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Lo sfondo culturale della magia rinascimentale

 
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La concezione magica del mondo si fonda essenzialmente sulla persuasione che si possa usare la potenza della parola per trasformare la natura:  la “formula magica”, sempre misteriosa e incomprensibile, diventa il segreto per dominare le cose.
Nel corso del Basso Medioevo e del Rinascimento essa si intrecciò con un complesso di altre concezioni ereditate dall'antichità o riscoperte dagli umanisti, che erano legate sia alla filosofia (in particolare alla filosofia neoplatonica, riscoperta e ristudiata a partire dalla metà del Quattrocento circa) sia a credenze e teorie attribuite dagli umanisti a personaggi che essi credevano realmente vissuti.
Tra i nomi di questi personaggi mitici si possono ricordare quello di Ermete Trismegisto, ritenuto un contemporaneo di Mosè e di cui si pensava che fosse depositario di una sorta di "rivelazione parallela", o quelli di Orfeo, un semidio della mitologia classica cui venivano attribuiti degli importantissimi Inni, o ancora Zoroastro.
La critica contemporanea ha riconosciuto che si tratta di nomi di copertura dietro ai quali si nascondevano numerosi scrittori pagani del II-III sec. d.C., per lo più rimasti anonimi, che avevano tentato di reagire all'avanzata del Cristianesimo "copiandone", per così dire, alcune idee e inserendole in un contesto greco.
Gli umanisti italiani del Quattrocento riuscivano a smascherare abbastanza facilmente i falsi  scritti in latino, ma non erano ancora sufficientemente esperti della lingua greca per eseguire la stessa operazione. Si lasciarono così convincere dell'autenticità di questi scritti, che vengono comunemente indicati con il nome di Corpus Hermeticum, e li utilizzarono nelle loro riflessioni.
 
Queste idee erano radicate in modo così profondo nella cultura umanistica  che una raffigurazione di Ermete Trismegisto venne collocata addirittura all'interno della cattedrale di Siena verso la fine del Quattrocento arrow, testimoniando la diffusione e l'importanza di questo fenomeno.
 
Alcuni elementi sono comuni a queste tradizioni, e in particolare:
una concezione animistica del mondo, per la quale la realtà veniva concepita come un organismo vivente, le cui parti si influenza e si condizionano a vicenda.
l'idea che l'uomo sia come uno specchio, un riflesso del mondo esterno: è un microcosmo cui corrisponde esattamente il macrocosmo, cioè l'universo nella sua totalità.
 
In questo modo appare un visione della natura ben precisa e diversa sia da quella medievale sia da quella moderna:
 
La natura... è un unico organismo, una successione di fenomeni molteplici che si muovono per impulso interiore verso un fine comune e trovano in esso la loro unità. Il pensiero della dipendenza reciproca di tutti i membri dell'universo si trasforma direttamente nell'intuizione della vita dell'universo. Che due momenti distinti dell'essere agiscano l'uno sull'altro e che il mutamento dell'uno si rifletta e si possa osservare nell'altro appare possibile solo perché ambedue sono membri subordinati di uno stesso complesso vitale(da. Ernst Cassirer, Storia della filosofia moderna, Einaudi, pag 237)
 
L'universo o macrocosmo è al tempo stesso un 'anima e un essere vivente, e ciascuna delle sue parti corrisponde a una parte dell'essere umano o microcosmo. È possibile conoscere l'uno mediante l'altro per mezzo dell'analogia... L'analogia... ci riporta a un'età in cui sogno e realtà non sono ancora separati nettamente, in cui il sogno... riceve immediatamente una interpretazione realistica e in cui, in compenso, il reale ha la fluidità della coscienza... Per ragionare, basta lasciarsi andare alle associazioni di idee (da: Robert Lenoble, Le origini del pensiero scientifico moderno, in Storia della Scienza, Laterza, pag. 320)

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