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Guglielmo d'Ockham. Scheda introduttiva

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Guglielmo di Ockham è solitamente presentato come colui che inizia la dissoluzione della filosofia scolastica.
Il punto chiave della filosofia cristiana è la possibilità di un passaggio non traumatico dalla dimensione umana a quella divina, dalla ragione alla fede: proprio questa possibilità è ciò che Guglielmo mette in discussione, partendo da una istanza della teologia e portandola alle estreme conseguenze.

La teologia infatti sostiene (e non può non sostenere) che Dio è onnipotente: se questo attributo deve essere preso sul serio, ciò significa che Dio non deve incontrare limiti, perché altrimenti non sarebbe onnipotente.

Ma allora nemmeno i principi della logica (e in particolare il principio di non contraddizione) possono e devono essere un ostacolo al manifestarsi della potenza di Dio: Dio quindi deve essere pensato come Qualcuno o Qualcosa al di là del principio di non contraddizione.

Ma la ragione umana funziona proprio basandosi su di esso, tanto che il principio di non contraddizione viene considerato il primo principio, quello che fonda tutti gli altri.

Se Dio è al di là del principio di non contraddizione deve quindi essere al di là di ciò che la ragione umana può raggiungere.
La ragione umana potrà poi indirizzarsi verso di lui ma è strutturalmente tagliata fuori dalla possibilità di coglierlo e di afferrarlo concettualmente. Dio dev’essere raggiunto in un altro modo: quello della fede.
Si comincia ad aprire qui il divario tra fede e ragione che si aprirà sempre di più fino ad arrivare alla completa separazione in Lutero.


E quindi che fine fa la «ragione»?
Se la ragione non può arrivare a Dio, dovrà occuparsi del mondo e dell’esperienza, che è prima di tutto sensibile.
Una volta che la ragione deve essere distolta dal suo tentativo di arrivare a Dio, le rimane da esplorare il mondo, e a questo si rivolge.
Ma la realtà empirica è fatta di individui: solo le cose concrete possono essere dette «esistenti» a pieno titolo.

Di conseguenza per Ockham gli universali devono essere delle convenzioni, dato che esistono solo le cose concrete: lo sbocco a una posizione nominalista è inevitabile.

Guglielmo elabora un principio di economia del pensiero che passa sotto il nome di «rasoio di Ockham».
Non si tratta di una novità assoluta (qualcosa di simile era presente anche in Tommaso), ma per l'impiego estensivo che ne fa Ockham esso finisce per essere legato al suo nome.

Guglielmo usa molte formulazioni del principio: una delle più note è la seguente:

Entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem, non bisogna moltiplicare gli enti al di là della necessità.

Gli entia, qui, sono tutte le entità: possono essere le cause, le essenze, i modi di essere e così via. In generale, più diamo una spiegazione semplice, più è probabile che la soluzione sia vera.

 

 

 

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