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Il Diario di Colombo: la traversata del primo viaggio

Venerdì, 3 agosto. Partimmo il venerdì 3 agosto del 1492, dalla barra di Saltés alle otto del mattino . Andammo con forte vento di mare fino al tramonto verso sud sessanta miglia, che sono 15 leghe , quindi a sud-ovest e a sud quarta di sud-ovest , che era la rotta per le Canarie.

Sabato 4 agosto. Andarono a sud-ovest quarta del sud .

Domenica 5 agosto. Percorsero sulla loro rotta fra giorno e notte più di quaranta leghe.


Giovedì 9 agosto. Sino alla notte della domenica, non poté l'Ammiraglio approdare alla Gomera e Martìn Alonso si trattenne sulla costa della Gran Canaria per ordine dell'Ammiraglio, perché non poteva navigare . poi l'Ammiraglio fece ritorno alla Canaria e, con gran lavoro e diligenza dello stesso Ammiraglio, di Martìn Alonso e degli altri, la Pinta fu assai ben riparata e infine arrivarono alla Gomera. Videro uscire un gran fuoco dalla montagna dell'isola di Tenerife, che è altissima, oltre ogni dire. Cambiarono in rotonda la vela latina della Pinta; fece ritorno alla Gomera domenica due settembre con la Pinta  riparata....
Rifornitisi quindi di acqua, di legna e di carni e tutto quanto avevano raccolto gli uomini che l'Ammiraglio aveva lasciato alla Gomera quando andò all'isola di Canaria per rimettere la Pinta in condizioni di navigare, alla fine, giovedì sei settembre fece vela dalla suddetta isola della Gomera con le sue tre caravelle .

Giovedì 6 settembre. Partì quel giorno di buon mattino dal porto della Gomera, e prese la rotta per dar corso al suo viaggio. E venne a sapere l'Ammiraglio da una caravella che veniva dall'isola del Ferro che, in quel braccio, veleggiavano tre caravelle del Portogallo per catturarlo; e aveva da essere per invidia del re, per essersene andato in Castiglia. E procedette tutto quel giorno e quella notte con bonaccia, e al mattino si trovò tra la Gomera e Tenerife.



Sabato 8 settembre. Sabato alle tre di notte, prese a spirare il vento di nord-est , e orientò la sua rotta a ponente. Ebbe mare grosso di prua, tale da ostacolargli il cammino. E quel giorno, con la sua notte , avrà percorso nove leghe.

Domenica 9 settembre. Andò quel giorno per 15 leghe, e decise di contarne meno di quelle coperte, di modo che se il viaggio fosse risultato lungo la gente non avesse a spaventarsi o a perdersi d'animo. Di notte percorse centoventi miglia, dieci ogni ora, che fanno 30 leghe. I marinai governavano male, declinando sulla quarta di nord-ovest e anche sulla mezza quarta, e per questo l'Ammiraglio più e più volte li redarguì.



Martedì 11 settembre. Quel giorno navigarono sulla loro rotta, che era verso ovest, e percorsero ancora 20 e più leghe, e videro un grosso pezzo dell'albero di una nave di cento e venti tonnellate, e non fu lor possibile prenderlo. La notte seguitarono per circa venti leghe, e non ne contò più di sedici, per la ragione suddetta.

Mercoledì 12 settembre. Quel giorno percorsero sulla loro rotta fra notte e giorno 33 leghe, contandone di meno, per la ragione suddetta.

Giovedì 13 settembre. Quel giorno, con la sua notte, sempre tenendo la loro rotta, che era ovest, percorsero XXXIII leghe, e ne contava tre o quattro di meno. Le correnti gli erano contrarie. E in questo giorno, al calar della notte, gli aghi inclinavano a nord-ovest e il mattino inclinavano alquanto verso nord-est.

Domenica 16 settembre. Navigò quel giorno con la sua notte sulla sua rotta verso ponente. Avranno percorse XXXVIII leghe, ma non contò che 36. S’imbatté quel giorno in nubi minacciose, piovigginò. Dice qui l'Ammiraglio «oggi e poi sempre di lì in avanti trovarono aria temperatissime, ed era piacere grande godere di quelle mattine, cui non mancava che il canto degli usignoli" dice lui. E quivi era il tempo come di aprile, in Andalusia. Qui cominciarono a vedere molte manciate di erba, verdissima tanto che da poco (a quanto gli pareva) era stata staccata da terra; per la qual cosa tutti ritenevano trovarsi in prossimità d'alcuna isola, anche se non della terra ferma, secondo l'Ammiraglio, il quale dice: «ché la terra ferma reputo essere più avanti»

Lunedì 17 settembre. Navigò sulla sua rotta verso ovest, e avranno percorso fra giorno e notte cinquanta e più leghe; non ne dichiarò che 47. La corrente era propizia, Videro molte erbe e assai di frequente; ed era erba di roccia e venivano dette erbe dalla poste di ponente. Ritenevano trovarsi non lontani da terra. Fecero i piloti il punto sul nord e lo segnarono, e videro che gli aghi inclinavano verso nord-est di una gran quarta; e i marinai ne erano spaventati e stavano in pena e non dicevano parola. Se ne avvide l'Ammiraglio e ordinò che alle prime luci dell'alba rifacessero il punto sul nord, e videro che la bussola era buona. E la ragione di ciò è che sembra che essere la stella a muoversi  e non gli aghi. Quel lunedì, all'alba, videro molte più erbe e simili a erbe di fiume, fra le quali si rinvenne un granchio vivo, che l'Ammiraglio conservò. E dice furono quelli segnali certi di terra, perché non se ne trovano mai a ottanta leghe da riva. L'acqua del mare trovavano meno salata di quando erano salpati dalle Canarie, e l'aria sempre più dolce. La ciurma ne trasse grande contento, e ogni nave, a gara, spiegò tutte le vele per riuscire a scorgere terra per prima.

Martedì 18 settembre. navigò tutto quel giorno e per l'intera notte, e avranno coperto più di cinquantadue leghe, ma non ne annotò che 48. E per tutti questi giorni ebbe bonaccia e gran calma, quali si hanno sul fiume di Siviglia, Quello stesso giorno Martìn Alonso con al Pinta, che era assai spedita, non aspettò, e aveva detto all'Ammiraglio dalla sua caravella aver visto gran copia di uccelli volare verso il ponente e che quella notte si aspettava di vedere terra e che perciò si affrettava tanto. Dalla parte del nord il cielo si incupì: il quale è segno di terra.



Martedì 25 settembre. Questo fu giorno di molta calma e quindi di vento, e seguirono la loro rotta a ponente, fino a notte. Discuteva l'Ammiraglio con Martìn Alonso Pinçòn, capitano della Pinta, l'altra caravella, su una carta  che egli gli aveva inviato tre giorni avanti dove, a quanto sembra, l'Ammiraglio aveva trovato dipinte certe isole in quelle acque. E diceva Martìn Alonso che dovevano trovarsi proprio in quel tratto di mare e l'Ammiraglio rispondeva che così pareva pure a lui; e il non averle incontrate doveva essere a causa delle correnti che avevano sempre sospinto la nave a nord-est e nel non aver avanzato tanto come i piloti dicevano. E trattando di queste cose l'Ammiraglio chiese che gli mandassero detta carta. E gliela si inviò sospesa su una corda e l'Ammiraglio cominciò a carteggiare insieme con il suo pilota e i marinai. Tramontato che fu il sole, Martìn Alonso salì sulla poppa della propria nave e con grande giubilo diede voce all'Ammiraglio, chiedendogli il compenso perché vedeva terra . E quando ne ebbe nuova e piena conferma l'Ammiraglio dice che, in ginocchio, prese a rendere grazie a Nostro Signore, e Martìn Alonso recitava il Gloria in Excelsis Deo con i suoi uomini. Lo stesso fecero gli uomini che erano con l'Ammiraglio e ancora quelli della Niña. E tutti salirono sull'albero maestro e sulle sartie; e tutti confermarono di scorgere terra, e all'Ammiraglio parve così e che non distasse più di 25 leghe. Se ne stettero fino a notte, affermando tutti esser terra. L'Ammiraglio dispose di lasciar la rotta fin lì seguita che era a ponente e che tutti andassero a sud-ovest, là dove era apparsa la terra. Saranno avanzati quel giorno 4 leghe e mezzo a ovest e di notte circa 17 leghe  a sud-ovest, che fanno in tutto XXI, nonostante all'equipaggio ne avesse notificate 13, perché costumava fingere con gli uomini di fare poco cammino, affinché il tragitto non sembrasse loro troppo lungo, cosicché tenne sempre due libri: il minore era quello finto e il maggiore il veritiero. Il mare era in bonaccia e furono molti i marinai che vi si gettarono a nuotare. Videro molti dorados e altri pesci.

Mercoledì 26 settembre. Navigò seguendo la sua rotta a ponente fino a mezzogiorno inoltrato; da lì piegarono a sud-est fino a che ci s’avvide che quella che avevano detto essere terra, non era terra, ma cielo. Coprirono quel giorno e quella notte 31 leghe e agli uomini ne notificò 24. Il mare era come un fiume, l’aria dolce e soavissima.

….

Sabato 29 settembre. Navigò seguendo la sua rotta a ponente. Percorsero 24 leghe. Agli uomini ne notificò XXI. Fra il giorno e la notte non procedettero molto a causa delle bonacce… L’aria era dolce e gradevole oltremodo, che dice che solo vi mancava il canto dell’usignolo, e il mare piatto come un fiume. Apparvero quindi per te volte cormorani e un forçado. Video molta erba.


Lunedì 1° ottobre. Navigò seguendo la sua rotta a ponente. Percorsero 25 leghe. Agli uomini notificò 20 leghe. Ebbero pioggia, a scrosci. Il pilota dell’Ammiraglio, allo spuntare del giorno, contava avessero percorso dall’isola del Ferro fin qui 578 leghe a ovest. La conta che l’Ammiraglio mostrava ai suoi uomini era di 584, ma quella che l’Ammiraglio reputava essere la veritiera e che serbava in segreto era di 707.


Mercoledì 3 ottobre. Navigò seguendo la rotta di sempre. Percorsero 47 leghe, Agli uomini ne notificò 40. Apparvero gabbianelli, molta erba, la quale in parte era vecchia assai, in parte verdissima e in mezzo aveva come dei frutti. Non videro nessun uccello, e l’Ammiraglio riteneva essersi lasciato alle spalle le isole segnate sulla sua carta. Dice qui l’Ammiraglio che né la settimana avanti, né   i giorni in cui aveva scorto sì numerosi segnali di terra aveva voluto fermarsi a bordeggiare, nonostante avesse notizia di certe isole sparse lì attorno, per non attardarsi, posto che il suo scopo era raggiungere le Indie, e fermarsi, dice, non sarebbe stata cosa assennata


Venerdì 5 ottobre. Navigò seguendo la sua rotta. Avranno coperto undici miglia, ogni ora. Fra notte e il giorno saranno avanzati di 57 leghe, perché di notte il vento scemò alquanto. Agli uomini ne notificò 43. Il mare in bonaccia  e calmo. «A Dio, dice, siano rese infinite grazie». L’aria dolce assai e temperata. Era nessuna, uccelli gabbianelli, molti; molti pesci volanti guizzarono sulla nave.

Sabato 6 ottobre. Navigò seguendo la sua rotta a ovest, che è come dire a ponente. Fra il giorno e la notte percorsero 40 leghe. Agli uomini ne notificò 33. Questa notte disse Martin Alonso che sarebbe stato buona cosa navigare in direzione sud-ovest, quarta di ovest , ma l’Ammiraglio non fu dell’avviso. Martin Alonso diceva tal cosa, per l’isola di Cipango, ma l’Ammiraglio riteneva che ove l’avessero mancata non avrebbero potuto prender terra tanto presto, e che era miglior partito approdare prima alla terra ferma e soltanto dopo alle isole.

Domenica 7 ottobre. Navigò seguendo la sua rotta a ponente. Navigarono lo spazio di due ore, dodici miglia ciascuna; e, dopo, 8 miglia ogni ora; e avranno percorso, fino a un’ora prima del tramonto del sole, 23 leghe. Agli uomini ne notificò 18. In questo giorno al levar del sole, la caravella Niña, che precedeva le altre perché più spedita, e tutte andavano a gara per vedere terra per primi, e beneficiare così della mercede che i Re avevano promesso a chi primo la divisasse, issò una bandiera al sommo dell’albero maestro e tirò un colpo di bombarda come segnale che vedevano terra, perché così aveva ordinato l’Ammiraglio. E aveva pure disposto che all’alba e al tramonto accostassero alla sua tutte le navi, essendo questi i momenti del dì più propizi, a causa dello scemare dei vapori , a discernere lontano. Posto che a sera non avevano scorto quella terra che pensavano aver veduta quelli della caravella Niña, e vedendo passare grande moltitudine di uccelli dalla parte del nord a quella di sud-ovest, per la qual cosa era da credere andassero a passare la notte sulla terra, o fuggissero l’inverno che nelle terre di dove venivano era forse sul punto di arrivare, l’Ammiraglio convenne di abbandonare la rotta a ponente, e volgere la prua alla volta di ovest-sud-ovest col proposito di procedere per due giorni su quella rotta. A ciò si mise mano un’ora prima del tramonto. Avranno percorso in tutta la notte cinque leghe e XXIII durante il giorno, in tutto furono ventotto leghe tra la notte e il giorno.

Lunedì 8 ottobre. Navigò a ovest-sud-ovest, e fra il giorno e la notte avranno coperte undici leghe e mezzo, o dodici; e la notte pare che, a tratti, raggiungessero le quindici miglia all’ora, se lo scritto non inganna. Ebbero il mare come il fiume di Siviglia: «Grazie a Dio» dice l’Ammiraglio. L’aria dolce oltremodo, cole ad aprile a Siviglia, e sì profumata che colma di delizia. Apparve l’erba fresca assai, molti uccelletti del campo, e ne presero uno, e andavano fuggendo a sud-ovest gracchie, anatre e un cormorano.

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Mercoledì 10 ottobre. Navigò a ovest-sud-ovest. Percorsero dieci miglia ogni ora e a tratti 12 e talora 7 e, tra il giorno e la notte, 59 leghe. Agli uomini ne notificò non più di 44. A questo punto, la gente lo aveva in grande dispetto, era allo stremo e si lamentava del lungo viaggio, Ma l’Ammiraglio tutti rincuorò come meglio poté dando loro buona speranza dei guadagni che ne avrebbero potuto ricavare; e aggiungeva che era vano lamentarsi, ché lui era venuto alle Indie e avrebbe seguitato fino a trovarle con l’aiuto di Nostro Signore.

Da: Cristoforo Colombo, Diario del primo viaggio, in Gli scritti, Einaudi, pag. 12-23.

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