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Introduzione all'estetica

INTRODUZIONE
La cosa importante di questo corso1 è l’attualizzazione2 di tematiche filosofiche, in modo tale che esse appaiano congrue, se è possibile, al periodo storico in cui ci troviamo.
Le linee generali che tessono il perimetro della disquisizione possono essere riassunte in Estetica in Kant e Estetica in Hegel.
Per quanto riguarda il filosofo di Könisberg, l’opera che prendo in considerazione è “La Critica del Giudizio” meglio tradotta come “Critica della Facoltà di giudicare”; in questa opera non c’è un’effettiva teoria della conoscenza come nella prima critica ma sono invece contenute le tematiche escluse nelle precedenti critiche3.
Tralasciando sommariamente i contenuti effettivi della terza e ultima critica, a livello informativo questa opera è stata scritta sei anni dopo la rivoluzione francese e conseguentemente direttamente o indirettamente si fa portavoce della nascita della classe borghese o più semplicemente appunto della borghesia.
Di fondamentale importanza è il rapporto tra IDEALE-REALE, tanto nella filosofia Kantiana quanto nel sistema Hegeliano.
Il filosofo di Könisberg nella prima critica circoscrive la legittimità della ragione, ciò presuppone come affermerà Hegel la conoscenza di ciò che trans-cado al di là del limite preso in considerazione.
La dialettica Hegeliana nasce invece dal rapporto intrinseco tra IDEALE-REALE, proprio per questo motivo si parla di idealismo. Hegel nella sua dottrina filosofica è profondamente rivoluzionario; ciò emerge sia nella Fenomenologia dello Spirito ma anche nell’opera presa in considerazione, cioè l’Estetica dove di capitale importanza è la pluristratificazione della narrazione da cui si può notare un senso nostalgico e di disaffezione, dovuto all’insuccesso della rivoluzione borghese, ed in particolare agli ideali caduti della rivoluzione francese: prima la fratellanza e conseguentemente l’uguaglianza. Parte della filosofia Hegeliana ci mostra questa disfatta sociale dove la rivoluzione Francese è vista come una scissione, una spaccatura tra natura e natura, tra uomo e uomo.
I rapporti di vita si sono quindi infranti e questo sentimento è presente in Kant, Hegel, e in generale in tutto il Romanticismo4.
La cosa importante per poter fare filosofia è riuscire a porsi dei quesiti ; in questo corso assume un importanza fondamentale questo tipo di quesito: “è ancora possibile riflettere e parlare di rapporto tra reale e ideale?”.
Altro aspetto fondamentale è il concetto stesso di critica; oggi si chiama critica ciò che rappresenta il contrario del suo stesso senso, Hegel afferma infatti che su ciò di ben saldo a livello contenutistico è fin troppo semplice fornire una critica, più arduo e complesso è conoscere l’effettivo contenuto nei minimi particolari. Comprendere significa abbracciare mentre criticare significa attaccare; cum-prendo e critica sono intrinsecamente legati tra di loro.
In sintesi i punti fondamentali su cui bisogna porre attenzione sono:
1.Crisi (Tema problematico perché ogni epoca si sente come finale;la via esatta è rappresentata dall’analisi del passato che può fornire la chiave di volta per il presente.
Filosofi e dotti come Socrate,Agostino,Petrarca,Cartesio cercano il fondamento di ogni
cosa in se stesso.)
2.Critica (Noi siamo il risultato di un processo evolutivo culturale quindi grazie ai fatti passati riusciamo ad andare avanti a livello storico.)
3.Attualizzazione( Critica attualizzante, cerchiamo di ricostruire nel presente qualcosa di decente.)
In questo modo si arriva alla formulazione continua di quesiti, meglio se sempre più problematici; è importante vivere nella domanda: così infatti nasce la filosofia.
Socrate5 pone domande, non fornisce risposte e invita tutti a dubitare; importante è il rapporto antitetico tra Socrate, che pone domande, e i sofisti che trovano risposte fasulle.
STORIA DELL’ESTETICA
Prima di introdurre l’origine storica dell’estetica, occorre prendere atto del mutamento delle categorie estetiche nel corso della storia. Con il passare del tempo tali categorie sussistono6,modificandosi7 in modo da poter essere congrue al periodo in cui vengono analizzate.
L’arte contemporanea è molto più complessa8, tale complessità offre nuovi orizzonti interpretativi, nuovi approcci; tali riferimenti possono e il più delle volte devono riferirsi al passato. Questi orizzonti sono ossigeno, quindi vita.
Georg Wilhelm Friedrich Hegel è importante proprio perché fornisce attraverso la sua dottrina filosofica una dimensione storica o meglio una visione storica: incastona il sistema, di natura statica, con la storia, di natura dinamica.
L’arte contemporanea deve essere interpretata tramite il filtro estetico9, l’estetica ha il compito di affiancare l’arte, o meglio è strumento d’interpretazione.
Tutto ciò è dovuto al principio di spiritualizzazione dell’arte: a tale proposito Hegel afferma che l’arte è tale fin che è sensibile, quando diviene concetto è mera filosofia.
Assume importanza capitale quindi prendere coscienza di questi due punti:
1.Se l’arte è stata sottoposta ad un processo di spiritualizzazione allora Hegel può essere attualizzato.
2.Il concetto del sublime in Kant non è altro che una cosa attraverso la quale il fruitore ha sentimenti etici.
L’estetica10 è una disciplina filosofica recente, raggiunge il massimo culmine con il Baumgarten nel 1750.
Il significato ultimo dell’estetica può essere riassunto rifacendosi a parte della seconda strofa dell’ode alla gioia, nonché inno europeo, scritto da Friedrich Schiller e musicato da Ludwig Van Beethoven:
Deine Zauber binden wieder             La gioia riunisce
Was die Mode streng geteilt;            Ciò che la moda/storia ha diviso;
Alle Menschen werden Brüder,        tutti gli uomini diventano fratelli,
Wo dein sanfter Flügel weilt.            dove la tua dolce ala si sofferma.
L’estetica iniziò a svilupparsi a partire dalla riforma luterana, e con la conseguente abdicazione del re di Francia Carlo quinto, il quale cercò di ricostruire il sacro romano impero senza mai riuscirci effettivamente. Tale fallimento fu causato dalla nascente classe borghese mercantile, e dalla consapevolezza dell’incapacità di poter restabilire l’ordine.
La nascente spinta borghese innescò la guerra dei trent’anni.
Cartesio11 racchiuse nella sue opere lo smarrimento di quell’epoca, epoca povera d’esperienza.
Cartesio non fa altro che tornare indietro, pone il dubbio in tutto perché cerca l’indubitabile.
La verità per questo filosofo non ha dimensione ontologica; io devo dubitare di tutto, nel momento in cui dubito di tutto dubito anche del dubbio, ed è proprio così che il cerchio si chiude.
Il dubitare coincide con la ratio che a sua volta coincide con la res cogitans; tale affermazione, che getta le basi del cogito cartesiano, dà origine anche sì al dualismo gnoseologico: netta scissione tra io e mondo, tra res cogitans e res extensa. L’unica vera relazione che si può instaurare tra io e modo è il dominio, compreso il dominio del proprio corpo, soprattutto delle proprie passioni.
La filosofia cartesiana dà il là a Immanuel Kant.
Il primo che cercò di dare una risposta a Cartesio fu Spinoza12. Spinoza entrò in medias res e radicalizzò il metodo geometrico, affermando che res cogitans e res extensa sono estensioni di un medesimo  principio o sostanza ultima13, tale sostanza ultima contiene sia pensiero che mondo ma dal momento che ambedue sono attributi della stessa sostanza, pensiero e mondo coincidono o meglio il pensiero non è altro che una proiezione del mondo. Con tale soluzione Spinoza scioglie la contrapposizione dettata dal dualismo ed offre ai posteri un esempio ottimale di critica.
Cartesio e Spinoza rappresentano il culmine del razionalismo; John Locke14 e David Hume rappresentano invece il culmine dell’empirismo.
L’empirismo di John Locke è riassunto nella frase15 in latino: “Nihil est in intellectu quod prius non fuerit in sensu.”; inoltre per il filosofo inglese esistono quattro tipi di idee:
1.Idee semplici16.
2.Idee semplici di più sensi17.
3.Idee semplici di autopercezione18.
4.Idee semplici “ combinanti”19.
David Hume incentra la sua riflessione sul principio di causalità. Secondo Hume la causalità non può essere vista20.
In sintesi Locke e Hume si sono occupati di Estetica anche se appartenenti all’empirismo, dottrina in contrasto con il razionalismo.
Nel corso dell’evoluzione filosofica assunse un importanza non indifferente la critica alla dottrina empirista dell’inglese John Locke da parte di Leibniz21.
La critica si presenta economica22 e bella: “Nihil est in intellectu quod prius non fuerit in sensu, nisi intellectus ipse”, Locke ha cercato i contenuti senza interrogarsi effettivamente sull’intelletto stesso.
Leibniz è importante sia perché anticipatore teoretico della struttura filosofica del Baumgarten, sia perché pone la propria riflessione filosofica nell’ambito logico-matematico23, estende la logica-matematica alla res cogitans ma anche alla percezione sensibile.
Leibniz rovescia il monismo Spinoziano, ed afferma che tutto è costituito da parti semplici chiamate monadi; tali monadi sono parti o sostanze indivisibili e questo auto-esclude la possibilità che la res extensa sia anch’essa sostanza.
Leibniz con la Monadologia allarga gli orizzonti della logica e introduce una innovativa interpretazione del monismo24. In Leibniz le monadi sono entità “senza finestre”,tale espressione  preclude un’ interazione tra interno ed esterno e viceversa; le monadi non sono res cogitans perché pensare significa molto di più25.
Leibniz inoltre affermò: “vi è un pensiero unico e distinto, ciò si definisce appercezione.”da tale appercezione si diramano una serie di percezioni minori che non autoescludono l’appercezione bensì ne sono parti integranti, parti intrinseche26. In sintesi: Leibniz, estendendo la logica-matematica, tanto alla res cogitans quanto alla sensibilità, e scoprendo il calcolo infinitesimale27, costruì la propria teoria gnoseologica.
Solo nel 1719 la filosofia iniziò a parlare tedesco, prima con Christian Woolf, il quale si ripropose la traduzione di alcune opere fornendo, inevitabilmente, ai posteri una traduzione cesellata, ricca di neologismi fino ad allora ignoti28; poi con il Baumgarten, l’effettivo padre dell’estetica.
Il Baumgarten ebbe l’effettiva intuizione dell’estetica trent’anni prima della pubblicazione dell’opera: la conoscenza o meglio la sua teoria gnoseologica è divisa in gnoseologia inferior e gnoseologia superior29.
Il Baumgarten si occupò maggiormente della gnoseologia inferior e quindi dell’estetica, cercò,come del resto fece Leibniz, la dimensione logica nella parte sensibile. Con questo filosofo compare per la prima volta: “L’ars pulchri cogitandi”30, tale affermazione però desta un problema perché nella logica ho una perfezione31, esiste altresì una perfezione nella percezione? La risposta a questa domanda è affermativa, e tale perfezione è identificata nella bellezza. La conoscenza ha da conoscere la natura, ma essa non sempre produce effetti perfetti, ciò a causa del rapporto di causalità32. Nel momento in cui la natura viene portata alla perfezione nasce l’arte, l’arte è mimesis ossia copia di un qualcosa che trascende. Baumgarten affermò che gli oggetti della conoscenza sensibile sono tutti quei dati indistinti percepiti inizialmente dal soggetto; in ultimo il filosofo contrappose la verità estetica, più profonda e ampia, alla verità logica, più astratta.
Fondamentale è quindi prendere atto del fatto che l’arte produce concetti individuali e singoli, e che essa dipende moltissimo dal contesto storico e sociale in cui nasce.
Grazie al contributo del Baumgarten l’estetica divenne dottrina a sé stante e si fece portavoce di un epoca in cui l’arte iniziò a maturare e a fiorire33, ma soprattutto il Baumgarten fornì una logica ai sensi, nacque qualcosa di ineminabile dal concetto filosofico34.
A livello sensoriale possiamo affermare che la percezione sensibile è costituita dai sensi, che a loro volta possono essere gerarchizzati attraverso la memoria oppure attraverso l’interpretazione.
Nel caso della memoria l’ordine relativo all’importanza è il seguente:
1.Olfatto35.
2.Gusto36.
3.Tatto37.
4.Udito38.
5.Vista39.
Nel caso invece dell’interpretazione l’ordine si ribalta completamente:
1.Vista.
2.Udito.
3.Tatto.
4.Gusto.
5.Olfatto.
Queste differenziazioni mettono in luce l’effettiva problematicità di come poter collegare i sensi all’arte.
La vista è di gran lunga il senso più importante per la nostra civiltà, proprio perché la nostra tradizione è ottico-centrica40.
Per quanto riguarda la poesia è doveroso soffermarsi ad Hegel. Hegel divide i sensi in due schiere:
1.Sensi pratici(distruggono ciò che percepiscono): olfatto, gusto, tatto.
2.Sensi teoretici(rendono possibile la riflessione): vista, udito.
Da questa definizione dei sensi Hegel si chiese effettivamente che ruolo occupasse la poesia.
La poesia è l’ars superior perché è l’arte più teoretica ma allo stesso tempo è l’arte che coinvolge tutti i sensi, Hegel oltre ai comuni sensi già citati aggiunge l’immaginazione.
C’è parte dell’arte figurativa che ha a che fare con il tatto41, tutta la musica, anche se oggi maggiormente considerata dal punto di vista uditivo, ha a che fare con la vista dal momento che è scritta42,la poesia, come abbiamo precedentemente affermato, racchiude in se un po’ tutti i sensi; insomma, l’estetica è uno strumento con il quale poter comprendere l’arte, e ogni artista nella propria opera cerca di ricomporre il dualismo, ossia la scissione tra reale e ideale, tra mondo e rappresentazione43.
La teoria gnoseologica rimarrà scissa in inferior e superior fino alla stesura della prima critica da parte di Immanuel Kant.

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