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Le abitazioni di Firenze

Indice dell'articolo
Le case dei poveri
Le case dei borghesi
Il mangiare


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Dal punto di vista abitativo Firenze ospitava diverse tipologie di abitazioni, dalle più semplici destinate agli strati inferiori della società a quelle più ricche che ospitavano le famiglie dei borghesi.



Le case dei poveri

Nella Firenze di Dante le case più povere erano semplicissime, dato che consistevano una sola stanza che funge sia da camera da letto sia da cucina. Non avevano né fondamenta né cantina; il pavimento era in terra battuta e ospitava al centro un focolare, il cui fumo ristagnava sotto il tetto, dato che non c’era un vero camino. La maggior parte delle abitazioni però avevano due vani, uno destinato alla cucina e uno alla camera da letto. Pochissimi i mobili: gli armadi erano dei semplici vani scavati nei muri, la tavola della cucina era spesso fatta da un’asse posta su cavalletti (doveva essere fatta e smontata a ogni pranzo) circondata da rozze sedie o sgabelli, il letto ridotto a un sacco imbottito di paglia che veniva appoggiato direttamente sul pavimento di legno. Le finestre non avevano vetri: al massimo potevano disporre dell’impannata, ossia una tela trasparente immersa nell’olio o nella trementina.






Le case dei borghesi

Salendo nella scala sociale, naturalmente, le cose miglioravano. Prima di tutto aumentavano i vani e la famiglia aveva a disposizione una vera e propria sala da ricevimento, distinta dalla camera da letto, sala che veniva riservata agli ospiti di riguardo o ai grandi banchetti. Tuttavia anche a Firenze come dappertutto in Europa si continuò per molto tempo a ricevere le persone più intime anche in camera da letto, per il semplice motivo che le case non erano dotate di un sistema di riscaldamento efficiente e la camera dove si dormiva era la più calda. Proprio la necessità di riscaldarsi fece nascere agli inizi del Trecento la moda di grandi camini in ciascuna delle stanze: ai tempi di Dante però quest’uso era soltanto agli inizi, ed era normale proteggersi dal freddo con l’uso di scaldini. I vestiti venivano perlopiù conservati in bauli e cassapanche (la parola armadio indicava in origine il posto dove si tenevano le armi). I muri erano decorati con stoffe attaccate al muro con chiodi: all’inizio ci si accontentava di capoletti che proteggevano la parete dietro la testata del letto, poi gradualmente l’uso si estese a tutto il resto della stanza. Queste decorazioni erano mobili, e venivano usate solo in occasione di qualche festa per essere poi staccate e riposte in bauli di legno.
In tutte le case si dovevano affrontare dei problemi comuni, come per esempio quello del rifornimento idrico. Non esistevano acquedotti, e l’acqua doveva essere attinta alle fontane pubbliche o a pozzi condivisi con altre famiglie (solo i grandi palazzi avevano un pozzo privato nel centro del cortile). Le acque di scarico finivano per lo più in strada.

Il mangiare

Le case dei fiorentini ricchi o almeno benestanti avevano delle tavole di legno massiccio, ma le scorte alimentari venivano conservate in qualche cassa di legno. Si mangiava in stoviglie che erano semplici scodelle in legno per i più poveri (che spesso mangiavano in due in una sola ciotola) e veri e propri piatti di terracotta per i più ricchi. Per usare si mangiava con cucchiai (per lo più in legno), coltelli e anche forchette, che erano state introdotte alla fine del Duecento ed erano diventate subito di uso corrente. Anche in questo caso le differenze con le case più ricche erano soprattutto di materiali, dato che qui c’erano stoviglie d’argento e posate in avorio. Inoltre sulle tavole dei ricchi, coperte da raffinate tovaglie, c’erano già i tovaglioli individuali, mentre i poveri si pulivano la bocca e le mani col fazzoletto o la tovaglia. La buona educazione esigeva inoltre che ci si lavasse le mani prima o dopo il pasto.
Presso le classi meno abbienti si mangiava due volte al giorno, alle 9-10 del mattino e poi al calar del sole. Il menù base comprendeva di solito una zuppa a base di legumi, cui si aggiungeva due volte la settimana la carne (bollita o arrostita): il tutto accompagnato da una gran quantità di pane (circa un chilo a testa al giorno). Durante il digiuno quaresimale, rigorosamente rispettato, la carne era sostituita dal pesce.
Le differenze principali con la tavola delle classi più ricche consistevano soprattutto nella quantità (i benestanti mangiavano tre volte al giorno anziché due) e poi nell’abbondanza della carne e nella varietà dei vini (un litro e mezzo a testa al giorno) e delle spezie.




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