Chi era Socrate? Questa domanda è destinata paradossalmente a restare senza una risposta definitiva perché, nonostante questo filosofo ateniese del V secolo a.C. sia stato uno dei più importanti della storia dell'Occidente e abbia lasciato un segno profondissimo nella storia della filosofia, quello che sappiamo su di lui è pochissimo.
Prima di tutto, Socrate non ha voluto lasciare nulla di scritto. Egli si è trovato a vivere nel momento in cui la cultura greca stava passando dalla fase orale a quella scritta, e ha scelto di sviluppare la sua riflessione esclusivamente nel dialogo vivo e diretto con i suoi interlocutori.
Chi era Socrate dunque? Dal momento che non possediamo nessun documento scritto lasciato da lui stesso, dobbiamo affidarci alle testimonianze dirette e indirette.
Il compito sembra agevole a prima vista perché le fonti sono numerose e possono essere raccolte nei seguenti gruppi:
le fonti della commedia, ossia i testi di alcune commedie andate in scena nel'ultimo quarto del V secolo che avevano Socrate come loro personaggio
.
i cosiddetti "logoi socratikoi", ossia dei testi scritti dai seguaci di Socrate che cercavano di imitare in qualche modo i dialoghi reali che il loro maestro teneva quando era in vita. Di questo gruppo fanno parte
- i dialoghi giovanili di Platone, l'allievo di gran lunga più importante di Socrate, che ci sono giunti integri e completi
- i logoi socratikoi di Antistene, un filosofo che ha dato vita alla scuola cosiddetta "cinica", di cui ci sono giunti solo pochi frammenti
- i dialoghi di altri autori minori, che però sono andati perduti
- lo scritto antisocratico del sofista Polemarco (perduto anch'esso)
- i testi di Senofonte, uno scrittore che ebbe un contatto con Socrate e che a distanza di anni redasse una sua difesa, i cosiddetti Memorabili socratici, che ci sono giunti integri
Il problema sta nel fatto che ognuno di questi autori riporta informazioni diverse e talvolta direttamente contraddittorie, perché ciascuna testimonianza è in realtà una interpretazione del Socrate reale. Questo significa che è impossibile usare i loro testi come le tessere di un puzzle per ricostruire in modo semplice e diretto un'immagine completa e unitaria di Socrate: in effetti, sarebbe più corretto dire che ci troviamo davanti tanti Socrate quanti sono gli autori che ne hanno parlato.
Il compito che si trova di fronte chiunque si accosti alla figura di Socrate consiste quindi nell'utilizzare i dati apparentemente contrastanti (per non dire contraddittori) forniti dalle fonti per ricostruire un'immagine che possa giustificare almeno la maggior parte, se non proprio tutte, le varie interpretazioni che i testi antichi ci restituiscono.
In conclusione, Socrate rimane per noi un personaggio in parte misterioso e quasi sfuggente. Per noi come per i suoi contemporanei egli mantiene un aspetto per un verso affascinante e per un altro inquietante, difficile, quasi insoddisfacente, dato che nel suo caso ancor più che per qualsiasi altro filosofo il fatto di studiarlo non si limita a una pura attività intellettuale ma implica una inevitabile presa di posizione che coinvoge tutta la coscienza, qualunque sia il Socrate che ci ricostruiamo e qualunque sia la posizione che decidiamo di assumere di fronte a lui.
L'episodio di gran lunga più importante della vita di Socrate è il processo cui viene sottoposto nel 399 a.C. e che si conclude con la sua condanna a morte per empietà.
Se vuoi partire dal processo, clicca qui; se invece vuoi partire dalla vita, clicca qui

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