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L'inizio della crisi e la Petizione dei Diritti

Carlo I, che era salito al trono nel 1625 come successore di Giacomo I, aveva cercato di sostenere gli Ugonotti in Francia contro Richelieu, impegnandosi a difendere la città portuale ugonotta di La Rochelle, fallendo, ed aveva anche attaccato la Spagna.  Ma l'inghilterra non era abbastanza potente da poter affrontare le due guerre contemporaneamente e Carlo aveva subito due pesanti sconfitte erodendo sia il proprio prestigio sia quello della nazione.

[tab=L'ostilità del Parlamento}

Carlo I si vide negati dai tre Parlamenti convocati tra il 1625 e il 1629 i mezzi per condurre queste guerre e al contrario il 7 giugno 1628 fu posto di fronte a una Petizione dei diritti, presentata da alcuni rappresentatni del Parlamento.

Il documento, dopo aver citato la Magna Charta come precedente storico e legale, richiamava in vigore numerose limitazioni del potere regio, stabilendo i limiti dell'autorità del re d'Inghilterra, negandogli il diritto di tassare, di imprigionare, di punire o acquartierare i soldati senza i regolari procedimenti giudiziari.

Proposta da Edward Coke, uno dei più importanti giuristi del tempo,  e sostenuta da John Eliot, un influente membro del Parlamento, la Petizione fu duramente osteggiata da Carlo I, che non intendeva cedere su questioni concernenti le prerogative regie; tuttavia le difficoltà finanziarie legate alla guerra lo obbligarono a dare il suo assenso in cambio della approvazione di alcune tasse da parte del Parlamento.


Dopo appena un anno Carlo I rispose alla Petizione sciogliendo il parlamento, che venne riconvocato dal re solo undici anni più tardi. In quel periodo Carlo I governò con l'ausilio della Camera Stellata, che era un tribunale speciale, e di ministri da lui scelti (Strafford, Laud, Weston) violando tutte le concessioni fatte al popolo, riscuotendo imposte e imponendone di nuove arbitrariamente.

La crisi scozzese

Alla fine degli anni 30 l'arcivescovo di Canterbury William Laud, primate della chiesa anglicana e rigoroso sostenitore dell'identificazione fra stato e chiesa, convinse Carlo I a imporre la chiesa anglicana in Scozia, dove la riforma aveva assunto da decenni la forma calvinista.

Carlo sfidò quindi l'opinione pubblica scozzese promulgando i canoni del 1636 e ordinando nel 1637 l'uso del nuovo libro di preghiere preparato dai vescovi scozzesi. Gli scozzesi non accettarono questa pesante intrusione di Carlo: sottoscrissero le petizioni di protesta contro detto libro e nel febbraio 1638 fu redatto il covenant, un patto nazionale per resistere a tutte le innovazioni di culto, con il quale essi entravano in conflitto aperto con la corona. Di fronte a una tale sfida, nel 1640, dopo undici anni in cui non veniva riunito il parlamento, Carlo I convocò una nuova assemblea che prese il nome di "parlamento corto": esso avrebbe dovuto approvare le spese per la "guerra dei vescovi" in Scozia ma si rifiutò di adottare le misure necessarie e venne sciolto.

Nonostante ciò nello stesso anno Carlo decise di iniziare la guerra ma i covenanters (gli aderenti al covenant) si stanziarono in terra inglese con un grande esercito, il cui mantenimento costava al paese 850 sterline al giorno. Il re, visti anche i risultati disastrosi per le sue truppe, procedette a una nuova convocazione dei rappresentanti della nazione da cui nacque il "parlamento lungo" destinato a durare fino al 1653 e dominato dai puritani. Dal momento che Carlo si trovava in grande difficoltà, l'opposizione parlamentare riuscì a strappare numerose concessioni tra cui il Triennal Act del 15 febbraio 1641.


Questa situazione di tensione fu peggiorata dallo scoppio nell'Irlanda cattolica di una violenta rivolta nel novembre 1641. Fu organizzata in Ulster dagli irlandesi gaelici e dai vecchi inglesi di religione cattolica allo scopo di recuperare le terre precedentemente espropriate. Essi furono appoggiati dal Papa che ne lodava “il fervore e la costanza contro gli eretici”. La rivolta sfociò in episodi di violenza e brutalità nei confronti dei coloni inglesi. Il governo inglese riuscì a riprendere il controllo della situazione solo con una impegnativa operazione militare che fece registrare molti massacri di massa. Fu un episodio storicamente importante: per la prima volta gli irlandesi cattolici si erano sollevati in nome della causa cattolica. Si stava in tal modo delineando la divisione tra le due comunità professanti religioni diverse.

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