Get Adobe Flash player

Drake e l'attacco a Cadice

Una delle imprese più celebri di Francis Drake fu l'attacco alla flotta spagnola all'ancora nella baia di Cadice in attesa dell'attacco contro l'Inghilterra. Ecco il resoconto della missione offero dallo storico britannico Enrle Bredford

 

"Come nella precedente spedizione, la sua [di Francis Drake] nave ammiraglia fu l'Elizabeth Bonaventure e della sua forza navale fecero parte altri 3 galeoni. Erano il Golden Lion, di 550 t, con a bordo il vice ammiraglio, William Borough; il Dreadnought, di 400 t, comandato dal vecchio amico di Drake, Thomas Fenner; e infine il Rainbow, di 500 t, al comando di Henry Bellingham. Il Rainbow era una nave nuova di zecca essendo stata varata solo qualche mese prima. Il resto della flotta consisteva in un paio di scappavia, un piccolo galeone appartenente al lord ammiraglio, alcune navi corsare del West Country, 4 grossi mercantili della « Turkey Company », formidabili anche come navi da guerra, e un certo numero di bastimenti privati. In totale 23 navi con circa 2.000 uomini imbarcati.

Si trattava della più forte flotta che la regina avesse mai messo in mare e Drake era, sotto tutti gli aspetti, l'ammiraglio di Elisabetta. La sola potenziale fonte di discordia era la nomina di William Borough a vice ammiraglio. Questi era un veterano della Marina, ricopriva la carica di ispettore del naviglio ed era un eccellente teorico in questioni navali, ma apparteneva alla vecchia scuola. È possibile che gli fosse stato dato quest'incarico per controllare l'ammiraglio, ma purtroppo Drake, una volta in mare, non accettava altra regola che la propria.

La flotta salpò il 2 aprile 1587. Come al solito, Drake se ne andò con molta fretta, nel caso che la regina cambiasse idea, ma anche cosi fece appena in tempo a partire. Verso Plymouth già correva a spron battuto un messaggero con ordini che avrebbero limitato la sua libertà di movimento e gli avrebbero in pratica proibito di entrare in qualsiasi porto spagnolo. Drake era già partito ma dietro di lui fu subito mandato un veloce scappavia [imbarcazione a remi, snella e veloce, che si teneva a bordo delle navi militari e mercantili per uso degli ufficiali] con il messaggio.

Forse perché comandato da un figlio naturale di Hawkins [parente di Drake], lo scappavia, in un modo o nell'altro, non raggiunse mai l'ammiraglio. Sulla mancata consegna del messaggio a Drake, fu poi aperta un'inchiesta ma il comandante e gli ufficiali dell'imbarcazione si giustificarono sotto giuramento. Essi avevano, tuttavia, trovato il tempo di prendere un cospicuo premio di circa 5.000 sterline, e questo può essere considerato come attenuante alla loro inefficienza.


Dopo aver superato una tempesta al largo di Finisterre, Drake si imbattè in un mercantile fiammingo diretto in patria, dal quale apprese che a Cadice vi era un grande concentramento di navi spagnole. Drake non era mai stato in quel porto; sapeva soltanto che era difficile entrarvi. Una piccolezza di questo genere non poteva scoraggiarlo; così egli fece rotta diretta per il famoso porto spagnolo. Quando il suo vice ammiraglio William Borough mandò poi a chiedere quali fossero gli ordini, ricevette da Drake questa laconica risposta: « Seguite la nave ammiraglia! ».


Quest'ordine non fu per niente gradito da Borough, il quale era convinto che si dovesse fare tutto secondo le regole. Drake in effetti aveva tenuto una riunione degli altri comandanti ma, come osservò un contemporaneo, « sebbene ascoltasse di buon grado l'opinione degli altri, normalmente seguiva la propria ». Borough doveva in seguito lamentarsi che Drake non consultava mai né lui né i comandanti su alcuna questione; semplicemente li invitava a bordo della nave ammiraglia e li intratteneva. In conclusione, o si limitava a dire loro ciò che intendeva fare, oppure non diceva loro assolutamente nulla.


Verso il 19 aprile Drake fu al largo di Cadice con tutta la flotta. Nonostante il fatto che l'unico accesso sicuro per le navi da guerra fosse uno stretto canale sotto il tiro dei cannoni della città, egli approfittò di una brezza favorevole, alzò tutte le vele e manovrò per entrare in porto. Il suo vice ammiraglio era sbalordito. Secondo i libri di testo, portare una flotta di navi a vela in un porto ben difeso, in cui fossero certamente presenti delle galee a remi, era né più né meno che un suicidio. Non è difficile provare una certa comprensione per Borough; tuttavia Drake suppliva alla sua mancanza di cognizioni teoriche con l'esperienza, ed egli sapeva che le difese spagnole raramente erano temibili quanto si riteneva che fossero. Egli sapeva anche che in guerra la sorpresa era l'essenza del successo e che gli spagnoli normalmente si demoralizzavano per un attacco a capofitto se spinto a fondo con slancio e vigore.

 

mappa cadice

La rada di Cadice in una carta nautica del 1760


La vista che si offrì ai suoi occhi quando la nave ammiraglia doppiò il promontorio nord si sarebbe dimostrata un irresistibile richiamo anche per uno di gran lunga più prudente di Drake. Il porto esterno era gremito di almeno una sessantina di grandi navi che stavano preparandosi all'« impresa d'Inghilterra ». Esse erano davanti a lui come un gregge di grasse pecore; alcune erano impegnate a caricare o a scaricare, altre erano in attesa dei cannoni dall'Italia, altre ancora erano senza gli alberi nella scassa o con i pennoni ammainati.

Ciò che deve aver fatto inorridire William Borough fu il vedere le galee già in porto, pronte per la protezione dei mercantili. Quanto Drake stava facendo, secondo le teorie del tempo, era davvero temerario: era come se il comandante di una nave da battaglia, durante l'ultima guerra, fosse entrato in un porto nemico nel quale vi fosse stato un certo numero di motosiluranti. La galea a remi aveva una reputazione formidabile, specialmente quando fosse in condizione di essere manovrata rapidamente contro una nave che dipendeva completamente dal vento. Ma Drake odiava le reputazioni tassative e doveva ancora una volta dimostrare che il suo parere era più valido di quello dei teorici.


Subito due galee diressero verso la nave ammiraglia con l'intenzione di portare il loro armamento principale, i pezzi cacciatori di prora, a impegnarla in combattimento. Drake rispose con uria bordata, e il maggior peso dei suoi proiettili, nonché la più lunga gittata dei cannoni inglesi, fecero effetto. Colpite ripetutamente, le galee invertirono la rotta e fuggirono. Su dieci che erano inizialmente venute avanti baldanzose, fidando nel fatto che gli inglesi avrebbero commesso ogni possibile errore, due andarono a rifugiarsi nel porto interno, una fu portata ad arenarsi per salvarla dall'affondamento e le altre si ritirarono dietro uno scoglio dove erano protette dai cannoni del castello. Per Drake esse, dietro lo scoglio, erano fuori combattimento come se fossero state affondate. Tutto il naviglio inerme di Cadice era ora in mano sua. Gli inglesi erano come lupi tra le pecore e si dettero a saccheggiare, incendiare e affondare. Prima di sera le navi di Filippo II a Cadice erano state tutte distrutte o rese inutilizzabili, ad eccezione di quelle nel porto interno.


Drake ordinò al grosso della flotta di ancorarsi fuori della portata delle batterie costiere, mentre lui e altri tre galeoni reali ne avrebbero coperto il fianco contro qualsiasi ulteriore attacco da parte delle galee. William Borough fremeva perché voleva andarsene. Contro tutte le regole di guerra, gli inglesi avevano già raggiunto i loro principali obiettivi, ed egli era sicuro che, se il vento fosse caduto sarebbero rimasti intrappolati a Cadice, alla mercé delle galee e dei cannoni della città. Egli si aspettava senza dubbio che all'alba Drake avrebbe ordinato alla flotta di levare l'ancora e di prendere il mare. Niente di tutto questo: alle prime luci il vice ammiraglio vide con sorpresa il suo superiore dirigere verso il porto interno, dove due galee coprivano il naviglio mercantile ivi ancorato. Drake aveva visto, nella selva di alberi e pennoni, un enorme mercantile appartenente nientemento che al marchese di Santa Cruz, comandante dell'« impresa d'Inghilterra ». Per Drake, la spedizione era stata un grande successo dal punto di vista navale, ma l'ammiraglio era deciso a soddisfare tutti gli investitori nella spedizione, compreso se stesso. Ciò che occorreva era una preda particolarmente ricca.


Drake non aveva alcuna intenzione di entrare con la nave ammiraglia nelle acque ristrette del porto interno, e perciò organizzò rapidamente una flottiglia di piccole imbarcazioni, alla testa delle quali piombò dentro e catturò il gigante di 1.500 t appartenente al marchese di Santa Cruz. Il porto interno fu teatro della stessa scena svoltasi la sera prima in quello esterno: i marinai inglesi, balzando a gruppi dalle imbarcazioni, presero a saccheggiare, depredare & incendiare una dopo l'altra le navi allineate all'ormeggio. Nel frattempo Borough si era fatto portare con una lancia a remi sulla nave ammiraglia, dove aveva scoperto con raccapriccio che l'ammiraglio non era a bordo, ma si trovava da qualche parte nel porto interno. Non si può non provare compatimento per lui, venutosi a trovare in una situazione davvero imbarazzante, non avendo ricevuto alcun ordine, all'infuori forse di quello tacito di agire d'iniziativa.


Ritornato alla sua unità, il Golden Lion, che ormai si trovava sotto il forte tiro delle batterie costiere, il vice ammiraglio cominciò a farla tonneggiare verso l'imboccatura del porto. Nel frattempo accadde quanto sin dall'inizio egli aveva temuto: il vento calò. Per dodici ore la nave di Drake restò in panna al centro del porto di Cadice, in una situazione nella quale in teoria sarebbe dovuta diventare facile preda per le galee; ma come prima, la gittata, la precisione e la potenza del fuoco inglese tennero a bada il nemico. Le galee cercarono ripetutamente, con grande coraggio, di attaccare VElizabeth Bonaventure, ma furono sempre respinte.
In tutto, Drake stette a Cadice 36 ore. A parte il prezioso bottino, la flotta aveva potuto rifornirsi completamente di viveri e di altre provviste; migliaia di tonnellate di naviglio nemico erano state distrutte, 6 mercantili carichi di provviste erano stati catturati e una gran quantità di materiali destinati all'« impresa d'Inghilterra » era andata in rovina. Poco dopo la mezzanotte del 20 aprile la brezza cominciò a soffiare dolcemente verso terra: alle due del mattino del 21 aprile Drake era in mare e si ricongiungeva alle altre navi.
Questo famoso episodio, di cui l'ammiraglio disse che aveva « bruciacchiato la barba del re di Spagna », ebbe ripercussioni durevoli in Europa, non tanto per la quantità di naviglio distrutto, che pur considerevole non era tale da pregiudicare la sopravvivenza della Marina di Filippo II, ma per il duro colpo inflitto al prestigio spagnolo dal semplice fatto che Drake era riuscito a compiere una simile impresa. Filippo incontrò maggiori difficoltà a procurarsi denaro, e i grandi banchieri maggiorarono i tassi d'interesse. A parte ciò, il morale degli ufficiali spagnoli era scosso, essendosi vista la tanto decantata galea recedere di fronte a navi a vela, e in condizioni ritenute ideali per un'unità a remi. Ma, sopra ogni cosa, fu l'audacia dell'inglese, unita alla sua spavalda sicurezza, che diffuse un fremito di apprensione in tutto l'impero spagnolo."

 

 

Questo sito fa uso di cookies di terze parti (Google e Histats) oltre che di cookies tecnici necessari al funzionamento del sito . Per proseguire la navigazione accettate esplicitamente l'uso dei cookies cliccando su "Avanti". Per avere maggiori informazioni (tra cui l'elenco dei cookies) cliccate su "Informazioni"