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Il simbolo della terra

Il simbolo successivo è quello della Terra Madre, che fu anche una delle forme più antiche in cui si manifestò la sacralità della terra. In seguito presero il sopravvento i vari culti agricoli, incentrati sulla figura di una grande Dea della vegetazione o del Raccolto, ma senza riuscire mai (questa è la forza dei simboli) a cancellare completamente l'idea della Grande Madre di tutte le forme di vita.

IL grande studioso di religioni Mircea Eliade cita le parole di un profeta indiano, di una tribù situata negli Stati Uniti: "Mi domandate di lavorare la terra? Prenderò dunque un coltello per immergerlo nel petto di mia madre? Mi domandate di zappare e di togliere i sassi? Debbo dunque mutilare la sua carne per arrivare fino alle sue ossa? Mi domandate di tagliare l'erba e il fieno, venderlo e arricchirmi come fanno i bianchi? Ma come oserei tagliare i capelli di mia madre?"

Se il capo indiano esprimeva più di cent'anni fa in questo modo diretto e commovente la memoria del legame simbolico che ci lega alla Mater Tellus, gli specialisti nella storia delle religioni ci ricordano altre pratiche diffuse che si spiegano soltanto tenendo presente questa immagine profonda: l'abitudine cioè di deporre il neonato o il malato sulla nuda Terra.

Nel primo caso, diffuso per esempio presso i popoli scandinavi e tedeschi, ma anche presso i giapponesi e ricordato anche per le popolazioni contadine degli Abruzzi, si tratta di un riconoscimento della "vera Madre" che è la Terra, perché lo faccia nascere veramente. Questa cerimonia equivale simbolicamente a una specie di "battesimo". in un caso come nell'altro si ritiene necessaria una rigenerazione dell'intera esistenza. Lo stesso sant'Agostino, nella tradizione cristiana, accetta la convinzione, mutuata dall'erudita latino Varrone (I sec. a.C.), che il nome di una particolare divinità latina, Levana, derivasse dal suo attributo fondamentale, quello di "sollevare i bambini da terra" (Levat de terra), per farli nascere veramente.

L'idea della rinascita sta anche alla base dell'uso di porre per terra il malato, affinché il potere della Mater Tellus possa agire sull'uomo. Nella tradizione cristiana, abbiamo l'esempio di san Francesco che, gravemente malato, si fa appoggiare sulla nude terra nei pressi della chiesetta della Porziuncola per attendere la morte e rinascere a nuova vita.

Proprio questo è infatti il senso simbolico della sepoltura, sia dei corpi sia eventualmente delle loro ceneri, presso i popoli che praticano l'incinerazione dei cadaveri.

Molto forte è questa idea nella tradizione indiana dei Veda. Leggiamo infatti nel Rigveda: "Striscia verso la terra, tua madre!" o nell'Atharva-Veda: "Tu che sei terra, ti pongo nella terra" (dove è notevole il parallelismo tra la formula cattolica pronunciata in occasione della cerimonia delle Ceneri, all'inizio del periodo di Quaresima, in cui il sacerdote cosparge il capo del credente con un pizzico di cenere dicendo: "Ricordati che sei cenere e in cenere ritornerai").
Riassumendo quanto abbiamo detto fin qui, possiamo dire che

"la Terra è madre, cioè che genera le forme viventi traendole dalla propria sostanza. La Terra è "viva" anzitutto perché è fertile. Tutto quel che esce dalla terra è dotato di vita, e tutto quel che torna alla terra è nuovamente fornito di vita... il destino della Terra è di generare senza posa, di dare forma e vita a tutto quel che torna a lei sterile e inerte. Le Acque stanno all'inizio e alla fine di ogni avvenimento cosmico; la terra è al principio e alla fine di ogni vita. Ogni manifestazione si attua al disopra delle Acque e si reintegra nel caos primordiale attraverso un cataclisma storico (il diluvio) o cosmico. A ogni manifestazione biologica avviene grazie alla fecondità della terra; ogni forma nasce da lei viva e a lei ritorna quando è esaurita la parte di vita che le era stata assegnata... Tra la terra e le forma organiche da essa generate c'è un magico legame di simpatia. Tutte insieme, formano un sistema. I fili invisibili che collegano la vegetazione, il regno animale e gli uomini di una certa regione al suolo che li produsse, li porta e li nutre, furono intessuti dalla vita, che palpita tanto nella Madre come nelle sue creature. La solidarietà tra il tellurico da una parte, il vegetale, l'animale e l'umano dall'altra, si deve alla vita, dappertutto la stessa. La loro unità è di carattere biologico" [Murcea Eliade, Trattato di storia delle religioni,Boringhieri 1976, pag. 253].

L'idea della Terra-madre nelle società agricole è strettamente collegato, in maniera caratteristica e distintiva,, con l'immagine della donna. Bisogna distinguere almeno tre simboli:

identificazione della donna e della terra arabile
identificazione del fallo e del vomere
identificazione del lavoro agricolo e dell'atto generatore
Gli storici della civiltà ritengono che l'agricoltura fu una scoperta femminile. L'uomo infatti, nelle società pre-agricole, era essenzialmente un cacciatore e doveva perciò rimanere a lungo lontano da casa, dove la donna rimaneva per accudire ai bambini e per dedicarsi alla raccolta dei frutti spontanei (detto per inciso, studi recenti hanno dimostrato che questa primitiva divisione dei compiti, nel corso di innumerevoli anni, ha generato per selezione naturale un differente atteggiamento psicologico dei due sessi nei confronti del mondo: il maschio è predisposto ad avere un senso dell'orientamento migliore, la femmina è più abile nel riconoscere i dettagli e l'ordine). Questa "specializzazione" della donna potrebbe averla condotta a riconoscere per prima i ritmi di crescita e i cicli vitali delle piante, scoperti i quali dovette nascere l'idea di riprodurli artificialmente. Oltre a questo legame "storico", la donna poteva vantare una sorte di vicinanza con gli altri centri di fecondità cosmica: la Terra e la Luna.

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