{"id":1346,"date":"2023-02-15T07:21:39","date_gmt":"2023-02-15T06:21:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ariannascuola.eu\/blog\/?p=1346"},"modified":"2023-02-15T07:24:45","modified_gmt":"2023-02-15T06:24:45","slug":"iliade-il-poema-della-forza-di-simone-weil","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ariannascuola.eu\/blog\/2023\/02\/15\/iliade-il-poema-della-forza-di-simone-weil\/","title":{"rendered":"Iliade. Il poema della forza, di Simone Weil"},"content":{"rendered":"\n<h2>La nozione di \u00abforza\u00bb<\/h2>\n\n\n\n<p>\u00abIl vero eroe, il vero soggetto, il vero centro dell\u2019Iliade \u00e8 la forza\u2026 la forza \u00e8 ci\u00f2 che trasforma ogni essere vivente che le sia sottomesso in una cosa. Quando essa \u00e8 esercitata fino in fondo, trasforma nel senso pi\u00f9 letterale del termine un uomo in una cosa, rendendolo un cadavere\u00bb.<a href=\"#sdfootnote1sym\" id=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec inizia il breve testo di Simone Weil (un trentina di pagine circa) sull\u2019<em>Iliade<\/em>. L\u2019essenza del fenomeno della forza \u00e8 indicata nella sua capacit\u00e0 di \u00abtrasformare ogni essere vivente in una cosa\u00bb, ossia nel contrario di un essere vivente.<\/p>\n\n\n\n<p>La forza (ma io direi piuttosto \u00abil potere\u00bb) ha la capacit\u00e0 di far cambiare di stato al vivente. Nella sua forma pi\u00f9 violenta, la forza semplicemente uccide: un cadavere non \u00e8 solo un corpo vivo che non si muove pi\u00f9, \u00e8 una \u00abcosa\u00bb dove prima esisteva un \u00abessere vivente\u00bb. La vita \u00e8 l\u2019opposto della morte, e la morte, per un essere vivente, \u00e8 essere portato al livello di una \u00abcosa\u00bb. Una \u00abcosa\u00bb in senso proprio viene mossa, cade, \u00e8 spostata da altre cose o da altre forze, ma non \u00e8 viva: non pu\u00f2 morire. Solo un vivente pu\u00f2 decadere da questo stato o essere fatto decadere da questo stato per passare al livello di mera \u00abcosa\u00bb. Uccidere \u00e8 il punto estremo della violenza perch\u00e9 trasforma gli essere viventi nel loro contrario, ossia in pure e semplici \u00abcose\u00bb, che poi possono essere seppellite, bruciate, fatte a pezzi, disperse\u2026 nessuna di queste cose pu\u00f2 essere fatta a un essere vivente senza appunto ucciderlo.<\/p>\n\n\n\n<p>La forza \u00e8 inebriante perch\u00e9 d\u00e0 potere: le cose si trasformano sotto i nostri occhi quando vengono sottoposte alla forza, e al limite estremo del suo impiego i viventi, quando vengono uccisi, si trasformano in cose, ossia nel loro contrario. La trasformazione delle cose (e dei viventi in cose, che \u00e8 il massimo esempio di trasformazione) rende visibile il potere. Le persone credono di disporre della forza, nota Weil, e suppongono di poterne disporre all\u2019infinito: non si rendono conto che, al contrario, anch\u2019essi sono in qualche modo posseduti dalla forza. Infatti, \u00abtale \u00e8 la natura della forza. Il potere che essa possiede di trasformare gli uomini in cose \u00e8 duplice e si esercita su due versanti: pietrifica in modo diverso, ma ugualmente, gli animi di coloro che la subiscono e di coloro che la usano punto questa capacit\u00e0 raggiunge il culmine sul campo di battaglia, a partire dal momento in cui questa si avvia verso la conclusione. Le battaglie non si decidono tra uomini che fanno calcoli, progetti, prendono una risoluzione e la eseguono, ma fra uomini spogliati di tale facolt\u00e0, trasformati, caduti o a livello della materia inerte che non \u00e8 che passivit\u00e0, o delle forze cieche che non sono che slancio.\u00bb<a href=\"#sdfootnote2sym\" id=\"sdfootnote2anc\"><sup>2<\/sup><\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Gli uomini sono convinti di poter controllare la \u00abforza\u00bb e che essa sia al loro servizio: i guerrieri dell\u2019Iliade sono convinti, quando credono di possederla, di poter fare tutto quello che vogliono. Invece \u00abla violenza schiaccia tutti coloro che tocca e finisce per sembrare estranea sia chi ne fa uso sia a chi la subisce\u00bb<a href=\"#sdfootnote3sym\" id=\"sdfootnote3anc\"><sup>3<\/sup><\/a>: \u00e8 qualcosa che eccede la volont\u00e0 dei singoli (ma anche quella dei gruppi) e come una marea tocca (e travolge) gli umani. Come la massa d\u2019acqua che esonda da un fiume o che sale dal mare trascina con s\u00e9 tutto ci\u00f2 che incontra, ed \u00e8 solo un caso se i singoli si trovano con la corrente a favore o contro, cos\u00ec la \u00abforza\u00bb agisce sui guerrieri, che perci\u00f2 credono di essere vincitori o sconfitti senza rendersi conto di quello che sta realmente succedendo sotto la superficie caotica degli eventi, ovvero senza comprendere di essere agiti da qualcosa di irresistibile.<\/p>\n\n\n\n<p>A proposito dei guerrieri, Weil scrive: \u00abNon pu\u00f2 accadere che non muoiano. Infatti non considerano la loro stessa forza un quantit\u00e0 limitata, n\u00e9 i loro rapporti con gli alttri un equilibro tra forze impari. Dal momento che gli altri uomini non pongono ai loro gesti quella battuta d\u2019arresto da cui unicamente procede la considerazione degli altri, ne concludono che il destino ha concesso loro qualsiasi licenza negandola totalmente ai loro inferiori e quindi vallo al di l\u00e0 della forza di cui dispongono. Inevitabilmente la oltrepassano, ignorandone il limite. E allora sono in balia del caso le cose non obbediscono pi\u00f9\u2026 questo castigo di un rigore geometrico che punisce automaticamente l\u2019abuso della forza ha costituito l\u2019oggetto principale di meditazione presso i greci e costitu\u00ec l&#8217;essenza dell\u2019epopea\u00bb.<a href=\"#sdfootnote4sym\" id=\"sdfootnote4anc\"><sup>4<\/sup><\/a><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 il poeta, semmai, che nella sua dolorosa meditazione concepisce \u00abl&#8217;idea di un destino comune nel quale carnefici e vittime sono allo stesso modo innocenti: vincitori e vinti fratelli nella medesima miseria. Il vinto rappresenta una causa di sventura per il vincitore, allo stesso modo in cui il vincitore lo \u00e8 per il vinto\u00bb.<a href=\"#sdfootnote5sym\" id=\"sdfootnote5anc\"><sup>5<\/sup><\/a> \u00c8 questo che rappresenta il valore della poesia omerica, nota Weil. Gli uomini, tutti gli uomini, sono ugualmente vittime e la vera dialettica \u00e8 tra loro e la \u00abforza\u00bb molto pi\u00f9 che tra gli schieramenti militari o politici. Omero nell\u2019<em>Iliade<\/em> \u00e8 il solo che riesca a provare piet\u00e0 in modo uguale per tutti i suoi protagonisti, ogni volta che vengono schiacciati dal fato. Gi\u00e0 nell\u2019<em>Odissea <\/em>questa capacit\u00e0 di stare da ambedue le parti del conflitto si affievolisce, e manca del tutto nell\u2019<em>Eneide<\/em>, che \u00e8 scritta a tavolino. I poemi epici cristiani medievali poi non sono capaci di questa compassione, perch\u00e9 partono da una premessa che oggi diremmo \u00abideologica\u00bb (i cristiani possiedono la verit\u00e0 e quindi sono nel giusto, i musulmani per definizione non possono che essere nell\u2019errore).<\/p>\n\n\n\n<h3>La schiavit\u00f9<\/h3>\n\n\n\n<p>Ma la forza non si manifesta in un modo solo e quindi si pu\u00f2 trasformare l\u2019uomo in \u00abcosa\u00bb in molti modi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abLa forza che uccide \u00e8 l\u2019aspetto rudimentale, grossolano della forza. Molto pi\u00f9 sfaccettata nei suoi processi, molto pi\u00f9 sorprendente nei suoi effetti \u00e8 l\u2019altra forza, quella che non uccide; vale a dire quella che non uccide ancora. \u00c8 sul punto di uccidere, forse lo far\u00e0 oppure per adesso incombe sospesa sull\u2019essere che essa in qualsiasi istante pu\u00f2 uccidere; in tutti i casi trasforma l&#8217;uomo in pietra\u00bb.<a href=\"#sdfootnote6sym\" id=\"sdfootnote6anc\"><sup>6<\/sup><\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Weil, seguendo il testo omerico, parla solo degli schiavi, i \u00abpi\u00f9 infelici tra gli esseri umani\u00bb, che \u00abpur senza morire diventano cose per tutto il resto della loro vita. Nei loro giorni, non esiste alcun passatempo, nessuna pausa, nessuno spazio libero per qualsiasi cosa provenga dalla loro iniziativa. Essi non sono uomini che vivono una condizione pi\u00f9 dura di altri o che sono collocati socialmente su uno scalino inferiore rispetto ad altri; si tratta di un\u2019altra specie umana, un compromesso tra l\u2019uomo e il cadavere\u00bb.<a href=\"#sdfootnote7sym\" id=\"sdfootnote7anc\"><sup>7<\/sup><\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Lo schiavo, ossia l\u2019uomo ridotto a cosa, \u00e8 spinto fuori dal confine della umanit\u00e0 piena, in una \u00abterra di mezzo\u00bb tra la vita vera e la morte. Colpisce nella descrizione di questa vita-non vita il carattere della uniformit\u00e0 e della ripetizione coatta dei gesti, che assomiglia molto alla condizione del proletariato classico del protocapitalismo marxista ma anche a quella degli strati inferiori della forza lavoro di oggi, accomunata alla condizione schiavile dall\u2019aver perso tra le altre cose la capacit\u00e0 di compiere gesti realmente autonomi, ossia di scegliere e decidere sulla propria vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Come osserva ancora Weil, \u00abche un essere umano sia una cosa rappresenta gi\u00e0 una contraddizione dal punto di vista logico, ma quanto l\u2019impossibile diventa realt\u00e0 la contraddizione diventa lacerazione dell\u2019animo. In ogni momento, questa cosa aspira ad essere un uomo, una donna, senza mai riuscirci. \u00c8 una morte che si protrae lungo il corso di una vita, una vita che la morte ha cristallizzato molto tempo prima di averla soppressa\u00bb.<a href=\"#sdfootnote8sym\" id=\"sdfootnote8anc\"><sup>8<\/sup><\/a><\/p>\n\n\n\n<h3>Il corpo delle donne<\/h3>\n\n\n\n<p>Il discorso della Weil si ferma qui ma noi possiamo proseguire ibridando il suo discorso con i suggerimenti sartriani sul pudore e la oggettivazione del corpo contenuti ne <em>L\u2019essere e il nulla <\/em>ma anche, in forma poetica, in <em>A porte chiuse<\/em> per approdare infine nei dintorni del femminismo contemporaneo. Se il gesto anti-etico per eccellenza \u00e8 trasformare l\u2019uomo in cosa, e se si riconosce che esistono molti modi in cui questo azione si manifesta, si tratta di mappare fenomenologicamente questa sconfinata pluralit\u00e0 di aggressioni dell\u2019umano, nelle quali appunto in \u00abmolti modi\u00bb si ripropone l\u2019unico delitto capitale, la negazione dell\u2019umano e a sua trasformazione nel suo opposto ossia in una \u00abcosa\u00bb, in un \u00aboggetto\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>La prima categoria in cui possiamo applicare il criterio suggerito dalla Weil (il male \u00e8 dove si trasforma l\u2019umano in cosa) \u00e8 quella dei gesti, degli sguardi e delle parole con le quali le donne vengono traformate in oggetto: a partire da quelli apparentemente pi\u00f9 innocui del catcalling per passare alle molestie (in tutto il loro spettro, dalla \u00abmano morta\u00bb sull\u2019autobus allo stalking fino alla denigrazione del coniuge davanti ai bambini) e arrivare fino alle violenze vere e proprie, in quel tragico climax che sfocia nel femminicidio. Non \u00e8 un caso che i maschi, ai livelli iniziali di questa catabasi, non capiscano proprio la reazione delle donne: loro vedono solo la parte \u00abattiva\u00bb, cio\u00e8 la <em>loro<\/em> parte, e non comprendono perch\u00e9 le ragazze oggetto delle loro battute, dei loro fischi o delle loro manate \u00abnon stiano al gioco\u00bb. Mentre l\u2019esperienza vissuta dalle donne vittime di queste \u00abattenzioni\u00bb spesso parla di un \u00absentirsi gelare\u00bb, di un \u00abimpietrirsi\u00bb, di un \u00abbloccarsi\u00bb come se fossero vittime di un incantesimo. Non \u00e8 una strana \u00abmagia\u00bb che le blocca, ma la percezione oscura della \u00abforza\u00bb nel senso della Weil e l\u2019intuizione che precorre e anticipa confusamente quello che sin dall\u2019inizio \u00e8 il suo bersaglio finale, ossia la cosificazione della persona, il volerna trasformare in oggetto da possedere e in ultima analisi da distruggere come persona. Ma questa intuizione \u00e8 possibile perch\u00e9 in realt\u00e0 anche i gesti pi\u00f9 piccoli (ossia quelli che i maschi percepiscono come \u00abpiccoli\u00bb) sono <em>gi\u00e0 <\/em>la trasformazione del corpo vivente femminile in cosa, sia pure in una forma diversa dall\u2019uccisione.<\/p>\n\n\n\n<p>Solo una visione astratta pu\u00f2 illudersi di disporre secondo una scala di pi\u00f9 e di meno la sequenza degli atti che ho appena indicato, scegliendo poi arbitrariamente un livello (sia esso lo sguardo, il fischio, l\u2019insulto, l\u2019invito crasso e sessuale, la pacca sul sedere e cos\u00ec via) sotto il quale \u00abnon \u00e8 successo nulla\u00bb, \u00ab\u00e8 stato solo scherzo\u00bb, \u00abvolevamo solo divertirci un po\u2019\u00bb. Cos\u00ec i maschi si autoassolvono ancora prima che ci sia la reazione della donna, dichiarando che il loro comportamento, considerato in s\u00e9, come puro gesto, \u00e8 talmente lontano dal vero attacco da non dover nemmeno essere preso in considerazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Il \u00abpudore\u00bb, in questo contesto, non \u00e8 la negazione del desiderio sessuale ma la espressione della volont\u00e0 di non essere ridotte a \u00abcosa\u00bb. Qui trova il suo fondamento filosofico e antropologico anche la condanna della pornografia, che non \u00e8 arte proprio perch\u00e9 per essenza vive della \u00abcosificazione\u00bb del corpo femminile. Il <em>sexting<\/em> e il <em>revenge porn <\/em>perci\u00f2 non sono gesti futili e leggeri, degli \u00abscherzi\u00bb solo un po\u2019 pesanti che non meritano tutto il polverone che le vittime sollevano: proprio al contrario nella societ\u00e0 esasperata dell\u2019immagine in cui siamo immersi oggi rappresentano spesso la porta di accesso ai gironi infernali di una oggettivazione del corpo femminile sempre pi\u00f9 spinta.<\/p>\n\n\n\n<h3><strong>Oltre la violenza<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>I guerrieri di ogni tempo all\u2019inizio del conflitto sono spavaldi perch\u00e9 sono ancora convinti di poter controllare le energie che stanno per liberare: \u00abal momento della partenza il loro cuore \u00e8 leggero come lo \u00e8 sempre quando dalla propria parte c&#8217;\u00e8 una forza e il vuoto dalla parte avversa. Le armi sono nelle loro mani e il nemico \u00e8 assente. Fatta eccezione per i momenti in cui l&#8217;animo \u00e8 afflitto a causa della grande reputazione del nemico, si \u00e8 sempre molto pi\u00f9 forti di un assente. Un assente non impone il giogo della necessit\u00e0. Al momento nessuna necessit\u00e0 si affaccia ancora alla mente di coloro per i coloro per i quali \u00e8 cos\u00ec ed \u00e8 proprio per questo che se ne vanno come a giocare, per una vacanza, lontani dagli obblighi quotidiani\u00bb.<a href=\"#sdfootnote9sym\" id=\"sdfootnote9anc\"><sup>9<\/sup><\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Questo commento di Weil vale per ogni guerra, ma in particolare per la Prima guerra mondiale: milioni di persone di arruolarono volontariamente, come se fosse un gioco. \u00c8 la intelligetnte spiegazione di un comportamento altrimenti irrazionale, davanti al quale noi oggi restiamo stupiti. L\u2019assenza dell\u2019altro, nei momenti iniziali della mobilitazione, genera l\u2019illusione dell\u2019onnipotenza che \u00e8 il sentimento pi\u00f9 inebriante di tutti. Tutti si sentono forti; tutti chiedono la loro ricompensa in anticipo, come se avessero gi\u00e0 vinto. Ma senza una qualche forma di resistenza non si pu\u00f2 neanche valutare la propria forza, e si finisce in modo quasi inevitabile a sopravvalutarla, come capit\u00f2 ai fascisti nel 194. Ci si trova immersi quindi in un bias dalle conseguenze irreparabile, perch\u00e9 ci si accorger\u00e0 dei propri errori solo quando \u00e8 troppo tardi per tornare indietro.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab un uso moderato della forza, il solo che potrebbe permettere di sfuggire a tale meccanismo, richiederebbe una virt\u00f9 che va oltre l&#8217;umano, tanto rara quanto una dignit\u00e0 costante nella debolezza punto del resto neppure la moderazione \u00c8 priva di rischi: perch\u00e9 il prestigio che per tre quarti compone la forza, \u00e8 Innanzitutto, costituito dalla superba indifferenza del Forte per i deboli, una indifferenza cos\u00ec contagiosa che si trasmette a coloro che ne sono l&#8217;oggetto. Ma un pensiero politico che consigli il eccesso non \u00e8 cosa comune \u00e8 la tentazione a risultare quasi irresistibile\u00bb.<a href=\"#sdfootnote10sym\" id=\"sdfootnote10anc\"><sup>10<\/sup><\/a><\/p>\n\n\n\n<h3>Conclusione<\/h3>\n\n\n\n<p>\u00abComunque sia,questo poema \u00e8 una cosa miracolosa. L\u2019amarezza verte sull\u2019unica giusta causa di amarezza, la subordinazione dell\u2019animo umano alla forza, vale a dire, cio\u00e8, alla materia. .. Nell&#8217;Iliade nessuno visi pu\u00f2 sottrarre proprio come nessuno vi si sottrae sulla terra. Nessuno di coloro che vi soccombe \u00e8 considerato per questo da disprezzare. Qualunque cosa che, nell\u2019animo e nelle relazioni umane, sfugge al dominio della forza \u00e8 amato, ma amato dolorosamente, a causa del pericolo di distruzione che continuamente incombe\u00bb<a href=\"#sdfootnote11sym\" id=\"sdfootnote11anc\"><sup>11<\/sup><\/a><\/p>\n\n\n\n<p><br>Gli uomini quando sono sottoposti alla violenza (sia perch\u00e9 la subiscono sia perch\u00e9 la esercitano) perdono il meglio della loro umanit\u00e0 e scadono al livello delle \u00abcose\u00bb in cui vogliono ridurre gli altri uccidendoli: \u00abL&#8217;<em>Iliade <\/em>esprime il segreto ultimo della guerra con i suoi paragoni, dove i guerrieri appaiono simili all&#8217;incendio, all\u2019inondazione, al vento, alle bestie feroci, a qualsiasi causa cieca di disastro, quanto ad animali impauriti, alberi, acqua, sabbia e a tutto ci\u00f2 che \u00e8 squassato dalla violenza delle forze esterne&#8230; l&#8217;arte della guerra non \u00e8 altro che l&#8217;arte di dare il via a tali trasformazioni e il materiale, i procedimenti, la morte stessa inflitta al nemico non sono che dei mezzi a tale scopo; il vero oggetto \u00e8 l&#8217;animo stesso dei guerrieri.\u00bb<a href=\"#sdfootnote12sym\" id=\"sdfootnote12anc\"><sup>12<\/sup><\/a><\/p>\n\n\n\n<p><br>Ma d\u2019altra parte esiste la possibilit\u00e0 (almeno la possibilit\u00e0) di un altro modo di vivere, anche se essa si manifesta raramente e in modo intermittente.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abLa leggerezza di coloro che usano senza rispetto gli uomini e le cose che hanno o credono di avere alla loro merc\u00e9, la disperazione che spinge il soldato a distruggere, l&#8217;annientamento dello schiavo e del vinto, i massacri, tutto contribuisce a creare una uniforme immagine di orrore. La forza ne \u00e8 l&#8217;unico eroe. Ne risulterebbe una cupa monotonia se, disseminati qua e l\u00e0 non vi fossero momenti brevi e divini in cui gli uomini conservano il loro animo. L&#8217;animo che si risveglia cos\u00ec per un attimo, e poi si perde subito dopo sotto l&#8217;impero della forza, si risveglia puro e intatto; non vi appare nessun sentimento ambiguo, complicato o torbido: c&#8217;\u00e8 posto solo per il coraggio e l&#8217;amore.\u00bb<a href=\"#sdfootnote13sym\" id=\"sdfootnote13anc\"><sup>13<\/sup><\/a><\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab\u00c8 possibile amare ed essere giusti solo se si conosce il dominio della forza e si \u00e8 capaci di non rispettarlo\u00bb<a href=\"#sdfootnote14sym\" id=\"sdfootnote14anc\"><sup>14<\/sup><\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Con passaggio molto veloce e non molto fondato Weil paragona questo sentimento a quello del Vangelo, che sarebbe \u00abl\u2019ultima e meravigliosa espressione del genio greco\u00bb.<a href=\"#sdfootnote15sym\" id=\"sdfootnote15anc\"><sup>15<\/sup><\/a><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#sdfootnote1anc\" id=\"sdfootnote1sym\">1<\/a>Simone Weil, <em>Iliade. Il poema della forza<\/em>, Ricerca filosofica 4, Farina editore, 2016, p. 11.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#sdfootnote2anc\" id=\"sdfootnote2sym\">2<\/a><em>Ibidem<\/em>, p. 32.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#sdfootnote3anc\" id=\"sdfootnote3sym\">3<\/a><em>Ibidem<\/em>, p. 26.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#sdfootnote4anc\" id=\"sdfootnote4sym\">4<\/a><em>Ibidem<\/em>, p. 22.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#sdfootnote5anc\" id=\"sdfootnote5sym\">5<\/a><em>Ibidem<\/em>, p. 26.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#sdfootnote6anc\" id=\"sdfootnote6sym\">6<\/a><em>Ibidem<\/em>, p. 12.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#sdfootnote7anc\" id=\"sdfootnote7sym\">7<\/a><em>Ibidem<\/em>, p. 15.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#sdfootnote8anc\" id=\"sdfootnote8sym\">8<\/a><em>Ibidem<\/em>, p. 16.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#sdfootnote9anc\" id=\"sdfootnote9sym\">9<\/a><em>Ibidem<\/em>, p. 27.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#sdfootnote10anc\" id=\"sdfootnote10sym\">10<\/a><em>Ibidem<\/em>, p. 26.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#sdfootnote11anc\" id=\"sdfootnote11sym\">11<\/a><em>Ibidem<\/em>, p. 38.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#sdfootnote12anc\" id=\"sdfootnote12sym\">12<\/a><em>Ibidem<\/em>, p. 32.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#sdfootnote13anc\" id=\"sdfootnote13sym\">13<\/a><em>Ibidem<\/em>, p. 33.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#sdfootnote14anc\" id=\"sdfootnote14sym\">14<\/a><em>Ibidem<\/em>, p. 39.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#sdfootnote15anc\" id=\"sdfootnote15sym\">15<\/a><em>Ivi<\/em>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La nozione di \u00abforza\u00bb \u00abIl vero eroe, il vero soggetto, il vero centro dell\u2019Iliade \u00e8 la forza\u2026 la forza \u00e8 &hellip; <\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1291,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_exactmetrics_skip_tracking":false},"categories":[4,6],"tags":[65,312,313,311,314],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ariannascuola.eu\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1346"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ariannascuola.eu\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ariannascuola.eu\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ariannascuola.eu\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ariannascuola.eu\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1346"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.ariannascuola.eu\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1346\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1347,"href":"https:\/\/www.ariannascuola.eu\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1346\/revisions\/1347"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ariannascuola.eu\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1291"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ariannascuola.eu\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1346"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ariannascuola.eu\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1346"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ariannascuola.eu\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1346"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}