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La politica fiorentina ai tempi di Dante

Indice dell'articolo

 

L'evento politico militare nella storia toscana, attorno alla seconda metà del Duecento, fu la battaglia di  Montaperti (1260) che si concluse con la vittoria dei ghibellini guidati da Siena contro i guelfi capeggiati da Firenze .

Firenze a causa della sconfitta perse l'egemonia in Toscana e addirittura rischiò la distruzione: tuttavia, grazie alle sue risorse, si riprese rapidamente rafforzando nella lotta con Siena la propria identità guelfa filopapale, soprattutto a livello popolare. Molte famiglie magnatizie guelfe dovettero però prendere la via dell'esilio.

Il papa Urbano IV, per reagire alla vittoria ghibellina, chiamò in Italia il conte di Provenza, Carlo d'Angiò e fratello del re di Francia, nominandolo re di Sicilia. Carlo d'Angiò scese così in Italia e sconfisse il candidato imperiale Manfredi a Benevento (26 febbraio 1266; lo stesso Manfredi rimase ucciso); l'ultimo tentativo di riscossa ghibellino, con la discesa del giovanissimo Corradino di Svevia, termina con la sua sconfitta a Tagliacozzo (24 agosto 1268).

A Firenze a questo punto si scontrarono due progetti politici: il papa Clemente IV voleva imporre un governo paritario guelfo-ghibellino; le classi popolari e magnatizie invece aspiravano a un governo esclusivamente guelfo, e si appoggiarono a Carlo d'Angiò per ottenerlo, nominandolo podestà per la durata eccezionale di sette anni.

Col 1270 la Toscana diventò definitivamente guelfa, con la resa di Pisa, ultima roccaforte ghibellina. Tuttavia le tensioni tra guelfi e ghibellini continuarono per altri vent'anni con tutta una serie di episodi minori (cacciati dei guelfi pisani capeggiati tra l'altro da Ugolino della Gherardesca nel luglio 1274) o maggiori (battaglia di Campaldino dell'11 giugno 1289 tra Firenze guelfa e Arezzo ghibellina).
Nel 1293 la tensione interna a Firenze tra i gruppi magnatizi e le classi borghesi sfociò nella riforma detta degli Ordinamenti di Giustizia (ispirati da Giano della Bella), che toglieva tra l'altro i diritti politici a una lunga serie di famiglie magnatizie che con questo venivano formalmente escluse dalla vita politica. Gli Alighieri non erano compresi in questo elenco, vista la loro scarsa importanza, e quindi Dante potè essere eletto nei consigli della città.

Nel 1295 venne approvata una modifica agli Ordinamenti di giustizia di Giano della Bella, in base alla quale anche i nobili potevano accedere alle cariche pubbliche purché iscritti a una corporazione. Dante si iscrisse a quella dei medici e degli speziali e nello stesso anno fece il suo ingresso in politica, dapprima nel Consiglio del Popolo, poi nel Consiglio dei Savi per l’elezione dei Priori (dopo quella di podestà, il priorato era la più alta carica pubblica del comune).

A partire dallo stesso anno la politica fiorentina si polarizzò attorno allo scontro tra le famiglie magnatizie dei Donati e dei Cerchi. Attorno a queste due famiglie si raccolsero progressivamente non solo tutte le altre famiglie magnatizie ma anche, a differenza di quanto era avvenuto in precedenza con la contrapposizione tra guelfi e ghibellini, le famiglie della borghesia e anche le classi subalterne.

 

 

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