oggi sede della Prefettura. Qui la situazione precipita: la folla occupa il palazzo e impone al vicegovernatore austriaco una serie di provvedimenti.

milano 1840

Milano nel 1840 (dettaglio della mappa di Woerl). Per una analisi della mappa cliccare qui.

Quando il feldmaresciallo Radetzky viene a saperlo, fa uscire i suoi 14.000 soldati dalle caserme (una delle quali, in Largo Gemelli, esiste ancora e funge da caserma della polizia) per occupare militarmente i punti strategici della città.

I combattimenti di svolgono in diversi punti della città: gli austriaci sono ostacolati dalle vie strette e tortuose della Milano d’allora, che impedivano di usare i cannoni. Un reparto di cacciatori tirolesi si stabilisce sul tetto del Duomo per sparare nelle vie circostanti. Per tutta la domenica si combatte per il centro, bloccato con barricate dagli insorti: il 20 Radetzky decide di chiudersi nel Castello Sforzesco e di attendere i rinforzi dall’esterno. Ma i rinforzi non gli giunsero mai: la rivolta si era diffusa anche nelle campagne e impediva alle altre truppe austriache di raggiungere Milano.

I combattimenti a Milano

Il 21 si combatte soprattutto in via Brera, dove si trova il Comando Generale austriaco, e nell’attigua via Monte di Pietà: alla fine della giornata tutto il centro è in mano agli insorti, e la situazione di Radetzky si fa di momento in momento più difficile. Le truppe sono a corto di viveri, anche se tengono tuttora la cerchia delle mura con le porte che mettono in collegamento la città con la campagna. E proprio le porte della città cercano di conquistare, il 22 marzo, le forze degli insorti, per stabilire un collegamento con la campagna circostante. I primi tentativi a porta Ticinese e porta Comasina falliscono. Alla fine gli sforzi si concentrano su porta Tosa (ora porta Vittoria) perché è la più lontana dal Castello Sforzesco e sembra perciò più facile da attaccare. In realtà Radetzky ha continuamente rinforzato il presidio che la protegge perché ha deciso di ritirarsi e sa che dovrà passare da lì. Per tutta la giornata del 22 si combatte accanitamente: la porta viene conquistata più volte da una parte e dall’altra, ma alla sera resta nelle mani dei milanesi. Radetzky getta la spugna: raduna tutti i suoi uomini al Castello e poi, marciando sui bastioni, esce dalla città per porta Romana, dirigendosi verso Lodi. Alle due del mattino il tricolore sventola sul Duomo.

Note alla pagina

Autore: Martino Sacchi

Data di pubblicazione: 15 settembre 2011

Battute: 3190

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