Get Adobe Flash player

Scheda introduttiva su Zenone

Zenone è considerato il più importante discepolo di Parmenide.
Per difendere le tesi di Parmenide, Zenone di Elea introduce la dialettica intesa come procedimento mediante cui si dimostra la propria tesi confutando tutte le altre tesi opposte.
Per questo motivo Zenone formulò numerosi paradossi cercando di dimostrare che tutte le tesi che affermano che il divenire e la molteplicità esistono, finiscono inevitabilmente per contraddirsi. Se ogni argomento a favore del divenire e della molteplicità devono essere respinti, rimane che il divenire stesso e la molteplicità sono una illusione (come voleva Parmenide) e quindi che solo l'essere è.

I paradossi di Zenone sulla molteplicità risultano essere tuttavia deboli; quelli relativi al movimento invece sono molto forti, essendo connessi  al concetto di infinito.
I paradossi sono quattro, anche se qui ne presenteremo solo il primi tre.

Paradosso detto della dicotomia (divisione)
È impossibile andare da un punto A ad un punto B in un tempo finito, perché c’è sempre un punto intermedio C da raggiungere, che a sua volta ha un punto D intermedio e così via: i punti sono infiniti. È impossibile percorrere dello spazio infinito in un tempo finito e se il movimento non esiste non esiste nemmeno il divenire, o meglio è solo una illusione..

Paradosso detto di Achille e della tartaruga
In una ipotetica gara di velocità tra Achille (considerato dagli antichi greci l'uomo più veloce del mondo) e una tartaruga (notoriamente l'animale più lento sulla faccia della terra), se quest’ultima parte più avanti e contemporaneamente all’eroe greco, non verrà mai raggiunta da Achille perché quando Achille raggiungerà il punto di partenza della tartaruga questa sarà più avanti e così all’infinito.
Detto in altro modo: nel tempo in cui Achille raggiungerà il punto in cui la tartaruga era partita (A’), questa sarà già più avanti (A’’), e nel tempo in cui raggiungerà questo secondo punto (A’’), l’altra sarà più avanti (A’’’). Lo spazio concesso come vantaggio si ridurrà in continuazione, ma Achille non raggiungerà mai la tartaruga.

Paradosso della freccia
Una freccia non raggiunge mai il suo bersaglio perché il tempo è divisibile in frammenti talmente piccoli da non avere alcuna durata: in ciascun istante quindi la freccia rimane ferma.  Infatti se l’istante avesse una durata, per quanto piccola, potremmo sempre dividerlo in istanti più piccoli; in un istante privo di durata la freccia è immobile, e una somma di immobilità dà come risultato una immobilità. Il movimento della freccia è un'illusione

Questo sito fa uso di cookies di terze parti (Google e Histats) oltre che di cookies tecnici necessari al funzionamento del sito . Per proseguire la navigazione accettate esplicitamente l'uso dei cookies cliccando su "Avanti". Per avere maggiori informazioni (tra cui l'elenco dei cookies) cliccate su "Informazioni"