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Le testimonianze su Socrate

Aristofane, nella commedia del 423 a.C. Le Nuvole fa di Socrate uno dei personaggi principali, presentandolo in modo molto negativo: entra in scena appeso ad una macchina scenica e dialoga con chi sta sotto come farebbe un sofista erista. Anche gli altri frammenti arrivati fino a noi forniscono un'immagine decisamente negativa di Socrate, tanto che si può senz'altro parlare di ostilità diffusa, tra i poeti comici, nei confronti del filosofo.
Nononstante questo, il solo fatto di comparire in una commedia scritta quando era ancora in vita ci rende certi che Socrate doveva essere conosciutissimo, al punto di poterlo raffigurare con la certezza che il pubblico potesse riconoscerlo.

I logoi socratikoi
Socrate ebbe molti discepoli, i quali negli anni successivi al 399 a.C (quando Socrate fu processato e condannato a morte) si raggrupparono ben presto in scuole, ciascuna delle quali proclamava di essere l'unica a raccogliere la vera eredità del maestro. La scuola che inizialmente raccolse più consensi fu quella di Antistene, un sofista che si era lasciato conquistare da Socrate e che nel suo insegnamento privilegiava soprattutto l'esempio concreto del controllo sulle passioni. I suoi testi sfortunatamente sono andati perduti.

Platone è senz'altro il più importante tra i discepoli di Socrate: negli anni sviluppò una sua filosofia che si proponeva di giustificare su un piano teoretico l'insegnamento di Socrate ma che di fatto si allontanò molto da quella del maestro. Platone scrisse dei dialoghi che ci sono stati conservati; le opere giovanili sono dette "dialoghi socratici" perché riflettono molto da vicino le posizioni di Socrate. Questi dialoghi (oltre all'Apologia che racconta il processo di Socrate) sono:

  • Lachete
  • Carmide
  • Ippia
  • Ione
  • Protagora
  • Gorgia
  • Politeia (libro I)

Il Socrate che viene presentato in questi dialoghi si addossa il compito di educare i propri concittadini seguendo una strada diversa da quella dei Sofisti, che si proponevano semplicemente di insegnare una tecnica oratoria, a pagamento oltretutto. Egli non insegna qualcosa, non si pone il problema di comunicare la verità o la virtù; inventa però un particolare tipo di discorso, la dialettica socratica, che aveva il compito di trasformare l’interlocutore, obbligandolo ad effettuare un vero e proprio percorso di cambiamento e maturazione.

Senofonte invece, nei suoi Memorabilia Socratica descrive Socrate come un saggio un po' petulante che ammoniva i giovani e consigliava loro di essere buoni e di rispettare le leggi. Se però fosse stato veramente così, non ci si spiegherebbe il suo processo e la condanna a morte (di pui parleremo tra poco), dove, tra i capi di accusa, si trovava anche il delitto di empietà.

Infine Aristotele, un grande pensatore allievo di Platone, parla a lungo di Socrate (soprattutto a proposito di problemi legati alla teoria della conoscenza) ma non ha avuto l'opportunità di incontrarlo di persona e quindi è costretto a formarsi un'idea partendo a sua volta da come Socrate gli viene presentato da chi l'ha conosciuto.

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