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La rivoluzione industriale

La rivoluzione industriali e gli artisti

Nei paesi interessati dalla rivoluzione industriale il rapporto tra artista e pubblico cambiò profondamente rispetto al passato, assumendo i connotati che ha tutt'oggi. Prima di tutto la percentuale di persone interessate alla lettura e in genere alla fruizione dell'arte crebbe continuamente, e si formò un pubblico sempre più variegato nella sua composizione sociale.

L'attività dell'artista, e in particolare quella dello scrittore, divenne una vera e propria professione, che sempre più spesso permetteva l'autosufficienza economica e quindi favoriva la libertà espressiva: l'artista, non dovendo più dipendere dal suo protettore, poteva permettersi nuovi esperimenti. In compenso, dovendo vendere la propria produzione per vivere, era anche condizionato dai gusti del pubblico. Il libro in particolare diventò una "merce" a tutti gli effetti, un prodotto dal quale dovevano ricavare un guadagno

- prima di tutto gli autori,
- quindi gli editori (che si specializzarono nei vari generi di libri da pubblicare),
- gli stampatori (che provvedevano materialmente alla realizzazione dell'"oggetto libro"),
- e infine i librai (che si occupavano esclusivamente della distribuzione).
Se nel Settecento la tiratura media di un libro era tra le cinquecento e le mille copie, mentre un romanzo di successo poteva raggiungere le cinquemila copie, nel 1814 Il corsaro, un poemetto del celebre poeta inglese Byron, vendette diecimila copie il giorno stesso della pubblicazione, un successo di vendita veramente eccezionale. Un aspetto di questa trasformazione del lavoro dello scrittore e del rapporto del pubblico con la lettura è rappresentato in Inghilterra dalla grandissima crescita delle tirature delle testate giornalistiche: già negli anni Trenta i giornali popolari raggiungevano tirature tra le centomila e le duecentomila copie.

Dickens

Dickens nacque nel 1812 a Portsmouth. Il padre, nel 1824, fu imprigionato per debiti: Charles, che all'epoca aveva dodici anni, fu costretto a lavorare per alcuni mesi in una fabbrica di lucido da scarpe. Fu un'esperienza che lo segnò profondamente instillandogli una grande volontà di riscatto e di successo e una conoscenza diretta delle condizioni della classe operaia.

Nel 1835 diventò giornalista del "Morning Chronicle", raggiungendo una certa fama, e ricevette l'incarico di commentare una serie di stampe caricaturali (un genere molto in voga ai tempi): nacque così Il circolo Pickwick, un romanzo pubblicato a puntate tra il 1836 il 1837, che ebbe un successo strepitoso (quarantamila copie).
I romanzi successivi, Oliver Twist (1837-38) e Nicholas Nickleby (1838-39), consacrarono Dickens all'attenzione del grande pubblico e della critica. I suoi romanzi criticavano duramente gli aspetti più cupi della società vittoriana, come le workhouses (in cui viene rinchiuso Oliver Twist) o le prigioni per i debitori (in Nicholas Nickleby). Nel 1849-50 apparve David Copperfield, il suo romanzo più famoso e maggiormente autobiografico.
Negli ultimi romanzi le atmosfere diventano più cupe e pessimistiche, con una critica sempre più aspra alla rivoluzione industriale, alla filosofia dell'utilitarismo e alla falsa morale vittoriana. In Bleak House (1852-53) viene duramente criticato il sistema giudiziario inglese, mentre Tempi difficili (1854) contiene un violentissimo atto di accusa contro le distruzioni ecologiche e sociali prodotte dalla rivoluzione industriale.
Dopo gli ultimi grandi romanzi, La piccola Dorrit (1857-58) e Grandi speranze (1860-61), considerato dalla critica il romanzo più coerente di Dickens, la salute dello scrittore andò peggiorando continuamente, fino alla morte che lo colse nel 1870.

Gaskell

La scrittrice inglese Elisabeth Gaskell affrontò decisamente le tematiche sociali. Nata nel 1810 da un pastore protestante, dopo il matrimonio si trasferì a Manchester dove poté osservare da vicino le condizioni degli operai degli stabilimenti tessili.

Questa esperienza diretta le fornì il materiale per il suo primo romanzo, Mary Barton (1848), nel quale vengono denunciate le diseguaglianze e le ingiustizie sociali imperanti in una grande città industriale del 1840 circa. Il protagonista del romanzo, John Barton, viene considerato dai critici una delle rare figure di "eroe tragico" nel panorama della letteratura vittoriana: uomo intelligente e onesto, Burton viene spinto dall'atteggiamento dei proprietari della fabbrica in cui lavora alla disperazione e all'omicidio (uccide il figlio del proprietario).

L'impegno sociale della Gaskell scaturisce sia dall'esperienza diretta delle sofferenze dei lavoratori, sia dalla fede in Cristo, e il romanzo termina proponendo l'amore cristiano come unica strada possibile per la riconciliazione tra le classi sociali: Carson, il proprietario della fabbrica, perdona Burton ormai morente. Il romanzo fece enorme scalpore, suscitando l'opposizione della stampa condizionata dalle pressioni dei grandi industriali, ma ottenne un notevole successo di pubblico convincendo l'autrice a proseguire lungo la strada della denuncia sociale con la pubblicazione di Cranford (1851-53), Nord e sud (1855) e infine Mogli e figlie (1864-66) che viene considerato il suo capolavoro. Elisabeth Gaskell morì improvvisamente nel 1865.

 

La scuola naturalista

Nel corso dell'Ottocento si sviluppò la corrente filosofica del positivismo. Questa filosofia aveva tra i suoi punti fermi il rifiuto della metafisica tradizionale, l'affermazione del materialismo (ossia la tesi per la quale tutta la realtà è solo materia) e la convinzione che solo la scienza può fornire una conoscenza autentica della realtà. A questa concezione filosofica si aggiunse il darwinismo, cioè la corrente di pensiero ispirata alle teorie del grande scienziato inglese Charles Darwin, per il quale le specie animali cambiano nel tempo in base al principio della selezione naturale, determinata dalla sopravvivenza del più forte.
Nella seconda metà dell'Ottocento, sulla base di queste due filosofie, un gruppo di scrittori francesi ritenne che l'uomo potesse essere trattato in un romanzo con la stessa oggettività e lo stesso rigore con i quali le scienze naturali studiano il mondo. Il termine con cui viene indicato questo movimento letterario è Naturalismo. L'uomo, secondo il Naturalismo, è determinato nel proprio comportamento dalle condizioni ambientali in cui vive. Per questo motivo lo scrittore deve descrivere soprattutto la società, perché è questa che, con le sue leggi e le sue dinamiche, condiziona in modo decisivo la vita del singolo. La società viene poi interpretata in modo negativo, come meccanismo di sopraffazione e negazione dei singoli. Quanto ai contenuti, i naturalisti si concentrarono sulle classi più povere e deboli, fino a quel momento quasi completamente emarginate dalla tradizione letteraria, e fondarono la letteratura su "documenti umani", intendendola come oggettiva e fotografica rappresentazione di una realtà dolorosa e imbarazzante per la borghesia.
Tra i primi autori di questa corrente vanno ricordati i fratelli Edmund e Jules Huot Goncourt con il loro romanzo Germinie Lacerteux (1865).

 

Zola

Il più importante rappresentante del Naturalismo francese fu lo scrittore Émile Zola (1840-1902). Tra il 1867 e il 1868 aderì al naturalismo col progetto del grande ciclo dei Rougon-Macquart, venti romanzi in cui viene descritta con l'"oggettività" dello scienziato naturalista la vita di una famiglia francese, seguita per quattro generazioni tra la fine del Settecento e il 1870.

Il principio fondamentale che Zola pone come filo conduttore dei suoi romanzi è quello della ereditarietà, tratto da Darwin: la tara ereditata dalla capostipite della famiglia, Adelaide Fouque (che dopo il matrimonio con Rougon e la relazione con Macquart diventa pazza e muore in manicomio), condiziona ineluttabilmente tutti i discendenti sulla base delle ferree leggi della genetica, contro le quali ogni tentativo di riscatto o di ribellione è vano.

In ogni romanzo il protagonista è uno dei membri della famiglia, e raccontandone le vicende Zola descrive alcuni degli ambienti della società francese: L'ammazzatoio (1877) per esempio descrive la vita della classe operaia parigina, mentre Nanà (1880) racconta la storia di una prostituta, figlia della protagonista del romanzo precedente, che ha successo nella scalata alle classi più ricche prima di morire di vaiolo; Germinal (1885) è dedicato alle lotte dei minatori nella Francia del nord, mentre La bestia umana (1890) descrive l'ambiente delle ferrovie, e Il denaro (1891) tratta il tema della borsa.

Zola dichiara apertamente le sue simpatie per il popolo e condanna senza appello la borghesia capitalistica, ma in ogni suo romanzo emerge soprattutto l'intuizione del disperato isolamento dell'uomo in una società disumana, di cui egli è costretto a subire le leggi. Se Zola offre un'analisi psicologica dei personaggi spesso schematica e superficiale, egli eccelle però nelle descrizioni d'insieme, che realizzano pienamente il postulato naturalista della descrizione "oggettiva".

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Hard Times  Il link porta alla pagina del Progetto Gutemberg che ospita i file relative a questo romanzo. Vengono fornite diverse versioni: HTML, epub, kindle..

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