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Tommaso d'Aquino, De Ente et Essentia

Indice dell'articolo

CAPITOLO QUINTO
Ora resta da vedere in che modo si realizzi l'essenza nelle sostanze separate, cioè nell'anima, nelle intelligenze separate e nella causa prima.
Sebbene tutti concedano la semplicità della causa prima, alcuni si sforzano si introdurre la composizione di materia e forma sia nelle intelligenze separate sia nell'anima: sembra sia stato Avicebron, l'autore del libro Fons vitae, il primo sostenitore di questa posizione. Ma essa si oppone alle opinioni comuni dei filosofi, che le chiamano "sostanze separate dalla materia" e provano che sono prive di ogni materialità. La dimostrazione migliore di questa affermazione parte dalla capacità intellettiva che si trova in esse. Infatti vediamo che le forme non sono intelligibili in atto se non in quanto sono separate dalla materia e dalle condizioni che le sono proprie, e non sono rese intelligibili in atto se non attraverso l'attività di una sostanza intelligente, in quanto sono accolte in essa e da essa prodotte. Perciò è necessario che in qualunque sostanza intelligente ci sia una totale immunità dalla materia, così danon averla come proprio elemento costitutivo e da non essere neppure come una forma impressa in essa, come avviene per le forme materiali.
Neppure si può sostenere che non è la materia in generale a impedire la intelligibilità, ma solo quella corporea. Se infatti ciò avvenisse solo a causa della materia corporea, dal momento che la materia non viene qualificata come corporea se non per il fatto che è attuata da una forma corporea, allora bisognerebbe concludere che la materia possiede la caratteristica di impedire la intelligibilità per averla ricevuta dalla forma corporea. Ciò non può essere, perché la forma stessa, anche quella corporea, è intelligibile in atto, come anche le altre forme, in quanto sono astratte dalla materia. Perciò nell'anima o nell'intelligenza separata in nessun modo e'è una composizione di materia e forma, se si intende essenza, in esse, nello stesso modo che nelle sostanze corporee. Però c’è, nell'anima e nell'intelligenza separata, una composizione di forma ed essere. Per questo nel commento alla nona proposizione del De causis si dice che l'intelligenza esiste avendo forma ed essere, e "forma" è da intendersi, lì, come la stessa quiddità o natura semplice.
È agevole scorgere come ciò avvenga. Infatti, di due realtà qualunque che siano tra loro in rapporto di causa ed effetto, quella che ha la funzione di causa può esistere senza l'altra, ma non viceversa. Tale è il rapporto tra materia e forma, perché la forma da l'essere alla materia: perciò è impossibile che la materia esista senza nessuna forma, ma non è impossibile che qualche forma esista senza materia. La forma infatti, in quanto forma, non dipende dalla materia. Se si trovano certe forme che non possono esistere senza materia, questo avviene in quanto sono lontane dal primo principio, che è atto primo e puro. Perciò quelle forme che sono prossime in massimo grado al primo principio sono forme per sé sussistenti, senza materia. La forma infatti, come si è detto, presa in tutta la sua estensione, non ha bisogno della materia, e le intelligenze separate sono forme di questo tipo: perciò non è necessario che l'essenza o quiddità di queste sostanze sia qualcosa di diverso dalla forma stessa. In questo dunque sono differenti l'essenza della sostanza semplice e quella della sostanza composta: la prima è solo forma, la seconda comprende forma e materia.
Da ciò seguono altre due differenze. La prima è che l’essenza della sostanza composta può essere indicata come tutto o come parte, a causa della determinazione della materia, come si è detto. Perciò l'essenza di una realtà composta non si può predicare in un modo qualsiasi di quella stessa realtà: infatti non si può dire che l’uomo sia la sua quiddità. Ma l'essenza di una realtà semplice, che coincide con la sua forma, non può essere indicata che come un tutto, dal momento che non c'è nulla qui, oltre alla forma, che possa fungere quasi da ricettacolo della forma stessa. Perciò l'essenza di una sostanza semplice, in qualunque modo si prenda, può venir predicato di quella sostanza. Così Avicenna scrive che "la quiddità del semplice è quella stessa realtà semplice", perché non c'è qualcosa d'altro che la riceve. La seconda differenza è che, poiché le essenze delle realtà composte, in quanto sono accolte nella materia signata, si moltiplicano in relazione alle divisioni di quest'ultima, avviene che alcune di esse siano identiche per specie e diverse numericamente. Dal momento invece che l'essenza della realtà semplice non viene accolta in una materia, non può esserci in tal caso una simile moltiplicazione. E perciò è, necessario che non ci siano, per quelle sostanze, più individui di una stessa specie, ma che esistano tante specie quanti individui ci sono, come esplicitamente sostiene Avicenna.
Tuttavia non esiste neppure in queste sostanze, sebbene siano soltanto forma senza materia, una assoluta semplicità di natura, così da essere atto puro, ma possiedono una mescolanza con la potenzialità. Ciò si può dimostrare così: qua-lunque determinazione non appartenga al concetto dell'essenza o quiddità le si aggiunge estrinsecamente e si compone con l'essenza, poiché nessuna essenza può essere pensata senza quelle determinazioni che sono parte dell'essenza. Ma ogni essenza o quiddità può essere concepita senza che si pensi alla sua esistenza. Infatti posso capire cosa siano l'uomo o la fenice e tuttavia ignorare se esistano realmente. Quindi è e-vidente che l'esistere è qualcosa di diverso rispetto ali'essenza o quiddità, a meno che esista una realtà la cui quiddità sia il suo stesso esistere. Questa realtà non potrà essere che una sola e prima, poiché è impossibile che si realizzi la moltiplicazione di una certa realtà se non attraverso l’aggiunta di una qualche differenza. Così il genere si moltiplica nelle specie, o perché la forma viene accolta in diverse materie, come si moltiplica la specie nei diversi individui, o perché una cosa è assoluta e l'altra viene accolta in qualcosa d'altro. Per esempio se esistesse un calore in sé, sarebbe qualcosa di diverso dal calore non in sé, proprio per il suo esistere in sé. Se pensiamo una realtà che sia solo essere, che perciò sia l'essere sussistente stesso, questo essere non potrebbe accogliere l'aggiunta di nessuna differenza, perché allora non sarebbe più solo essere, ma essere con in più una certa forma. Molto di meno poi potrebbe accogliere l'aggiunta di una materia, perché non sarebbe più l'essere sussistente ma un essere materiale. Perciò non resta che concludere che una tale realtà non possa essere che unica. Ne segue necessariamente che in qualunque altra realtà, oltre ad essa, altro sia il suo esistere altro la sua quiddità o natura o forma. Perciò bisogna che nelle intelligenze separate l'esistere sia diverso dalla forma e per questo fu detto che l'intelligenza separata è forma ed esistenza.
Tutto ciò che conviene a qualche cosa o è causato dai principi della sua natura, come la capacità di ridere nell'uomo, o le sopraggiunge da un altro principio estrinseco , come la luce nell'aria per l'influsso del sole. Ma non è possibile che l'esistenza di una realtà sia causata dalla sua stessa forma o quiddità coma da una causa efficiente, perché in questo modo quella realtà sarebbe causa efficiente di se stessa e produrrebbe se stessa all'esistenza, il che è impossibile. Quindi è necessario che ogni realtà il cui esistere è distinto dalla sua natura abbia l'esistere da altro. E poiché tutto ciòche esiste in forza di altro si riconduce a ciò che esiste per sé come alla causa prima, è necessario che esista una realtà che sia causa dell'esistere per tutte le altre, per il fatto che essa stessa è puro esistere. Altrimenti si andrebbe all'infinito nelle cause, dal momento che ogni realtà che non è solo esistere ha una causa del proprio esistere, come si è detto. E' quindi evidente che l'intelligenza separata è forma ed esistere e che riceve l'esistenza dal primo ente che è solo esistere, e questa è la causa prima che è Dio.
Ma tutto ciò che riceve qualcosa da qualcosa d'altro è in potenza rispetto ad esso, e ciò che è ricevuto in esso è il suo atto. Perciò è necessario che la stessa quiddità o forma che è l'intelligenza separata sia in potenza rispetto all'esistere che riceve da Dio, e quell'esistere è ricevuto come sua attualità. E così nelle intelligenze separate si possono trovare potenza e atto, ma non materia e forma, se non per equivocità. Inoltre anche il patire, il ricevere, l'essere soggetto e tutte le determinazioni di questo tipo, che sembrano accompagnare le cose in forza della materia, accompagnano le sostanze intellettuali e quelle materiali in modo del tutto equivoco, come nota Averroè nel commento al terzo libro del De anima. Poiché, come si è detto, la quiddità dell'intelligenza separata è la stessa intelligenza separata, la sua quiddità o essenza è la stessa identica cosa che l'intelligenza separata stessa, e il suo esistere, ricevuto da Dio, è ciò per cui esiste realmente. Per questo motivo alcuni dicono che una sostanza di questo tipo è composta di ciò quo est e di ciò quod est, oppure di ciò quod est e di esistere, come dice Boezio.
Poiché nelle intelligenze separate vengono poste potenza ed atto, non sarà difficile ammettere una molteplicità di intelligenze separate, cosa che sarebbe impossibile se non ci fosse in esse nessuna potenzialità. Perciò Averroè nota, commentando il terzo libro del De anima, che se la natura dell'intelletto potenziale fosse sconosciuta non potremmo ammettere una molteplicità nelle sostanze separante. Perciò la distinzione tra loro avviene in rapporto alla potenza e all'atto, in modo che l'intelligenza separata gerarchicamente superiore, perché più vicina al primo principio, abbia più atto e meno potenza, e così via le altre. La serie si chiude con l'anima umana che sta all'ultimo posto tra le sostanze intellettive. Perciò il suo intelletto potenziale sta alle forme intelligibili come la materia prima, che è all'ultimo, posto nell'essere sensibile, sta alle forme sensibili, come Averroè scrive nel commento al terzo libro del De anima.
Anche Aristotele per lo stesso motivo la paragona alla tavoletta coperta di cera sulla quale non è ancora stato scritto nulla. Per quanto detto, l'anima tra le altre sostanze intellettive è quella che ha un maggior grado di potenzialità: perciò diventa così vicina alle realtà materiali che una di esse è attratta a partecipare del suo esistere, così che dall'anima e dal corpo risulta un'unica esistenza in un unico composto, sebbene quell'esistere, in quanto è proprio dell'anima, non dipenda dal corpo. Perciò dopo quella forma che è nell'anima si possono trovare altro forme in possesso di un grado maggiore di potenzialità e più vicine alla materia, in quanto il loro esistere non è possibile senza la materia. Anche in queste forme si può rintracciare un ordine e una gerarchia fino alle forme prime degli elementi che sono le più vicine alla materia prima e non hanno quindi nessun altra capacità operativa se non quelle legate alle esigenze delle qualità attive,di quelle passive e di quelle per le quali la materia viene preparata a ricevere la forma.

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