{"id":644,"date":"2024-02-08T15:16:58","date_gmt":"2024-02-08T15:16:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ariannascuola.eu\/fda\/?p=644"},"modified":"2024-02-08T15:21:15","modified_gmt":"2024-02-08T15:21:15","slug":"protagora","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ariannascuola.eu\/fda\/2024\/02\/08\/protagora\/","title":{"rendered":"Protagora"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Perch\u00e9 Protagora \u00e8 importante?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La posizione di Protagora ci \u00e8 nota soprattutto attraverso Platone, che ne ha fatto il protagonista di uno dei suoi dialoghi.<\/p>\n\n\n\n<p>La tesi centrale di questo pensatore \u00e8 contenuta nella celebre frase, che secondo Diogene Laerzio rappresentava l&#8217;incipit di uno dei suoi libri:<\/p>\n\n\n\n<p><strong>\u00abl&#8217;uomo \u00e8 misura di tutte le cose, delle cose che sono in quanto sono e delle cose che non sono in quanto non sono\u00bb<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Per comprendere il senso di questa frase bisogna tener presente che l&#8217;uomo secondo Protagora conosce solo attraverso i sensi: non esi\u00adste una forma di conoscenza razionale distinta o addirittura con\u00adtrapposta a quella sensibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo vuol dire che per Protagora&nbsp;<strong>viene soppressa quella di\u00adstinzione&nbsp;<\/strong>o addirittura separazione&nbsp;<strong>tra le due forme di cono\u00adscenza (razionale e sensibile)<\/strong>&nbsp;che era stata intuita dai filosofi pre\u00adcedenti, sia ionici (come per esempio Eraclito) sia italici (come Pita\u00adgora o Parmenide): il \u00ablogos\u00bb perde i significati che aveva in Eracli\u00adto e Pitagora e si riduce a essere semplicemente la \u00abparola\u00bb che esprime e indica ci\u00f2 che viene conosciuto dai cinque sensi.<\/p>\n\n\n\n<p>Il problema \u00e8 per\u00f2 che&nbsp;<strong>i sensi sono diversi da individuo a indivi\u00adduo<\/strong>: perci\u00f2 le conoscenze che ne ricaviamo sono anch&#8217;esse diverse da individuo a individuo e non possono essere confrontate le une con le altre.<\/p>\n\n\n\n<p>Per usare la terminologia moderna, le esperienze fornite dai sensi sono dei&nbsp;<strong>qualia<\/strong>, ossia dei contenuti di coscienza propri di ciascun individuo. Poich\u00e9 ciascun individuo conosce solo i propri qualia e non pu\u00f2 vivere l&#8217;esperienza degli altri individui, ciascuna persona vive un mondo in qualche modo separato da quello vissuto dalle al\u00adtre persone e non confrontabile con esso.<\/p>\n\n\n\n<p>Poich\u00e9 quindi secondo Protagora le conoscenze sono relative al soggetto conoscente (ossia esistono solo in relazione al soggetto, e quindi sono diverse a seconda dei diversi soggetti che le hanno), la sua posizione \u00e8 diventata nota in seguito come \u00abrelativismo gnoseo\u00adlogico\u00bb (naturalmente al tempo di Protagora nessuno usava una espressione come questa! Secondo il Dizionario etimologico della lingua italiana della Zanichelli, il termine \u00abrelativismo\u00bb nel significato specifico di \u00abdottrina della relativit\u00e0 della conoscenza\u00bb appare solo nel 1905 nel Dizionario di scienze filosofiche di Cesare Ranzoli).<\/p>\n\n\n\n<p>In altre parole,&nbsp;<strong>non esiste una \u00abverit\u00e0\u00bb oggettiva che possa fungere da punto di riferimento per le esperienze dei singoli parlanti:<\/strong>&nbsp;se una cosa \u00abappare\u00bb a me in un certo modo, essa \u00ab\u00e8\u00bb per me in quel modo.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;esempio preferito dai greci per indicare questa situazione \u00e8 quello del gusto: un certo cibo appare al gusto \u00abdolce\u00bb per me che sono sano, e quindi \u00ab\u00e8\u00bb dolce; ma lo stesso cibo pu\u00f2 apparire \u00abamaro\u00bb a un malato (o a me stesso in un altro momento, quando sar\u00f2 a mia volta malato). Non \u00e8 possibile uscire da questa situazione e arrivare a una conoscenza \u00aboggettiva\u00bb che stabilisca una volta per tutte se il cibo \u00e8 amaro o dolce:&nbsp;<strong>esistono solo \u00abopinioni\u00bb (doxai), non \u00abve\u00adrit\u00e0\u00bb.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In un altro dialogo di Platone, il&nbsp;<em>Teeteto<\/em>, troviamo la tesi secondo cui per Protagora \u00abogni sensazione \u00e8 sempre vera\u00bb [Teeteto, 167a].<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo Protagora non \u00e8 possibile uscire dal punto di vista del sin\u00adgolo e raggiungere un punto di vista pi\u00f9 ampio, che tenga conto delle opinioni degli altri; men che meno \u00e8 possibile raggiungere un punto di vista che sia \u00abassoluto\u00bb, cio\u00e8 slegato dalle opinioni dei sin\u00adgoli e superiore ad esse.<\/p>\n\n\n\n<p>Si pone naturalmente un grave problema quando le&nbsp;<em>doxai<\/em>, cio\u00e8 le opinioni, i punti di vista dei singoli su un certo fatto non coincidono: come si pu\u00f2 trovare un accordo? Dal momento che non esiste una verit\u00e0 di ordine superiore alle singole esperienze sensibili che possa fungere da criterio per distinguere le opi\u00adnioni vere da quelle false, e dato che non \u00e8 possibile trovare un terreno comune nemmeno all&#8217;interno delle esperienze sensibili, l&#8217;unica possibilit\u00e0 sembra che cia\u00adscun parlante si sforzi di convincere gli altri interlocu\u00adtori che la propria posizione sia migliore.<\/p>\n\n\n\n<p>Il problema in realt\u00e0 si sposta:<strong>&nbsp;in base quale criterio \u00e8 possibile stabilire che le proprie idee sono migliori di quelle degli altri,&nbsp;<\/strong>dato che lo stesso Protagora ha escluso la possibilit\u00e0 di trovare qualcosa di oggettivo e \u00abvero\u00bb?&nbsp;<strong>La risposta del sofist\u00e8s \u00e8 che le opinioni vanno valutate in base all&#8217;\u00abutile\u00bb,<\/strong>&nbsp;anche se poi non vie\u00adne chiarito in che modo si possa stabilire che qualche cosa possa es\u00adsere pi\u00f9 utile di un&#8217;altra.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Rimane quindi solo la potenza della parola<\/strong>, che riesce a persua\u00addere l&#8217;interlocutore grazie alla propria capacit\u00e0 quasi magica di insi\u00adnuarsi nella sua coscienza.<\/p>\n\n\n\n<p>Si dice che Protagora quando arrivava in una citt\u00e0 or\u00adganizzava una specie di dibattito in due giornate: nella prima giornata affrontava una serie di argomenti di\u00admostrando in modo invincibile per ciascuno di essi la validit\u00e0 di una certa posizione; nella seconda giornata discuteva di nuovo gli stessi argomenti proponendo per\u00f2, in un modo altrettanto invincibile, una posizione opposta a quella difesa il giorno procedente. Protago\u00adra avrebbe raccolto questi argomenti in un libro che aveva come titolo&nbsp;<em>Antilogie<\/em>, ossia \u00abDiscorsi contrap\u00adposti\u00bb, che sfortunatamente \u00e8 andato perduto.<\/p>\n\n\n\n<p>Se non \u00e8 possibile stabilire la verit\u00e0 delle cose, a maggior ragione&nbsp;<strong>non \u00e8 possibile neppure stabilire la verit\u00e0 sugli dei<\/strong>: sembra che Protagora abbia consapevolmente sostenuto una posizione agnostica, ammettendo che sul tema delle divinit\u00e0 non sia possibile dire nulla, e in particolare che non sia possibile n\u00e9 sostenere la sua esistenza sia la sua non esistenza.<br><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Perch\u00e9 Protagora \u00e8 importante? 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