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La Santa Maria di Colombo

 Santa Maria

Intro

La Santa Maria, ammiraglia di Colombo nel suo primo viaggio attaverso l'Atlantico, è certamente una delle navi più famose della storia.Tuttavia, in modo abbastanza paradossale, la conosciamo ben poco: non sono rimasti documenti iconografici (nessun pittore o incisore ha fatto in tempo ad immortalarla) né scritti. Alla fine del medioevo nei cantieri navali non si usavano piani di costruzione: tutti gli scafi venivano realizzati dai capimastri seguendo le linee che l'esperienza passata suggeriva e che venivano tramandati di generazione in generazione con pochissime varianti.


Non era una caravella

Prima di tutto la Santa Maria non era affatto una «caravella» e non si chiamava Santa Maria. Il suo nome vero era La Gallega, ossia «La Galiziana», dal nome della regione nella Spagna settentrionale in cui era stata costruita: venne ribattezzata col nuovo nome per propiziare l'aiuto della madre di Gesù nella traversata. Era una «ñao», ossia una imbarcazione più grande e più tozza delle caravelle che la accompagnavano, la Pinta e la Ninã (nemmeno quest'ultima si chiamava così: il suo nome «ufficiale» era Santa Clara, da quello della santa cui era dedicata la chiesa di Moguer, il piccolo paese dove viveva il suo armatore. Ma poiché questi si chiamava Ninõ, e poiché nel tardo medioevo i natanti prendevano spesso il nome dai loro proprietari, ecco che la caravella era nota come la Ninã, senza che si debba pensare a un nomignolo affettuoso per una navicella più piccola delle altre). La leggenda secondo cui Colombo avesse ai suoi ordini tre caravelle è perciò del tutto falsa. Colombo conosceva i viaggi di esplorazione portoghesi lungo le coste dell'Africa e sapeva che la «formazione-tipo» era composta di una nave più grande (una «não», appunto) che trasportava il grosso delle provviste e di almeno un paio di caravelle che essendo più piccole e con un pescaggio inferiore potevano avvicinarsi con minore pericolo a riva e anche risalire i fiumi. È probabile quindi che Colombo intendesse imitare i portoghesi. Forse la scelta della nave da trasporto viveri cadde sulla Gallega per puro caso: il suo proprietario, Juan de la Cosa, era al servizio del duca di Medina Celi, che era stato il protettore di Colombo in Spagna. L'esploratore e l'armatore quindi avrebbero potuto conoscersi già prima del 1492. In ogni caso, la Gallega non venne assegnata a Colombo con una decisione arbitraria della regina Isabella, come spesso si pensa, ma grazie a un regolare contratto, che come d'uso prevedeva clausole rigide sul numero di miglia o di giorni che la spedizione poteva durare, scaduti i quali la nave sarebbe dovuta tornare alla base (da questo dettaglio nacque forse la leggenda della «insurrezione» dell'equipaggio della Santa Maria contro Colombo nell'ultima parte della traversata, quando sarebbero stati concessi all'esploratore al massimo altri tre giorni prima di virare di bordo o, secondo altre e più macabre versioni, essere buttato a mare: allo scadere dei tre giorni, però, sarebbe stata avvistata terra).

 


L'aspetto

Non abbiamo nessuna immagine originale della Santa Maria, né informazioni di prima mano sul suo aspetto. Chi ha tentato a ricostruirne l'immagine ha quindi dovuto lavorare con molta fantasia e questo spiega come mai non ci siano due ricostruzioni uguali.

Oceanica classis Questa xilografia viene spesso usata per illustrare come poteva essere la nave di Colombo. In realtà si tratta di una cocca dell'Europa del Nord, una nave pesante e tozza che solo in modo molto approssimativo può assomigliare alla Santa Maria. L'llustratore svizzero che nel 1493 dovette inventarsi delle immagini per decorare la prima edizione a stampa a Basilea della lettera di Colombo a Santangel (nota come De Insulis Inventis) in cui si dava notizia della scoperta di nuove terre, non avendo modelli concreti da copiare, si "ispirò" alle fonti letterarie cdi cui disponeva, tra una "Historia Baltica, de las Islas halladas en las Indias" che conteneva appunto questa illustrazione, copiandola di peso senza minimamente preoccuparsi della sua veridicità. Gli editori di oggi approfittano del fatto che l'immagine è fuori dal diritto d'autore e quindi può essere riprodotta senza sostenere spese per riproprla nei libri che parlano di Colombo. 
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Ancora peggio aveva fatto lo stesso illustratore qualche pagina prima, dove per descrivere il momento dello sbarco aveva addirittura utilizzato l'immagine di una galea (probabilmente ispirata questa volta alla stampa di una galea di pellegrini veneziana). Nella maniera più assoluta Colombo non poteva aver utilizzato una nave di questo tipo. 

L'immagine è tuttavia interessante perché, descrivendo in secondo piano il momento dello sbarco (anche in questo caso in modo toalmente arbitrario), insiste sulla nudità degli indigeni, una caratteristica che evidentemente aveva colpito molto i contemporanei di Colombo. 

Santa Maria Colombo Questa replica della Santa Maria venne realizzata nel 1892 in occasio del Quarto Centenario della Scoperta, utilizzando gli studi dello storico spagnolo Monleon. Questi, lavorando su materiali iconografici del XV secolo e sui testi di Colombo, realizzò una immagine complessiva della nave di Colombo, che consegnò nella sua Memoria dela la Comision Archeologica
 replica Santa MAria L'immagine a sinistra è quella di una replica navigante della Santa Maria realizzata alla fine del XX secolo. Rispetto al modello spagnolo della fine dell'Ottocento è facile notare che lo scafo è più panciuto e sgraziato, con sovrastrutture più alte. 
   

In genere si stima che l'ammiraglia di Colombo fosse lunga circa 25-26 metri e larga circa 8, per due metri abbondanti di pescaggio. 
In ogni caso le sue qualità nautiche erano pessime. Al momento della costruzione erano stati privilegiati i volumi di carico, dando allo scafo una forma tondeggiante. Questo spiega perché lo stesso Colombo si lamentasse della scarsa capacità della Santa Maria di tenere la rotta e della sua lentezza, che la faceva rimanere indietro rispetto alle altre due caravelle. Dai dettagli cui Colombo accenna di sfuggita nel Diario si ricava che doveva avere tre alberi (trinchetto a prua, maestra al centro e mezzana a poppa, più un albero di bompresso a prua estrema) con altrettante vele (solo l'albero di maestra doveva avere una piccola vela superiore, detta «di gabbia»). Sicuramente a poppa doveva esserci una sovrastruttura piuttosto grande, perché in un punto del Diario Colombo scrive di essere stato chiamato sul ponte mentre stava consumando da solo il pranzo nella sua cabina, che poteva essere sistemata solo qui; doveva esserci una sovrastruttura simile anche a prua (altrimenti la nave sarebbe rimasta troppo sbilanciata sotto la spinta del vento quando questo soffiava di fianco).


Il naufragio

La Santa Maria andò persa la notte della vigilia di Natale del 1492. Erano due mesi e mezzo che la spedizione si stava spostando lungo le coste delle terre appena scoperte (Colombo credeva che si trattasse dell'Asia). In quel momento la piccola flotta si trovava sulle coste settentrionali di Haiti, davanti a Cap Haitien. Il mare era «piatto e fermo come una tavola», come leggiamo sul Diario, il vento debole, la luna al primo quarto stava tramontando. Colombo era andato a dormire; il turno di guardia toccava al proprietario, Juan de la Cosa. Egli però si addormentò, confidando nelle condizioni meteo ottimali e sul fatto che l'ammiraglia era preceduta, come sempre, dalla Niña. Al timone rimase un semplice mozzo (cosa che Colombo aveva vietato). Sulle navi del Quattrocento il timoniere non si trovava sul ponte esterno ma dentro la nave, e non poteva vedere dove stava andando: era perciò indispensabile che qualcuno lo guidasse. Il mozzo invece, lasciato a se stesso, non si accorse che la nave stava lentamente andando verso una barriera corallina, dato che non c'erano onde che infrangendosi segnalassero il pericolo. L'urto fu così leggero che non si svegliò nessuno. Fu il mozzo ad accorgersi che il timone era bloccato, e a quel punto «diede voce» svegliando gli altri.
La situazione era grave ma non disperata. Colombo ordinò di caricare un'ancora sulla scialuppa della Santa Maria e portarla di poppa il più lontano possibile per poi tirare con l'argano e disincagliare la nave. Ma Juan de la Cosa preso dal panico saltò sulla piccola imbarcazione con pochi uomini e scappò verso la Niña, cercando di farsi prendere a bordo. Quelli della Niña, sdegnati, li respinsero e inviarono subito a Colombo la loro scialuppa. Quel breve ritardo fu fatale: la Santa Maria si era incagliata proprio al culmine dell'alta marea e il mare ritirandosi la faceva conficcare sempre più nei coralli. Colombo cercò di alleggerire lo scafo, arrivando fino ad abbattere l'albero maestro. Non servì a nulla: «la nave si inclinò di traverso sull’acqua» come scrive Colombo, «anche se il mare era poco o nulla, e allora si aprirono le commessure» e fu la fine. Non rimaneva altro da fare se non abbandonare la nave.
Colombo, non potendo trasbordare i marinai del suo equipaggio sulla Niña, decise di usare il legname della sua ex ammiraglia per costruire un fortino dove lasciare i suoi uomini fino all’arrivo di una spedizione di soccorso. Fu così che nacque il primo insediamento europeo in terra americana, che venne chiamato La Navidad (Natale, in spagnolo) dato che naufragio era avvenuto la notte di Natale.

 

 

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