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Bacone: scheda introduttiva

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intro

Francis Bacon, in italiano Bacone, è un pensatore a cavallo tra il Rinascimento e l'età moderna che sa essere il profeta dell’impatto che un nuovo modo di conoscere può avere sulla vita pratica.

La conoscenza dà difatti potere sulla realtà: il suo autentico scopo, intuisce Bacone, è di modificare la vita, non di limitarsi a contemplarla.
Agli inizi del XVII secolo erano in molti a pensare che si dovesse arrivare a un cambiamento radicale, rifondando da capo il sapere. Ma perché solo ora questa idea attrae la coscienza di tante persone?

Nel 1570 era stata tradotta in latino l’ultima opera scientifica di Pappo. Con questa traduzione si esauriva il bagaglio disponibile del sapere degli antichi, i quali non potevano più aggiungere nulla all'orizzonte della conoscenza.

Naturalmente ci volle almeno una generazione perché gli intellettuali si rendessero conto che la sorgente dei classici, ritenuta fino a quel momento inesauribile, si era invece effettivamente prosciugata, e un'altra perché si avviassero, un po' dappertutto in Europa, a proporre strade nuove.


Bacone in questo rappresenta perfettamente le ambiguità della sua epoca: la conoscenza deve essere «potere sulla natura» (aspetto moderno) ma insieme deve essere ancora una conoscenza di essenze (aspetto medievale), rifiutando il contributo della matematica.


Il Novum Organon

L’Organom è l’insieme dei libri di logica di Aristotele, cui Bacone vuole opporre una nuova opera di logica.

Bacone scrive per aforismi in un latino denso e carico di immagini, al punto molte sue espressioni sono state recuperati dalle parlate successive.

Per Bacone la mente umana, lungi dall'assomigliare a uno specchio liscio e chiaro che rifletta fedelmente la realtà, è piuttosto assimilabile a uno «specchio incantato» che ci trasmette della natura un'immagine deformata, di cui sono responsabili condizionamenti radicati non solo nella cultura e nelle abitudini individuali, ma anche nella costituzione naturale dell'uomo.

Il libro perciò inizia con una Pars destruens, ossia una critica feroce al comportamento degli uomini che si fanno abbagliare da quattro idola (i pregiudizi) e non vedono le essenze.

Questi idola, nel senso latino di «fantasmi ingannatori» hanno infatti il potere ottenebrare la mente umana, vengono distinti in quattro classi:

gli idola tribus, o dell'«umana tribù» (sono i pregiudizi comuni a tutta la razza umana);
gli idola specus, o della «caverna» (sono i pregiudizi individuali che mi impediscono di cercare la verità);
gli idola fori, o della «piazza» (sono le deformazioni della realtà che il linguaggio stesso porta con sé);
gli idola theatri, o del «teatro» (ossia gli errori della filosofia, che non ha maggior grado di verità di una rappresentazione teatrale).


Una volta che ci siamo resi conto che la nostra conoscenza è minata da questi pregiudizi e che ne siamo liberati, si passa alla Pars costruens.


Il «discorso sul metodo» di Bacone

Anche per Bacone, come per Aristotele, la scienza è conoscenza di cause. Delle cause aristoteliche, tuttavia, il filosofo inglese esclude le materiali, le efficienti e le finali, per limitare la propria considerazione alle formali. La conoscenza scientifica si risolve dunque nella conoscenza della forma. Il significato della nozione baconiana di forma si discosta però in parte da quello aristotelico. Infatti da un lato conserva di quest'ultimo il valore di «essenza», intesa come la struttura immanente, cioè come ciò che fa di una «cosa» proprio quella cosa e non un'altra; dall'altro, con questo primo significato coesiste quello di legge, concepita come la regola che governa il prodursi di una specifica «natura». In quanto struttura e legge immanente, la forma di una cosa coincide con la cosa come essa è in sé, e si distingue da ciò che la cosa o natura è per noi, cioè da come essa ci appare.
Per conoscere la «forma», muovendo dall'osservazione della natura, è necessario che i dati osservativi siano sottoposti all'intelletto (cui spetta di interpretarli) secondo un certo ordine. Bacone vuole che a questo scopo i dati osservativi vengano classificati in tre diverse tabulae (tabelle):
la tabella della presenza (tabula praesentiae). Vi verranno classificati tutti i casi in cui la natura o cosa, di cui si ricerca la forma, è presente.
la tabella di deviazione, o di assenza in contiguità (tabula declinationis). Qui verranno registrati i casi in cui si osserva l'assenza della natura di cui si ricerca la forma; ma per evitare un elenco infinito, occorrerà limitarsi ai casi di assenza che siano «contigui» o «affini» a quelli in cui si e osservata la presenza della natura in questione.
la tabella dei gradi (tabula graduum), ove verranno registrati i casi in cui la natura in questione è presente in gradi differenziati.

Ordinato il materiale osservativo nelle tavole, potrà avere inizio l'induzione vera e propria, che permetterà di individuare che cosa sia sempre presente, quando sia presente la natura di cui si ricerca la forma; che cosa sia sempre assente, in assenza della natura in questione; che cosa cresca e decresca in tutti i casi in cui essa a sua volta cresce o decresce.
Ciò implica un complesso processo di valutazione o di interpretazione dei dati disponibili, che, insiste Bacone, deve esser condotto con grande pazienza.
Al termine saremo in grado di formulare una prima provvisoria (e quindi ipotetica) inferenza circa la forma ricercata, la «prima vindemiatio» (prima vendemmia).

La prima vindemiatio rappresenta però solo il primo passo del processo di interpretazione induttiva, che mirerà in seguito a convalidare o rigettare l'ipotesi formulata. A questo scopo, sarà necessario far ricorso a quelli che Bacone definisce come «aiuti dell'intelletto». Tra questi una funzione decisiva e assegnata alle cosiddette instantiae crucis, o del «crocicchio». Questi casi, che possono darsi accidentalmente ma sono per lo più costruiti dall'uomo come veri e propri esperimenti, rappresentano un experimentum crucis e consentono di escludere decisamente una di due ipotesi rivali e dotate della medesima forza di persuasione.

La nuova Atlantide

Questa è l’altra importante opera di Bacone, in cui riprende il mito di Atlantide,di cui per primo aveva parlato Platone, ossia la città perfetta andata distrutta per opera di un cataclisma naturale.

Bacone ne immagina una nuova, in cui ci saranno navi enormi che non affondano, oggetti che volano, carri senza cavalli, navi che vanno sott’acqua e si cureranno le malattie. È impressionante questa sua «profezia» del mondo nuovo della tecnologia, che è stata fallace solo nel non prevedere la nascita di computer e e telefonini.

Vai a

The New Atlantis  Il link porta alla versione inglse del testo, pubblicato su Wiksource
 Antologia da La Nuova Atlantide   L'antologia è presente sul sito della Loescher
 Antologia da Novum Organon  Alcuni estratti dal testo (traduzione Martino Sacchi)
 Pappo  Porta a una pagina di Wikipedia
 Bias cognitivi  Porta  a una pagina del sito Nuovo e utile - Teorie e pratiche della creatività. L'articolo è a firma Annamaria Testa
   
   
   

 

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