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Tommaso d'Aquino, De Ente et Essentia

Indice dell'articolo

CAPITOLO SETTIMO
Ora resta da vedere come l'essenza esista negli accidenti; come esista in tutti i tipi di sostanza si è detto.
Poiché, come si è detto, 1'essenza è ciò che viene indicato per mezzo della definizione, è necessario che gli accidenti 5abbiano l'essenza nello stesso modo in cui hanno una definizione. Ma possiedono solo una definizione incompleta, perché non si possono definire senza porre un soggetto nella definizione. Avviene così perché non posseggono un essere per sé,indipendente dal soggetto, ma come dalla composizione di forma e materia risulta l'essere sostanziale, così quando il soggetto riceve 1'accidente dalla composizione di accidente e soggetto risulta l'essere accidentale. Perciò neppure la forma della sostanza né la materia hanno una essenza completa, perché anche nella definizione della forma della sostanza è necessario porre ciò di cui è forma: così la sua definizione è possibile solo attraverso l'aggiunta di qualcosa che è esterna al suo genere, così come avviene per la definizione della forma accidentale. Perciò il filosofo che studia l'essere naturale pone il corpo nella definizione dell'anima, perché considera l'anima solo in 1quanto è forma di un corpo materiale.
Tuttavia tra le forme sostanziali e quelle accidentali c'è una differenza. Come la forma sostanziale non possiede, per sé l'esistere in modo assoluto senza ciò di cui è forma, così neppure ciò di cui è forma, cioè la materia, (possiede per sé l'esistere): perciò dalla loro unione risulta quel modo di esistere nel quale la cosa sussiste per sé. Da queste due realtà si realizza una realtà unica esistente per sé, e per questo dalla loro unione risulta una certa essenza determinata. Perciò la forma, sebbene, considerata in se stessa, non possegga la nozione completa dell'essenza, tuttavia è parte dell'essenza completa.
Ma ciò che riceve l'accidente è un ente in sé completo che sussiste nel suo proprio esistere, il quale esistere precede naturalmente l'accidente che sopraggiunge. Perciò l'accidente che sopraggiunge non è causa, attraverso il suo unirsi con il proprio soggetto, dell'esistere per cui la cosa sussiste ed è un ente per sé, ma di un certo esistere secondario, senza il quale si può continuare a pensare esistente la sostanza, così come ciò che è primo può essere pensato senza ciò che è secondo. Perciò dall'unione dell'accidente e del soggetto risulta una realtà che non è unitaria per sé, ma solo per accidens.
Dalla loro unione quindi non può risultare un'essenza, come invece poteva accadere dall'unione della forma e della materia, e perciò l'accidente non possiede la nozione dell'essenza completa e non è neppure parte dell'essenza completa. Come è ente solo in un certo senso,così anche possiede l'essenza solo in un certo senso.
Poiché ciò che in qualsiasi genere si predica in massimo grado e con la massima proprietà è la causa delle realtà che esistono in quel genere, come il fuoco che è il limite estremo del calore è la causa del calore in tutte le cose calde, come è detto anche nel secondo libro della Metafisica, la sostanza, che è al primo posto nel genere dell'ente dal momento che possiede l'essenza nel senso più proprio e più vero, deve essere la causa degli accidenti che partecipano alla nozione di ente in modo secondario e quasi solo in un certo senso. Questo però avviene in modi diversi. INfatti poiché le parti della sostanza sono forma e materia, alcuni accidenti derivano principalmente dalla forma e altri dalla materia. Però si trova una forma il cui esistere non dipende dalla materia, come è il caso dell'anima intellettiva; d'altra parte la materia non esiste se non grazie alla forma. Quindi tra gli accidenti che conseguono la forma ee ne è qualcuno che non ha alcun rapporto con la materia, come l'intendere, che non si realizza attraverso un organo corporeo, come Aristotele dimostra nel terzo libro del De anima. Ci sono altri accidenti invece, tra quelli che conseguono la forma, che hanno un certo rapporto con la materia, come il sentire è altri accidenti di questo genere,ma nessun accidente accompagna la materia senza un certo rapporto con la forma. Tra questi accidenti che accompagnano la materia si rintraccia una certa diversità. Alcuni accidenti infatti conseguono la materia in quanto è ordinata a una forma speciale, come l'esser maschio e femmina negli animali, la cui diversità è da ricondursi alla materia, come viene spiegato nel decimo libro della Metafisica, per cui, una volta tolta la forma dell'animale, queste determinazioni accidentali non rimangono se non in senso equivoco. Altri però accompagnano la la materia in quanto ordinata alla forma generale, e così, una volta venuta meno la forma speciale, rimangono ancora in essa: per esempio la pelle di un etiope è nera per la mescolanza degli elementi e non per un influsso dell'anima, e perciò dopo la morte rimane.
Poiché qualunque realtà è individuata dalla materia e collocata in genere e specie per la sua forma, gli accidenti che accompagnano la materia sono gli accidenti dell'individuo, in relazione ai quali gli individui di ciascuna specie differiscono tra loro. Gli accidenti che conseguono la forma, invece, proprietà del genere o della specie, per cui esistono in tutti gli individui che partecipano alla natura del genere o della specie. Per esempio la capacità di ridere consegue la forma, nell'uomo, perché il ridere dipende da una certa apprensione dell'anima dell'uomo.
Bisogna anche sapere che gli accidenti talvolta sono causati dai principi essenziali nel loro atto perfetto, come il calore nel fuoco, che è sempre caldo in atto; talvolta invece soltanto in relazione a una attitudine la cui realizzazione avviene grazie a un agente esterno, come la luminosità nell'aria si realizza grazie a un corpo luminoso esterno. In questi casi l'attitudine è un accidente inseparabile, mentre la sua realizzazione, che sopraggiunge da un principio esterno all'essenza della cosa, o che comunque non entra nella composizione della cosa, è separabile, come il muoversi e cose simili.
Bisogna sepre quindi che negli accidenti genere, specie e differenza sono presi in modo diverso che nelle sostanze. Infatti, poiché nelle sostanze a partire dalla materia e dalla fprma si realizza qualcosa di intrinsecamente unitario, risultando dalla loro unione una certa determinata natura che che viene collocata propriamente nella categoria della sostanza, se dice che i loro nomi concreti, che indicano il composto, sono propriamente nel genere, come le specie o i generi: per esempio uomo e animale. Invece la forma o la materia non sono nella categoria se non per riduzione, come si dice che il principio è nel genere. Ma da accidente e forma non risulta una realtà intrinsecamente unitaria, per cui dalla loro unione non risulta alcuna natura cui si possa attribuire la nozione di genere o specie. Perciò i nomi degli accidenti presi concretamente non vengon assunti nella categoria, come specie o genere, se non per riduzione (ad esempio: bianco e musico), ma solo in relazione a ciò che è significato in astratto, come bianchezza e musica. Poiché gli accidenti non sono composti di materia e forma, non si può assumere in essi il genere dalla materia e la differenza dalla forma, come avvien nelle sostanze composte. E' necessario invece che il genere primo venga preso dallo stesso modo di esistere, in quanto l'ente viene predicato in modi diversi secondo un certo ordine delle dieci categorie, come la quantità si dice in relazione alla misura della sostanza e la qualità in relazione alla disposizione della sostanza, e- così via, come dice Aristotele nel quarto libro della Metafisica. La differenza invece è presa dalla diversità dei principi dai quali gli accidenti sono causati. Poiché le proprietà di un soggetto sono causate dai suoi propri principi, in soggetto stesso viene assunto nella definizione al posto della differenza, se vengono presi in astratto, in quanto appartengono propriamente a un genere: per esempio quando si dice che il camuso è la curvatura del naso. Il contrario avverrebbe se si volessero definire nel loro significato concreto. In questo caso il soggetto il soggetto sarebbe assunto come genere nella loro definizione, perché allora si definirebbero come se fossero sostanze composte, nelle quali la nozione di genere viene presa dalla materia: questo è il caso che si verifica quando diciamo che il camuso è un naso curvo. Le cose starebbero in modo simile anche se un accidente fosse principio di un altro accidente,come l'azione, la passione e la quantità sono principio della relazione: perciò Aristotele classifica la relazione, nel quinto libro della Metafisica, secondo questi principi. Ma poiché i principi propri degli accidenti non sono sempre evidenti, talvolta assumiamo le differenze degli accidenti dai loro effetti: ad esempio la capacità disgregativa e quella aggregativa si dicono differenze specifiche del colore, e sono causate dall'abbondanza e dalla scarsità di "luce" dalle quali sono causate le diverse specie di colori.
È stato chiarito così come 1'essenza è nelle sostanze e negli accidenti, nelle sostanze composte e in quelle semplici, come in tutte queste realtà esistano le nozioni logiche universali , eccettuato il Primo principio che è supremamente semplice e a cui non conviene la nozione di genere né quella di specie e per conseguenza neppure la definizione, a causa della sua semplicità, in Lui terminiamo e concludiamo questo trattato. Amen.

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