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Le "Considerazioni inattuali" di Nietzsche

Testo

Il problema che Nietzsche lascia insoluto al termine del suo scritto sulla tragedia è quello della rinascita della cultura tragica, che dovrebbe realizzarsi come una "rivoluzione" in cui l'arte ha una funzione decisiva.
Negli anni immediatamente successivi alla pubblicazione della Nascita della tragedia, però, questa rivoluzione assume la forma di una critica della cultura e della civiltà nate dal razionalismo socratico con le quattro Considerazioni inattuali. Il titolo allude alla posizione ambigua di Nietzsche stesso nei confronti della cultura presente, che critica, e insieme di quella quella futura, in cui queste riflessioni potrebbero rivelarsi "attuali", ma che non è centramente prossima a realizzarsi.
Le due Inattuali più importanti sono la seconda (Sull'utilità e il danno della storia per la vita, 1874) e la terza (Schopenhauer come educatore, 1874): la prima è dedicata a David Strauss e la quarta a Richard Wagner a Bayreuth.

 
Sull'utilità e il danno della storia per la vita rappresenta la prima vigorosa critica dello storicismo ottocentesco, inteso soprattutto come lo "storiografismo" che caratterizza l'educazione ottocentesca. L'opera si apre con una riflessione, ispirata al Canto notturno di un pastore errante dell'Asia di Leopardi, sulla differenza tra l'animale, legato al "piolo dell'istante" e privo di storia, e l'uomo, che invece è essenzialmente storico. L'uomo, come la società, ha  così bisogno della storia, ma deve avere la possibilità di "metabolizzarla", cioè di farla autenticamente propria. Invece l'occidente ha cercato di trasformare la storia in scienza, applicando ad essa i criteri delle scienze fisiche e in particolare la pretesa della "oggettività", nella accezione positivistica del termine. Questa ha portato alla separazione tra interiorità ed esteriorità, cioè tra soggetto (lo storico e l'uomo in generale) e oggetto (la storia in quanto tale), che non hanno nulla in comune. La conseguenza finale è l'impossibilità di "fare" storia, cioè porre gesti autenticamente storici, perché ciò implicherebbere invece una identificazione tra soggetto e oggetto.
L'Ottocento, secondo Nietzsche, è afflitto da una "malattia storica",  cioè dalla consapevolezza esasperata del divenire e del dissolversi di ogni momento dell'esistenza e di ogni azione umana. L'uomo o la società  afflitti da questa malattia diventano incapace di realizzare autentici gesti storici, perché ne avvertono immediatamente l'inutilità. Il responsabile di questa percezione dell'esistere, per la quale non è possibile niente di realmente nuovo, sarebbe per Nietzsche il crisitanesimo medievale. Altrettanto caratteristica della società ottocentesca europea è la convinzione, derivata essenzialmente da Hegel, di essere il vertice del processo storico mondiale e di rappresentare la logica e legittima conseguenza di tutta la storia precedente. 
Le ragioni che hanno portato a questa situazione sono soprattutto due: l'eccesso di documenti storici e la necessità di una rapida formazione della forza-lavoro da impiegare nella società. 
Per quanto riguarda il primo punto, mai come nel XIX secolo l'uomo occidentale ha avuto a disposizione informazioni sul passato: in effetti egli ha troppe informazioni, che non riesce a metabolizzare e a far proprie. L'uomo ottocentesco si trova in una posizione contraddittoria: da un lato rinuncia a creare delle forme artistiche ed esistenziali nuove (perché è convinto che non siano altro che la ripetizione di quanto già visto in passato) ma dall'altro finisce per imporre alle proprie manifestazioni artistiche  ed esistenziali delle forme che egli riprende meccanicamente dal passato ma che non hanno alcun rapporto organico con la propria interiorità e perciò non lo rappresentano autenticamente. 
Per quanto riguarda il secondo punto, l'autentica educazione storica e i suoi ritmi vengono stravolte dall'esigenza di sfornare dalle scuole giovani pronti a inserirsi immediatamente nel processo produttivo alla cui logica dovranno sottostare. Per queste persone la storia viene ridotta a puro spettacolo, cui non si partecipa interiormente e che viene alimentato in modo sempre più incalzante attraverso la stampa.
D'altra parte fa storia, secondo Nietzsche, solo chi riesce a "obliare" il passato, cioé a non lasciarsi travolgere dalla massa del passato ma a costruirsi un "orizzonte" che riesca a dominare. L'uomo perciò deve trovare un equilibrio tra la coscienza storica e la dimensione antistorica: "Ciò che non è storico e ciò che è storico sono ugualmente necessari per la salute di un individuo, di un popolo e di una civiltà" (Sull'utilità... pag 10). Questa "costellazione di vita e storia", come la chiama Nietzsche (Sull'utilità.. pag 31), appare analoga a quella tra dionisiaco e apollineo, nel senso che entrambi i momenti sono necessari e ineliminabili. Come sia possibile raggiungere questo equilibrio è piuttosto oscuro: Nietzsche si affida alle "potenze eternizzanti", e cioè l'arte e la religione, senza scendere in ulteriori dettagli. 
Tuttavia esistono tre forme "positive" dello studio storico che possono aiutare la vita, proprio perché hanno una struttura diversa dalla storiografia ottocentesca: sono la storiografia monumentale, quella antiquaria e quella critica. 
La terza Inattuale, Schopenhauer come educatore, discute il rapporto tra intellettuale e istituzioni. Schopenhauer è presentato come modello dell'autentico filosofo, opposto al professore-funzionario che, per non turbare l'equilibrio del suo datore di lavoro, lo Stato, insegna una non-filosofia ridotta a storia delle opinioni del passato. Invece la filosofia autentica è sempre critica delle istituzioni, non solo quelle statali ma anche quelle dell'esonomia e della scienza. 
In queste pagine la rinascita della cultura tragice sembra dipendere per Nietzsche non solo da una rinascita dell'arte ma anche da un potenziamento della capacità critica e della ricerca della verità. La verità del filosofo, tuttavia, non è quella dello scienziato, che si limità ad accumulare nozioni particolari, ma consiste in una sorta di "intuizione del tutto", in una saggezza che abbraccia tutto l'esistente. 




Bibliografia












Presentazione













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