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Appunti per una ricognizione storico-storiografica dell'epoca moderna

 Dal punto di vista cronologico l'epoca moderna propriamente detta va dal XVI secolo XVIII incluso. I secoli XIV e XV rappresentano tuttavia la fase preparatoria di tale età e, in ordine a tale periodizzazione, il consenso della storiografia contemporanea è oggi quasi unanime.

 

Sul piano analitico-fattuale l'inizio dei periodo moderno viene individuato con la conquista di Costantinopoli da parte dei Turchi e la conseguente fine dei resti dell'Impero romano d'oriente, e con la pace di Augusta e la conseguente divisione dell'Europa in stati cattolici e luterani.

Punto d'arrivo dell'evo moderno è il 1789 con la Rivoluzione francese, comportante, nelìa sua fase giuridica, l'abolizione dei privilegi feudali e la conseguente Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino (agosto 1789).

Tale periodizzazione ha una sequenza cronologica che, per quanto riguarda il suo inizio, fu scandita dai seguenti eventi determinanti a medio termine il tramonto del tempo medievale e il sorgere di un'epoca nuova e diversa sia rispetto ai Medioevo, sia rispetto alla successiva epoca contemporanea: il Giubileo del 1300, la peste dello stesso secolo, il Concilio di Costanza (1414-18), la caduta di Costantinopoli (1453), la nascita della «Galassia Gutemberg», la rivoluzione culturale dell'Umanesimo-Rinascimento, le scoperte geografiche e astronomiche e la conseguente rivoluzione cosmografica e cosmologica, la rivoluzione luterana del 1 novembre 1517 (probabile data dell'affissione delle famose 95 tesi sui portali della cattedrale di Wittemberg). Ora, l'epoca moderna a livello delle sue fondamentali strutture, dei suoi eventi e delle sue congiunture, può così caratterizzarsi in breve nel modo seguente.

 

Struttura temporale

Si attua una transizione graduale ma certa da una concezione liturgica e sacrale del tempo a una sua concezione tendenzialmente secolare e profana.
Infatti il tempo medievale era visto e vissuto come dono di Dio all'uomo, affinché questi potesse incontrarlo nella chiesa, celebrarlo nei giorni e nelle opere a-lui dedicati, costruire una città terrena in grado di riflettere, almeno per frammenti e simbolicamente, l'armonia cosmica e storica della Gerusalemme celeste. Questo, nell'attesa, colma di intelligente e operosa speranza, dell'avvento definitivo del Regno di Dio: «la vita del mondo che verrà».
Da questo punto di vista la teologia della storia medievale, da Agostino a Tommaso,appare quale svolgimento storico e teologico del contenuto dogmatico e della forma
estetica del Simbolo niceno costantinopolitano che la comunità e società cristiana conoscono come il Credo del popolo di Dio.

II tempo moderno è un tempo invece visto e vissuto tendenzialmente come unica ed esclusiva avventura umana, nella quale l'uomo si concepisce come il solo artefice e
protagonista della propria fortuna e del proprio destino; come osserva Von Balthasar «il tempo dell'epoca moderna è il tempo di un uomo che si affida al mitico sogno prometeico-faustiano di un'assoluta indipendenza».


Nella prospettiva moderna, infatti, il destino individuale e sociale è sempre più affidato alla sola capacità dell'uomo di piegare la natura e la storia, la realtà intera, al proprio progetto di dominio, di capacità di imporsi, di essere quisque faber suae fortunae, ciascun artefice del proprio destino; in esso l'uomo manifesta la sua dignità umana-divina prima, almeno nell'alba incompiuta del Rinascimento - e solo umana, poi, in quanto microcosmo supposto capace di spiegare, comprendere e dominare il macrocosmo.


Nello spirito dell'Umanesimo e soprattutto del Rinascimento, Dio è sempre di più concepito, vissuto e sentito come realtà estranea e lontana dall'esperienza concreta dell'uomo, ridotto a meta finale del processo storico-naturale e dove tuttavia non ha parte attiva: Dio, per così dire, sta alfa fine della vita dell'uomo e con essa interagisce sempre meno, non essendone più il fine, ma soltanto ... la fine!
Così la dimensione religiosa è proiettata tutta nell'al di là e Dio e mondo, uomo e natura, vengono posti in una separazione assoluta che la cultura moderna a torto interpreta come trascendenza: Dio è fuori dal mondo, di la di natura e storia, «Dio è il totalmente altro» (Martin Lutero).

Ci si scorda così della decisiva osservazione di Agostino, secondo il quale proprio in quanto Dio è creatore, secondo la tradizione ebraica-cristiana, Egli è colui che, in modo assolutamente «attuale» e «intemporale», dà l'essere a tutto quanto esiste. Ed esiste in quanto l'atto creaturale per eccellenza è un vero e proprio ex-sistere, cioè un provenire dall'Essere in forza di nessun'altra causa che la libera e gratuita potenza creatrice dell'Esse quod est Subsistens essere che è il sussistente.
Natura e storia in quanto amati e conosciuti da Dio, nascono, vivono, si sviluppano e muoiono secondo i suoi previdenti e provvidenti disegni.

Non a caso J. Danielou osserva che fa Bibbia è l'unico testo di religione rivelata che non sia di dottrina ma di storia, poiché il Dio biblico cristiano non disdegna di farsi uomo coinvolgendosi radicalmente nella storia di ciascuno e di tutti: è infatti un Dio della storia degli uomini in «carne» ed «ossa» nella loro universale singolarità.

Struttura spaziale

La scoperta di nuovi mondi genera una cosmografia e una cosmologia comportanti il passaggio da un universo chiuso, definito spazio-temporalmente nella sua ordinata armonicità cosmico-ontologica, quale l'universo medievale (mondo scientificamente del pressapoco), a un universo aperto e indefinito spazio-temporalmente, nella sua apparente disordinata esoticità quale l'universo moderno della «precisione».


Un universo, il moderno, nel quale l'uomo si sente «gettato», spaesato, disorientato, finendo per smarrire, di fronte all'indefinita estensione degli spazi che gli si aprono innanzi il disegno di sé e della realtà che all'uomo medievale era invece apparsa prossima e persino familiare: come vediamo ad esempio nella celebrazione della natura nel Cantico delle creature di san Francesco d'Assisi, nella pur problematicissima Summa dell' Aquinate e nella Divina Commedia dove è naturale che cieli e terra narrino la gloria di Dio.


Segno e simbolo più evidente di tale nuova situazione e sensibilità, poi, si possono rintracciare nelle arti figurative e plastiche di Leonardo e Michelangelo, sino alla grande estetica e poetica barocche, E lì si trova pure, nel genio forse più grande per !a sua muitiforrnìtà che l'età moderna annoveri, oltre Galileo, Newton, Leibniz: ossia Pascal, che, a questo proposito osserva: «Quanti regni ci ignorano! Il silenzio di quegli spazi infiniti ci sgomenta».
Sempre in Pascal è rinvenibile la tematica della contingenza, finitezza, convertibilità nel nulla della realtà creata nell'antropologia in tensione dialettica con la cosmologia. Uomo e natura appaiono in prospettiva moderna non solo fisica, ma anche soprattutto metafisica in rapporto di strutturale squilibrio.


Struttura economica

L'evento storico che causa il mutamento fondamentale dell'economia moderna è la rivoluzione dei prezzi seguita alla scoperta dei nuovi mondi e delle loro inattese risorse.
L'effetto di tale rivoluzione nel modo di formazione dei prezzi e dei valori delle merci, a partire dalla fine del XVI secolo e dall'inizio del XVII è la nascita del mercato moderno, la cui anima è il sistema capitalistico.
Ora la forma di commercio e di formazione dei prezzi del mercato capitalistico fu un vero inedito storico in quanto in essa il denaro diviene tecnicamente valore assoluto. Non a caso nasce il moderno mercato monetario insieme alle borse valori.

«Per la prima volta nella storia del mondo - osserva Péguy - il denaro è solo davanti a Dio. Ha raccolto in sé tutto quanto vi era di velenoso nel temporale, e adesso è fatta. Per non si sa quale spaventevole avventura, per non si sa quale aberrazione di meccanismo, per uno svisamento, per un disordine, per un mostruoso impazzimento della meccanica, quello che doveva servire solo allo scambio ha completamente invaso il valore da scambiare. Non bisogna dunque dire solo che nel mondo moderno la scala dei valori è stata capovolta. Bisogna dire che è stata annientata dacché l'apparato di misura di scambio e di valutazione ha invaso tutto il valore che esso doveva servire a misurare, a scambiare, valutare, lo strumento è diventato la materia, l'oggetto e il modo». Nel medesimo spirito Marx nei Manoscritti economico filosofici del 1844 osserva che:

«Siccome il denaro si scambia non con una determinata qualità, né con una cosa determinata, né con alcuna delle forze essenziali dell'uomo, ma con l'intero mondo oggettivo umano e naturale, esso, considerato dal punto di vista del suo possessore scambia le caratteristiche e gli oggetti gli uni con gli altri, anche se si contraddicono a vicenda. È la fusione delle cose impossibili, esso costringe gli oggetti contraddittori a baciarsi...lo sono brutto ma posso comprarmi la donna più bella. E quindi non sono brutto perché l'effetto della bruttezza, la sua forza repulsiva è annullata dal denaro, lo, considerato come individuo sono storpio, ma il denaro mi procura 24 gambe, quindi non sono storpio. io sono un uomo malvagio, disonesto, senza scrupoli, stupido, ma il denaro è onorato e quindi anche il suo possessore. Il denaro è il bene supremo e quindi possederne è bene; il denaro inoltre mi toglie la pena di esser disonesto e quindi si presume che io sia onesto. So sono uno stupido, ma il denaro è la vera intelligenza di tutte le cose, e allora come potrebbe essere stupido chi lo possiede; costui poi potrà sempre comprarsi le persone intelligenti e chi ha potere sulle persone intelligenti, non è più intelligente delle persone intelligenti? lo che con ìl denaro posso procurarmi tutto ciò cui il cuore umano aspira, non possiedo forse tutte le facoltà umane? Forse che il mio denaro non trasforma tutte le mie deficienze nel loro contrario?

Marx parte nel suo studio del fenomeno capitalismo dai risultati cui erano giunti gli economisti inglesi: Adam Smith, Ricardo, Maltus e David Hume. Costoro hanno fondato nell'epoca moderna l'economia in generale e l'economia politica in particolare come scienze, svolgendo nei toro confronti un lavoro analogo a quello compiuto da Galileo, Cartesio, Pascal, Newton, Leibniz per la matematica e la fisica moderna.

L'incontro tra sistema capitalistico e sviluppo delle scienze naturali e delle tecniche di dominio e di trasformazione della natura avvenuto durante 600/700/800 produrrà la rivoluzione industriale che provocherà un mutamento nei rapporto uomo ambiente paragonabile solo alla rivoluzione dell'era neolitica quando fu scoperta l'agricoltura e nacquero i primi centri urbani, e forse paragonabile all'attuale rivoluzione informatica della società «tecnotronica» alla quale stiamo assistendo tra meraviglia, stupore, non senza angosce crescenti.


La rivoluzione industriale inoltre produrrà un'organizzazione e una divisione dei lavoro che ha caratterizzato nel bene come nel male gran parte della struttura produttiva moderna.

{tb=Struttura sociale}

La struttura sociale moderna è caratterizzata dall'ascesa rapida e travolgente di una nuova classe, la borghesia artigianale, commerciale e finanziaria, a scapito dei tradizionali ordini feudali e aristocratici, !a nobiltà, il clero, i grandi proprietari terrieri da una parte e, dall'altra a scapito della gran massa dei contadini, la parte più cospicua del popolo, le cui condizioni, nell'età moderna, peggiorano in modo catastrofico, anche se paragonate a quelle dei servi della gleba.

Su questo argomento disponiamo oggi, per merito delle scuole storiografiche anglosassoni e francesi di ampie verifiche statistiche, vere banche di dati storici, di tipo sia econometrico, sia sociometrico, che attestano il continuo peggioramento di condizioni del mondo contadino nel XVI e XVIII secolo e la lieve inversione di tendenza registrabile durante il XVIII secolo, negli stati governati dai regimi del così detto assolutismo illuminato e riformistico: l'Austria degli Asburgo, la Prussia degli Hohenzollern, l'Inghilterra degli Hannover, la Russia dei Romanov, e in Italia la Lombardia e la Toscana, pure queste direttamente o indirettamente asburgiche.

 

Struttura giuridica

La struttura giuridica moderna si caratterizza al suo sorgere per la crisi dei pluralismo medioevale, sia delle fonti che delle istituzioni.
li diritto consuetudinario, giurisprudenziale, scientifico, vengono infatti come risucchiati dal diritto positivo che fa ia parte sia della volpe che del leone, fondandosi sulla forza e sul beneplacito del principe sovrano rispetto al popolo-suddito.
Ne viene che ha vigore di legge non ciò che è giusto in sé, dal punto di vista morale, e cioè della giustizia in sé e per sé considerata nelle consuetudini e nell'equanimità di giudizio delle corti di giustizia, ma ha valore e forza di legge: "Quod principi placuit, legis habet vigorem, qua re, princeps a legibus solutus est", cioè ciò che piacque al principe ha vigore di legge per cui il principe dalle leggi è sciolto.
Il principe è dunque es-leges, non sottoposto alla legge in quanto la legge coincide con la sua volontà.

Le leggi risultano, così, fondate sulla pura forza, indipendentemente dalla loro giustezza ed equità o iniquità, e sono al servizio di un unica ragione: la ragion di Stato.
Questa la linea di tendenza che si impone sul piano storico giuridico in Europa a partire dall'involuzione autoritaria che, a cavallo tra '300 e '400, trasforma i Comuni italiani, prima in Signorie e poi in Principati, secondo un modello ben presto diffusosi quale paradigma giuridico e politico degli stati nazionali assoluti, cui si deve il volto demoniaco del potere per usare la bella immagine di G. Bitter, indicativa della così detta scienza politica moderna di stampo guicciardiniano-macchiaveìlico, prima, e hobbesiano poi.
È interessante notare con N. Sabbio che il movimento liberale d'opposizione all'assolutismo, si basa su un'esperienza religiosa, il Calvinismo, e su un modello di diritto e di democrazia di tipo medioevale e comunale che riconduce la fonte del diritto e della legge alla giustizia come derivante da: tradizione, senso comune, esperienza giurisprudenziale, diritto naturale o razionale.

In sintesi, il diritto viene ricondotto dal movimento liberale ai suoi fondamenti etici, sociali e politici in senso autenticamente filosofico: esperienziale e sapienziale.
Questo vale per la Gloriosa Rivoluzione Inglese (1603-1689) come per la Rivoluzione Americana (1773-1776) mentre vale molto meno, anzi quasi per niente, per la Rivoluzione Francese (1789-1815).


La differenza tra i suddetti movimenti rivoluzionari sta nella matrice religiosa, filosofica, antiperfettista e individualista del liberalismo anglosassone, profondamente diversa dalla matrice radicalmente laicista, perfettista, statalista della Rivoluzione Francese.


Basta confrontare per questo, sul piano della filosofia politica, il pensiero di Locke con quello di Rousseau e sul piano dell'attuazione giuridica e politica la Petition of Rights, l'Habeas Corpus Act, il Bill of Rights e, soprattutto, la Carta di Jefferson e la Costituzione degli Stati Uniti d'America, con la Dichiarazione dei Diritti dell'uomo e del cittadino e le sucessive carte costituzionali francesi, fino allo sbocco autoritario e imperialistico di Napoleone.

Struttura politica

Qui si ha, in conseguenza di quanto detto sopra, la prevalenza assoluta dello Stato sulla società e sulla chiesa, secondo le seguenti due forme:


a) la forma assolutista sorta ed affermatasi ne! corso del periodo che va dal XV al XVII secolo, la cui formula è: "tutto per lo Stato, nulla se non mediante lo Stato";
b) la forma paternalistica, o dell'assolutismo illuminato, sorta ed affermatasi come processo di razionalizzazione politica ed amministrativa nel 1700, per la quale: "tutto sia per il popolo minorenne, e nulla mediante il popolo minorenne; tutto sia mediante il sovrano maggiorenne".

Processo di razionalizzazione politica questa de! buon governo dei sovrani illuminati che da vita nell'Europa continentale all'epoca delle codificazioni giuridiche. Occorre a! riguardo far qui una importante distinzione: mentre per l'Europa continentale i secoli XV-XVI-XVll sono il periodo dello Stato assoluto culminante nella Francia di Luigi XIV, come già sopra accennato, nello stesso tempo in Inghilterra si registra una netta inversione di tendenza che, a partire dala Petition of Rights (1628), dopo varie, drammatiche e anche tragiche fasi sfociate nella dittatura clericale, intollerante e sanguinaria di Cromwell, dopo quasi un secolo di cruente lotte, perviene nel 1689 al Bill of Rights inaugurante una monarchia non più assoluta, ma costituzionale e parlamentare con la istituzione dei due rami del Parlamento - Lords e Comuni - e la ratifica dei due raggruppamenti tradizionali fino all'avvento del Labour Party alla fine dell'800: i Tories, o conservatori e gli Whigs, o liberali e con la divisione dei poteri in legislativo, esecutivo e giudiziario che tanto piacerà a Montesquieu e agli Anglisti, purtroppo minoritari e sconfitti nella Rivoluzione francese.

Struttura culturale

Durante l'epoca moderna a livello culturale si ha quel fenomeno di autonomizzazione dei vari campi dei sapere che, avviato dal pensiero aristotelico-tomista, continuato dalia corrente umanistica-rinascimentale e da essa radicalizzato come esigenza di indipendenza, abbiamo visto caratterizzare tendenzialmente anche gli altri livelli delle strutture storiche moderne.


In particolare assistiamo a un processo verso l'autonomia, prima, e l'indipendenza poi, da parte delle scienze particolari, sia naturali che umane, come la fisica, l'astronomia, la cosmologia, il diritto, la storia e I'economia, nei confronti della filosofia e della teologia. Fatto questo, in sé positivo, perché consente l'individuazione sia logica-teorica, sia ernpirica-sperimentaie, e tecnica, dei criteri rigorosi e oggettivi che presiedono all'analisi razionale delle varie realtà particolari, capaci di spiegarne efficacemente, la struttura genetica-materiale e la funzione comportamentale.


Spiegazione in grado, poi, mediante il dominio scientifico/tecnico della realtà, di servire all'edificazione della sovranità dell'uomo, su tutte le altre cose create e di rispondere ai suoi bisogni fondamentali di sicurezza e benessere.


Si noti che, come osserva S. Cotta {.,.}, la sovranità dell'uomo sul complesso del creato, non solo non contraddice in linea di principio l'immagine religiosa della natura e dell'uomo stesso, anzi è totalmente fedele, al comando biblico dato all'uomo di andare e soggiogare la terra, di prendere possesso dei mondo instaurando con questo, un rapporto di signoria analogo a quello che Dio intrattiene con il creato tutto, uomo compreso.
Analogia che una volta ancora conferma l'uomo come microcosmo e 'medio' proporzionale fra Dio e il mondo.
Proprio da qui si giustifica il fatto, storicamente incontestabile, che la scienza moderna è nata in ambiente storico e culturale impregnato di cristianità, ed è stata infatti soprattutto opera di Cristiani, quali sostanzialmente furono, Copernico, Keplero, Galileo, Linneo, Cartesio, Pascal, Leibnitz, Huygens, Spallanzani, Pasteur, Volta, Mendel.... Almeno da questo punto di vista la presunta opposizione posta dall'Illuminismo tra fede e scienza risulta fuori strada.


Il problema dunque del rapporto uomo-resto del mondo non si porrà a livello della legittima sovranità umana, anche se si tratta pur sempre di una sovranità limitata, o di un re decaduto, come ci ricorda Pascal ma semmai a livello di una illegittima tirannia, di una infondata pretesa di assoluta indipendenza dell'uomo: un problema, dunque, di carattere squisitamente filosofico e teologico.
Sottolineato il valore indiscutibile delle nuove acquisizioni, scoperte e conquiste storiche e culturali moderne, quali gli apporti di scienza e tecnica, occorre tuttavia individuarne anche il limite.
Essi confluiscono in pratica tutti nell'assolutizzazione del sapere razionale, analitico, scientifico, soprattutto di quello matematico e fisico, impostosi come unica esclusiva
forma di sapere, unico rapporto rigoroso oggettivo, conoscitivo, sensato e significativo che l'uomo possa e debba avere con la realtà.
Come sovente accade, il limite di tale posizione, non sta tanto in ciò che essa afferma - il valore delle scienze particolari che studiano i vari aspetti dei reale, iuxta sua propria principia, relativamente ai suoi propri principi, e il valore della matematica e della fisica quaii metodi esemplari, quanto a rigore e oggettività, per una conoscenza adeguata, efficace ed effettiva di un determinato aspetto della realtà - quanto piuttosto in ciò che essa nega: l'esistenza la funzione, il senso, il significato e il valore di altri metodi di adeguazione intellettuale alla realtà esistente che usino modelli diversi dal paradigma matematico fisico perché si occupano di oggetti e soggetti diversi da quelli matematici e fisici.
L'errore consiste, insomma, in un deficit di realismo per cui, se è vero che non esiste alcun oggetto privo di soggetto è altrettanto vero che è sempre l'oggetto ad imporre al soggetto il metodo della sua conoscenza: si parla infatti di «logica specifica» dell'«oggetto specifico».
Tale scelta di assoluto privilegio della conoscenza scientifica di tipo prevalentemente matematico-fisico nel rapporto uomo-realtà, ha le sue radici nella cultura moderna: modo di vivere e di pensare, di concepire e trattare la realtà elaborato dall'aristocrazia culturale cinque-seicentesca e diffusosi poi capillarmente nella mentalità comune per opera dell'Illuminismo prima, e del Positivismo poi; entrambi espressioni ideologiche di due fasi specifiche dello sviluppo scientifico, tecnico, industriale, sociale, avente nella borghesia, ossia nel ceto commerciale e industriale, il suo vettore specifico.

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