La Valle d’Aosta già nell’alto medioevo era una via di passaggio importante tra l’Italia e l’area francese, anche se i documenti sono troppo scarsi per poter descrivere con sicurezza la situazione della regione.
Quasi certamente il potere civile era detenuto dal vescovo di Aosta, anche se di fatto una serie di signorotti locali dal X almeno fino al XII secolo controllava tutti i punti di passaggio imponendo una numerosa serie di pedaggi più o meno legali. Ciascuno di questi signorotti disponeva di un punto fortificato, di solito una torre o un piccolo castello, da cui poteva esercitare il proprio potere.
Un caso particolare era rappresentato dalle torri nella città di Aosta, edifici spesso di origine romana che i signori avevano recuperato e fortificato per spadroneggiare sugli abitanti della città.
Infine, esistevano nelle valle laterali delle signorie rurali che fungevano da punto di raccolta dei tributi agricoli.
Complessivamente quindi il quadro amministrativo e politico era estremamente frammentato.
Alla fine del XII secolo (1191) il conte Tommaso I di Savoia iniziò il processo di ricompattazione del potere dopo essersi impadronito della regione: con la scusa dei soprusi cui erano sottoposti gli abitanti della città di Aosta, stipulò la “Carta delle franchigie” con cui prendeva gli aostani sotto la sua giurisdizione diretta, regolamentando in modo ufficiale i tributi dovutogli. Questo accordo diretto tra il signore feudale e i cittadini mise fuori gioco i vassali locali che furono costretti a firmare la carta e, non potendo più taglieggiare gli abitanti della città, dovettero spostare il baricentro del proprio potere in campagna, costruendo nuovi castelli o trasformando quelli esistenti.
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