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Talete


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Una tradizione maggioritaria, ma non esclusiva, indica in Talete il primo filosofo. Cosa ha fatto questo personaggio per meritare un simile onore? Come vedremo subito, le sue idee non sembrano oggi molto interessanti o significative. Perché allora con sui si inizia a parlare esplicitamente di "filosofia"?
Il fatto è che con lui si abbandona la sfera del mito e del simbolo e per la prima volta si pone (o almeno si cerca di porre) il problema del senso della realtà in chiave razioniale e di fornire una soluzione di ordine razionale, basandosi essenzialmente su ragionamenti per analogia.

Il pensiero


Cosa sappiamo sul pensiero di Talete?
Talete appartiene ancora in pieno alla fase orale della cultura, e non pare che abbia scritto nulla. Il suo insegnamento quindi è stato tramandato per almeno qualche generazione in forma orale prima che potesse essere fissato in una forma scritta.

Dalle scarsissime testimonianze che possediamo, sembra che l'intuizione fondamentale fosse che «tutto è pieno di dei», una affermazione che probabilmente deve essere interpretata nel senso che il mondo è abitato da una forza vitale. Forse il punto di partenza per questa intuizione era rappresentato da osservazioni empiriche (ricordate da alcune fonti) sulla capacità della calamita di attrarre i metalli. Se è davvero così, il suo ragionamento può essere ricostruito in questa maniera: dato che anche gli oggetti apparentemente «morti», come le pietre, possiedono una energia in grado di far muovere altri oggetti, è necessario ammettere che tutto il mondo sia attraversato e sostenuto da una forza vitale.
Ma da dove gli arriva questa energia? Da quale sorgente scaturisce questa forza? Secondo altre fonti, Talete ammetteva che il mondo è sostenuto e generato dall'Acqua: non l'acqua fisica e materiale, quella che noi beviamo tutti i giorni, ma un'Acqua diversa, in qualche modo «divina», capace appunto di far scaturire da sé ogni cosa (non a caso gli viene attribuita la teoria secondo la quale la terra su cui noi viviamo galleggerebbe sull'acqua come una tavola galleggia sull'acqua di uno stagno).
Di per sé non si tratta di una idea particolarmente originale: molti miti cosmogonici fanno nascere il mondo dall'acqua. Quello che interessa è il modo in cui Talete fonda questa affermazione e cioè non tramite simboli come facevano i miti ma attraverso un ragionamento per analogia:

come l’acqua che beviamo è indispensabile per i viventi, 

così deve esserci un'Acqua divina che fa si che esista la totalità della physis.

Perché viene scelta proprio l'acqua come elemento primario? Aristotele, una delle nostre fonti più importanti, suppone che Talete riflettesse sul fatto che l'acqua è indispensabile alla vita: "Talete... dice che quel principio è l'acqua ...desumendo insubbiamente questa sua convinzione dalla constatazione che il nutrimento di tutte le cose è umido e... che i semi di tutte le cose hanno una natura umida" [Aristotele, Metafisica 983b 23-26]

Talete scienziato

Talete come simbolo del sapere scientifico
È interessante notare che Talete non si trova solo all'inizio della storia della filosofia, ma anche all'inizio della storia della scienza (in particolare della matematica e dell'astronomia) e della tecnologia. È come se la tradizione, pur con tutte le sue incertezze, volesse incarnare in lui la possibilità di un certo atteggiamento nei confronti della realtà nel suo complesso: attivo, propositivo, pratico.
Bisogna riconoscere che anche in questo caso la tradizione è incerta.
Nel campo dell'astronomia un passo di Erodoto gli attribuisce la previsione di una eclissi di sole nel 585 a.C.; nel campo della matematica le fonti gli attribuiscono le seguenti affermazioni:
- un cerchio è diviso in due aree uguali da qualunque diametro
- gli angoli alla base di un triangolo isoscele sono uguali
- gli angoli opposti al vertice di un triangolo isoscele sono uguali
- due triangoli sono uguali se hanno un lato e i due angoli adiacenti
uguali
un triangolo iscritto in una semicirconferenza è rettangolo.
Non sappiamo però fino a che punto si trattasse di reali conoscenze di Talete e non piuttosto di attribuzioni successive. In ogni caso egli per «dimostrare» queste proposizioni può aver fatto ricorso solo a un metodo ostensivo, ossia può solo aver richiamato l'attenzione dell'ascoltatore su certe evidenze.
È importante invece il fatto che Talete applicò queste conoscenze teoriche per ottenere uno scopo pratico, misurando l'altezza delle piramidi di Giza, in Egitto, e costruendo uno strumento per misurare la distanza delle navi in mare. Ciò significa che almeno agli inizi la speculazione greca sulla natura non era astratta, ma finalizzata al controllo almeno di certi aspetti della realtà.

Talete e Aristotele

L'interpretazione di Aristotele
La ricostruzione del pensiero di Talete si fonda essenzialmente sulla testimonianza di Aristotele, che nel libro Alfa della Metafisica fornisce una presentazione sintetica delle dottrine dei primi filosofi.
La rilettura offerta da Aristotele però è problematica perché egli tende a proiettare le proprie concezioni sugli autori precedenti, cercando di porre se stesso come colui che porta a compimento le intuizioni dei suoi predecessori. In ogni caso, Aristotele ricostruisce il pensiero di Talete sostenendo che egli per primo cercò «l'arché della physis»: proprio per questo merita di essere indicato come il primo dei filosofi.

Questa affermazione ci costringe però ad approfondire il significato di queste due parole: arché e physis.
Il termine archè significa letteralmente principio, mentre physis significa natura e quindi la traduzione letterale sarebbe «principio della natura»; ma in realtà questa traduzione, pur corretta in se stessa, ci farebbe perdere il significato molto più profondo che le parole greche possiedono.
La parola physis infatti nell'epoca arcaica non indica ancora semplicemente la «natura» intesa come l'insieme delle cose (in filosofia si chiamano spesso «enti») naturali, come piante, animali, sassi, stelle e così via. Questa parola indica piuttosto la totalità di tutto ciò che esiste e quindi non solo ciò che è materiale ma anche ciò che appartiene alla sfera dei sentimenti, dei pensieri, delle divinità e così via.
Non solo: la parola physis allude anche all'aspetto «dinamico» della totalità, ossia alla sua caratteristica strutturale per la quale la totalità degli enti (ossia delle cose, ma anche di tutte quelle realtà immateriali che fanno parte della totalità) non resta sempre immobile e uguale a se stessa, ma cambia e si modifica: in una parola, diviene.
Il grande filosofo tedesco del Novecento Martin Heidegger ha riassunto queste caratteristiche scrivendo che la parola physis nel suo senso più antico esprime «lo schiudentesi permanente imporsi della totalità» [Heidegger, Introduzione alla filosofia].
In questa espressione appare sia la caratteristica per la quale la physis deve essere intesa come la totalità di tutti gli enti esistenti, sia il fatto che le cose appaiano nell'orizzonte dell'esistenza e si impongano a noi.
Per il pensiero arcaico, in altre parole, la natura non è qualcosa di statico ma è un processo con il quale gli oggetti che ci circondano si rendono evidenti, manifesti, visibili e si impongono quindi alla nostra coscienza.
Il termine archè, invece, che ha la stessa radice del verbo greco archeomai, che significa «comandare», designa il «principio» e l’origine di tutto ciò che esiste.
Qui la parola «principio» non va intesa in senso puramente temporale, ossia come «ciò che sta all'inizio di una serie». La parola «archè» indica semmai l'origine, ciò da cui il resto è scaturito e insieme è sostenuto e guidato.
Cercare l'«archè della physis» vorrebbe quindi dire che si cerca quel «qualcosa» che regge, spiega e giustifica la totalità delle cose esistenti.
Secondo Talete l’archè della physis è l’Acqua, non intesa come quella che si beve ma come l’Acqua divina che sarebbe l’origine di tutto.

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Vita

<p >Nacque nel 625 a.C a Mileto in Asia Minore. Compì numerosi viaggi in Oriente, dove acquisì nozioni di astronomia e geometria. Era a conoscenza di alcuni principi  elementari di analogia dei triangoli, che seppe applicare a casi pratici. Diventò famoso per aver predetto una eclissi nel 585 a.C.


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Link

Flavia Marcacci, Dalla piramide di Talete alla formula di Erone

Si tratta della relazione tenuta nel febbraio 2008 al Liceo Scientifico "Pilo Arbertelli" di Roma. Viene descritta la procedura con la quale Talete ha misurato l'altezza delle piramidi e vengono affrontati alcuni problemi impliciti in tale procedura.

Flavia Marcacci (Marsciano – PG, 16 giugno 1976) insegna Introduzione alla Storia della filosofia e Storia del Pensiero Scientifico presso la Pontificia Università Lateranense (Roma).

L'eclisse di Talete Porta alla pagina del sito NASA Eclipse Web Site che descrive il percorso dell'ombra della Luna sulla terra in occasione dell'eclissi del 28 maggio del 584 a.C.
 Mileto  Porta a una pagina di FdA di approfondimento sulla città di Mileto.
 La scienza di Talete  In qusto testo, che è un vero e proprio libro a firmaAldo Bonet, " viene proposto un metodo originale per la misurazione delle altezze delle piramidi e ben integrato nelle testimonianze storiche per proseguire, con gli stessi principi di fondo, verso la realizzazione ipotetica di un distanziometro, mediante l’unione di due bilance, per la misurazione dalla costa delle distanze delle navi in mare".
Il padre dell'astronomia razionale  Altro contributo di Aldo Bennet, questa volta su matematicamente.it (numero 11, dicembre 2009)



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