{"id":257,"date":"2023-10-11T17:15:02","date_gmt":"2023-10-11T17:15:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ariannascuola.eu\/fda\/?p=257"},"modified":"2023-10-11T17:15:02","modified_gmt":"2023-10-11T17:15:02","slug":"introduzione-a-rousseau","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ariannascuola.eu\/fda\/2023\/10\/11\/introduzione-a-rousseau\/","title":{"rendered":"Introduzione a Rousseau"},"content":{"rendered":"\n<p><br>Autore: Martino Sacchi<br>Battute: 19.240<br>Licenza CC BY NC SA<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Perch\u00e9 Rousseau \u00e8 importante?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nonostante Rousseau sia uno dei filosofi pi\u00f9 rilevanti durante l&#8217;illuminismo, la sua figura si distacca molto da quelle degli altri pensatori del suo stesso periodo.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;illuminismo \u00e8 una corrente filosofica caratterizzata da un sostanziale ottimismo e fiducia nelle possibilit\u00e0 della ragione umana di comprendere il mondo e modificarlo. Rousseau \u00e8 invece tra i primi ad avanzare dubbi verso questo ottimismo generalizzato sia nei confronti del progresso sia nei confronti della societ\u00e0, che ritiene \u00abmalata\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Non a caso i suoi contributi fondamentali sono nel campo della filosofia politica e in quello dell&#8217;educazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel campo della politica egli modifica profondamente il contrattualismo esistente teorizzando l&#8217;ideale di una societ\u00e0 veramente e intrinsecamente democratica: se la societ\u00e0 attuale \u00e8 decadente, \u00e8 necessario rifondarla alle radici con un patto (il \u00abcontratto sociale\u00bb) totalmente nuovo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma per creare una societ\u00e0 nuova \u00e8 necessario un tipo nuovo di uomo, e questo pu\u00f2 essere prodotto soltanto attraverso l&#8217;educazione: Rousseau quindi si occupa anche di questo tema sviluppando la tesi fondamentale per cui il bambino \u00e8 intrinsecamente buono e necessita solo di un ambiente educativo non repressivo che gli permetta di sviluppare spontaneamente tutte le proprie potenzialit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>La critica alla societ\u00e0 esistente<\/strong><br>Rousseau nel 1749 partecipa con il Discorso sulle scienze e le arti al concorso bandito dall&#8217;Accademia di Digione sul tema: \u00abSe il rinascimento delle scienze e delle arti abbia contribuito a corrompere o a purificare i costumi\u00bb. In altre parole, si chiede se lo sviluppo delle scienze faccia crescere la societ\u00e0 anche da un punto di vista etico. Tutti i filosofi a questa domanda rispondono in modo affermativo, Rousseau invece sostiene che \u00able nostre anime si sono corrotte a misura che le nostre scienze e le nostre arti sono progredite verso la perfezione\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab\u00c8 sbagliato pensare che ci sia un nesso diretto tra lo sviluppo della conoscenza e lo sviluppo dell\u2019etica: non diventiamo migliori perch\u00e9 conosciamo o sappiamo fare pi\u00f9 cose.<\/p>\n\n\n\n<p>Regna nei nostri costumi una vile e ingannevole uniformit\u00e0, e tutti gli spiriti sembrano essere stati fusi in uno stesso stampo; senza posa la civilt\u00e0 esige, la convivenza ordina\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>La colpa dell\u2019evidente decadimento dei costumi non deve essere addebitata n\u00e9 a Dio n\u00e9 all\u2019uomo in quanto tale, ma alla societ\u00e0. La societ\u00e0 occidentale infatti \u00e8 abitata da una scissione tra apparenza e realt\u00e0 per cui diventa pi\u00f9 importante l&#8217;apparire che l&#8217;essere. Tutti seguono un certo tipo di comportamento imposto che non corrisponde a ci\u00f2 che si \u00e8; si crea un mondo uniforme in cui non si \u00e8 in grado di manifestare la propria autenticit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa civilt\u00e0 \u00e8 definita vile, perch\u00e9 nessuno ha il coraggio di ribellarsi, e ingannevole, perch\u00e9 non corrisponde alla realt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>A causa di questa scissione la comunicazione tra gli uomini \u00e8 falsa e dunque lo sviluppo della scienza e della tecnologia non ha portato ad alcun miglioramento etico, tanto che \u00abSenza posa si seguono gli usi e mai il proprio genio. Non si osa pi\u00f9 apparire ci\u00f2 che si \u00e8\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma, sostiene Rousseau, c&#8217;\u00e8 stato un tempo in cui questa scissione tra apparenza e realt\u00e0 non c&#8217;era e in cui esisteva un&#8217;identit\u00e0 immediata tra essere e apparire. Per eliminare questa scissione bisogna, dunque, compiere una rifondazione della societ\u00e0: la salvezza dell\u2019uomo viene dalla politica.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1755 Rousseau partecipa una seconda volta al concorso dell&#8217;Accademia di Digione con il Discorso sull\u2019origine e i fondamenti della disuguaglianza tra gli uomini.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre il primo discorso era pi\u00f9 retorico e basato su considerazioni non approfondite, il secondo discorso ha un&#8217;impostazione metodologica pi\u00f9 accurata, soprattutto nella prefazione in cui compare il concetto di \u00abstato di natura\u00bb in cui vive l\u2019 \u00abuomo originario\u00bb (o \u00abuomo naturale\u00bb).<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab\u00c8 manifestamente contro la legge di natura, in qualsiasi modo la si definisca, [\u2026] che un pugno di uomini rigurgiti di superfluit\u00e0 mentre la moltitudine affamata manca del necessario\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Rousseau affronta qui il tema della disuguaglianza, sostenendo che questa sia evidentemente ingiusta perch\u00e9 va contro lo stato di natura, la condizione in cui vive l&#8217;uomo senza essere condizionato dalla civilt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando Rousseau parla di stato di natura non sta pensando alla condizione in cui vivono i \u00abselvaggi\u00bb o agli uomini della preistoria, e neppure a una ipotetica \u00abet\u00e0 dell\u2019oro\u00bb o addirittura al Giardino dell\u2019Eden di cui parla la Bibbia, ma si riferisce all&#8217;uomo nella sua vera essenza, privo di tutte le contaminazioni che derivano da millenni di civilt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abLo stato di natura \u00e8 uno stato che non esiste pi\u00f9, che forse non \u00e8 mai esistito, che probabilmente non esister\u00e0 mai, di cui \u00e8 necessario tuttavia avere una nozione giusta, per giudicare bene del nostro stato presente\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Quella che fa Rousseau \u00e8 solo un&#8217;ipotesi di lavoro, poich\u00e9 nessuno ha mai visto l&#8217;uomo naturale che, forse, \u00abnon \u00e8 mai esistito\u00bb. Bisogna per\u00f2 servirsi di quest&#8217;ipotesi come modello per valutare la condizione dell&#8217;uomo artificiale e civilizzato, che vive all&#8217;interno della societ\u00e0 occidentale \u00abmoderna\u00bb, evitando di commettere l\u2019errore di proiettare nel passato i dati che riguardano la situazione del presente.<\/p>\n\n\n\n<p>Ne segue per Rousseau che non possiamo postulare una legge naturale (per esempio, il diritto \u00abevidente\u00bb alla propriet\u00e0 privata di Locke), conoscibile razionalmente osservando l\u2019uomo delle origini, che dovrebbe essere il punto di riferimento nella costruzione della societ\u00e0 odierna.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;uomo naturale che Rousseau descrive invece \u00e8 un animale meno forte di alcuni, meno agile di altri, ma nell&#8217;insieme organizzato pi\u00f9 vantaggiosamente di tutti. I suoi bisogni sono modesti, le sue passioni sono elementari e i suoi timori fondamentali sono il dolore e la fame: non \u00e8 ancora un essere \u00abrazionale\u00bb, n\u00e9 tanto meno un \u00abanimale politico\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Vive inoltre con la natura una relazione immediata, ovvero a contatto diretto con essa, senza mediazioni quali lo stato o il linguaggio (che non possiede ancora).<\/p>\n\n\n\n<p>Gli unici principi che si possono attribuire all&#8217;uomo naturale sono l\u2019amore di s\u00e9, ovvero la tendenza alla propria conservazione, e la piet\u00e0, cio\u00e8 una ripugnanza naturale a vedere soffrire i simili.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;uomo naturale vive senza lavorare, senza procurarsi una residenza fissa, senza fare la guerra (viene quindi respinta l\u2019ipotesi di Hobbes del bellum omnium contra omnes come stato originario dell\u2019umanit\u00e0) e senza associarsi con gli altri uomini: non ne ha bisogno, cos\u00ec come non ha desiderio di far male agli altri.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019uomo naturale non ha un vero senso del tempo e vive solo nel presente: \u00e8 incapace di riflettere cos\u00ec come \u00e8 incapace di preoccuparsi del futuro.<\/p>\n\n\n\n<p>Nello stato di natura tutti gli uomini sono uguali: le uniche disuguaglianze insuperabili sono legate alla diversa forza fisica di ciascuno, che per\u00f2 non ha alcun effetto sui rapporti interpersonali perch\u00e9 gli uomini non vivono insieme.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019uomo naturale, infine, ha due caratteristiche \u00abessenziali\u00bb:<\/p>\n\n\n\n<ul>\n<li>la libert\u00e0, ossia la possibilit\u00e0 di rispondere o non rispondere agli impulsi fisici<\/li>\n\n\n\n<li>la \u00abperfettibilit\u00e0\u00bb, ossia la possibilit\u00e0 di evolversi in modi non predeterminati, come conseguenza diretta della libert\u00e0. Si noti che questo termine non va inteso come \u00abmiglioramento etico\u00bb ineluttabile, ma solo come la possibilit\u00e0 di essere diversi da come si \u00e8.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p>Questa condizione naturale \u00e8 venuta meno quando \u00e8 nata la societ\u00e0 civile, che per Rousseau \u00e8 strutturalmente caratterizzata dalla diseguaglianza e dal dominio dell\u2019uomo sull\u2019uomo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il primo passo per l\u2019uscita dalla condizione naturale potrebbe essere stato casuale: per esempio una catastrofe naturale che ha obbligato i singoli a convivere. Il secondo passaggio \u00e8 stato per\u00f2 voluto dall\u2019uomo stesso, attraverso l\u2019introduzione sistematica della agricoltura e della lavorazione dei metalli.<\/p>\n\n\n\n<p>A questo punto dello sviluppo l\u2019interazione tra uomo e uomo ha portato alla divisione del lavoro. La divisione del lavoro ha portato al sorgere di attivit\u00e0 non direttamente produttive (l\u2019arte, per esempio). Si sono cos\u00ec venute a creare delle differenze tra le singole persone che sono diventate sempre pi\u00f9 evidenti. Il momento chiave di questo processo coincide con l\u2019introduzione della propriet\u00e0 privata. L\u2019uguaglianza dello stato di natura \u00e8 perso per sempre: inizia il confronto tra i singoli, con il suo seguito di invidia, vergogna e vendetta. Dall\u2019uomo naturale si passa all\u2019uomo storico e, a causa della disuguaglianza, non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 una convivenza pacifica, ma solo lotta (il bellum omnium contra omnes di Hobbes si giustifica solo a questo punto). Nel tentativo di salvare la propria posizione di privilegio, i \u00abricchi\u00bb convincono con l\u2019inganno i \u00abpoveri\u00bb a stringere un \u00abpatto sociale\u00bb, con cui si esce formalmente dallo stato di natura e si entra nella societ\u00e0. Il patto per\u00f2 \u00e8 iniquo perch\u00e9 nasce dall\u2019inganno (i ricchi convincono i poveri che senza tale patto questi ultimi perderebbero anche quel poco che hanno) e porta alla formulazione di una legislazione che conferma formalmente i vantaggi in cui i \u00abricchi\u00bb gi\u00e0 si trovano<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>La riforma politica: il Contratto Sociale<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1762 Rousseau pubblica il Contratto sociale e l&#8217;Emilio in cui si trovano le risposte filosofiche alle sue critiche verso la civilt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Contratto sociale ruota attorno al tema del primato della politica; significa che la comunit\u00e0 umana, organizzata con le sue leggi, \u00e8 pi\u00f9 importante del \u00abdiritto naturale\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Nell&#8217;Emilio, fondamentale libro di pedagogia, viene sostenuta, invece, l&#8217;idea che l\u2019educazione pu\u00f2 tutto. Infatti, una buona educazione trasforma l\u2019uomo, cos\u00ec come una buona politica trasforma la societ\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019uomo, dunque, pu\u00f2 essere cambiato: politica ed educazione sono gli strumenti pi\u00f9 adatti a farlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel Contratto sociale Rousseau sostiene che sia necessario creare una nuova societ\u00e0 per rendere l&#8217;individuo migliore poich\u00e9 quella attuale, in cui \u00e8 presente una scissione tra essere e apparire, \u00e8 sbagliata. Bisogna, dunque, attuare una rivoluzione per cambiare le cose.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia non bisogna cercare di tornare allo stato di natura originario, sia perch\u00e9 il passato \u00e8 irrecuperabile sia perch\u00e9 in effetti il passaggio dallo stato naturale alla societ\u00e0 permette una crescita dell\u2019uomo dal punto di vista morale. Nello stato di natura l\u2019uomo \u00e8 libero e felice, ma senza meriti, perch\u00e9 non deve controllare se stesso; per vivere nella societ\u00e0 invece deve rispettare i diritti degli altri, e quindi imparare a controllare le proprie passioni in nome dell\u2019interesse collettivo. Non esiste un diritto naturale; il diritto nasce solo con la fondazione del diritto civile.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1762 Rousseau pubblica il Contratto sociale in cui si trovano le risposte filosofiche alle sue critiche verso la civilt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>La premessa da cui muove questo libro \u00e8 che l\u2019uomo, diventato cattivo a causa della societ\u00e0, pu\u00f2 per\u00f2 essere cambiato e la politica \u00e8 lo strumento per farlo. Il Contratto sociale ruota cos\u00ec attorno al tema del primato della politica: in altre parole, la comunit\u00e0 umana, organizzata con le sue leggi \u00abpositive\u00bb (ossia pensate, volute e decise dagli uomini), \u00e8 pi\u00f9 importante del \u00abdiritto naturale\u00bb, ovvero dell&#8217;insieme di norme che possono essere tratte dalla natura immutabile. Anzi, Rousseau si spinge a sostenere che in realt\u00e0 non esiste alcun diritto naturale prima della fondazione del diritto civile (quello basato appunto sulle leggi esplicite poste in essere dagli uomini).<\/p>\n\n\n\n<p>Nel Contratto sociale Rousseau dichiara di volersi occupare non delle societ\u00e0 reali esistenti, ma dei principi sulla cui base le societ\u00e0 potrebbero essere giuste. Tornare allo stato di natura \u00e8 impossibile: l&#8217;uomo in realt\u00e0 \u00e8 un \u00abessere socievole o fatto per diventarlo\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Il punto di partenza \u00e8 il patto o il contratto, ossia un accordo tra i cittadini. Nella filosofia precedente a Rousseau era gi\u00e0 apparso questo concetto con il filosofo inglese Hobbes il quale, per\u00f2, parla di pactum subiectionis: si tratta di un tipo di patto verticale stipulato tra i sudditi e il sovrano, nel quale i primi rinunciano a tutti i propri diritti ponendoli nelle mani del sovrano in cambio della protezione personale. L\u2019unico diritto che ha il suddito \u00e8 quello della vita: il sovrano non pu\u00f2 chiedergli di suicidarsi perch\u00e9 andrebbe contro il patto (mentre pu\u00f2 chiedergli di andare a rischiare la vita in guerra in nome della sopravvivenza dell&#8217;intero corpo sociale) .<\/p>\n\n\n\n<p>Quello di Rousseau, invece, \u00e8 un pactum societatis, ossia un patto per cos\u00ec dire orizzontale tra i cittadini che si accordano tra di loro e non con il sovrano. La differenza \u00e8 sostanziale: l&#8217;obiettivo del patto, secondo Rousseau, \u00e8 quello di dar vita a una societ\u00e0 che protegga la vita e i beni dei suoi membri (come la societ\u00e0 nata dal pactum subiectionis) ma che contemporaneamente garantisca a tutti i suoi membri la stessa libert\u00e0 di cui ciascuno godeva prima di stringere il patto.<\/p>\n\n\n\n<p>La prima condizione dell&#8217;esistenza di questo patto \u00e8 l&#8217;assoluta unanimit\u00e0: tutti i membri della comunit\u00e0 devono aderirvi, nessuno escoluso. Chi sceglie di non aderirvi deve anche accettare di uscire dalla societ\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>La seconda condizione del patto \u00e8 che ognuno cede tutti i propri diritti alla comunit\u00e0 che glieli restituisce rafforzati. L&#8217;intuizione fondamentale di Rousseau \u00e8 che questo \u00e8 l&#8217;unico modo che i cittadini hanno di conservare la propria libert\u00e0: se io mi consegno a tutti, cedendo i miei diritti alla comunit\u00e0 in quanto tale, non mi consegno a nessun uomo particolare e concreto, che possa diventare il mio sovrano o almeno il mio capo; inoltre, in questi &#8220;tutti&#8221; a cui io mi consegno sono compreso anch&#8217;io, per cui in realt\u00e0 consegnandomi alla comunit\u00e0 io mi sto consegnando a me stesso.<\/p>\n\n\n\n<p>La totale uguaglianza tra i membri della societ\u00e0 (che sussiste perch\u00e9 tutti i membri hanno consegnato tutti i diritti) garantisce la perfetta integrazione tra individuo e societ\u00e0: ciascuno sentir\u00e0 gli interessi della comunit\u00e0 come propri interessi, e quindi ciascuno rinuncer\u00e0 ai propri interessi egoistici a favore della comunit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa decisione fa nascere un io comune, quella entit\u00e0 politica nuova che si crea nel momento in cui ciascuno rinuncia a i propri diritti naturali e istintivi e li consegna ai cittadini, suoi pari, che fanno lo stesso. Di conseguenza, se ognuno fa cos\u00ec, tutti si ritrovano privi dei propri diritti i quali sono nelle mani di questa nuova comunit\u00e0, che per\u00f2 non pu\u00f2 appropriarsene; quindi la sovranit\u00e0 appartiene al popolo. Qusto io comune \u00e8 caratterizzato da una volont\u00e0 generale che deve essere tenuta ben distinta dalla semplice volont\u00e0 di tutti: quest&#8217;ultima infatti \u00e8 semplicemente la somma algebrica o vettoriale delle volont\u00e0 dei singoli individui, mentre la volont\u00e0 generale \u00e8 qualcosa di inalienabile e indivisibile che appartiene a un livello ontologico diverso (quello appunto dell&#8217;io comune, che \u00e8 ci\u00f2 che fa esistere la nuova comunit\u00e0).<\/p>\n\n\n\n<p>Siamo di fronte a una socializzazione radicale dell&#8217;uomo. Il singolo cittadino deve pensare a s\u00e9 solo insieme agli altri, che non possono mai essere considerati come strumenti ma solamenti come fini in s\u00e9. Nessuno deve obbedire a un altro cittadino, ma tutti devono obbedire alle leggi, che sono espressione della volont\u00e0 generale. L&#8217;uomo, dalla condizione di natura, si \u00e8 elevato con fatica attraverso il contratto sociale alla condizione di \u00abanimale politico\u00bb, che per Aristotele era la condizione naturale e spontanea.<\/p>\n\n\n\n<p>La volont\u00e0 generale \u00e8 tutto: rappresenta la coscienza pubblica che \u00e8 lo Stato. Essa \u00e8 in s\u00e9 sempre retta e ha sempre ragione, anche se il giudizio che la guida non \u00e8 sempre illuminato e i cittadini non sono sempre informati in modo corretti sulla questione che viene discussa. Di conseguenza \u00abchiunque rifiuter\u00e0 di obbedire alla volont\u00e0 generale vi sar\u00e0 costretto da tutto il corpo [sociale]; ci\u00f2 non significa altro che lo si obbligher\u00e0 a essere libero\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>La sovranit\u00e0 (cio\u00e8 il potere) non pu\u00f2 quindi che appartenere al popolo: la proposta politica di Rousseau quindi \u00e8 fondalmentalmente e radicalmente democratica, anche se lo stesso filosofo riconosce la difficolt\u00e0 e forse addirittura l&#8217;impossibilit\u00e0 di una autentica democrazia diretta. Il popolo pu\u00f2 affidare a organi particolari il governo, ossia l&#8217;esercizio del potere, e Rousseau dedica molte pagine alla descrizione dei vari tipi di governo possibili (classicamente divisi in democrazia, aristocrazia e monarchia). Al termine di questa rassegna, riconoscendo la necessit\u00e0 di limitare la forza del potere esecutivo rispetto a quello legislativo (il vero potere, che emana dal popolo), Rousseau propone una divisione delle funzioni tra magistrati che si possono controllare a vicenda.<\/p>\n\n\n\n<p>Deve essere ben chiaro che il &#8220;contratto sociale&#8221; \u00e8 una figura teorica pi\u00f9 che un fatto storico (dato che \u00e8 impossibile riunire fisicamente milioni di persone per siglarlo); la forma di stato che pi\u00f9 si avvicina a questo modello \u00e8 la democrazia diretta in cui tutti partecipano. Ci\u00f2, per\u00f2, rimane comunque impossibile, e cos\u00ec bisogna &#8220;rassegnarsi&#8221; forme di governo rappresentativo. Rousseau si dimostra scettico sulla possibilit\u00e0 di un vero governo democratico perch\u00e9 i singoli individui solo raramente sanno mettere da parte i propri interessi per governare in nome del bene comune.<\/p>\n\n\n\n<p>Nei fatti, nella storia \u00e8 accaduto pi\u00f9 volte che un piccolo gruppo si autoproclamasse l&#8217;unico in grado di interpretare la volont\u00e0 generale e su questa base si impadronisse del potere, trasformando la democrazia in dittatura. I casi pi\u00f9 famosi sono Robespierre durante la Rivoluzione francese e Lenin durante quella russa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>L&#8217;educazione e l&#8217;Emilio<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La societ\u00e0 per Rousseau corrompe l&#8217;uomo, perci\u00f2 per costruire una societ\u00e0 migliore sono necessari uomini nuovi, che siano stati educati lontani dalla societ\u00e0. L&#8217;unica alternativa \u00e8 che essi crescano a stretto contatto con la natura. La proposta di Rousseau \u00e8 affidata all&#8217;Emilio, un libro a met\u00e0 strada tra il romanzo e il saggio pedagogico, che descrive appunto l&#8217;educazione del bambino Emilio dalla nascita fino alla adolescenza e che viene considerato il punto di inizio della pedagogia moderna.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche questo processo, come quello del Contratto Sociale, \u00e8 teorico; non si pu\u00f2 infatti davvero tenere un bambino lontano dalla societ\u00e0 e da ogni contatto con altri esseri umani (per esempio altri bambini). Bisogna intendere quindi la storia di Emilio e del suo pedagogo come un esperimento mentali, in cui ci si chiede cosa potrebbe accadere se un bambino venisse veramente educato in questo modo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il punto di partenza di Rousseau \u00e8 una riflessione sulla natura dell&#8217;uomo e lo scopo della educazione.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;uomo \u00e8 un essere complesso, scisso tra razionalit\u00e0, sentimenti e passioni. La ragione \u00e8 sovrana nei campi che le spettano, ma ha dei limiti, per esempio nella religione dove invece l&#8217;uomo dovrebbe essere guidato dal sentimento interiore (ossia la percezione dei propri bisogni e di ci\u00f2 che \u00e8 collegato ad essi). Lo scopo dell&#8217;educazione \u00e8 quello di dare forma a un uomo integrale, ossia capace di sviluppare tutte le proprie dimensioni e non solo quelle razionali e conoscitive. Per fare ci\u00f2 bisogna sempre ricordare la specificit\u00e0 del bambino, che non \u00e8 un \u00abadulto in piccolo\u00bb come invece crede la pedagogia tradizionale imponendogli compiti impossibili per lui.<\/p>\n\n\n\n<p>Il principio fondamentale dell&#8217;educazione roussoviana \u00e8 il principio di spontaneismo o \u00abeducazione negativa\u00bb: il bambino deve imparare dalla esperienza diretta delle cose e non dai discorsi astratti dell&#8217;educatore. Quest&#8217;ultimo deve piuttosto predisporre le condizioni favorevoli perch\u00e9 il bambino viva le esperienze che lo faranno crescere. Il bambino crescer\u00e0 in modo spontaneo nel modo migliore sviluppando le proprie potenzialit\u00e0 da solo. Il bambino infatti \u00e8 per natura buono. Educazione \u00abnegativa\u00bb significa che non si tratta di imporre al bambino i criteri della societ\u00e0 (fatta da adulti), ma che bisogna creare gli spazi che il bambino riempir\u00e0 da solo.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;educazione quindi dovr\u00e0 essere anche attiva, nel senso che il bambino dovr\u00e0 essere guidato a interagire col mondo, mettendolo a contatto con la natura e facendogli fare numerose attivit\u00e0 pratiche e manuali. Bisogna lasciare che il bambino esplori il mondo senza imporre una serie di nozioni da ripetere.<\/p>\n\n\n\n<p>Il secondo fondamentale principio \u00e8 quello secondo cui \u00abogni et\u00e0 e condizione di vita ha la sua propria perfezione\u00bb: Rousseau sostiene con forza che \u00e8 profondametne sbagliato pretendere che a cinque anni un bambino faccia cose che per sua natura farebbe a dieci anni.<\/p>\n\n\n\n<p>La sua formazione nella primissima infanzia deve partire dalla sensibilit\u00e0, portandolo a riconoscere gli oggetti. Quando sar\u00e0 comparsa la capacit\u00e0 di riflettere sulle proprie sensazioni bisogner\u00e0 educarlo alla ragione sensitiva. Solo a questo punto, quando si saranno spontaneamente formate le capacit\u00e0 intellettuali, si potr\u00e0 passare alla conoscenze astratte delle scienze (aritmetica, geometria, fisica\u2026). Al termine di questa fase il bambino ha acquisito la capacit\u00e0 di giudicare in modo autonomo e dovr\u00e0 essere formato ad evitare errori nei ragionamenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Non bisogna mai dimenticare, infine, che tutto il percorso educativo deve portare il ragazzo a diventare capace di entrare in societ\u00e0 e di contribuire alla sua formazione: l&#8217;ultima fare del processo educativo sar\u00e0 quindi quella dell&#8217;educazione sociale, etica e religiosa, con l&#8217;obiettivo che il ragazzo \u00abveda coni suoi occhi e senta con il suo cuore; che nessuna autorit\u00e0 lo governi all&#8217;infuori di quella della sua propria ragione\u00bb. L&#8217;educazione morale deve condurre alla virt\u00f9, cio\u00e8 alla capacit\u00f2 di scegliere tra ci\u00f2 che risponde alle esigenze dell&#8217;amore di s\u00e8 naturale e spontaneo e ci\u00f2 che invece \u00e8 prodotto dall&#8217;amore di s\u00e8 e dalla societ\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Autore: Martino SacchiBattute: 19.240Licenza CC BY NC SA Perch\u00e9 Rousseau \u00e8 importante? 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