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La morte di Socrate di Durrenmatt


Il celebre scrittore svizzero Friedrich Durrenmatt ha proposto nel 1991 un breve testo, La morte di Socrate, in cui riscrive in modo irridente e provocatorio la figura di Socrate e i suoi rapporti con Platone, Aristofane e il mondo ateniese.


Platone è «un aristocratico poco lungimirante, rigido e pomposo», un «intellettuale introverso» che voleva cambiare un mondo «che disprezzava». Odia la democrazia, ma soprattutto odia Socrate, «grasso e brutto, ma popolare, un tipo eccentrico noto in tutta la città». Socrate è in sostanza mantenuto dalla moglie Santippe, che gestisce un equivoco negozietto in cui si vendono rubate dallo stesso Socrate. Quanto a lui, Socrate passa tutto il tempo a girare a zonzo per la città, «coinvolgendo chiunque in discorsi assurdi, talvolta completamente insensati». Nonostante questo comportamento poco convenzionale, Socrate diventa «un personaggio di moda fra gli omosessuali rammolliti dell'aristocrazia che bighellonavano per Atene irridendo la democrazia». Socrate sostiene di non sapere nulla, e riesce a dimostrare a chiunque parlasse con lui che nemmeno lui sa nulla. Inoltre è un bevitore incredibile: regge così bene l'alcol che ai banchetti a cui è invitato rimane sempre l'unico sobrio mentre tutti gli altri «si trascinavano ubriachi».


A un certo punto Platone decide di sfruttare la popolarità di Socrate e gli propone di mettere per iscritto i suoi dialoghi. «Socrate fissò Platone con diffidenza. Cosa aveva in mente quell'aristocratico goffo e altezzoso?» Alla fine però i due si mettono d'accordo per un onorario di cento dracme da versare a Santippe. Platone allora si mette a scrivere i suoi dialoghi più famosi (Protagora, Liside, Carmide, Gorgia, Simposio) che sono tutti grandi successi perché gli ateniesi credono che siano davvero di Socrate. Santippe, la moglie, diffida: «quel che raccontava di Diotima era del tutto inverosimile. Conosceva bene Diotima, era una specie di oca».
Sentendosi al sicuro dietro il suo paravento, Platone tenta di convincere gli ateniesi a cambiare il proprio modo di concepire la politica scrivendo la Politeia, sempre sotto la copertura di Socrate. Il libro è un fiasco colossale, ma Platone continua a insistere nelle sue proposte fin quando non si presentano il politico Anito, il filosofo Meleto e il critico letterario Licone a minacciare ritorsioni contro l'autore di simili minacciose proposte, che credono ancora sia Socrate.


E così Socrate finisce sotto processo. Platone scrive per lui il discorso che avrebbe dovuto pronunciare, ma Socrate si confonde: «la proposta di farsi passare gli alimenti dallo stato avrebbe dovuto farla in caso di assoluzione» commenta Platone dopo il processo, «non certo dopo la condanna, i giudici si erano sentiti presi in giro». Al momento di bere la cicuta, però, il posto di Socrate viene preso dal commediografo Aristofane, che si considera ormai fuori dalle mode e si sente lo zimbello dei critici. Fa venire da Tebe i due attori Simmia e Cebete, insieme imparano a memoria il Fedone che Platone ha scritto per l'occasione e sfruttando l'oscurità della cella riescono a ingannare tutti, compreso Critone, l'amico di Socrate. Aristofane beve la cicuta al posto di Socrate, mentre Platone, Socrate e Santippe fuggono a Siracusa. Qui Platone tenta di convertire Dionigi alla filosofia e viene per questo imprigionato; Socrate invece viene condannato a morte da Dionigi perché riesce a reggere l'alcol meglio di lui. L'elogio funebre di Socrate è pronunciato da Santippe: «Socrate rimase sempre Socrate, capacità che possiedono ben pochi, prima sono bambini poi diventano uomini, e quando sono diventati uomini si trasformano in politici, condottieri, poeti, eroi o altro, non sono mai se stessi»

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