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Scheda introduttiva a Freud

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Sigmund Freud (1854-1930) è considerato uno degli intellettuali più importanti del XX secolo. La psicanalisi da lui iniziata rappresenta non solo un nuovo campo di indagine sull'uomo ma anche una vera rivoluzione nella concezione dell'uomo. L'idea di inconscio, di per sé non nuova (era stata introdotta dall'idealismo tedesco), viene per la prima volta utilizzata largamente per descrivere e spiegare l'azio­ne dell'uomo comune. Essa appare scandalosa soprattutto perché sembra annullare il senso della responsabilità individuale. Altrettan­to e forse ancora più scandalosa appare l'idea chiave di Freud se­condo la quale l'energia vitale della psiche va ricondotta essenzial­mente al desiderio sessuale.
Il programma di ricerca di Freud parte da due temi fondamentali:
da un lato, il trattamento dell'isteria, ossia un problema essen­zialmente terapeutico
dall'altro, il tentativo di creare una teoria psicologica generale par­tendo da una base neurofisiologica

Il giovane Freud parte da una impostazione fortemente positivi­stica studiando con Meynert, un famoso psichiatra tedesco di fine Ottocento, che ricercava la causa dei disturbi psichici esclusivamen­te nelle altera­zioni organiche del sistema nervoso. La psiche, secon­do questa impostazione, viene ridotta alla corporeità. Tuttavia Freud compie anche dei periodi di studio a Parigi presso il celebre medico francese Charcot che invece utilizza il metodo dell'ipnosi per indagare su alcune patologie (come per esempio alcuni casi di paralisi): accanto alla degenerazione organica Charcot ammette in­fatti l'esistenza di un «trauma psichico» che l'ipnosi può inibire. Ciò porta nel giovane Freud all'idea che sia possibile creare una nuova scienza, autonoma da quella medicobiologica, che esplori il campo della psiche.
Questa intuizione fondamentale viene rafforzata in Freud dalla col­laborazione con Josef Breuer, un terapeuta viennese che considera i sintomi isterici (para­lisi, cecità temporanea, afasia ecc.), come la so­matizzazione di un disturbo psichico profondo, originato da un evento traumatico e inaccessibile alla consapevolezza del paziente. Breuer cura queste situazione con il cosiddetto «metodo catartico» (liberatorio) che si basa sull'ipnosi.

Nel corso del sonno ipnotico, il paziente viene sollecitato a
rievocar­e attivamente, verbalizzandole, le proprie esperienze trau­matiche e i propri senti­menti più profondi. Questo processo porta alla riduzione o alla scomparsa dei sintomi isterici, anche se questi risultati non sono duraturi e i pazienti spesso ritornano a manife­starli. Freud giunge alla convinzione che il trauma sia dovuto princi­palmente a un conflitto all'interno della psiche (e questa deci­sione lo separa da Breuer): una certa rappresentazione o una certa espe­rienza viene vissuta come traumatica dal paziente perché a essa si oppongono istanze psicologiche in conflitto tra loro. Essendo inac­cettabile per la coscienza, questa esperienza viene negata e allontanat­a in un «territorio» diverso della psiche, al di sotto o al di là del li­vello di consapevolezza.

Il primo abbozzo di teoria
Attorno al 1895 Freud formula una prima teoria generale: il proces­so psichico poggia sul il sistema neurale, attraver­so il quale circola una carica di energia proporzionata alla quantità di sti­moli che il soggetto riceve dal mondo esterno. L'apparato nervoso funziona quindi come se fosse una specie di condensatore elettrico: l'energia che viene immessa nel sistema deve anche scaricarsi ciclicamente at­traverso azioni motorie (processo primario, inconscio). Una parte del sistema nervoso, in cui risiede l'Io (concepito come un aggrega­to di rappresentazioni relativamente stabili), ha la funzione di impe­dire l'annullarsi totale dell'energia psichica rimandando a un secon­do momento la reazione fisica allo stimolo: lo scopo di tutto ciò è quello di immagazzinare l'energia mantenere un equilibrio il più possibile stabile (processo secondario). L'Io freudiano è quindi ca­ratterizzato da una funzione essenzialmente inibitoria e difensiva: non è assimilabile al tradizionale concetto filosofico della soggetti­vità come razionalità, capacità percettiva e consapevolezza, né, tan­to meno, coincide con la vita psichica nel suo insieme. Esso è piut­tosto una zona di frontiera tra interno ed esterno, che funge da cer­niera tra le due sfere e che ha il compito di selezionare e razionaliz­zare stimoli dotati di forza sovrabbondante.
I sintomi isterici vengono così giustificati in base a una visione qua­si «idraulica» della psiche: se una certa esperienza/rappresentazio­ne non può essere accettata tra le altre che formano l'Io viene «ri­mossa» con la propria carica di energia psichica, ossia le viene impe­dito di manifestarsi esplicitamente. Ma l'energia psichica deve in qualche modo sfogarsi e si manifesta appunto come sintomo isteri­co: l'Io è costretto a lasciar defluire, nel corso della condotta co­sciente e della normale attività psicomotoria, atti, gesti e parole che soddisfino in qualche misura i desideri repressi e ristabiliscano così un livello energetico costante del sistema psichico. Il sintomo è in ultima analisi per Freud un «compromesso» tra la spinta dell'incon­scio e le regole imposte all'Io dalla realtà esterna.

Il metodo psicanalitico
II metodo catartitico, basato sull'ipnosi, pone però un problema in­solubile: l'ipnosi consente rievocazioni più facili, ma solo perché ab­bassa le resistenze e le difese dell'Io conscio nei confronti delle esperienze rimosse; l'Io, proprio perché sotto suggestione ipnotica, non può reimpadronirsi in modo consapevole delle proprie espe­rienze che erano state rimosse e dunque la difesa fornita dalla rimo­zione rimane attiva. Freud perciò modifica il metodo psicanalitico mantenendo la rievocazione e la verbalizzazione da parte del pa­ziente, ma chiedendo al paziente di rievocare in forma cosciente il proprio vissuto.
Questo passaggio avviene valorizzando due aspetti:

la libera associazione e
i sogni.

Per quanto riguarda il primo punto, l'analista chiede al paziente l'assoluta sincerità nel raccontare all'analista qualsiasi contenuto mentale emerga alla coscienza, compreso il più futile e apparente­mente fuori contesto. L'analista sfrutta queste associazioni per sco­prire le resistenze del paziente, ovvero determinati pensieri incom­pleti, lacune di memoria, atti inspiegabili, dinieghi che rivelano per così dire «in negativo» la loro relazione patologica con esperienze ri­mosse.
Per favorire la libera associazione, il paziente viene fatto sdraiare nella penombra (è qui che si crea il mito del celebre «lettino» dello psicanalista); l'analista si pone alle sue spalle, in modo da non essere visto, e lo ascolta qualunque sia il contenuto del suo discorso, senza dare nessun segno di reazione emotiva qualsiasi sia il conte­nuto formulato dal paziente. Il paziente deve avere la certezza che nessun giudizio morale o intellettuale su di lui verrà formulato dal terapeuta e che la sua comunicazione, assolutamente sincera, rimar­rà al tempo stesso del tutto segreta.

Il secondo punto chiave del metodo freudiano sono i sogni. Freud a partire dal 1896 si dedica ad analizzare i propri sogni e si convince che essi esprimono desideri e bisogni inconsci, prevalentemente di natura sessuale, che in questo modo assumono una forma compati­bile con le esigenze della società e della coscienza. Nel sonno i desi­deri rimossi rimangono attivi, mentre la forza dell'Io diminuisce perché non deve far fronte al mondo esterno: in queste condizioni i desideri riescono ad affacciarsi alla coscienza, ma solo in una forma indebolita così da non turbare il sonno (di cui il corpo ha bisogno).

Il sogno è però il risultato di un lavoro psichico complesso, detto lavoro onirico. Si parte dal contenuto latente (ossia i desideri in­consci) su cui la psiche opera in tre modi:

a) con lo spostamento, che sostituisce una rappresentazione con un'altra che le si avvicina come la parte al tutto;
b) con la condensazione, che fonde rappresentazioni latenti affini in una sola;
e) con il simbolismo, cioè il rapporto semantico costante tra imma­gini e contenuti. I campi del simbolismo sono il corpo, la sessualità, i rapporti parentali, la nascita e la morte.

Il risultato, cioè il contenuto manifesto del sogno, va considerato come un testo deformato rispetto al messaggio originari.
Invitando il paziente a collegare a ogni immagine del sogno una ca­tena di libere associazioni, si risale lungo la strada percorsa dai mec­canismi di spostamento e di condensazione e ci si avvicina al conte­nuto latente. Quando il paziente manifesta una maggiore resistenza significa che l'analista si sta avvicinando al contenuto rimosso. L'impasse viene superata usando il transfert, ossia la proiezione sul terapeuta, da parte del paziente, dei desideri sessuali e affettivi ine­spressi di cui il paziente soffre. Il terapeuta naturalmente non dà soddisfazione a questi desideri, ma incanala con regole particolari questa energia psichica in modo da superare il trauma iniziale.

La scoperta della sessualità
Freud scoprì attraverso l'esperienza clinica che le storie traumatiche dei nevrotici erano invariabilmente legate a vissuti a sfondo e conte­nuto sessuale, sui quali la rimozione aveva operato costituendo in­siemi di rappresentazioni inconsce. Su questa osservazione il medi­co viennese costruisce una delle sue testi più famose e controverse, ossia il ruolo della sessualità nella vita psichica. La sessualità (il principio di Eros) viene identificata con la spinta a provare piacere, una spinta che appare come una costante della vita umana, fin dalle fasi iniziali. In ciascuna delle sue fasi, la ricerca del piacere si «fissa» su parti diverse del corpo, indicate come «zone erogene».

Nella prima fase, il bambino piccolo cerca il piacere con la suzio­ne attraverso la bocca (fase orale).
La seconda fase è legata all'educazione dei muscoli dello sfintere che permette al bambino di controllare l'espulsione delle feci, un controllo che viene percepito come piacevole (fase anale).
La terza fase è legata alla scoperta della differenza sessuale tra ma­schio e femmina e alla consapevolezza del piacere ottenibile me­diante la manipolazione dei genitali (fase fallica).

In questa fase, che si verifica verso i tre-quattro anni di età, si attua anche l'importante processo detto «complesso di Edipo».

Il bambino che scopre l'esistenza di diffe­renze fisiche sessuali concepisce anche il desiderio del genitore del sesso opposto (il bambino di sesso maschile si «innamora» della madre, la bambina invece del padre).

Questo desiderio è però destinato a rimanere in­soddisfatto, perché implica un confronto conflit­tuale con il genitore del proprio, da cui il bambi­no non può che uscire sconfitto. Il complesso edipico perciò viene rimosso e diviene inaccessi­bile alla memoria.

Il bambino, che in questo modo ha impa­rato la differenza tra principio di piacere e principio di realtà, rovescia il proprio at­teggiamento nei confronti del genitore del proprio sesso: non potendo sconfiggerlo, si identifica con esso, interiorizzandolo e assumendolo come principio del compor­tamento etico.


La pulsione sessuale rimane latente fino alla pubertà, quando la ma­turazione degli organi genitali la risveglia in modo prepotente. An­che se le fantasie edipiche sono ancora attive, il divieto dell'incesto è stato assimilato e l'Io, rafforzato dall'educazione, dall'esperienza e dalla socializzazione, conduce i desideri inconsci a riversarsi con buona soddisfazione su un partner sessuale e amoroso legittimo.
E anche possibile, però, che lo sviluppo sopra delineato non si compia e si verifichi, invece del progresso dalla fase fallica a quella genitale adulta, una regressione a uno stadio più arcaico, nel quale il soggetto non ha trovato sufficiente soddisfazione, oppure una fissa­zione allo stadio in cui, al contrario, trovò soddisfacimento pieno e indisturbato del proprio desiderio. A questi fenomeni si devono i motivi delle cosiddette perversioni sessuali. Agii occhi del fondatore della psicoanalisi le perversioni sono comportamenti che realizzano il piacere sessuale, ma in forme devianti rispetto a una norma socia­le data, che si manifesta nella scelta d'oggetto genitale ed eteroses­suale.

La metapsicologia freudiana
La prima teoria metapsicologica, detta anche prima topica, formula­ta intorno al 1915, interpreta il sistema psichico secondo un model­lo spazializzato. La vita psichica è assimilata a un conflitto di ener­gie psichiche, che si svolge in uno «spazio psichico» composto di tre «province» separate:

inconscio,
preconscio e
coscienza

Questi tre livelli psichici sono separati da censure che impediscono ai desideri inconsci di accedere al preconscio e al cosciente. L'inconscio, in questa interpretazione, è il luogo psichico in cui un'esperienza molto precoce del soggetto, avvertita come fonte di angoscia perché incontrollabile e dunque in grado di rompere la de­bole organizzazione cosciente del soggetto, è stata semplicemente respinta.

Nell'inconscio, l'energia psichica fluttua liberamente fissandosi su una rappresentazione e spingendola verso il preconscio, dove la censura impiega altrettanta energia per respingerla e trattenerla nell'inconscio. Il preconscio costituisce l'anticamera della coscienza, cioè di quei contenuti psicologici di cui l'Io consapevole può diveni­re in ogni momento esplicitamente padrone. Il cosciente, invece, è l'orizzonte della coscienza attuale, legata tramite la percezione alla realtà esterna al soggetto.
L'inconscio opera secondo il principio di piacere (soddisfazione im­mediata del bisogno), mentre il cosciente opera secondo il principio di realtà, cioè tenendo conto dei costi e dei benefici della soddisfa­zione immediata cui la pulsione inconscia tende.

La prima topica è stata rivista da Freud intorno agli anni Venti in parecchi sensi: la psiche è ora divisa in

Id (pronome personale neutro in latino),
Ego
SuperEgo

L'Id corrisponde all'inconscio, mentre il SuperEgo esprime il prin­cipio della morale e deriva dalla interiorizzazione del genitore nel complesso di Edipo. L'Ego è il luogo di equilibrio tra le due sfere.

Eros e Thanatos
Negli anni Venti la contrapposizione tra principio di piacere e prin­cipio di realtà viene riformulata da Freud sulla base del cosiddetto principio del nirvana. Si tratta della tendenza dell'inconscio all'anni­chilimento e all'autodistruzione, metaforicamente indicata come pulsione di morte o Thanatos, cui si contrappone la pulsione di vita (Eros).

Sono queste le due forze fondamentali agenti in campo psi­cologico. L'antitesi tra piacere e realtà è vista ora come specificazio­ne interna al campo della pulsione di vita e riguarda i tempi e i modi del soddi­sfacimento erotico e la creazione dei processi che lo sosti­tuiscono. Viene rafforzato il legame tra l'Io cosciente e l'inconscio. L'Io appa­re come una parte dell'inconscio che si è parzialmente modificata in seguito al rapporto con la realtà esterna, segnatamen­te con i conte­nuti percettivi.
Questi ultimi, stimolando oltre misura la psiche, la costringono a realizzare in sé una speciale funzione esemplificativa e selettiva che si esercita egualmente, poi, anche sugli stimoli di origine interna, in­tracorporea. Il nucleo dell'Io può anzi essere visto, secondo il tardo Freud, come l'esito congiunto della percezione esterna e di quella interna del proprio corpo, come in­sieme delle rappresentazioni che nascono dal vedere e toccare il proprio corpo come oggetto e dal sentirlo oscuramente come fonte delle proprie pulsioni. La consa­pevolezza percettiva degli oggetti esterni, che si susseguono nella vita quotidiana, è dunque diversa dall'Io, che affonda in buona parte nel preconscio e nell'inconscio..

 

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