APPROFONDIMENTI

Un importante articolo, che presenta un punto di vista diverso da quello degli storici italiani, è quello di John F. Guilmartin, The tactics of the battle of Lepanto Clarified.

Un'analisi delle armi da fuoco veneziane si trova in Marco Morin, La battaglia di Lepanto: alcuni aspetti della tecnologia navale veneziana.

Per una interpretazione della battaglia come "luogo della memoria" si veda di Anastasia Stouraiti Costruendo un luogo della memoria: Lepanto

Su Google Books è disponibile la ristampa anastatica dell'edizione del 1863 di Girolamo Diedo, La battaglia di Lepanto

Sempre su Google Books è disponibile il testo del 1862 di P. Alberto Guglielmotti, Marcantonio Colonna alla battaglia di Lepanto

 

 

 



NOTE SULLA PAGINA

Autore: Martino Sacchi
Data di pubblicazione: 15 gennaio 2009
Numero di caratteri (spazi inclusi): 14.316
Indice di leggibilità Gulpease: 44

Per citare la pagina:

http://www.ariannascuola.eu/joomla/storia/la-narrazione-dei-fatti/dal-1517-al-1648/la-battaglia-di-lepanto.html

La battaglia di Lepanto PDF
Indice
La battaglia di Lepanto
La campagna navale del 1571
La fase dell'avvicinamento
Gli schieramenti
Le fasi della battaglia
Le conseguenze della battaglia

La battaglia di Lepanto, combattuta il 7 ottobre 1571 al largo delle coste greche, fu una delle maggiori battaglie navali del Rinascimento, nella quale circa duecento galee cristiane affrontarono circa duecentocinquanta unità turche e le sconfissero. Questa vittoria permise alle potenze occidentali di porre un deciso freno all'espansione ottomana,

Dopo la conquista di Costantinopoli nel 1453, infatti, i turchi avevano sviluppato una sorta di manovra a tenaglia, i cui due bracci erano rappresentati dai Balcani e dal Mediterraneo. Sul primo di questi fronti i soldati di Istambul avevano riportato un'importante vittoria a Mohacs, in Ungheria, spingendosi verso i territori austriaci.

Sul mare i turchi a partire dagli ultimi anni del Quattrocento avevano sconfitti i cristiani in numerose battaglie navali, tra cui vanno ricordate quelle di

* Zonchio (1499)
* Prevesa (1536)
* Gierbe (1566)

Questa sequenza di sconfitte cristiane quasi ininterrotte spiega perché tra gli occidentali serpreggiasse un profondo senso di pessimismo: i turchi sembravano imbattibili.
L'unico episodio che sembrava offrire un segnale contrario era il fallito assedio dell'isola di Malta, che i turchi avevano inutilmente attaccato nel 1565.
Ma nonostante questa battuta d'arresto, la pressione turca sul Mediterraneo era ancora forte, e nel 1570 il sultano Selim II, dopo una pace di circa trent'anni, decise di attaccare l'isola di Cipro, uno delle ultime grandi colonie veneziane.
Il papa Pio V divenne subito l'anima di una lega che riuniva lo Stato pontificio, la Spagna e Genova per portare immediatamente aiuto ai veneziani. Ma la compattezza di questa lega era fortemente incrinata dagli odi e dalle rivalità delle potenze cristiane, e il suo impegno in campo militare ne fu fortemente compromesso.
I turchi non persero tempo: l'isola di Cipro venne rapidamente occupata da un esercito di centomila uomini sbarcato nel giugno del 1570 da una flotta di 160 galee e 200 navi circa e la capitale Nicosia si arrese il 9 settembre. Quando la notizia della caduta di Nicosia raggiunse la flotta cristiana, l'ammiraglio genovese Doria ne approfittò per ripiegare sulle sue basi, e la campagna navale di quell'anno ebbe termine
Solo la città di Famagosta, potentemente fortificata, resisteva ancora al comando di Marcantonio Bragadin. .
Fu allora la volta della diplomazia, che nel corso dell'inverno ricucì faticosamente gli strappi che il comportamento degli ammiragli aveva provocato. Grazie soprattutto agli sforzi dell'ammiraglio pontificio Marcantonio Colonna la lega venne finalmente ratufucata il 25 maggio 1571, ponendo le basi per una ripresa massiccia delle operazioni contro i turchi.