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La nuova concezione dello spazio

Testo

Quasi contemporaneamente allo sviluppo dell'orologio, che permette di controllare e quindi di dominare il tempo, si assiste allo sviluppo della carta nautica, che permette di controllare e quindi di dominare lo spazio.
Esattamente come avviene con il tempo, noi siamo oggi abituati a pensare che esista un solo modo di concepire lo spazio, quello «oggettivo» e «scientifico» che si traduce nelle carte geografiche dei nostri atlanti. Le cose però non stanno così. Si pensi a un elemento apparentemente così neutro e "oggettivo" come l'orientamento della carta. Noi oggi riteniamo "ovvio" che le carte debbano essere disegnate in modo da avere il nord nella loro parte superiore, ma questa è una semplice convenzione, legata all'uso della bussola e al fatto casuale che il nord geografico molto approssimativamente coincide con il nord magnetico. Culture diverse dalla nostra costruivano le loro carte in modo diverso, partendo dai loro interessi prevalenti, e rispettando la legge psicologica generale per la quale «ciò che sta in alto» ha più valore di «ciò che sta in basso», e «ciò che sta al centro» è più importante di «ciò che sta in periferia».
Le carte greche, di cui purtroppo non è rimasto nulla, erano disegnate con l'est in alto per evidenziare l'importanza degli spostamenti commerciali tra oriente e occidente, mentre le carte arabe, per lo stesso motivo, erano orientate con il sud nella parte superiore. Anche le carte dell'alto Medioevo, per motivi religiosi, erano orientate verso est, mentre le carte nautiche veneziane del Quattrocento riproducevano l'Adriatico rovesciato rispetto alla prospettiva cui siamo oggi abituati. Ancor meno «oggettiva» è la scelta della località da porre al centro della carta. Il «centro» possiede sempre un forte valore simbolico ed è riservato, in qualsiasi cultura, all'elemento che si intende privilegiare.




LE CARTE OT
Nella cultura dell'alto Medioevo (dall'VIII fino al XIII secolo) profondamente impregnata di sensibilità religiosa cristiana, le carte geografiche si ispirano al cosiddetto modello O.T. Queste due lettere sono le iniziali delle parole latine Orbis terrarum, che significano semplicemente «la Terra». Gli intellettuali medievali però amavano interpretarle simbolicamente: la «O» veniva vista come una circonferenza, segno della perfezione della creazione e della totalità del mondo, mentre la «T» era intesa come la Croce di Cristo (esiste infatti un tipo particolare di croce, detta «croce egizia», che ha la forma di questa lettera). Inscrivendo la «T» nella «O» si ottiene un simbolo complesso, usato nelle carte dell'alto Medioevo per descrivere la terra abitata e per fornirne una chiave di lettura ideale.

Una carta costruita in questo modo veniva chiamata "mappa mundi" (= carta del mondo). La terra vi appare come una specie di torta divisa in tre spicchi: al centro si trova Gerusalemme, punto di origine della salvezza cristiana per l'umanità; nella metà superiore del disco viene raffigurata l'Asia (e talvolta nel punto più alto della carta compare il Paradiso Terrestre), in basso a sinistra l'Europa e in basso a destra l'Africa. Il braccio verticale della «T» viene fatto coincidere con il mare Mediterraneo, quello di destra con il Nilo (talvolta rafforzato dal Mar Rosso), quello di sinistra con il fiume russo Don, che sfocia nel mar Nero. È chiaro che queste carte non danno nessuna indicazione attendibile per spostarsi sulle superficie terrestre, ma è altrettanto chiaro che non erano realizzate per questo scopo: erano piuttosto degli strumenti di meditazione che ricordavano a chi le contemplava la centralità del sacrificio del Cristo nella vita dell'uomo. Nella grande «mappa mundi» di Erbsdorf, risalente alla seconda metà del Duecento, questo uso «teologico» della geografia è visibile con grande chiarezza: dal di sotto del disco del mondo, in corrispondenza dei bracci della croce, compaiono le mani, i piedi e il volto di Cristo che «abbraccia» il mondo.



LA CARTA PISANA
Ma in quegli stessi decenni si stavano diffondendo una nuova sensibilità e una nuova mentalità nei confronti della natura, collegate allo sviluppo delle città mercantili. Il mondo non è più qualcosa da contemplare ma da usare. La necessità di avere delle rappresentazioni dello spazio che fossero prima di tutto «utili» per progettare e registrare gli spostamenti era (ed è) particolarmente viva sul mare, dove l'esigenza di sapere dove si è e dove si va è molto più vitale che sulla terraferma. Per questo nasce, nella seconda metà del Duecento, un tipo di carta completamente diversa: la carta nautica.
Il primo esempio a noi noto è la cosiddetta «carta Pisana», disegnata su una pergamena lunga circa un metro e larga 50 cm circa, realizzata probabilmente intorno al 1275 in una città marinara italiana (forse Genova), che descrive con grande precisione le coste del Mediterraneo e del Mar Nero. La sua accuratezza è impressionante: con qualche piccolo accorgimento, potrebbe venire utilizzata ancor oggi. Sicuramente non è sorta dal nulla, ma è stata preceduta da una serie di carte locali che raffiguravano solo i singoli bacini, come l'Adriatico o il Mar Egeo. Tuttavia nulla ci è rimasto di questi documenti e perciò la carta Pisana appare come un cambiamento improvviso nella storia della cartografia.
A un livello più profondo, con questa carta irrompe nella civiltà occidentale una nuova percezione della realtà, indissolubilmente connessa alla tecnologia disponibile al tempo.
In primo luogo sparisce ogni allusione mistica: la nuova carta ha uno scopo pratico, e cioè guidare il navigante in sicurezza da un porto all'altro fornendogli il maggior numero possibile di informazioni utili. Deve descrivere la realtà, non fornirne una lettura ideale. I dati contenuti nella carta possono provenire solo dall'esperienza, non dai libri, e già questo rappresenta una frattura epistemologica con il passato, dal momento che le carte nautiche esprimono un sapere che non proviene dalla tradizione classica. Lo spazio è interpretato in modo geometrico, attraverso un complesso reticolato di linee attraversa tutta la carta. Non ci sono illustrazioni o disegni: vengono invece riportati tutti i nomi dei porti utilizzabili per la navigazione (sono scritti sul lato interno della linea di costa, in modo da non rendere illeggibili le indicazioni nautiche). Una serie di segni indicano i pericoli principali: puntini rossi ravvicinati per le secche (cioè un tratto di mare coperto da poca acqua su cui le navi potrebbero incagliarsi), crocette per scogli isolati.




L'IMPIEGO DELLA TECNOLOGIA: LA BUSSOLA
Questo nuovo tipo di carta è strettamente legata alla storia della tecnica, perché non potrebbe esistere senza l'invenzione della bussola, diffusasi nel Mediterraneo intorno al 1100. Le primissime testimonianze parlano di una ciotola in cui galleggia un ago fissato a uno stelo di paglia. Nella sua forma appena più evoluta questo primitivo strumento si era trasformato in una scatola di legno rotonda (detta «bussolo»: da qui il nome italiano dello strumento), che conteneva un ago magnetizzato in equilibrio su una punta sottile. Sul bordo o sul fondo della scatola era disegnata la cosiddetta «rosa dei venti», cioè le direzioni principali espresse con i corrispettivi nomi dei venti: tramontana (= nord), grecale (= nord est), scirocco (= sud est) e così via. Questo tipo di strumento assomigliava perciò molto alle bussole da escursionista di oggi.  In seguito, tra la fine del Duecento e gli inizi del Trecento, ci fu un'importante miglioramento che trasformò la bussola in uno strumento veramente efficiente: l'ago o gli aghi calamitati furono fissati sotto un disco di carta o di legno molto leggero, di dimensioni leggermente inferiore al diametro della scatola della bussola e sul quale veniva riportata la rosa dei venti. In questo modo veniva risolto il problema dell'oscillazione dell'ago, dovuta ai movimenti violenti della nave, che rendeva spesso difficile leggere i dati forniti dallo strumento.
La bussola ha una funzione fondamentale: permette di misurare l'angolo formato da due direzioni, una delle quali rappresenta il Nord e l'altra, per esempio, la rotta tenuta dalla nave. In questo modo diventa possibile sapere con esattezza in quale direzione muoversi per andare, poniamo, da Genova a Cap Corse, la punta più settentrionale della Corsica. Se a questa misurazione, ripetuta un gran numero di volte, viene aggiunta la distanza tra Genova e Cap Corse, misurata anch'essa un gran numero di volte per essere sicuri di avere una media attendibile, si può stabilire con notevole precisione la posizione di Cap Corse in relazione a Genova. Quando queste operazioni vennero ripetute un gran numero di volte su tutte le rotte possibili, si creò una sorta di «ragnatela» ideale che univa ciascun porto con tutti gli altri. Di questo processo non sono rimaste tracce storiche, ma sicuramente venne compiuto tra il 1100 e il 1250. A questo punto, utilizzando questi dati, qualcuno tracciò la linea della costa, aggiungendo poi delle grandi rose dei venti per aiutare i marinai a orientare la carta e a tracciare la rotta.
Nel corso del Trecento e del Quattrocento venne realizzato un gran numero di carte nautiche, presto raccolte insieme a formare degli atlanti. Alcuni di essi sono giunti fino a noi e rappresentano una fonte inestimabile per valutare le conoscenze a disposizione degli uomini di quel tempo.
Tuttavia le carte costruite usando solo la bussola presentavano alcuni gravi inconvenienti. La carta medievale e rinascimentale rimase quella che tecnicamente si chiama una «carta piana», cioè una carta che riproduce un frammento della superficie terrestre senza preoccuparsi delle distorsioni che questa subisce in questa operazione. Nel Medioevo infatti non si teneva in considerazione il fatto che la terra è sferica, e perciò non può essere rappresentata su una superficie piana senza essere deformata, e non si sapeva che il polo Nord geografico non coincide con il polo Nord magnetico e, a a maggior ragione, che l'angolo tra Nord geografico e Nord magnetico (detto «declinazione magnetica») varia nel tempo e a seconda della posizione in cui viene misurata. Infine, nel Duecento e nel Trecento non erano ancora noti i concetti di latitudine e longitudine.
Come conseguenze di tutto ciò, una carta piana è utilizzabile solo per descrivere spazi abbastanza piccoli perché le deformazioni della superficie terrestre non siano eccessive: quando invece deve raffigurare (per esempio) un intero oceano le sue indicazioni non sono più attendibili. Gli esploratori e i navigatori del Quattrocento e del Cinquecento non potevano perciò disegnare carte veramente precise delle terre che avevano visitato, e chi li seguiva si trovava esposto a gravi pericoli.




TOLOMEO E MERCATORE
All'inizio del Quattrocento l'Occidente «riscoprì» la Geografia di Tolomeo, il grande astronomo e geografo greco del II secolo d.C. L'interesse suscitato da questa riscoperta, essenzialmente opera degli umanisti, è testimoniato dal gran numero di manoscritti realizzati prima dell'invenzione della stampa e da fatto che questo libro è tra i primissimi, insieme alla Bibbia, a sfruttare la nuova tecnologia gutemberghiana. Su molti punti le informazioni contenute nella Geografia erano già superate, anche se la venerazione che gli umanisti avevano per questo libro le fece considerare valide. Tuttavia, nello stesso tempo, l'opera introduceva da un lato l'affermazione della sfericità della Terra, che permetteva di porre in modo corretto la questione delle proiezioni cartografiche, e dall'altro le nozioni di latitudine e longitudine, che permettevano di concepire in modo corretto il problema del «punto nave»: conoscere la posizione di un vascello (oppure di un'isola, di uno scoglio, di una costa) significa conoscerne la distanza angolare da un meridiano e da un parallelo scelti arbitrariamente come punti di riferimento.
Il problema posto dalle carte nautiche venne risolto definitivamente grazie alla matematica. Il cartografo fiammingo Gerhard Kremer detto Mercatore (1512-1594) inventò una proiezione (cioè il modo di rappresentare la superficie terrestre sferica su una superficie piana) che porta ancora oggi il suo nome, il cui merito maggiore consiste nel fatto che essa mantiene, su una superficie bidimensionale, gli angoli esistenti tra due direzioni qualsiasi della superficie terrestre reale (che è sferica, cioè tridimensionale). La carta piana tradizionale non teneva conto del fatto che, man mano che ci si avvicina al polo, i meridiani si avvicinano: perciò su questo tipo di carte le distanze in senso nord-sud restavano corrette, mentre venivano alterate quelle in senso est-ovest, che apparivano maggiori rispetto a quelle reali. Come risultato finale, gli angoli misurati sulla carta non corrispondevano a quelli reali. Mercatore pensò che si poteva ovviare a questo inconveniente se si fosse riusciti a trovare il modo di deformare anche le distanze nord-sud secondo lo stesso rapporto con cui venivano deformate le distanze est-ovest: riuscì a trovare un metodo puramente grafico per risolvere questo problema e con questo costruì un grande Atlante. Solo alla fine del Cinquecento venne chiarita, a opera di due matematica inglesi, Thomas Harriot ed Edward Wright, la relazione matematica che sta alla base del nuovo tipo di carta. La carta «di Mercatore» resta ancora oggi la carta nautica standard a bordo di tutte le navi, e trova numerose applicazioni anche negli atlanti generali. Non è una carta «perfetta», nel senso che deforma gravemente le superfici (la Groenlandia, che è grande come il Madagascar, in un planisfero costruito secondo questa proiezione appare grande quasi come l'Africa). Tuttavia per coloro che usano questa carta (cioè i marinai) è più importante avere una rappresentazione grafica che mantiene corretti gli angoli (che possono essere trovati e seguiti con la bussola), e per questo motivo accettano le deformazioni della superficie.





Mappa concettuale













Gallery
























Approfondimenti

Un elenco delle mappe medievali si trova presso il sito della Henry-Davies Consulting.
Altre carte nautiche, dal XV al XVII secolo, si trovano presso la Biblioteca Nazionale di Napoli






















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