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L'allegoria della caverna nella Politeia PDF
Scritto da Martino Sacchi   

Nel racconto della caverna Platone costruisce una simmetria molto forte tra i vari aspetti dell'allegoria e le tappe dell'esistenza umana. La narrazione descrive prima di tutto una situazione (quella degli uomini in generale) e poi una storia (quella di un uomo in particolare che riesce a cambiare la propria situazione).

La prima distinzione da fare è quella tra esterno e interno: il mondo fuori dalla grotta è quello della luce e della verità, che possono essere raggiunte con la conoscenza razionale, mentre l'interno della caverna con la sua oscurità simboleggia la conoscenza incerta o falsa che può essere data dalla conoscenza dei sensi .

Questa distinzione non vale solo sul piano gnoseologico, ma anche su quello ontologico: ciò che sta all'interno della caverna ha "meno essere", per così dire, di ciò che sta fuori, esiste in modo meno autentico e vero.

La simmetria tra conoscenza e essere è fondamentale in Platone, perché serve a giustificare la differenza qualitativa dei due tipi di conoscenza: la conoscenza intellettiva è "qualitativamente" superiore rispetto a quella fornita dai sensi proprio perché permette di cogliere un livello di realtà ontologicamente seperiore rispetto al livello di realtà colto dai sensi.

La divisione tra esterno e interno della caverna corrisponde quindi in definitiva alla divisione tra episteme e doxa, ossia tra sapere rigoroso e fondato da una parte e semplice opinione dall'altra.

La condizione degli schiavi incatenati corrisponde alla condizione nella quale si trovano normalmente tutti gli uomini, portati naturalmente dalla situazione e dalle convenzioni sociali a ritenere che la autentica realtà sia quella delle apparenze proiettate sul fondo della caverna.
Platone non dice esattamente come ci si può liberare da questa condizione: allude solo a una "sorte divina". Certo è che colui che si libera dalle catene è chiamato a un lungo e difficile cammino, simboleggiato dalla salita lungo l'erta della caverna. Infatti egli deve

  • riconoscere che gli oggetti trasportati sulle spalle dagli uomini sulla strada sono la causa delle ombre che vedeva sul fondo della caverna, e quindi accettare il fatto che tali oggetti siano più reali di ciò che fino a quel momento aveva creduto fosse l'unica realtà
  • superare anche il terrapieno e uscire all'aperto, ossia abbandonare il mondo conosciuto dai sensi
  • adattarsi alla sua nuova condizione, guardando la realtà più in ombra e attraverso dei "riflessi"
  • riconoscere che tutti gli oggetti contenuti nella caverna erano solo copie degli oggetti fuori della caverna
  • infine, una volta che la vista si è abituata, rivolgere lo sguardo in alto e vedere il sole, che è causa dell'essere e della conoscibilità di tutte le cose
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