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Tommaso d'Aquino, De Ente et Essentia

Indice dell'articolo

CAPITOLO TERZO
Risulta quindi evidente che l'essenza dell'uomo e quella di Socrate non differiscono se non per il fatto che nella seconda esiste qualcosa di determinato quantitativamente e nella prima no: perciò Avicenna, a proposito del settimo libro della Metafisica, nota: "Socrate non è altro che animalità e razionalità, che sono la sua essenza".
E così anche l'essenza del genere e quella della specie differiscono per una maggiore o minore determinazione, sebbene nei due casi ci siano due modi diversi di determinazione. Infatti la determinazione dell'individuo nei confronti della specie avviene attraverso la materia nella quale si possono individuare le tre dimensioni, mentre la determinazione della specie nei confronti del genere avviene attraverso la differenza specifica che deriva dalla forma.
Ma questa determinazione o designazione, che troviamo nella specie rispetto al genere, non avviene per qualcosa che esiste nell'essenza della specie e che non c'è in nessun modo in quella del genere: piuttosto, tutto ciò che esiste nella specie esiste anche nel genere, ma come indeterminato. Infatti, se l'animale non fosse tutto ciò che è l'uomo, ma solo una sua parte, non verrebbe predicato di lui, perché nessuna parte integrante può venire predicata dell'intero di cui è parte.
Come accada questo si può vedere se si consideri la differenza tra il corpo inteso come parte dell'animale e il corpo inteso come genere: non si può dire che è genere allo stesso modo in cui è parte dell'intero. Quindi il nome corpo può essere inteso in diversi significati. Infatti viene detto corpo se considerato nella categoria della sostanza, per il fatto di avere una natura tale che in esso si possono indicare le tre dimensioni. Queste stesse imensioni, in quanto determinate quantitativamente, costituiscono il corpo nella categoria della quantità. Ma accade in natura che a ciò che possiede una sola perfezione possa aggiungersi una perfezione ulteriore, come appare evidente nell'uomo, che ha la natura sensitiva e in più quella intellettiva. In modo simile, anche alla perfezione che consiste nel possedere una forma tale che in essa possano essere determinate le tre dimensioni, si può aggiungere un'altra perfezione, come la vita o qualcosa del genere.
Quindi questo nome, corpo, può indicare una certa realtà determinata, che possiede una forma tale da implicare in quella realtà la possibilità di indicare le tre dimensioni, con esclusione di ogni altra perfezione che possa seguire da quella forma, in modo che, se si aggiunge qualcos'altro, sia qualcosa di ulteriore al significato di corpo inteso in questo modo. In questo senso il corpo è parte materiale e integrale dell'animale poiché l'anima sarà qualcosa di ulteriore a ciò che è significato col nome di "corpo" e si aggiungerà allo stesso corpo, cosi che l'animale sarà costituito da queste due realtà, cioè anima e corpo, come da due parti.
Il corpo può anche essere inteso in modo tale da indicare una realtà che possieda una forma per la quale si possano indicare in essa realtà le tre dimensioni, qualunque sia quella forma, sia che da essa possa provenire un'ulteriore perfezione oppure no. In questo modo corpo sarà il genere "animale" poiché nell'animale non è possibile concepire nulla che non sia contenuto implicitamente nel corpo. L’anima infatti non è un forma diversa da quella per cui in quella realtà si potevano indicare le tre dimensioni : per questo, quando si diceva che i corpo è ciò che possiede una forma tale per cui si possono indicare nella realtà le tre dimensioni, si intendeva qualunque forma, sia l'anima o la pietreità o qualunque altra. Così la forma dell'animale è contenuta implicitamente nella forma del corpo, in quanto il corpo è il suo genere.
Identico è il rapporto che e'è tra animale e uomo. Se infatti il termine animale indicasse soltanto una realtà che avesse la perfezione di sentire e di muoversi grazie a un principio a lui intrinseco, escludendo altre perfezioni, allora qualunque altro modo di essere superiore sopraggiungesse, sarebbe da considerare, rispetto all'animale, come una parte e non come implicitamente contenuta nel concetto di animale: e cosi animale non sarebbe un genere. Ma è genere in quanto indica una realtà dalla cui forma provengono sensibilità e capacità di movimento, qualunque sia quella forma, sia che sia un'anima soltanto sensitiva sia che sia sensitiva e razionale insieme. Così infatti il genere indica in modo indeterminato tutto ciò che è nella specie, e non soltanto la materia. In modo simile anche la differenza specifica indica la globalità dell'ente individuale, non solo la forma. Anche la definizione indica la globalità dell'ente, e così la specie, ma in modi diversi, perché il genere indica la globalità dell'ente come una certa determinazione che determina l'aspetto materiale della cosa, senza determinare la forma specifica. Perciò il genere deriva dalla materia, anche se non è materia, come risulta evidente dal fatto che si chiama corpo quel modo d'essere per cui si possono determinare nella realtà le tre dimensioni, modo d1essere che è come l'aspetto, materiale nei confronti di un modo d'essere di ordine superiore. La differenza specifica invece e al contrario è come una determinazione presa da una forma in modo determinato, senza che nel suo primo concetto sia inclusa la materia determinata, come è evidente quando si dice "animato", ossia ciò che ha l'anima: infatti non si precisa che cosa sia, se un corpo o qualcosa d'altro. Perciò Avicenna afferma che il genere non viene pensato nella differenza specifica come una parte dell'essenza, ma solo come un ente al di fuori di essa, come per esempio il soggetto nel concetto delle passioni. E perciò il genere non viene predicato, propriamente parlando, della differenza, come dice Aristotele nel terzo libro della Metafisica e nel quarto libro dei Topici, se non, forse, come il soggetto viene predicato delle passioni. Ma la definizione o specie li comprende entrambi, da un lato la materia determinata col nome del genere e dall'altro la forma determinata indicata col nome della differenza specifica.
Da tutto ciò risulta evidente la ragione per cui genere, specie e differenza si riferiscono rispettivamente alla materia, alla forma e al concreto composto esistente nella realtà, sebbene non siano affatto questi ultimi: infatti il genere non è la materia, ma è desunto da essa in modo da indicare la globalità dell'ente, e nemmeno la differenza è la forma, sebbene sia desunta dalla forma in modo da indicare la globalità dell'ente. Noi infatti diciamo che l'uomo è un animale razionale,-non che risulta dall'animale e dal razionale come diciamo che risulta dal1'anima e dal corpo. Così si dice che l'uomo è composto di anima e di corpo come una realtà che sia composta da altre due senza essere né l'una né l'altra. L'uomo infatti non è né l'anima né il corpo. E se si dice che in qualche modo l'uomo risulta da animale e razionale, non si intende ciò nel senso di una cosa che deriva da altre due cose, ma di un concetto che deriva da altri due concetti. il concetto di animale esprime la natura della cosa senza determinare la forma specifica ma soltanto ciò che è materiale rispetto alla perfezione ultima. Il concetto poi della differenza razionale consiste nella determinazione della forma speciale: da questi due concetti risulta il concetto di specie o di definizione. Perciò, come una realtà composta da altre due non può essere definita da esse, così neppure un concetto può essere definito attraverso i concetti di cui è composto: tanto è vero che non si dice che la definizione sia il genere o la differenza specifica. Sebbene il genere indichi l'essenza della specie nella sua globalità, non è per questo necessario che specie diverse delle quali sia identico il genere abbiano un'unica essenza, perché l'unità del genere deriva dalla sua stessa indeterminazione o mancanza di differenze. Questo avviene non perché ciò che il genere indica sia una natura identica nelle diverse specie cui si aggiunga, a determinarla, la differenza specifica come una realtà ulteriore, come la forma determina la materia che è numericamente una: piuttosto, questo avviene perché il genere indica una forma, anche se non in modo determinato come quella indicata dalla differenza specifica (che non è altro che la forma indicata in modo indeterminato dal genere).
Perciò Averroè, commentando il dodicesimo libro della Metafisica, dice che la materia prima è una per la mancanza di una forma qualsiasi, ma che il genere è uno per la sua unione con la forma che esprime. Da ciò è evidente che attraverso l'aggiunta della differenza specifica e la soppressione di quella indeterminazione che era la causa dell'unità del genere, rimangono le specie diverse per essenza.
Poiché, come si è detto, la natura della specie è indeterminata rispetto all'individuo, come quella del genere è indeterminata rispetto alla specie, si ha questa conseguenza: come ciò che è genere, in quanto è predicato della specie, implica nel proprio significato, sebbene in modo indeterminato, tutto ciò che è presente in modo determinato nella specie, così è necessario che ciò che è specie, in quanto è predicato dell'individuo, indichi in modo indistinto tutto ciò che per essenza è nell'individuo. In questo senso l'essenza di Socrate è contenuta nel concetto di uomo, perché "uomo" si predica di Socrate.
Se però si vuole indicare la natura della specie con esclusione della materia signata, che è il principio di individuazione, la si tratterà come parte, e così verrà indicata col
•,. nome di "umanità", perché "umanità" indica ciò per cui l'uomo è uomo. La materia signata, però, non è ciò per cui l'uomo è uomo, e perciò in nessun modo è tra quei principi da cui l'uomo riceve l'esser-uomo. Dal momento che il concetto di "umanità" comprende solo ciò da cui l'uomo riceve il suo esser-uomo, è evidente che dal suo significato è esclusa ed eliminata la materia signata. E poiché la parte non si predica del tutto, l'umanità non si predica né dell'uomo né di Socrate. Perciò Avicenna dice che la quiddità del composto non è lo stesso composto di cui è quiddità, sebbene sia essa stessa composta, così come l'umanità, sebbene sia un composto, tuttavia non è l'uomo.A maggior ragione è necessario che sia accolta in un qualcosa, che è la materia signata.
Ma, come si è detto, la determinazione della specie nei confronti del genere avviene attraverso la forma, mentre la determinazione dell•individuo nei confronti della specie avviene attraverso la materia: perciò è necessario che il termine che indica ciò da cui viene assunta la natura di genere, con esclusione della forma determinata che porta alla completa determinazione la specie,indichi la parte materiale del tutto in questione, come il corpo è la parte materiale dell'uomo. Al contrario il termine che indica ciò da cui viene assunta la natura di specie, con esclusione della materia signata, indica la parte formale. Così "umanità" è intesa come una certa forma, e si dice che è forma del tutto, non q'ome se fosse aggiunta dall'esterno alle parti essenziali, cioè forma e materia, come la forma della casa si aggiunge dal di fuori alle sue parti integrali che la compongono, ma piuttosto è la forma che è il tutto, raccogliendo forma e materia senza però comprendere quei principi per cui viene designata la materia.
Così quindi è evidente che la parola "uomo" e la parola "umanità" indicano l'essenza dell'uomo ma in modo diverso, come si è detto, perché la parola "uomo" la indica come un qualcosa di globale e come un tutto, in quanto non esclude la determinazione della materia ma la contiene implicitamente e in modo indistinto, come si è visto che il genere contiene la differenza, e perciò la parola "uomo" si predica
degli individui. La parola "umanità", invece, indica l’essenza dell'uomo come parte perché non contiene nel suo significato nulla se non ciò che è proprio dell'uomo in quanto è uomo, ed esclude una determinazione della materia: perciò non viene predicata degli individui. Per questo motivo talvolta il termina "essenza" si trova predicato della realtà (si dice infatti che Socrate è una essenza) e talvolta no (come quando si dice che l'essenza di Socrate non è Socrate).

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