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I castelli medievali e l'acqua

 

Introduzione

 I castelli medievali venivano costruiti soprattutto per esigenze militari: qualsiasi altra considerazione, anche importante e delicata come l'approvvigionamento d'acqua, passava in secondo piano. Se questo non era molto grave per i castelli costruiti in pianura, dato che di solito bastava scavare pochi metri sotto la superficie del terreno per intercettare una faglia acquifera, lo diventava invece per i castelli costruiti in montagna o perlomeno su qualche pinnacolo roccioso: i vantaggi tattici evidenti in caso di attacco improvviso (i nemici dovevano scalare oltre alle mure anche delle ripide pareti che spesso da sole erano sufficienti a garantire al castello un buon livello di sicurezza) si trasformavano in una altrettanto evidente debolezza in caso di lunghi assedi, dato che la guarnigione rischiava di restare senza riserve d'acqua.

 

È praticamente impossibile infatti che la sommità di una montagna o di una ripida collina possa ospitare una sorgente d'acqua, che invece si forma in prossimità della base dell'altura.

A dire il vero in alcuni rari casi la fortezza era costruita non su una vetta ma addossata a una parete montuosa e nelle vicinanze di una sorgente posta più in alto delle mura: in questo casi (molto rari, come abbiamo detto) era quindi possibile costruire una specie di acquedotto che portasse l'acqua direttamente all'interno della fortezza per semplice gravità. Ma anche così il problema non era affatto risolto, dato che i nemici per prima cosa si preoccupavano appunto di manomettere le condutture per costringere gli assediati alla resa per sete.

Le soluzioni

L'unica soluzione era quindi rendere in qualche modo il castello autonomo anche dal punto di vista del rifornimento idrico, cosa che si poteva fare solo raccogliendo le acque piovane o rassegnandosi al lungo lavoro di scavare un pozzo direttamente nella roccia.
Anche la prima soluzione, cioè la raccolta delle acque piovane, non era affatto così semplice come sembra: se era abbastanza facile far arrivare le condutture dalle grondaie fin dentro una cisterna (quasi sempre sotterranea) da cui attingere con un piccolo pozzo, non lo era altrettanto ottenere dell'acqua di buona qualità, adatta agli usi alimentari. Foglie, rametti, larve, insetti, perfino piccoli animali morti potevano facilmente essere trascinati dall'acqua dentro le condutture e finire nella cisterna, inquinandone le acque.
Per rimediare almeno in parte a questo problema, nell'area tedesca (comprendente oltre alla attuale Germania anche l'Austria fino al Tirolo, la Svizzera, la Francia fino alla catena montuosa dei Vosgi e parte dei paesi dell'Europa dell'Est) si sviluppò la «cisterna a filtrazione». Si trattava di una costruzione più complessa di quella tradizionale: prima di tutto si effettuava nella roccia viva un grande scavo, di solito di forma cubica. Al centro si costruiva il pozzo, una struttura cilindrica realizzata con pietre a incastro, senza l'uso di malta o calcina. Lo spazio tra il pozzo e le pareti venivano poi riempite di sabbia e pietre: erano queste a fungere da filtro quando la cisterna quadrata si riempiva dell'acqua proveniente dai tetti circostanti, trattenendo le impurità. L'acqua poi insinuandosi tra le particelle di sabbia arrivava fino al pozzo, dove veniva raccolta con i secchi quando raggiungeva un livello sufficiente.
Fuori dall'area germanica, questa soluzione è poco usata, se non a Venezia, dato che la città posa su isole sabbiose e i pozzi tradizionali fornirebbero solo acqua salmastra.

cisterna filtrante

 

La soluzione apparentemente più efficace per rifornire d'acqua i castelli restava quella di scavare un pozzo. I lavori però erano molto costosi, perché dati gli strumenti dell'epoca duravano molto a lungo, e inoltre non c'era nessuna certezza di intercettare effettivamente una faglia acquifera.
Di conseguenza non sorprende che dei 120 castelli conosciuti nella regione francese dell'Alsazia, cuore del feudalesimo, solo 14 possedevano un pozzo.


Il caso di Haute-Koenigsbourg

Uno dei più studiati è quello del castello di Haute-Koenigsbourg, a circa 40 Km a sud-ovest di Strasburgo, in Francia.

 

ingresso 
 Vista del castello  Posizione del castello di Haute Koenigsbourg

 

 

Si tratta di uno dei castelli più grandi e più famosi di tutto il medioevo, costruito a partire già dal 1114. La fortezza, andata distrutta nel 1633 durante la guerra dei Trent'anni., è stata restaurata all'inizio del XX secolo per iniziativa del Kaiser tedesco Guglielmo II (in quel periodo l'Alsazia apparteneva alla Germania) e oggi costituiscono una delle maggiori attrattive turistiche della regione.
La montagna su cui è costruito il castello non è molto alta (circa 755 metri) ma è ripida su tre lati, formando una eccellente posizione difensiva: tutta la fortezza controllava la strada che da Strasburgo si dirigeva verso sud-ovest passando attraverso una valle della catena dei Vosgi.

mappa castello


Sulle pendici del monte si contano non meno di cinque sorgenti, di cui la più abbondante produce 642 litri all'ora: ma si trovano tutte piuttosto lontano dalle mura, e il castello in quanto tale è privo di risorse idriche.
Data l'importanza della fortezza, si cercò di ovviare a questa situazione realizzando uno dei pozzi pià profondi di tutta la regione: ben 62,5 metri, scavati a mano nella dura roccia della montagna. Il documento più antico che cita quest'opera risale al 1565, ma non sappiamo quando il pozzo è stato effettivamente scavato.
Nonostante la grande profondità raggiunta, la quantità d'acqua che si poteva ricavare, per quanto di buona qualità, non era sufficiente alle necessità della guarnigione. Il castello quindi era dotato di almeno tre cisterne per l'acqua piovana, ma secondo le fonti la qualità di quest'acqua era cattiva. In un periodo ancora successivo perciò, nel 1567, si pensò di scavare un secondo pozzo per poi abbandonare il progetto a causa dei costi.

sezione Castello Haute Koenigsbourg

 

 

spaccato hautekoenigsberg

 

 

 

 Il pozzo ha una sezione di circa 1,8 metri in superficie. E' stato scavato interamente a mano secondo una tecnica ben precisa: i due operai che lavoravano allo scavo, dandosi reciprocamente la schiena per non ostacolarsi a vicenda, scavano prima di tutto una specie di corona lungo il perimetro estrerno del pozzo, ricavando dalla roccia una specie di fossato largo un piede (circa 30 cm) e profondo altrettanto. A questo punto la parte in riliveo rimasta al centro veniva rimossa in modo molto sbrigativo. I segni rimasti sulla superficie della roccia suggeriscono un lavoro molto omogeneo, con gli scalpelli orientati alternativamente a 45° in basso a sinistra e, il giro successivo, in basso a destra. 

Uno studio effettuato tra il 2010 e il 2012 usando telemetri laser ha mostrato che, se il fondo del pozzo non fosse ingombro di detriti accumulatisi nei secoli, il livello dell'acqua presente sul fondo del pozzo si stabilizzerebbe intorno ai 4.5 metri rispetto al fondo stesso, pari a circa 15.000 litri teoricamente disponibili. 

 

 

 

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