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Il concetto di genio

Il termine «genio» indica, in generale, la capacità creativa di alcuni individui particolari, in campo artistico, scientifico, morale, religioso. Secondo lo studioso latino Varrone, questa parola indicava un tempo una divinità proposta alle cose generate e dotata della capacità di generarle (gignus, in latino, rimanda al verbo gigno, genero).

Nel XVII secolo genio indica soprattutto una facoltà intellettuale in grado di riconoscere la "giusta misura" nelle cose: un concetto che è estetico e morale insieme (Batasar Graciàn, 1642). Poiché questa capacità non può però giustificare totalmente le proprie affermazioni, esiste già nel Seicento la tendenza a riferire il genio alla fantasia e al sentimento.

Nel XVIII secolo la parola percorre questa tendenza e indica le componenti irrazionali o sovrarazionali dell'uomo, con particolare riferimento al mondo della natura.

Kant, nella Critica della facoltà di Giudicare (1790), definisce genio come «la disposizione innata dell'animo, per mezzo della quale la natura dà la regola all'arte». Esso consiste nella capacità innata e incomunicabile di produrre ciò a cui non si può prescrivere una regola: in altre parole, coincide con la libera creatività.

Hamann, un filosofo contemporaneo di Kant, sottolinea questo carattere di forza originaria e misteriosa, e in ultima analisi divina, del genio che crea liberamente.

Seconda un'altra direzione di sviluppo, la parola genio indica il carattere di realtà sociali o comunque collettive ("Genio della nazione", "genio della lingua") che da esso venivano caratterizzate.

Nel XIX secolo, col romanticismo, il significato della parola si amplia nella sfera etico-religiosa e filosofica.

Il genio diventa colui che, godendo di un rapporto particolarmente intenso con l'assoluto, vede ciò che gli altri non vedono e riceve la responsabilità di comunicare loro quanto ha visto.

Proprio per il suo carattere eccezionale, tuttavia, il genio è condannato a essere incompreso e a dover lottare contro la propria differenza.
Con lo sviluppo del positivismo, a partire dalla seconda metà del secolo, il genio viene demitizzato:
è avvicinato alla figura del pazzo (Lombroso, Genio e follia, 1864)
spiegato in termini puramente fisiologici

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