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Le carte geografiche tra Medioevo e Rinascimento

 

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La carta geografica come interpretazione del mondo


 Si è sostenuto, non senza verosimiglianza, che la cartografia, tra le invenzioni dell'umanità, precedette la scrittura: alcuni schizzi preistorici, dei graffiti su osso o corteccia degli abitanti dell'America precolombiana allineamenti di pietre o disegni sulla sabbia di aborigeni australiani: indizi di una volontà universale di rappresentare lo spazio in cui si vive e ci si muove; di ordinare lo spazio stabilendo una correlazione tra i luoghi... Un bisogno vitale cerca di placarsi in questo sforzo di raffigurazione: definire e appropriarsi di un settore dello spazio. Le forme del pensiero e le tecniche così generate differiscono da cultura a cultura, e talvolta, nella tradizione di ciascuna di loro, regna una grande diversità (da: Paul Zumthor, La misura del mondo, il Mulino, pag. 309)

Le carte geografiche non sono solo dei fogli di carta colorati: esse sono sempre anche una interpretazione del mondo e dello spazio che ci circonda. Questo carattere probabilmente tende a sfuggirci perché siamo abituati a guardare e utilizzare un solo tipo di carta geografica, quello che la cultura occidentale ha prodotto al termine di un processo durato molti secoli. Anche se ai nostri occhi questo tipo di mappa, con il suo orientamento, la sua simbologia e i suoi colori appare del tutto naturale, basta un rapido sguardo alla storia della cartografia per renderci conto dei cambiamenti profondi che essa ha subito nei secoli.

I geografi hanno del mondo una visione da lontano, una lontananza obbligata a causa delle dimensione degli oggetti che essi studiano. L'immagine vista nel loro specchio non è la realtà globale in sé ma un riflesso simbolico di quella realtà; per quanto la superficie dello specchio sia arrotata e levigata al meglio, l'immagine rimane soltanto un'immagine (da: Peter Hagget, L'arte del geografo, Zanichelli, pag 4)

Ogni volta che l'uomo descrive qualcosa utilizza dei simboli e nemmeno la descrizione del mondo nel suo complesso può sfuggire a questa legge. L'immagine dello specchio, nel brano che abbiamo appena letto, suggerisce che la conoscenza dello spazio e del mondo si realizza "di riflesso", attraverso uno strumento (la carta geografica) che riassume contemporaneamente le nostre conoscenze del mondo e le nostre idee su di esso.
Si pensi per esempio a un elemento apparentemente così neutro e "oggettivo" come l'orientamento della carta. Noi oggi, per lunga abitudine, riteniamo "ovvio" che le carte debbano essere costruite in modo da avere il nord nella loro parte superiore. Ci si dimentica però che questa è una semplice convenzione, legata all'uso della bussola e al fatto casuale che il nord geografico molto approssimativamente coincida con il nord magnetico. Di fatto, culture diverse dalla nostra avevano carte orientate in modo diverso, sulla base dei loro interessi prevalenti, in base a una specie di legge psicologica per la quale "ciò che sta in alto", anche in una carta geografica, ha più valore di "ciò che sta in basso". Ecco allora che le carte greche, di cui purtroppo non è rimasto nulla, erano disegnate con l'est in alto per evidenziare l'importanza degli spostamenti commerciali est-ovest, mentre le carte arabe, per lo stesso motivo, erano orientate con il sud nella parte superiore. Come vedremo tra un momento, anche le carte dell'alto Medioevo sono orientate verso est, ma per motivi religiosi, mentre le carte nautiche veneziane del Quattrocento riproducevano l'Adriatico rovesciato rispetto alla prospettiva cui siamo oggi abituati (ossia ponevano Venezia in basso e lo stretto di Otranto in alto).
Ancor meno "oggettiva" è la scelta della località da porre al centro della carta. Il "centro" possiede sempre un forte valore simbolico ed è riservato, in qualsiasi cultura, all'elemento che si intende privilegiare: Roma nelle carte dell'impero latino, Gerusalemme nelle carte cristiane dell'alto Medioevo, l'Europa negli atlanti occidentali, ma anche la Cina nelle carte disegnate a Pechino, l'Arabia nelle carte di cultura islamica, e così via. Nelle pagine che seguono noi seguiremo lo sviluppo della carta geografica tra il Medioevo e l'età moderna, facendo particolare attenzione alle carte nautiche e mostreremo come di volta in volta in volta si realizzi la sintesi tra le conoscenze che abbiamo e l'interpretazione che ne diamo.


L'alto medioevo

Nella cultura impregnata di sensibilità religiosa dell'alto Medioevo (dall'VIII fino al XIII secolo), le carte geografiche si ispirano al cosiddetto modello O.T. Queste due lettere sono le iniziali delle parole latine Orbis terrarum, che significano semplicemente "la Terra"; gli intellettuali medievali però amavano considerarle da un punto di vista simbolico. La "O" veniva allora interpretata come una circonferenza, segno della totalità del mondo, mentre la "T" era intesa come la Croce di Cristo (esiste infatti un tipo particolare di croce, detta "croce egizia", che è del tutto identica a questa lettera). A questo punto, se inscriviamo la "T" nella "O" otteniamo un simbolo complesso, che veniva utilizzato nelle carte dell'alto Medioevo per descrivere la terra che si riteneva abitata e per fornirne contemporaneamente una chiave di lettura ideale. Una carta costruita in questo modo veniva chiamata "mappa mundi" (= carta del mondo). La terra vi appare come una specie di torta divisa in tre spicchi: al centro, punto di origine della circonferenza, si trova Gerusalemme, punto di origine della salvezza cristiana per l'umanità; nella metà superiore del disco viene raffigurata l'Asia (e talvolta nel punto più alto della carta compare il Paradiso Terrestre), in basso a sinistra l'Europa e in basso a destra l'Africa. Il braccio verticale della "T" viene fatto coincidere con il mare Mediterraneo, quello di destra con il Nilo (talvolta rafforzato dal Mar Rosso), quello di sinistra con il fiume russo Don, che sfocia nel mar Nero. È chiaro che queste carte non danno nessuna indicazione attendibile a chi volesse utilizzarle per spostarsi sulle superficie terrestre, ma è altrettanto chiaro che non era questo lo scopo per cui erano realizzate. Esse erano piuttosto degli strumenti di meditazione che ricordavano a chi le contemplava la centralità del sacrificio del Cristo nella vita dell'uomo. In quello che forse è la "mappa mundi" più famosa dell'epoca, una grande carta (3 metri per 3 metri circa) conservata nella città tedesca di Erbsdorf fino alla seconda guerra mondiale (quando venne distrutto dalle bombe) e risalente alla seconda metà del 1200, questo uso "teologico" della geografia è visibile con grande chiarezza: dal di sotto del disco del mondo, in corrispondenza dei bracci della croce, compaiono le mani, i piedi e il volto di Cristo che "abbraccia" il mondo.


Le esigenze della navigazione

Ma in quei decenni si stavano diffondendo una nuova sensibilità e una nuova mentalità, collegate allo sviluppo delle città mercantili. Il mondo non era più da contemplare ma da usare. La necessità di avere delle rappresentazioni dello spazio che fossero prima di tutto "utili" per progettare e registrare gli spostamenti era (ed è) particolarmente viva sul mare, dove l'esigenza di sapere "dove si è" e "dove si va" è molto più vitale che sulla terraferma. Per questo nasce, nella seconda metà del Duecento, un tipo di carta completamente diversa da quello "O.T.": la carta nautica da usare in navigazione.
La prima testimonianza scritta dell'uso della carta nautica risale al 1270: il cronista, raccontando il viaggio per mare che il re francese Luigi IX stava facendo per recarsi a Tunisi in crociata, narra che una tempesta disperse la flotta. Le navi, tra cui la Paradiso su cui si trovava il re, dovevano ricongiungersi a Cagliari. Il sesto giorno il re, preoccupato, domandò ai piloti quanto mancava al porto di Castel Castro e quanto fossero vicini alla costa. I piloti .. fecero portare una carta e mostrarono al re la posizione del porto di Castel Castro e quanto essi distassero dalla costa (da: Guglielmo de Nangis, Gesta Sancti Ludovici)

Il primo esempio che noi conosciamo di questo tipo di carta è la cosiddetta "carta Pisana", una pergamena lunga circa un metro e larga 50 cm circa, realizzata probabilmente intorno al 1275 in una città marinara italiana (forse Genova), che descrive con grande precisione le coste del Mediterraneo e del Mar Nero. La sua accuratezza è impressionante: con qualche piccolo accorgimento, potrebbe venire utilizzata ancor oggi. Per esempio, la lunghezza del Mediterraneo nel senso est-ovest viene corretta da questa carta rispetto alle stime greche (il geografo greco Tolomeo riteneva che si allungasse su circa 62° di longitudine, mentre in realtà ne copre solo 42°) e arabe (tra i 42° e i 52° di longitudine) e riportata alle dimensioni reali con uno scarto inferiore a 1°. Sicuramente questa carta non è sorta dal nulla, ma è stata preceduta da una serie di carte locali che raffiguravano solo i singoli bacini, come l'Adriatico o il Mar Egeo. Tuttavia nulla ci è rimasto di questi documenti e perciò la carta Pisana ci appare come un cambiamento improvviso nella storia della cartografia. Ma, a un livello più profondo, con questa carta appare nella cultura e nella civiltà occidentale qualcosa di assolutamente nuovo, che unisce una nuova percezione della realtà alla tecnologia del tempo.

La differenza è totale con i diversi tipi di mappamondo in uso intorno al 1300 e per molto tempo ancora. La carta nautica scarta ogni tendenza enciclopedica, ogni allusione mistica. Si concentra su di un piccolo numero di settori semantici: registra un'esperienza, la traduce in segni nello stesso tempi pragmatici e mnemotecnici. Considera uno spazio concreto. Niente più contorni schematici; niente più maneggevoli conglomerati di toponimi. La carta non è più soltanto un registro di luoghi; essa percepisce e rappresenta degli intervalli: delle distanze. (Paul Zumthor, La misura del mondo, Il Mulino 1995, pag. 309)

 La carta non ha quindi la finalità concettuale di un mappamondo teologico, che trascendeva la realtà geografica ignorata nei suoi dettagli. Essa è uno strumento della pratica... è il riflesso di una realtà osservata e il testimone di una fase della civiltà occidentale, chiamata ad aprire i propri orizzonti fino alle estremità della Terra. All'ideogramma O.T., racchiuso nella sua cornice convenzionale, si è sostituita una possibilità indefinita di rappresentazioni del reale, fondate sul calcolo della posizione dei luoghi e delle distanze che li separano (da: Monique de la Roncière e Michel Mollat du Jourdin, I portolani, Bramante editrice 1992, pag. 10)

Sparisce ogni "allusione mistica": la carta deve servire a uno scopo pratico, e cioè guidare il navigante in sicurezza da un porto all'altro fornendogli il maggior numero possibile di informazioni utili. Questi dati possono essere forniti solo dall'esperienza, non dai libri, e devono essere facilmente compresi, ricordati e trasmessi ad altri. La carta deve descrivere la realtà, non fornirne una lettura ideale. Lo spazio è interpretato in modo non più religioso, ma geometrico, attraverso un complesso reticolato di linee che descriveremo più avanti. Non ci sono illustrazioni o disegni: al loro posto vengono riportati tutti i nomi dei porti utilizzabili per la navigazione (sono scritti sul lato interno della linea di costa, in modo da non rendere illeggibili le indicazioni nautiche). Una serie di segni indicano i pericoli principali: puntini rossi ravvicinati indicano una secca (cioè un tratto di mare coperto da poca acqua su cui le navi potrebbero incagliarsi), delle crocette indicano scogli isolati.


La  bussola

Le carte geografiche, oltre che esprimere una particolare visione dello spazio e della realtà, sono condizionate anche dalla tecnologia disponibile nel momento in cui vengono realizzate. Intorno al 1100 si era diffusa nel Mediterraneo la bussola, nella sua forma più semplice: una scatola di legno, rotonda (detta "bussolo": da qui il nome italiano dello strumento), che conteneva un ago magnetizzato in equilibrio su una punta sottile. Sul bordo o sul fondo della scatola era riportata la cosiddetta "Rosa dei venti", cioè le direzioni principali espresse con i nomi dei venti che soffiano da quella direzione: tramontana (= nord), grecale (= nord est), scirocco (= sud est) e così via. Questo tipo di strumento assomigliava perciò molto alle bussole da escursionista che si possono comprare anche oggi in un qualsiasi negozio per poche migliaia di lire. In seguito, tra il 1200 e il 1300, venne introdotto un'importante miglioramento: l'ago o gli aghi calamitati furono fissati sotto un disco di carta o di legno molto leggero, sul quale veniva riportata la rosa dei venti e che era di dimensioni leggermente inferiori al diametro della scatola della bussola. In questo modo veniva risolto il problema dell'oscillazione dell'ago, dovuta ai movimenti violenti della nave, che rendeva spesso difficile capire dove fosse il nord: la bussola nautica assumeva così a grandi linee l'aspetto che avrebbe mantenuto fino ad oggi.
La bussola ha una funzione fondamentale durante la navigazione: permette di ottenere dei rilevamenti, cioè di misurare l'angolo formato da due direzioni, una delle quali rappresenta il Nord e l'altra, per esempio, la rotta tenuta dalla nave. In questo modo, cioè misurando l'angolo tra il Nord e la rotta che la nave percorre, diventa possibile sapere con esattezza in quale direzione muoversi per andare, poniamo, da Genova a Cap Corse, la punta più settentrionale della Corsica. Se a questa misurazione, ripetuta un gran numero di volte, viene aggiunta la distanza tra Genova e Cap Corse, misurata anch'essa un gran numero di volte per essere sicuri di avere una media attendibile, ecco che si può stabilire con notevole precisione la posizione di Cap Corse in relazione a Genova. Quando queste operazioni vennero ripetute un gran numero di volte su tutte le rotte possibili, si creò una sorta di "ragnatela" ideale che univa ciascun porto con tutti gli altri porti. Di questa operazione non sono rimaste tracce storiche, ma sicuramente essa venne compiuta tra il 1100 e il 1250. A questo punto, utilizzando questi dati, non restava che tracciare la linea della costa: l'ignoto cartografo la realizzò aiutandosi con un doppio reticolato di linee perpendicolari tra loro (in pratica, due serie di quadrati inclinate di 45°) per non smarrire il senso della direzione e della distanza. Una volta tracciate le coste, egli disegnò sulla carta due grandi Rose dei venti che servivano ai marinai per orientare la carta e tracciare la rotta da un porto all'altro.


La carta piana

Nel corso del Trecento e del Quattrocento venne realizzato un gran numero di carte nautiche, presto raccolte insieme a formare degli atlanti. Alcuni di essi sono giunti fino a noi e rappresentano una fonte inestimabile per valutare le conoscenze a disposizione degli uomini di quel tempo.
Tuttavia le carte costruite usando solo la bussola presentavano alcuni gravi inconvenienti. La carta medievale e rinascimentale rimase quella che tecnicamente si chiama una "carta piana", cioè una carta che riproduce un frammento della superficie terrestre senza preoccuparsi delle distorsioni che questa subisce in questa operazione. Essa infatti non teneva in considerazione due importanti fatti:
1. la terra è sferica, e perciò non può essere rappresentata su una superficie piana senza essere deformata;
2. il polo Nord geografico non coincide con il polo Nord magnetico, e in più la declinazione magnetica (cioè appunto l'angolo tra Nord geografico e Nord magnetico) varia nel tempo e a seconda della posizione in cui viene misurata
3. nel Duecento e nel Trecento non erano note le idee di latitudine e longitudine, che oggi sono così familiari.
Come conseguenze di tutto ciò, una carta piana è utilizzabile solo per descrivere spazi abbastanza piccoli perché le deformazioni della superficie terrestre non siano eccessive: quando invece deve raffigurare (per esempio) un intero oceano le sue indicazioni non sono più attendibili. Gli esploratori e i navigatori del Quattrocento e del Cinquecento che scoprivano nuove terre come le Antille, l'America meridionale o le coste sud africane non potevano perciò disegnare carte veramente precise delle terre che avevano visitato, e chi li seguiva si trovava esposto a gravi pericoli.

La carta nautica moderna e la matematica
All'inizio del Quattrocento l'Occidente "riscoprì" la Geografia di Tolomeo, il grande astronomo e geografo greco del II secolo d.C. L'interesse suscitato da questa riscoperta, essenzialmente opera degli umanisti, è testimoniato dal gran numero di manoscritti realizzati prima dell'invenzione della stampa e da fatto che questo libro è tra i primissimi, insieme alla Bibbia, a sfruttare la nuova tecnologia gutemberghiana. Su molti punti le informazioni contenute nella Geografia erano già superate, anche se la venerazione che gli umanisti avevano per questo libro le fece considerare valide. Tuttavia, nello stesso tempo, l'opera introduceva alcune importanti novità:
1. l'affermazione della sfericità della Terra, che doveva porre nella giusta luce la questione delle proiezioni cartografiche
2. le nozioni di latitudine e longitudine, che a loro volta permettevano di concepire in modo corretto il problema del "punto nave": conoscere la posizione di un vascello (oppure di un'isola, di uno scoglio, di una costa) si riduce a quello di conoscerne la distanza angolare da un meridiano e da un parallelo scelti arbitrariamente come punti di riferimento
Il problema posto dalle carte nautiche venne però risolto definitivamente grazie alla matematica. Un cartografo fiammingo, Gerhard Kremer detto Mercatore (1512-1594) inventò una nuova proiezione, cioè un nuovo modo di rappresentare la superficie terrestre sferica su una carta. Mercatore aveva una vasta esperienza sia pratica sia teorica, conosceva a fondo la cartografia dell'epoca ed era a conoscenza dei problemi della navigazione. Il merito maggiore della sua nuova carta, detta appunto "di Mercatore", è che essa mantiene, su una superficie bidimensionale, gli angoli esistenti tra due direzioni qualsiasi della superficie terrestre reale (che è sferica, cioè tridimensionale) . La carta piana tradizionale non teneva conto del fatto che, man mano che ci si avvicina al polo, i meridiani si avvicinano: perciò su questo tipo di carte le distanze in senso nord-sud restavano corrette, mentre venivano alterate quelle in senso est-ovest, che risultavano aumentate rispetto alle misure reali. Come risultato finale, gli angoli misurati sulla carta non corrispondevano a quelli reali. Mercatore pensò che si poteva ovviare a questo inconveniente se si fosse riusciti a trovare il modo di deformare anche le distanze nord-sud secondo lo stesso rapporto con cui venivano deformate le distanze est-ovest: riuscì a trovare un metodo puramente grafico per risolvere questo problema e con questo costruì un grande Atlante. Solo alla fine del secolo venne chiarita, a opera di due matematica inglesi, Thomas Harriot ed Edward Wright, la relazione matematica che permette di costruire con esattezza il nuovo tipo di carta. La carta "al Mercatore", come viene tutt'oggi chiamata, resta ancora la carta nautica standard a bordo di tutte le navi, e trova numerose applicazioni anche negli atlanti generali. Non è una carta "perfetta", nel senso che non descrive affatto la superficie terrestre "così com'è": per esempio, osservando un planisfero (cioè una carta geografica che riproduce contemporaneamente tutto il mondo) disegnato in base a questo metodo, ci si accorge subito che le superfici vengono gravemente alterate (la Groenlandia, che è grande come il Madagascar, appare grande quasi come l'Africa). Il punto è che per coloro che usano questa carta è più importante avere una rappresentazione grafica che mantiene corretti gli angoli, e per questo motivo accettano le deformazioni della superficie.


Dizionario

Proiezione cartografica
Poiché una superficie sferica, come è la superficie terrestre, non può essere semplicemente "trascritta" su una superficie piana, si ricorre all'artificio della proiezione: immaginando la carta come una superficie tangente a un punto della superficie terrestre, si "proietta" su di essa l'immagine della superficie terrestre come viene vista da un particolare punto all'interno della terra stessa (per esempio il suo centro, oppure un punto della sua circonferenza) o da un punto infinitamente distante. Ciascun tipo di carta implica una deformazione della superficie terrestre: non esiste un tipo di carta che possa contemporaneamente riprodurre senza alterazioni gli angoli, le aree e le distanze. Le carte isogoniche (o conformi) rispettano gli angoli, le equivalenti conservano i rapporti tra le superfici, le equidistanti mantengono inalterate le distanze. La proiezione di Mercatore viene ottenuta ("sviluppata") immaginando di "infilare" la Terra all'interno di un cilindro ideale in modo che esso tocchi la superficie solo in corrispondenza dell'equatore.

Latitudine e longitudine
Esprimono la distanza angolare di un punto qualsiasi della superficie terrestre rispettivamente dall'equatore e da una circonferenza passante per i poli ("meridiano") e assunta arbitrariamente come punto di partenza (attualmente è il meridiano di Greenwich, in Inghilterra). La latitudine cresce da 0° a 90° sia verso nord sia verso sud: i due poli geografici corrispondono appunto alla latitudine di 90°. La longitudine invece cresce fino a 180° sia verso est sia verso ovest. Questi concetti erano già noti al grande geografo greco Tolomeo (II sec. d.C.), il quale però nel calcolo della longitudine assumeva come meridiano di partenza un meridiano a ovest delle isole Canarie (nell'oceano Atlantico, di fronte al Marocco) e la calcolava in una sola direzione, da ovest verso est.

Declinazione magnetica
È l'angolo formato dal meridiano geografico (che punta sempre verso il nord vero) e il meridiano magnetico (ossia la linea del campo magnetico terrestre che porta al polo nord magnetico). Siccome polo nord vero e polo nord magnetico non coincidono (il polo nord magnetico si trova attualmente nella Terra di Baffin, in territorio canadese, ma si sposta lentamente) solo in alcuni casi particolari l'ago della bussola, che indica solo il polo nord magnetico, indica anche il polo nord vero: nella stragrande maggioranza dei casi è necessario introdurre una correzione, che attualmente è ben nota e riportata su tutte le carte nautiche moderne.

Note alla pagina

 

 

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