Note sulla pagina

Autore: Martino Sacchi
Data di pubblicazione: 15 gennaio 2009
Numero di caratteri (spazi inclusi): 15.400
Indice di leggibilità Gulpease: 37
Riferimenti bibliografici:
Bibliografia abbastanza ricca a cura di Patrizia Valoya. Il testo più recente è del 2001
La legge Casati La pagina del sito Bibliolab.it contiene sono gli articoli dal 244 al 270 (in pratica, solo quelli relativi alla scuola secondaria superiore)
La legge Coppino La pagina appartiene al sito Educazione e Scuola

Sulla scuola in Piemonte prima dell'unificazione si può consultare questo articolo sul sito di History on line.
Un interessante approfondimento sui libri di testo in epoca fascista fino al 1945  si trova sul sito di History on line

Per citare la pagina:

http://www.ariannascuola.eu/joomla/storia/la-narrazione-dei-fatti/dal-1848-al-1870/in-italia/la-scuola-in-italia.html

Breve storia della scuola italiana PDF
Indice
Breve storia della scuola italiana
Il senso della legge Casati
Il dibattito dei primi del Novecento
La riforma Gentile
Il secondo dopoguerra

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La scuola italiana nel suo impianto di base è cambiata solo molto lentamente, e sotto certi punti di vista non è mai cambiata.

 

Per capirla occorre risalire al suo momento di nascita, cioè alla legge Casati del 15 novembre 1859. Il Regno d'Italia a questa data non era ancora nato (la proclamazione ufficiale avverrà solo il 17 febbraio 1861): il Piemonte, sotto la guida di Vittorio Emanuele II e di Cavour, stava attraversando una delicata fase di ristrutturazione dopo la guerra contro l'Austria (aprile-luglio 1859), vinta grazie all'aiuto della Francia e di Napoleone III. Il conte Gabrio Casati da Milano (1798 - 1873), ministro dell'istruzione del Regno di Sardegna, intendeva fornire un quadro unitario per la scuola del nuovo stato in formazione (la legge fu in effetti emanata per il Piemonte, la Liguria e la Lombardia, e solo successivamente estesa alle altre regioni). Egli si proponeva due obiettivi fondamentali:

  • garantire allo stato il controllo dell'educazione
  • e separare in modo netto la formazione "classica" da tutte le altre forme di istruzione, in particolare da quella "tecnica".

Il primo punto rispondeva al progetto di uno stato laico moderno, quale voleva essere il Piemonte, di togliere alla Chiesa il suo secolare predominio nel campo dell'educazione. Non bisogna dimenticare infatti che tradizionalmente in tutta Italia l'istruzione era impartita, sia al livello elementare sia a quello superiore, da istituti ecclesiastici, spesso controllati dai gesuiti. Nel corso dei secoli la Chiesa è sempre stata molto gelosa di questa sua prerogativa e anche nei paesi d'oltralpe e non cattolici la lotta per il controllo dell'istruzione è stata aspra e senza esclusione di colpi.

La separazione dell'istruzione classica da quella tecnica interpretava invece il timore che la ristrettissima classe egemone (valutabile, in base al possesso dei diritti politici, intorno 2% della popolazione) provava nei confronti di qualunque cambiamento sociale. Non va dimenticato infatti che secondo la concezione liberale ottocentesca uno dei requisiti essenziali per partecipare alla vita politica era il saper leggere i giornali, perché solo questi permettono di aggiornarsi sul dibattito politico e di formarsi proprie opinioni. Il controllo sulla scuola perciò diventava immediatamente uno strumento di controllo politico.

La legge Casati cercava quindi di cristallizzare la società attraverso una struttura scolastica assai rigida: una scuola di ispirazione "classica" per la classe dirigente; una scuola di formazione "tecnica" per il ceto piccolo-borghese e impiegatizio; per tutti gli altri, l'analfabetismo o, nel migliore dei casi, vaghe scuole "professionali" a gestione privata. Con questa legge vennero poste due caratteristiche della scuola superiore italiana, che in forme diverse sarebbero arrivate fino a oggi:

  • la centralità della cultura umanistico-letteraria da un lato;
  • il rapporto ambiguo (in parte conflittuale, in parte di collaborazione) tra Chiesa e Stato dall'altro.