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La politica fiorentina ai tempi di Dante

Indice dell'articolo


Quasi nello stesso periodo a Pistoia si era aperta un'aspra lotta all'interno dei guelfi, che si erano divisi in Bianchi e Neri: poiché i Cerchi fiorentini si schierarono con i Bianchi e i Donati con i Neri, questi ultimi nomi (Bianchi e Neri) passarono a individuare le due opposte fazioni (rispettivamente Cerchi e dei Donati) anche a Firenze.

Il nuovo papa Bonifacio VIII si schierò sempre più apertamente con la fazione dei Neri (i Donati, al cui capo c'era Corso Donati) contro i Bianchi.
Nell'aprile 1300 Bonifacio VIII cercò di intromettersi nella giustizia fiorentina per evitare che alcuni appartenenti alla fazione dei Neri fossero condannati: il comune di Firenze rifiutò di cedere, ma poi si sforzò di ingraziarsi il papa spingendo gli altri comuni toscani a fornire contingenti militari per un impresa che Bonifacio stava conducendo nella regione. Dante, che in questo periodo era priore, fu inviato in ambasciata a San Giminiano.

L'arrivo del francese Carlo di Valois, fratello del re Filippo il Bello, in Italia nel 1301 (ufficialmente con lo scopo di riconquistare l'Italia meridionale per il papa) venne percepito subito come una minaccia contro Firenze.
Tuttavia il Comune seguì una politica contraddittoria e finì per accettare l'ingresso di Carlo di Valois in città nel 1301 come "paciario" nominato dal papa. Valois ottiene dal popolo fiorentino i pieni poteri per rappacificare la città, ma in realtà fa entrare a Firenze i rappresentanti dell'ala estremista dei Donati (tra cui Corso), che per cinque giorni impazzano in città a danno dei Bianchi senza essere fermati.
Il Valois nominò podestà Cante de' Gabrielli, che condannò all'esilio molti esponenti dei Bianchi, tra cui lo stesso Dante, condannato nel gennaio 1302.

Dante allora si unì ai fuorisciti Bianchi, i quali a loro volta avevano cercato appoggio presso le superstiti forze ghibelline: in questo modo però avevano perso il sostegno popolare. Tra i 1302 e il 1303 si formò in questo modo una vasta coalizione antifiorentina (che ormai era completamente Nera) che comprendeva Pistoia, Forlì, Faenza, Imola, Cesena, Ravenna. Tuttavia la posizione di Firenze non risultò in pericolo per questa pressione, mentre il tentativo di un gruppo di fuoriusciti Bianchi insieme a ghibellini di Arezzo e di Romagna di penetrare di sopresa nella città il 20 luglio 1204 fallì. Nel 1206 cadde anche l'ultimo baluardo Bianco, Pistoia.

Negli anni successivi ci fu una serie di episodi poco decisivi, di cui il più importante fu la vittoria dei fiorentini contro gli aretini (tradizionalmente ghibellini) alleati con i Bianchi fiorentini alla battaglia di Cortona.
In realtà l'unico fattore che avrebbe potuto cambiare le sorti sarebbe stato un altro intervento esterno: la discesa in Italia del re dei romani Enrico (o Arrigo) VII di Lussemburgo.


 

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