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Il simbolo del labirinto


Il labirinto

Il labirinto è un simbolo molto complesso e molto antico, che unisce in un'unica immagine molte tematiche. Essenzialmente un labirinto è un percorso intricato dal quale, una volta entrati, è difficile trovare la via d'uscita. In ogni caso per potersi salvare è necessario prima raggiungere il centro. Da questo punto di vista, esso è un simbolo perfetto del processo col quale una persona raggiunge la consapevolezza del proprio sé: il centro infatti rappresenta la cosa più preziosa, il senso della propria vita appunto, mentre le lunghe e complicate giravolte del labirinto alludono alle vicissitudini e alle traversie della vita.
Dal punto di vista del percorso esistono diversi tipi di labirinti. Il più semplice è il labirinto monoviario, ossia quello nel quale il percorso possibile, nonostante le numerose giravolte, è uno solo e quindi basta perseverare per portare a termine il compito. Altre forme di labirinto invece sono a più vie: a intervalli regolari oppure casuali il viaggiatore si trova davanti a un bivio o a un trivio, e deve decidere quale direzione prendere. In questo caso il significato simbolico si carica delle sfumature legate alla scelta e alla responsabilità.
Nella forma classica più antica il mito del labirinto è legato alle figure di Dedalo, del Minotauro, di Arianna e di Teseo. Il Minotauro è un essere mostruoso, mezzo uomo e mezzo animale, che allude alla presenza in noi di forze profonde e incontrollabili, eredità della nostra natura animale. Questa eco minacciosa e inquietante viene tenuta a bada dalla capacità tecnica che l'uomo ha acquisito, simboleggiata dalla figura di Dedalo, ma si tratta di un controllo incerto e insicuro: il Minotauro infatti chiede ogni anno sette giovani e sette vergini. Occorre quindi che l'eroe Teseo, simbolo dell'io che affronta ogni pericolo per affermare la propria esistenza, lo uccida. Il compito è impossibile senza l'aiuto del principio femminile rappresentato da Arianna, che attinge dalla propria esperienza l'astuzia del gomitolo di filo di lana che Teseo dovrà srotolare dietro di sé per ritrovare la via d'uscita.

labirinto
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Il senso del labirinto

"II labirinto è una delle immagini abbastanza comune a molte culture della Preistoria recente che potrebbero aver avuto origine nella Creta minoica, per poi diffondersi in Europa da una parte, in India, Cina, Sumatra e nella parte occidentale del Nord America dall'altra. Quindi il concetto di labirinto sarebbe apparso nella seconda metà del III millennio a.C. e la sua diffusione sarebbe avvenuta per gradi attorno al bacino del Me­diterraneo, radicandosi saldamente al tessuto culturale e ideologico-religioso delle popolazioni, soprattutto dei paesi freddi.

Una delle maggiori fonti di informazione relative alla diffusione dei labirinti in Europa ci perviene proprio dalla cultura figurativa rupestre e dai labirinti di pietre (Trojaburg) appunto della Svezia, Finlandia, Norve­gia, Manda, Danimarca e dai paesi costieri baltici dell'ex Unione Sovietica.
La raffigurazione più antica in Italia sembra essere quella sarda di Luzzanas-Benetutti (Sassari), graffila su una parete di una tomba ipogeica della cultura di San Michele, del III millennio a.C. Quelle della Valle Camonica sono tutte molto più recenti: dell'età del Bronzo e del Ferro, per continuare a essere presenti fino al La Tene padano, quindi in piena romanizzazione.
Al labirinto cretese si rifanno anche i labirinti storici come quello sull'oinochoe etrusca di Tragliatella quello graffito su un muro di una casa di Pompei, corredato da iscrizione che specifica che nel labirinto abita il Minotauro e quello raffigurato sul pavimento della cattedrale di Chartres e in tante altre chiese.
Va detto che i labirinti di tradizione mediterranea non hanno nulla a che vedere con i labirinti-giardino rinascimentali. I primi sono strutture, o rappresentazioni delle stesse, costituite da un unico percorso che attraverso una serie di ambagi, conduce inevitabilmente al centro, mentre i secondi, con funzione architettonica-ludica, sono costituiti da un intreccio di percorsi e falsi percorsi nei quali bisogna districarsi per trovare la via d'uscita.
Se in Valle Camonica il labirinto è stato inciso sulle rocce per un lungo periodo di tempo, è probabile che in diverse occasioni venisse percorso ritualmente un labirinto reale e la rappresentazione sia un evento comunicativo rituale rafforzativo dell'azione o preliminare, in funzione evocativa delle forze che debbono agire quando il labirinto reale viene percorso.
Nel labirinto architettonico è ravvisata la materializzazione di un percorso iniziatico, che inevitabilmente conduce ad una sola meta: il centro.
In un certo senso, le circonvoluzioni pendolari del percorso possono rappresentare i diversi stadi della conoscenza, quindi i diversi momenti e livelli di riscatto dell'uomo dalla sua materialità, i momenti di puri­ficazione attraverso i quali raggiunge la maturità non solo fisica, ma anche interiore.
Il concetto di inizializzazione insito nel labirinto prevede per coloro che lo percorrono una morte pre­liminare come condizione per rinascere a un'esistenza superiore; quindi il percorrere il labirinto, subire l'iniziazione, è a tutti gli effetti un rito di passaggio obbligato, per mezzo del quale si muore per rinascere.
Entrare nel labirinto è come entrare in una caverna: è fare un viaggio sotterraneo, è accedere ad un mondo diverso, o meglio, passare attraverso questo per uscire di nuovo alla luce, rigenerati. È forse appunto in que­sta chiave che va intesa l'interpretazione della figura di labirinto della tomba di Luzzanas.
Non è escluso che entrare nel labirinto sia anche entrare nel grembo materno per nascere alla vita: infatti in India la figura del labirinto viene usata, in termini magici, per facilitare la nascita di un bambino; presso gli indiani Hopi il labirinto rappresenta infatti la Madre Terra.
Sembra quindi esistere un rapporto anche tra il labirinto e l'utero materno, riscontrabile, tra l'altro, anche nella associazione labirinto-accoppiamento, presente in figurazioni graffite sull'oinochoe etrusca di Tragliatella: per cui, non è escluso che detto rapporto possa essere legato a riti di fecondità celebrati nel labirinto stesso."


da: Ausilio Priuli Segni come parole, Prioli e verlucca 2013

 

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