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79.
Il Razzante, assettato da' detti, intese e promise di così dire; e con una ghirlanda in capo, co' detti a cavallo, mostrando grande allegrezza, venne al parlamento al palagio ov'era tutto il popolo di Siena e' Tedeschi e altre amistadi; e in quello con lieta faccia disse le novelle larghe da parte de' ghibellini e traditori del campo; e come l'oste si reggea male, e erano male guidati e peggio in concordia, e che assalendogli francamente, di certo erano sconfitti. E fatto il falso rapporto per Razzante, a grido di popolo si mossono tutti ad arme dicendo "battaglia, battaglia". I Tedeschi vollono promessa di paga doppia, e così fu fatto; e loro schiera misono innanzi all'assalto per la detta porta di San Vito, che doveva ai Fiorentini esser data; e gli altri cavalieri e popolo uscirono appresso. Quando quelli dell'oste, ch'attendeano che fosse loro data la porta, vidono uscire i Tedeschi e l'altra cavalleria e popolo fuori di Siena inverso loro con vista di combattere, sì si meravigliarono forte e non sanza isbigottimento grande, veggendo il subito avvenimento e assalto non preveduto; e maggiormente gli fece sbigottire che più ghibellini ch'erano nel campo a cavallo e a piè, veggendo appressare le schiere de' nemici, com'era ordinato il tradimento, si fuggirono dall'altra parte; e ciò furono que' della Pressa e degli Abati, e più altri. E però non lasciarono i Fiorentini e l'altra loro amistade di fare loro schiere e attendere la battaglia; e come la schiera de' Tedeschi rovinosamente percosse la schiera de' cavalieri de' Fiorentini ov'era la 'nsegna della cavalleria del comune, la quale portava messer Iacopo del Nacca della casa de' Pazzi di Firenze, uomo di grande valore, il traditore di messer Bocca degli Abati, ch'era in sua schiera e presso di lui, colla spada fedì il detto messer Iacopo e tagliogli la manno colla quale tenea la detta insegna: e ivi fu morto di presente. E ciò fatto, la cavalleria e popolo veggendo abattuta l'insegna, e così traditi da' loro, e da' tedeschi sì forte assaliti, in poco d'ora si misono in isconfitta. Ma perché la cavalleria di Firenze prima s'avvidono del tradimento, non ne rimasono che trentasei uomini di nome di cavallate tra morti e presi. Ma la grande mortalità e presura fu del popolo di Firenze a piè, e di Lucchesi e Orbitani, perocché si rinchiusono nel castello di Montaperti, e tutti furono presi; ma più di duemila cinquecento ne rimasono al campo morti, e più di millecinquecento presi pur de' migliori del popolo di Firenze di ciascuna casa, e di Lucca e degli altri amici che furono alla detta battaglia. E così s'adonò la rabbia dell'ingrato e superbo popolo di Firenze; e ciò fu uno martedì, a dì 4 di settembre, gli anni di Cristo 1260. |
I fiorentini organizzano una spedizione per portare rifornimenti alla città di Montalcino, ma vengono sconfitti a Montaperti dal conte Giordano e dai senesi.
Il Razzante (un ghibellino fiorentino che si era allontanato dal campo ed era entrato in Siena per incontrarsi con Farinata e gli altri capi ghibellini), ammaestrato dai responsabili dei fuoriusciti fiorentini, acconsentì a fornire questa versione. Con una ghirlanda in capo, accompagnato da Farinata e dagli altri, mostrando una grande allegria, si recò al palazzo del parlamento dove era raccolto tutto il popolo senesi insieme alle truppe tedesche dell'imperatore e agli altri alleati. Qui, mostrandosi lieto, riportò le buone notizie che venivano dal gruppo dei fiorentini che avevano intenzione di tradire la loro città: la spedizione militare fiorentina era male organizzata, male guidata e divisa al suo interno. La sua sconfitta poteva considerarsi sicura in caso di attacco condotto con decisione. Dopo questo falso resoconto, tutti i senesi si mossero per il combattimento, gridando "Battaglia! Battaglia!" Le truppe tedesche pretesero l'impegno da parte del comune senese a una paga doppia: una volta ottenuta questa concessione, vennero fatti uscire per primi dalla porta di San Vito (quella che secondo i finti accordi segreti doveva essere consegnata ai fiorentini) diretti al combattimento, e tutte le altre truppe, sia di cavalleria sia di fanteria, li seguirono. Quando i fiorentini e i loro alleati, che si attendevano che venisse consegnata la porta a tradimento, videro uscire da Siena le truppe imperiali e la cavalleria e la fanteria ghibellina, chiaramente disposti al combattimento, rimasero stupefatti e sgomenti per questo attacco improvviso e non previsto. Più ancora rimasero sconvolti vedendo che molti ghibellini, sia tra la truppa di fanteria sia tra i cavalieri, passarono dalla parte del nemico. Tra i traditore vanno ricordati i Pressa e gli Abati, insieme a molti altri. Tuttavia i fiorentini e i loro alleati si schierarono per il combattimento e si prepararono alla battaglia. Quando le truppe imperiali si precipitarono addosso ai cavalieri fiorentini nel punto in cui sventolava l'insegna della cavalleria comunale, messer Bocca degli Abati, un traditore, tagliò la mano al portastendardo fiorentino, il valoroso messer Iacopo del Nacca, della casa de' Pazzi di Firenze, che gli stava vicino nello schieramento. Subito dopo anche Bocca degli Abati venne ucciso. Le truppe di fanteria e di cavalleria fiorentina, quando videro che l'insegna era caduta, sotto la forte pressione dei cavalieri tedeschi e lo shock del tradimento, in breve tempo vennero sconfitti. I cavalieri fiorentini, essendosi accorti per primi del tradimento, lasciarono sul campo di battaglia solo 36 uomini tra morti e prigionieri. Il grosso delle perdite, sia come caduti sia come prigionieri, si ebbe tra la fanteria fiorentina, lucchese e orvietana, perché si arroccarono nel castello di Montaperti, e vennero tutti presi. Più di 2500 rimasero uccisi sul campo, e più di 1500 fatti prigionieri tra il fior fiore dei soldati fiorentini, lucchesi e degli altri alleati. E così fu domata la tracotanza dell'ingrato popolo fiorentino, un martedì, 4 settembre 1260. |

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