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L'introduzione e la diffusione della stampa a caratteri mobili rappresenta senz'altro uno dei più importanti avvenimenti per la tecnologia e la cultura occidentali. A partire da questo momento, tradizionalmente collocato intorno al 1453, fu possibile produrre libri con una rapidità prima mai neanche immaginabile (si calcola che agli inizi del Cinquecento fossero stati stampati più di 8 milioni di libri, probabilmente più di tutti quelli che i copisti potevano aver trascritto dai tempi di Costantino), trasformandone profondamente l'uso e perfino il significato. Il libro era nel Medioevo un oggetto raro e prezioso che poteva essere posseduto solo da potenti istituzioni (i monasteri e le corti) oppure da un ristretto numero di persone particolarmente facoltose. Nella maggior parte dei casi il libro veniva ascoltato più che letto: il proprietario o il custode di questo bene infatti lo leggeva a voce alta per gli altri. Il termine lezione deriva non a caso da lectio, ossia lettura del testo da parte del professore universitario. La dimensione scritta veniva così ancora mescolata alla dimensione orale, e la lettura di un libro era perciò ancora un fatto pubblico e sociale.


Le condizioni per la stampa

Quando i libri furono disponibili in grandi quantità e a prezzi più accessibili, invece, un numero sempre crescente di persone poté leggerli direttamente e da soli, saltando la mediazione (e spesso l'interpretazione) del lettore. La lettura divenne un fatto prevalentemente visivo più che uditivo, modificando profondamente la coscienza stessa del lettore.
La stampa non è stato il frutto di una singola intuizione geniale, ma si colloca semmai al termine di un lungo processo tecnico in cui i vari problemi sono stati affrontati e risolti. È interessante notare uno sviluppo parallelo di questa tecnologia in varie parti del pianeta, in particolare in Estremo Oriente: nel 1409 per esempio fu pubblicato in Corea un libro stampato con caratteri in metallo. Anche se non esistono prove definitive, è possibile che l'idea generale del procedimento della stampa sia arrivata in Europa dall'Oriente.
La stampa, nel senso più ampio del termine, è fondamentalmente un procedimento per riprodurre immagini (che nella stampa tipografica sono le lettere): l'inchiostro viene applicato a una superficie opportunamente preparata (tavoletta per le immagini e tipo per le lettere) che lo riporta poi su un materiale adatto a riceverlo.
Proprio quest'ultimo passaggio rappresentava una sorta di «strozzatura» perché fino a quando non fu disponibile un materiale economico in grado di ricevere l'inchiostro, non aveva senso cercare di inventare una macchina in grado di produrre un numero molto elevato di copie della stessa immagine: dal momento infatti che per realizzare una sola copia di un manoscritto di 200 pagine erano necessario le pelli di 25 pecore, è chiaro che l'operazione della copiatura era di gran lunga quella che incideva di meno sul costo finale. In effetti intorno all'800 un libro manoscritto costava (in Spagna) come due mucche, mentre in Lombardia, tra il Trecento e il Quattrocento, un libro di legge costava quanto il mantenimento di una persona per circa 16 mesi.


In questo senso la condizione essenziale per la nascita della stampa fu l'introduzione in Europa della carta, avvenuta ai primi del XII secolo dal mondo musulmano.
La presenza della carta da sola non sarebbe ovviamente stata sufficiente: era necessario concepire un modo per preparare le superficie da stampare, trovare un inchiostro adatto e inventare un mezzo per trasferire l'inchiostro sulla carta. È però impossibile individuare per ciascuno di questi fattori il momento esatto in cui apparvero.


Sappiamo che nel Trecento si usavano già tavolette abbastanza grandi per stampare disegni sullo stucco dei muri e sui tessuti. Questa tavolette, una volta ridotte di dimensioni, furono usate per stampare carte da gioco (un'idea proveniente dall'Oriente) e immagini molto semplici a carattere religioso. I centri di questa produzione si spostarono verso la fine del Trecento da Venezia alla Germania meridionale. Il procedimento era molto semplice: la figura da riprodurre, realizzata in rilievo su una tavoletta, veniva spalmata di inchiostro. Su di essa veniva appoggiato il foglio, che veniva premuto a mano con l'aiuto di un tampone di cuoio. Tutto il procedimento veniva eseguito a mano.


Inizialmente si usò lo stesso inchiostro dei copisti (una soluzione a base di acqua che aveva come pigmento del nerofumo o una sospensione di gallato ferrico), che poteva dare buoni risultati solo se steso su una superficie di legno (su una superficie metallica tende a disporsi in piccoli globuli) e solo se viene usato il tampone per garantire una pressione adeguata. In un secondo momento comparve un inchiostro a base di olio di lino cotto (lo stesso usato in pittura come base per i colori). Non se ne conosce l'inventore, anche se qualcuno lo attribuisce a Gutemberg.

In ogni caso questo nuovo tipo di inchiostro rese possibile l'adozione del torchio tipografico, derivato direttamente dalle presse per biancheria presenti all'epoca in ogni casa ben fornita: una pesante tavola fungeva da base per due sostegni verticali che sorreggevano una traversa orizzontale. Una vite di legno, passando attraverso quest'ultima, premeva verso il basso un piano rinforzato. In questo modo era possibile esercitare una pressione uniforme su una superficie abbastanza grande. Il torchio tuttavia non rappresenta ancora la nascita della stampa vera e propria. È probabile che fosse inizialmente usato nelle officine che preparavano le carte da gioco e le immagini sacre. L'idea della stampa comunque era nell'aria e in molti stavano avvicinandosi ad essa. Probabilmente si cominciò a comporre brevi didascalie per le immagini religiose, e la necessità di riparare le tavolette troppo logorate sostituendo una singola lettera fece forse venire l'idea di scrivere l'intera parola in questo modo. Fino a quando il materiale restava il legno, non c'era possibilità di ottenere lettere precise nelle dimensioni necessarie per comporre la pagina di un libro. Era indispensabile passare alla produzione di tipi in metallo, e questo avvenne certamente a Magonza. Qui esisteva una stamperia che ampliò bruscamente la sua produzione tra il 1447 e il 1457. Almeno cinquanta opere a stampa vennero sicuramente prodotte qui. Nella stamperia lavoravano Johann Gutemberg e Johann Fust, aiutati più tardi da Peter Schoeffer, e la tradizione attribuisce loro (in particolare a Gutemberg) il passo finale che fece nascere la stampa a caratteri mobili. 

I caratteri mobili

Questo infatti era il nucleo dell'idea: preparare un gran numero di lettere delle stesse dimensioni e incise nel metallo, metterle le une accanto alle altre in modo da comporre le parole del testo, inchiostrare il tutto e con il torchio premere un foglio di carta sui caratteri sporcati di inchiostro. In un giorno una coppia di stampatori poteva realizzare fino a 300 copie di un singolo foglio; raggiunta la tiratura voluta, le lettere veniva separate le une dalle altre e ricomposte in un altro ordine per stampare altre centinaia di copie di una seconda pagina, e così via.
Le cose non erano però così semplici come sembrano in questa sommaria descrizione del procedimento. La realizzazione delle lettere in metallo era particolarmente difficile perché il lavoro andava eseguito rigorosamente a mano e la tolleranza accettabile era minima. Prima di tutto doveva essere realizzato un punzone, ossia un piccolo cubetto di metallo posto all'estremità di un'asta. Una faccia di questo cubetto, del lato di pochi millimetri, veniva scavata con lo scalpello e la lima in modo da far apparire il profilo della lettera (dovendo riprodurre tutte le legature e abbreviazioni di lettere di manoscritti dell'epoca, una serie completa di caratteri poteva arrivare a 150 elementi). Il punzone veniva martellato sulla superficie liscia di un metallo più morbido: l'incavo che si produceva in questo modo, e che riproduceva per così dire «in negativo» il carattere, era detto matrice. Nella matrice veniva colata una lega di stagno e piombo per realizzare i caratteri che venivano effettivamente usati per stampare, e che in questo modo risultavano tutti (quasi) perfettamente uguali. Il numero di caratteri necessari era elevato: una singola pagina della prima Bibbia stampata da Gutemberg, per esempio, contiene circa 2750 lettere, e in ogni momento della sua lavorazione, tenuto conto del fatto che due pagine erano sempre in stampa, altre due in fase di composizione e due infine venivano «smontate» e i loro caratteri distribuiti nelle rispettive cassette, dovevano essere a disposizione circa 20.000 caratteri. Ogni carattere, a forma di piccolo prisma quadrangolare alto circa 2,5 cm, andava comunque rifinito a mano per rendere le sue dimensioni perfettamente identiche a quelle degli altri caratteri: si è calcolato che due operai specializzati non potevano produrre più di 25 caratteri finiti all'ora. Prima di iniziare un lavoro impegnativo era perciò necessario un lavoro preparatorio di almeno tre settimane per avere a disposizione un numero sufficiente di caratteri.
I caratteri a questo punto venivano mandati in  composizione: l'addetto li prendeva da una serie di cassettini e li ordinava in un vassoio di legno, della grandezza di una pagina stampata, che poteva essere stretto con forza sui lati per tenere le lettere al loro posto. È probabile che il compositore della metà del Quattrocento non riuscisse a comporre più di una pagina al giorno. Quando il lavoro di composizione era terminato veniva stampata una pagina di prova (la bozza, come si chiama ancora oggi) e passata correttore o «lettore». Questi normalmente era un intellettuale, dalle cui conoscenze e dalla cui acutezza dipendeva la reputazione di uno stampatore. La bozza corretta tornava al compositore, che sostituiva i caratteri sbagliati e stampava una seconda bozza che veniva nuovamente corretta prima che la pagina andasse definitivamente in stampa.
Intorno al 1450-60 la stamperia di Magonza doveva avere sei torchi in attività. A ciascuno di essi erano addetti due operai: il primo disponeva il foglio di carta, abbassava il torchio avvitandolo e, dopo un paio di secondi, lo rialzava svitandolo; il secondo inchiostrava i caratteri mentre la carta veniva sostituita.
Complessivamente quindi la stamperia di Gutemberg doveva avere un personale di circa 25 persone: almeno due fonditori addetti alla realizzazione dei caratteri,  sei compositori, un «lettore», dodici operai addetti ai torchi e alcuni aiutanti.

Mappa concettuale

Video

 Questo interessante video è stato realizzato presso il Museo della Stampa di Artogne (Brescia).

Vediamo in azione una macchina del XIX secolo, realizzata nel 1848 e diffusa nel regno del Lombardo Veneto. L'esemplare in azione è molto raro perché quasi tutti gli altri vennero eliminati dalla polizia asburgica in quanto sulla parte superiore della colonna era incisa una breve frase inneggiante alla libertà di stampa.

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Il libro in antico regime tipografico

Sito estremamente ricco e dettagliato, curato dall'Università di Bologna

Note alla pagina

http://vimeo.com/59678513

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