Get Adobe Flash player

Come cambia il senso del libro

 

[filo_544]

 

Verso la metà del XII secolo si verificò un importantissimo cambiamento nel modo di concepire e usare i libri. Fino a quel momento infatti un libro era essenzialmente la registrazione della parola dell’autore, ripresa e trascritta da uno scriba; tale parola s’intrecciava in modo quasi indistricabile col testo di cui voleva essere il commento, ed era qualcosa che andava ascoltato più che letto. I custodi di questo modo di intendere e vivere i libri erano i monaci, che nei loro scriptoria all’interno dei monasteri custodivano, leggevano e scrivevano i testi sacri e quelli dei Padri della Chiesa.



L’esperienza del libro prima del XII secolo

In realtà si trattava di «codici», ossia di oggetti fisicamente molto diversi da ciò che noi oggi intendiamo con la parola «libro»:

le pagine erano di pergamena e non di carta
erano coperte di lettere scritte a mano in grandi dimensioni
accompagnate, illustrate e decorate da miniature.

Leggere una pagina di un libro medievale era in se stessa un’esperienza estetica, paragonabile, come scrive lo storico Ivan Illich «a quella che si può rivivere la mattina presto nelle chiese gotiche che hanno conservato le loro finestre originali: quando il sole si alza, dà vita ai colori delle vetrate che prima dell’alba parevano un mero riempitivo degli archi di pietra».
L’esperienza della lettura veniva paragonata spesso a un muoversi all’interno di una vigna, cogliendo quello che la pagina aveva da presentare alla meditazione della mente: era letteralmente un viaggio «attraverso» la pagina, nel quale il tempo impiegato era secondario rispetto al valore delle verità che venivano via via scoperte e assaporate, quasi fisicamente, da lettore.

 

Bibbia di Leon  L'incipit del libro del Genesi della Bibbia di Leon, realizzata nel 960. Il testo biblio è preceduto da un'enorme miniatura
 Lettera D  La lettera "D" iniziale di questo Salterio è estremamente decorata
 Natività  Questa pagina miniata tratta dal Codex Egberti, realizzato tra il 980 e il 993, mostra la netta prevalenza data alla illustrazione (in questo caso, l'Adorazione dei Magi).
   
   

 


Di qui i continui inviti dei maestri alla pazienza e agli sforzi necessari per assaporare le verità contenute nelle pagine dei codici. Anche quando non leggeva a voce alta per qualcun altro, il monaco ripeteva a fior di labbra per se stesso le frasi latine che scorgeva sulla pagina. La pratica della lettura silenziosa esisteva già, naturalmente, ma era ben poco frequente: sant’Agostino parlava con ammirazione del suo maestro sant’Ambrogio che ogni tanto leggeva un libro senza neppure muovere le labbra.


Il monaco che leggeva creava, per il solo fatto di leggere, un ambiente uditivo pubblico, in cui tutti sono uguali davanti al suono delle parole (un po’ come tutti sono uguali davanti al suono della campana). La lettura nei monasteri fino al XII secolo è sempre qualcosa di sacro, proprio perché annuncia pubblicamente un qualche episodio della storia della salvezza, e il libro è l’oggetto fisico che permette questo annuncio sacro: per questo finisce per essere anch’esso sacralizzato.

Realizzare un manoscritto era un lavoro duro e difficile: nel manoscritto del Commento morale a Giobbe di Gregorio I, realizzato a Leon in Spagna nel 945, si legge nel colophon questo testo, diventato famoso e spesso ricopiato con qualche variante in molti altri manoscritti:

"Il lavoro dello scriba è il ristoro del lettore. Il primo toglie le forze al corpo, l'altro favorisce lo spirito. Chi non sa scrivere non lo considera una fatica, ma se vuoi un racconto dettagliato ti dirò che il lavoro è duro: annebbia gli occhi, curva la schiena, schiaccia le costole e il ventre, fa dolere le reni e tutto il corpo. Pertanto, o lettore, volta le pagine delicatamente e tieni le dita lontano dalle lettere, poiché come la grandine toglie fecondità alla terra, così il lettore incauto rovina la scrittura e il libro, infatti come ai marinai è gradito trovare il porto finale, così per lo scriba è l'ultima riga".

colofon bibblia leon A sinistra vediamo il colophon della Bibbia di Leon. In basso si vedono i ritratti dell'amanuense e del miniatore, rispettivamente Florentius (a sinistra) e Sanctius (a destra).
   

Il libro si trasforma

Nella seconda metà del XII secolo avvenne una profonda trasformazione sia dell’esperienza della lettura sia del modo di concepire il libro. Tale trasformazione in realtà era solo un aspetto del più ampio e generale mutamento culturale che porta gli europei di questo periodo a voler cercare o addirittura imporre un ordine nuovo nelle cose.
Questa nuova aspirazione è rintracciabile in molti campi diversi, ma è particolarmente evidente in quello della scrittura, dove comparvero nel giro di pochi anni una serie di strumenti e di abitudini nuove:

  • il testo venne scritto con caratteri più piccoli e
  • fu diviso in capitoli e paragrafi,
  • apparvero titoli e sommari all’inizio dei capitoli stessi per permettere di ritrovare rapidamente un argomento interessante, e
  • soprattutto cominciarono a essere usati gli indici alfabetici per organizzare i materiali contenuti nei testi.

Quest’ultimo dettaglio è particolarmente istruttivo, perché l’alfabeto fonetico esisteva già da quasi duemila anni (e quello latino ben più che da mille), e tuttavia nessuno fino a quel momento aveva pensato di utilizzarlo come strumento per schedare e quindi ritrovare le informazioni. Questo sta a significare che non basta la disponibilità materiale di una tecnologia perché essa venga impiegata: è necessario che la società in cui essa si trova ne senta il bisogno, come appunto avvenne nelle città medievali quando la volontà di dominio e di ordine sul mondo diventò la caratteristica di fondo della cultura europea.


Queste novità culturali dovettero naturalmente accompagnarsi ad altri cambiamenti di carattere materiale perché la rivoluzione nel modo di concepire il libro potesse avvenire: in particolare fu necessaria la disponibilità di un nuovo supporto materiale, la carta, molto più economica della pergamena; inoltre dovette essere sviluppato anche un nuovo tipo di inchiostro basato su una soluzione di sale metallico e tannino, una sostanza ottenuta dalla bollitura di corteccia o ghiande di quercia che, asciugando, fungeva da mordente bloccando il pigmento sulla carta. Infine, si dovette anche inventare un modo per tagliare e soprattutto rilegare insieme i fogli di carta in modo che fossero facilmente trasportabili.


L’invenzione della pagina

Il risultato complessivo però fu che già molto tempo prima dell’invenzione della stampa fu creata la pagina come la intendiamo noi, ossia come la esteriorizzazione e la concretizzazione di un pensiero che viene in qualche modo reso «visibile» dalla stessa divisione della struttura in paragrafi, titoli, rientri, note a margine o a piè di pagina. Da questo punto di vista l’invenzione dei caratteri mobili e della stampa attorno alla metà del Quattrocento non ha fatto altro che meccanizzare e rendere riproducibile in grandi quantità un processo e un oggetto che esistevano già da secoli.
A questo punto gli intellettuali potevano usare i libri non come il luogo per la propria meditazione privata e personale sulla storia della salvezza, ma come materiali da ri-usare e ri-combinare per creare un testo nuovo. La pagina diventò lo schermo su cui la mente poteva proiettare il proprio ragionamento, articolato in punti e sottopunti: il sostegno ideale per le riflessioni personali e solitarie dei filosofi della scolastica.

Manoscritto della Fisica di Aristotele

Nell'immagine a fianco vediamo una pagina di un manoscritto dedicato alla Fisica aristotelica, conservato all'Università Pontificia (si noti il sigillo in alto).

Il testo è disposto su due colonne principali; ben poco spazio è dedicato alle decorazioni (solo un capolettera miniato). Le linee sono tirate con estrema cura, sia in senso orizzontale sia nei margini. 

Soprattutto, ai lati del testo principale si leggono degli approfondimenti, simili a delle vere e proprie note a piè di pagina o ai marginalia.

Insomma, si tratta di una impaginazione molto evoluta, che anticipa in modo molto evidente l'impaginazione a stampa. I valori puramente "visivi" di ordine e di simmetria predominano nettamente.

 Apocalisse  In questo testo, creato verso il 1270, vediamo la maturazione dell'impaginazione, che allinea i bordi esterni del testo all'immagine e cambia il tipo di carattere per i tipi diversi di contenuti.
Manoscritto di bologna Alla fine del XIII secolo (questa pagina è stata realizzaata probabilmente a Bologna tra il 1290 e il 1292) la pagina è ormai ben strutturata. Spesso vengono aggiunte decorazioni miniate, che non stravolgono però l'ordine del testo. 

 

La Lectio

 

Il modo normale per fare lezione nelle scholae e nelle universitates era la lectio, che vuol dire semplicemente "lettura". Il magister, seduto nel suo alto scranno, legge e commenta il testo del libro che ha di fronte: gli studenti ascoltano, prendono appunti o ricopiano letteralmente il lbro a mano.

Nella meravigliosa miniatura di Laurentius da Voltolina, che descrive le lezioni di Enrico da Alamagna, ci troviamo i n una situazione piuttosto matura, perché molti studenti hanno già un libro su cui leggere.

Per il resto, la scena sembra sorprendentemente simile a quella di tante nostre aule di liceo o di università: gli studenti sono disposti in file parallele, irrigimentati da banchi che li accolgono ma che non si possono spostare. I baccalaureati (gli assistenti del magister), raccolti vicino alla cattedra, pendono dalle labbra del magister. Gli studenti delle prime due file ascoltano attenti, ma quelli delle ultime due (che spesso non hanno neppure il libro su cui seguire la lectio) chiacchierano o addirittura dormono. 

 

A scuola nel medioevo

Henricus de Alemannia con i suoi studenti, da: Laurentius de Voltolina, Liber ethicorum des Henricus de Alemannia, seconda metà del XIV sec. (dimen. 18 x 22 cm)

Fonte wikimedia

 

[tab=Link}

L'articolo è un riassunto del libro di Ivan Illic Nella vigna del testo, edizioni Feltrinelli.

Un articolato riassunto del testo si trova qui

Un altro commento all'opera di Illic, a firma Filippo Trasatti, è questo

 

Il lavoro dello scriba è il ristoro del lettore. Il primo toglie le forze al corpo, l'altro favorisce lo spirito. Chi non sa scrivere non lo considera una fatica, ma se vuoi un racconto dettagliato ti dirò che il lavoro è duro: annebbia gli occhi, curva la schiena, schiaccia le costole e il ventre, fa dolere le reni e tutto il corpo. Pertanto, o lettore, volta le pagine delicatamente e tieni le dita lontano dalle lettere, poiché come la grandine toglie fecondità alla terra, così il lettore incauto rovina la scrittura e il libro, infatti come ai marinai è gradito trovare il porto finale, così per lo scriba è l'ultima riga.

Questo sito fa uso di cookies di terze parti (Google e Histats) oltre che di cookies tecnici necessari al funzionamento del sito . Per proseguire la navigazione accettate esplicitamente l'uso dei cookies cliccando su "Avanti". Per avere maggiori informazioni (tra cui l'elenco dei cookies) cliccate su "Informazioni"