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La fisica del Trecento

 

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La fisica del Trecento
Lo sviluppo della fisica del Trecento si blocca sul problema del moto dei proiettili. 
La grande novità tecnologica di questo secolo è l'invenzione dell'artiglieria, che si presenta immediatamente come dotata di una grande carica eversiva: chi possiede i cannoni e li sa usare meglio in battaglia (perché ne ha compreso il funzionamento) ha maggiori probabilità di vincere le guerre.

La cultura europea, nel senso proprio del termine, non comincia nel Seicento, ma nel Mille, quando, uscendo dalla fase più oscura del Medioevo con la cosiddetta rivoluzione agricola, con la rinascita delle città, compare una mentalità nuova, diversa da quella antica, che non vuole solo la contemplazione dell’esistente, ma che vuole il dominio.


La fisica aristotelica non riesce a fornire una risposte convincente al perché le palle si muovono dopo essere state lanciate: per lo Stagirita, infatti, un qualsiasi movimento presuppone una causa in atto. I cannoni lanciano delle palle che si muovono nello spazio senza che apparentemente ci sia nulla che le spinga, ovvero senza che ci sia una causa in atto.

In altre parole, mentre è molto facile capire perché un carro tirato da un asino si muove (la «causa» del movimento del carro è evidentemente l'asino che lo tira), capire perché la palla continui a muoversi anche molto dopo essere uscita dalla bocca del cannone (ossia molto dopo che si è verificata quella esplosione della polvere da sparo che è la causa iniziale del suo movimento) è molto problematico (all'interno della costellazione di idee aristoteliche).

Vengono prodotte delle ipotesi ad hoc per risolvere questa anomalia: la teoria dell'antiperistalsi, secondo la quale 
quando la palla si muove sposta l’aria, 
l’aria produce un vortice, 
il vortice spinge da dietro la palla in avanti e 
naturalmente quando la palla si è spostata si riproduce a sua volta questo movimento e 
quindi la palla di cannone procede.

La principale obiezione che si potrebbe muovere a questa spiegazione è che se effettivamente fosse questa la ragione del moto della palla, allora essa dovrebbe muoversi avanti all’infinito, perché non si vede per quale motivo questo meccanismo dovrebbe interrompersi.
La seconda obiezione riguarda l'aria e il suo movimento. In effetti, è facile capire anche usando categoria aristoteliche come faccia l'aria a iniziare il suo spostamento al passaggio della palla (poiché appunto la causa in atto del movimento è la palla) ma non si capisce perché l'aria continui a spostarsi creando il vortice che manda avanti la palla:in altre parole il problema si è solo spostato. Un’altra variante della stessa teoria dice che quando la palla si sposta provoca il vuoto, in esso si precipita l’aria che spinge avanti ancora la palla.

Il secondo problema che la fisica del Trecento non riesce a spiegare, sempre legato alle concezioni della Grecia classica, è quello della traiettoria del proiettile, che viene descritta come una successione di un segmento rettilineo e di un arco di circonferenza.

Buridano, fisico che lavora in Francia a Parigi, propone uno schema per interpretare il moto locale, che ricava dalle considerazioni sull'esperienza del calore. 
Il ragionamento è questo: come un corpo, quando viene scaldato, rilascia gradualmente il calore, così quando un corpo viene lanciato assorbe un impetus, una forza, che gradualmente viene rilasciata e questo spiega perché il corpo non viaggia all’infinito.

Ai nostri occhi è ovvio che quello che manca è la nozione di inerzia: ma proprio il riuscire a cogliere questo principio rappresenterà nel XVII secolo un elemento chiave della rivoluzione scientifica.

Buridano è famoso anche per il cosiddetto «asino di Buridano», ma questo argomento non c’entra nulla con la fisica bensì riguarda l’etica. Buridano formula questo paradosso: un asino che sia alla stessa identica distanza da un mucchio di paglia e da un mucchio di avena muore di fame perché non sa decidersi da che parte girarsi per mangiare. La sua tesi è che anche la volontà (e quindi il libero arbitrio) ha comunque bisogno di una causa e da solo non riesce a prendere una decisione.

 

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