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La Firenze di Dante

Indice dell'articolo
Mura e torri
La città alla fine del Duecento
Le case di abitazione


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Firenze è una città di origine romana, fondata ai tempi di Augusto in corrispondenza di uno dei più facili passaggi sul fiume Arno. Tali origini sono ancora facilmente riconoscibili nella rete stradale della zona centrale della città, tra l’attuale Duomo e la piazza della Signoria, dove le vie si incrociano ad angolo retto ricalcando l’antichissimo reticolato romano. La ricchezza della città era dovuta prima di tutto alla fertilità del suolo (da cui il nome latino, Florentia, ossia «fertile» ) e poi alla via Cassia, importante via di comunicazione tra Roma e l’Italia settentrionale, che passava appunto per Firenze.

Mura e torri


Dopo il Mille, la città crebbe rapidamente e la popolazione si ammassò nei borghi fuori le mura romane, lungo le direttrici segnate dalle strade principali. Quando si toccarono i 30.000 abitanti circa, fu decisa la costruzione di una nuova cerchia di mura (1173-1175), anch’essa facilmente riconoscibile sulla mappa della città odierna. Nei decenni successivi si svilupparono le caratteristiche case-torri, utilizzate dalla famiglie nobili come rifugio durante le frequenti lotte all’interno del comune. Questi particolari edifici arrivavano fino a oltre settanta metri di altezza ed erano spesso privi di una porta di ingresso a livello del suolo: si poteva entrare solo tramite una passerella che le metteva in comunicazione con una casa vicina, in modo che in caso di assedio a opera di una famiglia rivale ci si potesse rinchiudere con la sicurezza di poter resistere a lungo. Nel momento di massima diffusione si contavano circa 150 case torri, concentrate su una superficie relativamente ridotta. Inizialmente a ogni torre corrispondeva una famiglia, ma in seguito si diffuse la pratica di condividere una stessa torre tra più famiglie nobili alleate. Nel 1250, nel tentativo di porre un freno alle lotte intestine, fu imposto per legge che non potessero superare l’altezza di 29 metri, e quindi quelle esistenti furono abbassate o addirittura abbattute. Nel frattempo lo sviluppo urbanistico sulla riva sinistra dell’Arno aveva obbligato a costruire, accanto al Ponte Vecchio, gli altri tre ponti che scavalcano il fiume (ponte alla Carraia, ponte alle Grazie e infine ponte di S. Trìnita). L’organizzazione della città fu inoltre condizionato dallo stabilirsi in essa dei nuovi grandi ordini pauperistici, i Domenicani a Santa Maria Novella, nella zona occidentale della città, e i Francescani a Santa Croce, dalla parte opposta dell’abitato.


La città alla fine del Duecento

Gli ultimi vent’anni del XIII secolo segnarono l’apogeo di Firenze, che giunse a toccare i 100.000 abitanti: pochissime città in tutta Europa erano all’epoca così popolose. La ricchezza del Comune si accompagnava ad una notevole consapevolezza politica e civile, che portò la città ad impegnarsi in un’articolata seria d’interventi urbanistici. Proprio sul finire del secolo Arnolfo da Cambio iniziò la costruzione del nuovo Palazzo dei Priori, ora Palazzo Vecchio, caratterizzato da un aspetto severo e quasi militaresco, che diventò il prototipo per numerosi altri esempi di palazzi comunali in Toscana. La torre del palazzo, alta 95 metri, si appoggia sulle fondamenta della torre della famiglia ghibellina degli Uberti.
Nello stesso periodo, ossia la fine del secolo, iniziò anche la costruzione del Duomo ad opera dell’architetto Arnolfo da Cambio, che sarebbe proseguita per molti decenni: per questo Dante nell’Inferno (canto XIX, 17) può parlare solo del «bel San Giovanni», riferendosi al battistero che invece esisteva almeno dall’XI secolo. Anche il campanile fu iniziato da Giotto solo nel 1334, dopo la morte del poeta.
A metà strada tra il centro religioso (il Duomo) e quello politico (Palazzo Vecchio)  era già stata iniziata la costruzione (1255) del Bargello, il palazzo del Capitano del Popolo, delineando così l’ossatura urbanistica fondamentale della città.
Infine, nella convinzione che il forte sviluppo demografico sarebbe proseguito a lungo, a partire dal 1284 si cominciò a costruire un’ultima cerchia di mura alte più di 11 metri (che però sarebbe stata completata solo nel 1333, ossia dopo la morte di Dante), caratterizzata da un circuito estremamente ampio (8.500 metri di lunghezza, con 73 torri e quindici porte). In realtà, a causa della peste del 1348 e di quelle successive, lo spazio urbano così delimitato sarebbe stato urbanizzato pienamente solo dopo diversi secoli.

Le case di abitazione

L’impianto urbanistico di Firenze si basava sul modulo del «casolare», ossia un lotto di terreno rettangolare affacciato sulla strada per 4-6 metri e profondo 10-15 metri. Nella seconda metà del Duecento accanto alla casa-torre si diffonde il palazzo come edificio residenziale per le classi agiate. Ai tempi di Dante i palazzi hanno ancora l’aspetto di case fortificate, con mura in pietra sgrossata sommariamente e poche aperture. Proprio in quegli anni però si diffuse la loggia (inizialmente al pianterreno e solo successivamente spostata all’ultimo piano) come elemento arcitettonico più leggiadro e arioso. Alcune caratteristiche esterne erano comuni all’epoca a tutti i palazzi e spesso anche alle case più umili. Prima di tutto, era normale che le case avessero degli sporti, ossia una parte dell’edificio che sporgesse sopra la strada per ampliare lo spazio disponibile ai piani superiori. Molte case poi avevano delle panchine in pietra appoggiate alla facciata, così da offrire un luogo di riposo e di conversazione per gli inquilini e i vicini, e grandi anelli in ferro infissi nei muri esterni per poterci legare i cavalli e i muli. All’interno, il piano terra era riservato alle scuderie e ai magazzini, che si affacciavano su un cortile interno. Qui una scala esterna portava al piano di abitazione del proprietario, occupato dal salone di rappresentanza e dalle camere da letto. Al secondo e ultimo piano c’erano infine  le stanze della servitù, i granai e ancora altri magazzini.
All’epoca di Dante non esisteva il vetro, per cui solo le finestre delle abitazioni più ricche erano protette dalla cosiddetta «impannata», ossia una tela trasparente immersa nell’olio o nella trementina per impermeabilizzarla. Anche i servizi igienici erano assenti o estremamente rudimentali, come si ricava da un’ordinanza del 1325 che vietava ai gabinetti privati di scaricare direttamente sulle piazze o sulle strade principali!

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