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Londra nel XVII secolo

INDICE ARTICOLO
La città nel Seicento
I parchi e il fiume
Il "grande incendio" del 1666



Il periodo Tudor  sort1

La storia urbanistica di Londra conobbe una svolta importante durante la Riforma, quando il re Enrico VIII iniziò nel 1536 la confisca dei monasteri e dei conventi cattolici. Si stima che all’epoca circa metà della superficie della capitale fosse occupato da edifici appartenenti alla Chiesa o a qualche ordine religioso: si comprende quindi come la decisione del re avesse reso disponibili vaste superfici per la crescita della città (anche se molte proprietà ecclesiastiche furono acquisite dalla grande nobiltà).
Nel corso del Cinquecento la popolazione di Londra, che si aggirava attorno ai 55.000 abitanti, cominciò così a crescere rapidamente fino a superare i 200.000 abitanti agli inizi del Seicento, soprattutto grazie alla forte immigrazione legata allo sviluppo commerciale e proto-industriale. Tra i fattori che favorirono la crescita fu importante la distruzione da parte degli spagnoli nel 1572 del porto rivale di Anversa: Londra divenne così il maggior porto del mare del Nord attirandone i traffici marittimi. Lo sviluppo economico fu poi favorito dalla creazione nella città della Compagnia Commerciale della Moscova (1555) e della Compagnia delle Indie Orientali (1600), quest’ultima destinata a giocare un ruolo di enorme importanza nella storia britannica.









La città nel Seicento  sort0 sort1

Nei primi anni del XVII secolo la città si sviluppava soprattutto sul lato settentrionale del Tamigi e aveva un aspetto complessivamente ancora molto simile a quello medievale. Le descrizioni dell’epoca parlano di vie strette, tortuose, buie e sporche.  Le case che vi si affacciavano potevano raggiungere anche i cinque o sei piani, con una bottega o un magazzino al pianterreno, una sala e un salotto al primo piano e le altre camere, sempre a due a due, nei piani superiori. La forte crescita demografica innescava fenomeni speculativi che favorivano l’occupazione di ogni spazio disponibile per costruire edifici di abitazione, che spesso erano stipati di inquilini al limite delle possibilità.
Tra gli edifici che spiccavano nel fitto tessuto di urbano c’erano la Torre di Londra e la cattedrale di San Paolo sulla riva settentrionale, e il teatro Globe su quella meridionale.
La Torre di Londra era una massiccia fortezza fondata nel 1078 da Guglielmo il Conquistatore lungo la riva settentrionale del Tamigi per proteggere la città dagli assalti dal mare. Il nucleo originale quadrato, con quattro torri agli angoli, alla fine del Cinquecento era stato ormai circondato da numerosi altri edifici e da due giri di mura circondati a loro volta da un fossato. La fortezza era collegata direttamente al fiume attraverso il cosiddetto «cancello dei traditori», attraverso il quale venivano condotti i prigionieri più importanti (anche la futura regina Elisabetta I vi trascorse un periodo). La cattedrale di San Paolo era invece una grande chiesa (con i suoi quasi 300 metri di lunghezza e i 95 di transetto era la terza per dimensioni in Europa) costruita in stile gotico tra il 1087 e il 1300,  che nel XVI secolo stava però attraversando una fase di decadenza, ulteriormente accelerata dalle confische di Enrico VIII.
Il Globe era invece il teatro più famoso della città e si trovava sulla sponda meridionale. Era un edificio in legno a tre piani, di forma approssimativamente circolare (Shakespeare lo chiamava «the Wooden O», ossia «la “O” di legno»: in realtà probabilmente era un poligono con 18-20 lati) e con un diametro di una trentina di metri. Poteva ospitare circa tremila spettatori, ma essendo senza tetto nella parte centrale lasciava gli spettatori in platea esposti alle intemperie. Il primo Globe andò distrutto in un incendio nel 1613; il secondo, ricostruito subito dopo, fu chiuso nel 1642.









I parchi e il fiume  sort0 sort1

Londra aveva già nel XVII secolo numerosi parchi aperti al pubblico: tra questi, i più importanti erano quelli di Vauxhall (che all’epoca si chiamavano New Spring Garden), di St. James, di Moorfields e di Hyde Park (che pur essendo del re era visitabile).
Il Tamigi all’epoca era attraversato da un solo ponte, il cosiddetto «London Bridge», che era stato realizzato agli inizi del XIII secolo durante il regno di Giovanni Senza Terra . Il ponte ospitava due file di edifici che lasciavano per il passaggio di carri, animali e uomini solo poco più di tre metri e mezzo di spazio (nonostante il ponte fosse largo più del doppio): di conseguenza si formavano continuamente degli ingorghi terribili, al punto che poteva volerci più di un’ora per passare da una riva all’altra del fiume.



Il London Bridge



Il London Bridge da una stampa di Claes van Visscher (fonte Wikimedia)




Nessuna meraviglia dunque che molti londinesi preferissero sfruttare i servizi di qualcuno dei numerosi barcaioli che affollavano il corso d’acqua. Anche questo però poteva rivelarsi pericoloso, perché le arcate tra i piloni che sostenevano il ponte erano troppo strette e questo provocava un forte dislivello (anche di due metri) tra il livello dell’acqua a monte e a valle del fiume, con conseguenti fortissime rapide che provocavano spesso delle tragedie.














Il «grande incendio» del 1666  sort0

Nel 1664 a Londra cominciarono a essere registrati i primissimi casi di un’epidemia di peste che esplose in tutta la sua virulenza solo nella primavera e nell’estate dell’anno successivo, che furono particolarmente calde. La carenza di igiene e il sovraffollamento tipico della capitale inglese favorirono la diffusione del contagio, che raggiunse il suo punto di massima intensità nel settembre 1665, con circa 7.000 morti alla settimana. Complessivamente si stimano tra i 75.000 e i 100.000 decessi nel corso di tutta l’epidemia.
La città non si era ancora ripresa da questa emergenza che venne colpita da un altro disastro. La notte del 2 settembre 1666 un piccolo incendio scoppiò in un forno per il pane che si trovava nel centro di Londra. Le misure prese per contrastarlo furono inefficienti, perché il Lord Mayor (equivalente al nostro sindaco) della capitale si rifiutò di far abbattere le case vicine per creare delle strisce tagliafuoco (all’epoca non esistevano ancora le pompe e questo era l’unico modo per circoscrivere un incendio in città). Il forte vento di levante propagò rapidamente le fiamme che ben presto divennero del tutto indomabili. Solo il 5 settembre l’incendio fu messo sotto controllo sia perché era caduto il violento vento che lo aveva alimentato fino a quel momento sia perché le truppe del re cominciarono a usare la polvere da sparo per realizzare rapidamente delle strisce tagliafuoco che fermarono l’avanzata delle fiamme. Nel Great Fire, come lo chiamarono subito i londinesi, andò distrutto quasi tutto il centro di Londra, con la perdita di oltre 13.000 abitazioni e 87 chiese, tra cui la vecchia cattedrale di San Paolo.


Londra prima e dopo il Great Fire

Questa stampa di Wenceslau Hollar rappresenta la metà occidentale di Londra (ossia la parte a monte del London Bridge) prima e dopo l'incendio del 1666. I quartieri attorno alla cattedrale di San Paolo risultano completamente distrutti.


Vedi anche

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