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Articoli

Editoriale n 14

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Liberiamo Wikipedia!
Queste riflessioni sono rivolte espressamente agli insegnanti delle scuole superiori. Potrebbero essere rivolte anche ai colleghi delle medie e della scuola primaria, o forse anche a quelli delle università, ma credo che vadano incontro soprattutto a chi lavora nei licei, negli istituti tecnici e in quelli professionali e si vede spesso subissato da ricerche, lavori e contributi presi da Wikipedia, la madre di tutte le enciclopedie on line (e forse anche di tutte le enciclopedie tout-court, viste le difficoltà nelle quali si dibattono le versione cartacee del «sapere disposto in cerchio»).
Wikipedia, punto di arrivo di quasi tutte le ricerche effettuate con l’altro onnipresente attore della Rete, il motore di ricerca Google, è spesso detestata (se non addirittura odiata) da chi lavora nel mondo della scuola perché rappresenta la sintesi di una serie di atteggiamenti mentali che si vorrebbero combattere: approssimazione, mancanza di senso critico, volontà di fare la minor fatica possibile, rifiuto di dedicare tempo ed energia allo studio. Gli insegnanti vorrebbero tirare su degli studenti fatti tutto al contrario, capaci di approfondire gli argomenti, in grado di pesarli con giudizio senza lasciarsi accalappiare dalle prima affermazione in cui si imbattono, disposti a dedicare ore allo studio, e di fronte alla tecnologia elettronica si sentono come colpiti a tradimento: la Rete è troppo vasta per poterla controllare (anche se esistono già i software in grado di controllare se un certo lavoro è stato copiato da altri) e dunque non resta che vietarne l’uso nella speranza di riuscire ad avere ancora la possibilità di dire qualcosa ai ragazzi.
È vero, senz’altro, che in un’infinità di casi le cose siano andate e vadano proprio così.
Tuttavia non si deve buttare il bambino insieme all’acqua sporca. Internet e le ICT sono delle potenzialità il cui esito dipende dal modo in cui vengono usate: e proprio Wikipedia rappresenta un esempio perfetto di come uno stesso oggetto possa essere visto sotto due punti di vista antitetici. La nostra proposta mira a liberare la celebre enciclopedia on line dall'accusa di essere solo sfruttata passivamente e a mostrare come possa essere occasione di crescita culturale anche all'interno del percorso didattico. 
L’enciclopedia on line infatti non nasce da una bacchetta magica o da un editore occulto ma dal lavoro di molte migliaia di persone che collaborano grazie al software che permette a ciascuno non solo di pubblicare una voce ma anche di modificarla e migliorarla. Nei «Cinque principi» di Wikipedia si invitano espressamente le persone a intervenire per modificare, migliorare o addirittura creare una pagina.
La nostra proposta è proprio questa: perché i docenti delle nostre scuole non si fanno garanti delle informazioni contenute in Wikipedia, controllando le pagine di loro competenza, intervenendo per correggere gli errori o addirittura introducendo nuove pagine, se mancano?
Dal punto di vista tecnico, si tratta di un’operazione facilissima, che per le correzioni più semplici non richiede neppure la registrazione al sito: basta cliccare sulla label «Modifica», posta in alto in tutte le pagine, tra quella di default «Leggi» e quella di «Visualizza cronologia» che permette di ricostruire come è stata formata la pagina stessa. Una volta aperta la pagina di «Modifica» si è già in condizione di intervenire sul testo; per gli interventi un po’ più complessi (inserire un link, oppure un’immagine) è sufficiente seguire poche semplici regole di sintassi, facendosi aiutare se è il caso dalle apposite pagine di tutorial.
Ancora meglio: non è detto che siano i docenti in prima persona a effettuare queste verifiche. I lavori delle «tesine» per la maturità sono spesso un’ottima occasione di approfondimento su argomenti importanti anche se spesso trascurati: perché non sfruttare le energie spese per queste ricerche e trasformarle in un contributo comune e stabile, sotto forma di una nuova pagina o anche solo dell’allargamento o della correzione di una pagina esistente? Nulla vieta poi che l’impegno dello studente, che lo porta a fornire un contributo «pubblico», venga poi premiato con un bel voto, che non guasta mai...

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