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Introduzione a Montaigne


Testo



Vita

Michel de Montaigne nasce il 28 febbraio 1533 da una famiglia di mercanti di Bordeaux, primo di sette tra fratelli e sorelle. I suoi genitori gli offrono un'educazione secondo i principi dell'umanesimo del XVI secolo: il suo precettore è un medico tedesco che ha ordine di parlare con il giovane Montaigne esclusivamente in latino. A tredici anni la sua carriera di studio lo porta a frequentare il collegio Guyenne di Bordeaux dove ha l'opportunità di imparare il francese, il greco antico, la retorica e il teatro. Nel 1557 diviene consigliere alla Cour des Aides di Périgueux che verrà in seguito unita al Parlamento di Bordeaux; lì esercita le sue funzioni per tredici anni, con diverse mansioni alla corte di Francia. Nel 1558 incontra Étienne de La Boétie con cui stringe un'intensa amicizia e del cui pensiero, intriso di stoicismo, subisce l'influenza. Dal 1561 al 1563 fa parte della corte di Carlo IX. Il 23 settembre 1565 sposa Francoise de La Chassaigne dalla quale ha sei figlie, di cui una sola sopravvive. La prematura morte dell'amico Étienne, nel 1563, lascia un vuoto incolmabile in Montaigne. Nel 1568 muore anche il padre a cui Michel era stato molto legato. Negli anni 1568-69 Montaigne pubblica la sua prima opera, la Teologia naturale di Raymond Sebond (un testo di apologetica che cercava di dimostrare, più che con l'appoggio dei testi sacri o dei canonici dottori della chiesa, la verità della fede cattolica mediante lo studio delle creature e dell'uomo). Nel 1570 abbandona la carica al Parlamento e si ritira a vita privata nel suo castello, dove, in una torre, raccoglie una ricca biblioteca. Scrive i suoi Essais immerso nella lettura dei classici, non trascurando i moderni. Nel 1580 e nel 1581 effettua un lungo viaggio in Francia, Svizzera, Germania ed Italia, nella speranza di trovare beneficio nelle acque termali per combattere la calcolosi renale di cui soffriva (renella). Il suo viaggio termina con la notizia della sua nomina a sindaco di Bordeaux e, così, prende la via del ritorno fino a Saint-Michel-de Montaigne. Le annotazioni sul lungo viaggio furono da lui raccolte nel Journal du voyage en Italie par la Suisse et l'Allemagne (Diario del viaggio in Italia attraverso la Svizzera e la Germania) pubblicato soltanto due secoli dopo, nel 1774. Tra il 1581 e il 1588 riprende gli incarichi pubblici accettando di diventare sindaco di Bordeaux. Cattolico convinto mantiene in politica un atteggiamento rigidamente lealista e conservatore. Muore, nel suo castello, lasciando incompiuta l'opera di revisione definitiva dei suoi Essais, 13 settembre 1592.




 

Gli Essais

 

Il saggio, di cui Montaigne è il creatore, è uno scritto senza regole di esposizione prefissate e anche i suoi argomenti possono spaziare dalla storia, alla letteratura, alla filosofia, fino ad arrivare alla morale. È per questo motivo che Montaigne decide di intitolare Essais la sua raccolta di saggi: questa deve essere la prima spia dell'intento dell'autore, una descrizione libera, un atteggiamento sperimentale, un tono diretto, aperto alla confessione personale dell'autore stesso. Il termine "Essais" - che oggi significa "saggi" - per Montaigne significa assaggi, sperimentazioni, ricerche, esperienze, infatti egli intende confrontare le esperienze degli antichi con le proprie. Nella prefazione alla sua opera scrive: "Non sono tanto io che ho fatto questo libro, quanto il mio libro che ha fatto me". Dunque il meditare, il filosofare è inteso da Montaigne come un continuo sperimentare se stessi, un continuo riferimento a se stesso, per usare una sua espressione, una "dipintura dell'io". Le osservazioni, le scoperte di Montaigne non possono scindersi dal loro autore: iscritte indelebilmente nella sua natura e nel suo stile, soltanto attraverso di essi acquistano piena luce di verità, quasi disciolte in un'acqua madre in cui soltanto siano operanti e visibili1. In tal modo, mettendo a nudo la propria individualità singolare, egli riesce in realtà a parlare in nome di un'umanità e di un ideale di cultura universali.
Questo significa che il protagonista degli Essais è prima di tutto Montaigne stesso. È appunto questo il suo intento filosofico, partire dell'osservazione di sé per capire che cosa sono gli uomini.

 

Altra caratteristica degli Essais è la loro frammentarietà. È da precisare, infatti, che Montaigne non si è mai sentito un filosofo: è vero che ha letto molto di filosofia e si è interessato ad autori antichi e moderni, ma non è sicuramente un filosofo. Proprio per questo parlare di frammentarietà non è una nota negativa in Montaigne, l'essere coerenti è proprio dei filosofi. Questo frammentarismo consiste da una parte nel cambiare argomento improvvisamente – ad esempio abbandonando il tema principale che da titolo al saggio in esame – facendo perdere apparentemente al lettore il filo del discorso; dall'altro lato esso consiste proprio nel cambiare idea sullo stesso tema da un saggio con l'altro. Il cambiare argomento improvvisamente fa parte di quella finzione argomentativa che viene chiamata "cocalan" ovvero "saltare di palo in frasca".

 

Il frammentarismo proprio di Montaigne è in stretto rapporto con il suo scetticismo (in particolare Montaigne è uno scettico pirroniano): gli uomini, secondo lui, sono stupidi e la loro pretesa superiorità razionale sulle bestie è esclusivamente frutto di presunzione. Questo viene spiegato in uno dei saggi più esplicativi della filosofia montaignana, l'Apologia di Raymond Sebond (capitolo dodicesimo del libro secondo), nel quale arriva a dire che "l'uomo non ha nulla di veramente suo se non l'uso delle proprie opinioni; di nostro non abbiamo che vento e fumo" e che "bisogna che osserviamo la parità che c'è fra noi; noi comprendiamo approssimativamente il loro sentimento, così le bestie il nostro, pressapoco nella stessa misura". Concezione di controversa interpretazione è infatti quella di Montaigne che vede l'uomo come "cavo e vuoto". A causa di questo suo scetticismo Montaigne afferma che la nostra unica via di contatto con la verità non è la ragione, bensì la grazia: Montaigne si appella a San Paolo "i semplici e gli ignoranti si innalzano e conquistano il cielo: e noi, con tutto il nostro sapere, sprofondiamo negli abissi infernali". Dunque viene prediletta l'ignoranza alla saggezza, perché l'ignorante è come un "foglio bianco preparato a ricevere dal dito di Dio quelle forme che gli piacerà imprimervi".
L'uomo della ricerca antropologica di Montaigne non è un uomo ideale ma è l'uomo per quello che è. Da questa concezione dell'uomo capiamo che le parole cardine dell'antropologia di Montaigne sono varietà, dissomiglianza, differenza: "c'è più differenza fra un uomo e un altro uomo, che fra un animale e un uomo".

 

Mappa concettuale


Bibliografia

Le opere in francese di Montaigne sono disponibili a questo indirizzo di Wikisource



Note alla pagina

Autore: Irene Ripamonti
Data di pubblicazione: 13 marzo 2010
Numero di battute: 6702

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